Risultati della ricerca per: “Omicidio”

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (2/2)

    Torso, conosciuto anche comeI corpi presentano tracce di violenza carnale, è un film del 1973 diSergio Martino. All’estero è stato, assieme al filmReazione a catenadiMario Bava, il precursore del filone degli slasher movie statunitensi (di cui fanno parte titoli comeHalloween – La notte delle streghee la saga diVenerdì 13) sebbene molti condividono il pensiero che al primato vada affiancato anche il titolo diBlack ChristmasdiB. Clark.

    Torsoperò presenta tutti gli elementi che verranno poi presi in prestito in modo letterale negli slasher americani degli anni successivi. Martino non lesina in momenti gore e dettagli sexy… fa crescere la tensione e soprattutto contestualizza il rapporto vittima-carnefice, con vette claustrofobiche riuscite.

    TRAMA: Un serial killer colpisce a Perugia tra gli studenti universitari e tre studentesse si ritirano in una casa di montagna per dimenticare gli ultimi efferati delitti. Purtroppo per loro vengono raggiunte da un’amica e anche dal serial killer che continua a uccidere fino a un finale sconvolgente. BravissimaSuzy Kendall(L’Uccello dalle piume di cristallo) sulle cui spalle si regge quasi tutta la tensione del film.

    La tarantola dal ventre neroè un film del 1971 diretto daPaolo Cavara, ed uno dei film dal “titolo zoologico” nato sulla scia deL’uccello dalle piume di cristallodiDario Argento. Il documentarista Cavara, agli inizi degli anni sessanta entrò in contatto conAngelo Rizzoliper il quale realizzò come autore e regista, conGualtiero JacopettieFranco Prosperi,Mondo cane(1962) eLa donna nel mondo(1963). In origine si trattava di un unico film che fu poi diviso in due a causa dell’enorme materiale da lui realizzato.Mondo canefu considerato il primo documentario shock e fece in breve tempo il giro del mondo.

    Morricone alle musiche,Giancarlo Giannini,Barbara BoucheteStefania Sandrellinel cast sono una garanzia per la visione.

    TRAMA: Dopo aver subito il ricatto di un misterioso individuo a causa di una foto che la ritrae con il suo amante, Maria Zani viene trovata morta con il ventre orribilmente squarciato. Mentre il commissario Tellini inizia le indagini, Paolo, marito della vittima, incarica Catapulta, un investigatore privato, di individuare il personaggio fotografato con la defunta moglie. La situazione si fa complessa e drammatica quando si scopre che l’assassino, prendendo a modello quello che l’ape fa alla tarantola, usa immobilizzare la vittima con una puntura per poi vivisezionarla ancora viva e sensibile.

    Se l’intreccio risulta a volte poco avvincente, la regia ci restituisce – tramite bellissime inquadrature e dettagli curatissimi – tutta la forza del GIALLO all’italiana: il primo delitto, quello di Barbara Bouchet, è da antologia!

    La coda dello scorpioneè un film del 1971 diretto daSergio Martino. Il titolo del film fa riferimento ad una coppia di gemelli con la forma di uno scorpione, indizio che sarà rilevante per la scoperta della verità nelle indagini.

    TRAMA: La signora Baumer, rimasta vedova dopo la morte del marito Kurt, a causa dell’esplosione dell’aereo su cui stava viaggiando, si reca ad Atene per riscuotere i soldi dell’assicurazione che il defunto marito aveva stipulato sulla sua vita. La donna entra così in possesso di un milione di dollari. Ma la società assicuratrice che ha stipulato la polizza incarica l’investigatore Peter Lynch di indagare se la moglie non sia in qualche modo coinvolta nella morte del marito. E proprio nella città greca la signora Baumer viene brutalmente uccisa da un misterioso assassino, che le porta via tutto il denaro. (FONTE:wikipedia).

    Quello che più colpisce in questo film (a parte le musiche di Nicolai) è la simmetria con cui vengono composte le inquadrature e una certa ossessione per lo stile che diventa quasi eccessivo in ogni dettaglio ma, soprattutto, il montaggio diEugenio Alabisioche crea passaggi e transