Risultati della ricerca per: “Omicidio”

  • Due clip da Il Signor Diavolo di Pupi Avati

    Il canale YouTube di01 Distributionha pubblicato poche ore fa un paio di clip tratte daIl Signor Diavolo, film che segna il ritorno diPupi Avatinei territori gotici e dell’orrore. Si chiamano “Arrivo a Venezia” e “Sacrilegio”.

    Attori principali del film sono Gabriel Lo Giudice, Filippo Franchini, Massimo Bonetti, Alessandro Haber, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Eva Antonia Grimaldi, Chiara Caselli, Andrea Roncato e Cesare Cremonini.

    La trama:Autunno 1952. Nel nord est è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori. Carlo, l’omicida, è un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Paolino, per farsi bello, lo umilia pubblicamente suscitando la sua ira: Emilio, furioso, mette in mostra una dentatura da fiera. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio. La particola cade al suolo costringendo Paolino a pestarla. Di qui l’inizio di una serie di eventi sconvolgenti.

    Con i costumi diMaria Fassari, la fotografia diAndrea Bastelli, gli effetti speciali diSergio Stivaletti, il montaggio diIvan Zuccon,Il Signor Diavoloarriverà nelle nostre sale il 22 agosto.

  • [RECENSIONE] (2) It (Andy Muschietti)

    Con questo secondo film Muschietti non vuole dimostrare di essere un bravo regista horror, ma un bravo regista.

    Che non è poco… ma nell’horror non basta.

    Supportato da un reparto tecnico di altissimo livello (fotografia del pluripremiato Chung-hoon Chung – Lady Vendetta, Oldboy – e scenografia su tutti) e da un cast di giovanissimi e talentuosi attori ben diretti (su tuttiJeremy Ray Taylornel ruolo di Ben eSophia Lillisnel complesso ruolo di Beverly) Muschietti si gioca il passe-partout in stile hollywoodiano, ma senza avere la sensibilità di Spielberg… né il coraggio di un LaLoggia che su temi infantili e orrorifici, ha giocato con estrema delicatezza e crudeltà nel suo magnificoScarlatti.

    Ogni ripresa è mirata a dimostrare un “lo so fare” ma non a “raccontare”… eITche è forse fra i migliori e sfaccettatamente complessi romanzi di King, avrebbe necessitato meno virtuosismi e più sostanza. Tutto diventa stucchevole e stereotipato fra musiche pretenziose e dialoghi prevedibilissimi.

    Le musiche “paracule” per il pubblico giovanile forse son fra le cose più fastidiose di tutto il film.

    Alcuni momenti buoni non mancano (la scena del lebbroso, la sassaiola, il bagno di sangue, l’omicidio del padre di Beverly) ma son troppo pochi su una durata di oltre 2 ore.

    Considerato il capolavoro per eccellenza diStephen King,Itè una lunga e sinistra saga corale che si espande tra orrori inquietanti e drammi umani senza speranza, trattando i temi che in seguito diventeranno il simbolo dell’autore: la forza soverchiante della memoria, la profonda incisività dei traumi infantili, il prezzo della violenza occultata dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascosta dietro le apparenze di una ridente e piccola cittadina. Per quanto It sia considerato principalmente un romanzo horror, in esso sono presenti molti elementi comuni al romanzo di formazione. Il romanzo è la storia di sette amici provenienti dalla fittizia città di Derry, nel Maine, ed è raccontata alternando due diversi periodi temporali.

    Il film raggiunge la sufficienza per via della qualità tecnica e della scorrevolezza, ma lascia il vuoto. Ogni movimento di macchina diventa prevedibile; sapremo già che ORA CI METTE UN DRONE, ORA IL DOLLY SCENDE SULLA VIA… tutto è accademico, impersonale. E, cosa peggiore, il clown non fa mai paura.

    Nel suo sforzarsi di essere spaventoso,Bill Skarsgårdnel ruolo di Pennywise manca totalmente l’obiettivo assieme aAndy Muschietti, e sfiorano entrambi il caricaturale. Ogni apparizione è citofonata, prevedibile, anticipata da cambi di musica scontati e… non fa paura.

    Laddove il grande (troppo grande)Tim Currystava stretto nel modesto film TV di Wallace, ci ha comunque regalato comunque una prova recitativa straordinaria: Curry era clown al 100% quando doveva esserlo, per diventare mostro nel momento necessario.Bill Skarsgårdinvece per tutto il tempo strizza gli occhi e fa la boccuccia cercando di essere minaccioso anche laddove non servirebbe.

    Non c’è mai un cambio, è sempre uguale e diventa monotono.

    Gli FX invece non sono male, tranne quando si scade nella CGI altalenante… con la quale Muschietti sembra esser fissato dai tempi diLa Madre(2013), film che sarebbe riuscito completamente se avessero usato una attrice e del buon make up.

    A proposito de La Madre, anche inItuna figura dichiaratamente ispirata alla pittura di Modigliani è presente nel film.

    Sostenuto da una notevole campagna di Marketing (davvero azzeccata) il film è stato campione di incassi, ma ha lasciato anche tanto amaro in bocca.

    Ora con la lavorazione del capitolo 2, stan tentando di nuovo la carta del creare HYPE con “le scene più sanguinose mai viste” etc ma diciamo che oramai queste cose han davvero rotto le scatole e non ci crede più nessuno.

    Speriamo Muschietti metta da parte la forma per dedicarsi solo alla sostanza. Con questo romanzo di King, la sostanza c’era ma diciamo che in altre mani, magari con meno soldi e meno virtuosismi (e meno voglia di piacere a un pubblico di famiglie per la gioia dei botteghini) avremmo avuto un capolavoro.

  • [EXTRA] Ed Gein nella storia del cinema

    ATTENZIONE: il post può contenere informazioni sulle trame e sui finali dei film trattati che sono: Psycho, Non Aprite Quella Porta, Deranged – Il Folle, Maniac, Manhunter, Il Silenzio degli Innocenti, La Casa di Jack.

    La Casa di JackdiLars von Trierè l’ennesimo film che si ispira alla figura di Ed Gein, il serial killer che sul finire degli anni ’50 sconvolse gli Stati Uniti d’America con le sue efferatezze.

    Ed Gein viene arrestato nel 1957. Nel suo capanno e nella sua abitazione trovano un po’ ovunque resti umani utilizzati come oggetti per la casa: colonne vertebrali trasformate in lampade, calotte craniche usate come ciotole e femori adibiti a gambe da tavolo.

    Due anni dopoRobert Blochpubblica il romanzoPsychoche l’anno successivo viene adattato daAlfred Hitchcock. Il protagonista Norman Bates ricorda quello di Gein soprattutto per quanto riguarda il rapporto morboso con la iperprotettiva e bigotta madre.

    Quattordici anni dopo arrivaNon Aprite Quella PortadiTobe Hooperche invece evidenzia altre perversioni di Gein come quella di crearsi maschere di pelle umana. Nascono così Leatherface e la sua folle famiglia cannibale. Hooper si concede parecchie libertà rispetto alla biografia dell’assassino, calca ancor di più la mano ed inventa la motosega come arma prediletta per uccidere rispetto al suo fucile.

    Nello stesso anno, ma molti mesi prima, esce negli Stati Uniti d’AmericaDeranged – Il Folleco-diretto daJeff Gillen e Alan Ormsby e con Robert Blossom nella parte del protagonista Ezra Cobb. Il film è abbastanza fedele alla vera storia di Ed Gein, con le sue maschere di pelle umana, il morboso attaccamento alla defunta madre, la passione per la tassidermia e quegli accenni al travestitismo.

    Nel 1980 è la volta diManiac, interpretato e co-sceneggiato daJoe Spinellper la regia diWilliam Lustig. Racconta di Frank Zito un uomo che ammazza donne a New York per addobbare dei manichini che ha in casa con i loro scalpi. Un film che colpisce non tanto per gli ottimi effetti speciali di makeup del mago Tom Savini, quanto piuttosto per il ritratto dello schizofrenico assassino ricco di una vasta gamma di sfaccettature che vanno dall’orribile al commiserevole.

    Nel 1986 arrivaManhunter – Frammenti di un omicidiodiMichael Mann, primo film in cui appare Hannibal Lecter: il folle psichiatra antropofago creato dello scrittore Thomas Harris qui interpretato da Brian Cox.

    Cinque anni dopo esce -diretto daJonathan Demme–Il Silenzio degli Innocenti. In questo caso lo psicopatico collaboratore di giustizia, soprannominato The Cannibal, è interpretato da Anthony Hopkins il quale riprenderà il personaggio anche inHannibal (2001) di Ridley Scott eRed Dragon (2002) di Brett Ratner.

    Immancabile il film che racconta la gioventù del maniaco dal titoloHannibal Lecter – Le Origini Del Malediretto da Peter Webber nel 2007.

    Nel film diLars von Trierdal titolo italianoLa Casa di Jack, il protagonista (interpretato daMatt Dillon) ricorda Gein per la sua fissazione di conservare i cadaveri delle vittime modellando i loro corpi a suo piacimento. Dal sorriso forzato del bambino che non voleva sorridere, alla costruzione finale della casa utilizzando tutti loro corpi assemblati.

    Altri film prendono spunto dall’assassino seriale statunitense:Three on a Meathook, scritto e diretto daWilliam Girdler, racconta di quattro ragazze con l’auto in panne aiutate dalla famiglia sbagliata. Motel Helldel 1980 diretto daKevin Connornarra invece di una famiglia di agricoltori che rapiscono poveri turisti e viaggiatori per creare la loro carne speciale.

    Due sono invece i film che hanno il nome di Gein nel titolo e sonoEd Gein – Il Macellaio di Plainfielddiretto daChuck Parellonel 2000 eEd Gein: The Butcher of PlainfielddiMichael Feifer.

    Tra i lavori più recenti che si ispirano a Gein segnaliamo il cortometraggio statunitenseChateau Sauvignon: terroir (scritto e diretto daDavid Marie) su un padre e un figlio vignaioli assassini. Il cortometraggio è stato selezionato per la quinta edizione dell’Abruzzo Horror film Festival.

  • [RECENSIONE] Halloween (David Gordon Green)

    Sarà che ero preparato al peggio, o forse che mi sto rincitrullendo del tutto, ma le prime impressioni sull’Halloweendiretto daDavid Gordon Greennon sono male per niente.

    Innanzitutto ho apprezzato lafedeltà alle atmosfere dell’originalediretto daJohn Carpenter, ilrispetto per quel film. Tutto molto ossequioso ma con qualche modifica legata soprattutto all’aumento dei momenti sanguinolenti. Niente di veramente esagerato, diciamolo: eccetto un omicidio in piena luce, il resto, seppur brutale e numeroso (19 il body count), è coperto dai chiaroscuri, resta fuori campo o viene mostrato parzialmente o fugacemente. Sempre per non allontanarsi troppo dallo spirito del cult.

    Il resto è devozione: dalle stesse musiche riadattate e riarrangiate qua e là per l’occasione, alle grafiche dei titoli di testa. Tutto fa riferimento al primo film, alla sua storia, al modo di raccontarla, ai due personaggi principali:Laurie Strodeda una parte,Michael Myersdall’altra (di nuovo interpretati daJamie Lee CurtiseNick Castle), legati da tanto tempo in modo inscindibile pur essendo rimasti lontani, separati. Le analogie tra i due cominciano dall’inizio, dalla loro presentazione di spalle e continuano in vari momenti come quello di lei dietro la finestra della scuola della nipote, come farebbe o ci si aspetterebbe da Myers.

    Se ci sono alcuni jumpscare telefonati e situazioni poco convincenti (come la sequenza iniziale con la maschera nel manicomio), in altri momenti il film riesce a sorprendere eliminando personaggi che credevamo importanti o facendogli fare cose inaspettate.

    Convince il finale con Laurie (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e sua nipote Allyson (Andi Matichak) insieme contro Myers, giusta, logica e unica conclusione drammaturgica possibile perun film creato comunque principalmente per incassare.

    Un finale che con quell’oggetto stretto in mano quasi fosse un passaggio di testimone (tra ragazzina e nonna, tra assassino e carnefice) lascia anche aperto lo spiraglio ad oscuri sviluppi futuri.

    Insomma, pensavo decisamente peggio. Meglio così. C’era troppa roba in ballo: due personaggi davvero icone del cinema.Jamie Lee Curtis(d’accordo che ha giratoUna Poltrona Per Due,True LieseUn Pesce di Nome Wandama lei)è Laurie Strode, un personaggio che le si è attaccato addosso per quarant’anni e dal quale -anche andando contro la sua stessa volontà- non riesce a staccarsi. Sono legati da qualcosa di speciale e inscindibile.

    Dobbiamo ringraziare Jake Gyllenhaal se l’attrice è tornata ad interpretare di nuovo il personaggio per il quale deve provare contrastanti sentimenti di amore e odio, astrazione ed empatia, attrazione e repulsione. Sentimenti che stanno alla base anche del pensiero del suo personaggio nei confronti di Michael Myers.

    Halloweenin questo senso va oltre il cinema, scavalla quello steccato ed invade la vita vera dei suoi interpreti con altri rimandi e analogie che aumentano ancora di più il risultato di un film che poteva facilmente scivolare nel banale.

  • [RECENSIONE] Xpiation (Domiziano Cristopharo)

    Qui, suklub99.itvi abbiamo parlato diSacrificeeTorment… adesso parleremo diXpiationche chiude in maniera “solennemente glamour” la TRILOGIA DELLA MORTE creata daDomiziano Cristopharocome omaggio al cinema estremo, e che pure lo reinventa in qualche modo.

    Sempre attento al lancio di nuovi talenti e alla creazione/distribuzione di progetti originalissimi (basti pensare ai vari P.O.E. o PHOBIA) Cristopharo trasforma in regista una delle sue bellissime attrici/icone Poison Rouge (House Of Flesh Mannequins, Phantasmagoria, Hyde’s Secrt Nightmare) e la mette al comando del primo film della saga italiana della morte estrema:Sacrifice.

    Sacrificevoleva essere la versione seria di HE NEVER DIES terzo capitolo della saga Nipponica GUINEA PIG, e ci riesce così bene che il guru del cinema estremoStephen Birolo rileva ed inserisce con gran sorpresa nella sua AMERICAN GUINEA PIG serie. Dopo alcune apparizioni nei festival e una campagna indiegogo di successo, il film è già cult.

    Il secondo capitolo della trilogia è inveceTorment, gioiello drammatico/horror ispirato alle vicende del serial killer John Wayne Gacy e diretto stavolta dall’ex porno attore/regista Adam Ford (che di recente ha realizzato il suo secondo horror, JUST A CHILD) dove malinconia e claustrophobia dominano su tutto. Solo un omicidio in questo film, eppure a ragione, è considerato dalla critica estera uno dei film più estremi mai realizzati.

    Veniamo dunque al capitolo finaleXpiation(Espiazione) firmato stavolta da Cristopharo stesso, che chiude in pompa magna la miniserie! Ho scritto all’inizio che la TRILOGIA DELLA MORTE di Cristopharo in qualche modo “reinventa” il genere EXTREME, osservazione fatta anche dai critici oltreoceano… ma cosa vuol dire?

    Principalmente qui si abbandona l’idea dello sporco, del mosso, dell’amatoriale, del crudo… pur mantenendo forme di realismo elevatissime e coinvolgenti al punto da far fuggire e svenire anche gli spettatori più preparati, durante i fest: la fotografia dei tre film è magistrale (a cura dello stesso Cristopharo) così il sonoro.

    Altro punto a favore dei film, e della loro diversità rispetto agli stereotipi, è che ci son personaggi di grande spessore emotivo e attori di altissimo livello: non abbiamo più solo vittime e carnefici, ma esseri umani che soffrono, odiano, vivono e muoiono.

    La cosa più insolita però è che la fama di cult estremi questi film se la son guadagnata nonostante i pochissimi momenti di gore presenti, e la scarsità di emoglobina. Spostata l’asticella verso il cinema insomma, verso le emozioni ed i colpi allo stomaco che può generare anche senza dover necessariamente generare disgusto solo attraverso FX (qui, fra l’altro, curatissimi).

    Xpiationè lento, solenne, ieratico. Allo stesso tempo è glam (e la prestigiosa rivista francese “L’ecran fantastique” aveva già coniato per Cristopharo la definizione di GLAM HORROR anni fa) colorato e grottesco.

    1 personaggio nel primo film, 2 personaggi nel secondo, 3 personaggi nel terzo. Un trittico al cui vertice c’è “LEI” misteriosa donna, interpretata da una magnificaChiara Pavoni. Il suo look retrò, ricorda quasi una divisa Nazista, mentre silenziosa e insistente, filma le torture che fa infliggere alla sua vittima, da un tossicodipendente totalmente affabulato dal fascino di lei.

    In questo caso, se il personaggio dell’immigrato interpretato con muta sofferenza daEmanuele D’Eliarientra nel cliché tipico della vittima predestinata in questo genere di film… totalmente sorprendente e originale è il torturatore “fattone” ed idiota disegnato daSimone Tolu: assolutamente il tipo di carnefice che non ci aspetteremmo, e per questo più inquietante… la perfetta rappresentazione di cosa accade quando si mette un ignorante in una condizione di potere.

    Tristemente attuale, per questa Italia sgangherata, il fatto che la vittima sia un immigrato e che il demente torturatore (dal look vagamente naziskin) ascolti con nostalgia vecchi brani dedicati al Duce, per cercare ispirazione nelle sue malefatte.

    Ma nulla è come sembra, ed i ruoli possono anche ribaltarsi a volte… bellissimo e spiazzante il finale, riempito ancora una volta dalle atmosfere (chiamarle musiche sarebbe riduttivo – o fuorviante) diAntony Coia.

    Scritto daAndrea Cavaletto, che con Cristopharo ha firmato un fortunato sodalizio creativo (ricordiamo anche il devastante DOLL SYNDROME),  Expiationci presenta una gallery di insolite torture, e raffinate sequenze oniriche. Anche qui, come nei precedenti due film, l’unica location (bellissima dimora abbandonata) è sfruttata in modo creativo e mai ripetitivo. Dopo la GUINEA PIG giapponese, e l’AMERICAN GUINEA PIG made in USA, anche l’Italia finalmente può vantarsi di una notevole saga estrema che resterà a lungo negli annali del cinema horror moderno, come un punto di riferimento.

  • [RECENSIONE] Auguri per la tua morte (Christopher Landon)

    Christopher Landonha quarantadue anni ed ha iniziato nel mondo del cinema a ventitré scrivendoUn Altro Giorno in ParadisodiLarry Clark.
    Nel 2007 scrive insieme a Carl Ellsworth (il remake di L’Ultima Casa a Sinistra) la sceneggiatura diDisturbia.
    Viene reclutato nel 2010 daJason BlumeOren Peliper contribuire a scrivere i sequel diParanormal Activitydal numero 2 al 4.
    Sempre con Blum gira nel 2014 (e co-sceneggia) il suo secondo film da regista (il primo era stato Burning Palms):Il Segnato, spin-off di Paranormal Activity. L’anno successivo con il produttoreTod Garner(xXx, Terapia d’urto, Innocenti Bugie) gira (e scrive insieme a Carrie Lee Wilson e Emi Mochizuki) un altro film di cui abbiamo avuto modo di parlare,Scouts Guide To The Zombie Apocalypse. Ancora una volta dei giovani protagonisti.

    Come anche per il suo nuovoAuguri per la tua Morte, prodotto di nuovo da Blum e scritto però daScott Lobdell.

    La protagonista è Tree (Jessica Rothe) la classica stronzetta del college che passa di letto in letto, che fa parte di congreghe esclusive, ma che sotto sotto nasconde un gran cuore. Per scoprirlo dovrà rivivere il suo omicidio all’infinito fino a quando, capendo chi è il suo assassino mascherato, non riuscirà ad evitarlo.

    UnRicomincio Da Capoin chiave horror collegiale in cui la paura non fa così paura anzila ripetitività della storia e nella storia assumeconsapevolmente, per fortuna,una piega più da commedia che da slasher violento che si prende sul serio.

    Tree muore ogni notte, nel giorno del suo compleanno tra l’altro, e ogni volta che viene ammazzata si risveglia (per ricominciare daccapo la sua ultima giornata da viva) nel letto di Carter (Israel Broussard): uno studente lontano anni luce dai suoi ragazzi abituali ma capace, nel percorso formativo loop che la ragazza sta affrontando, di farle cambiare testa.

    Perché a un certo punto l’ex stronzetta capisce che mentre indaga su chi la vuole morta può fare del bene, riappacificarsi (con il padre, con il quale il rapporto è freddo in seguito alla morte della amata madre) e diventare la vera se stessa mandando a cagare le stronzette condizionanti della confraternita superfiga e baciando così il non popolare Carter.

    E in questo sensofunziona il momento quando al mattino usa il cuscino per attutire la solita caduta per svenimento di un povero studente. In altre parole Tree apre gli occhi sul mondo, un po’ come Nada nel film inEssi VivonodiJohn Carpenter, il cui manifesto, non a caso, vediamo nella stanza dell’abbastanza nerd Carter.

    InAuguri per la tua Mortec’è un certo effetto nostalgia che va dagli anni ’80 fino al nuovo millennio diScreamdiWes Craven.

    Con quella buona dose di ironia per raccontare la solita storia dei ragazzotti superficiali decimati da un assassino mascherato. Maschere, non a caso, entrambe disegnate daTony Gardner.

    L’indagine della ragazza intanto va avanti e da questo punto di vista purtroppo le sorprese non sono così imprevedibili e le false piste non sono così ingannevoli. Probabilmente però risolvere l’enigma su chi sia l’assassino di Tree non è poi così importante: quello che conta qui è il percorso formativo della protagonista, la sua presa di coscienza che a comportarsi male ci si rimette sempre, vuoi che sia il karma o un ipotetico assassinobisogna sempre rispettare il prossimo.

    Auguri per la tua morteè distribuito in italia daUniversal Pictures.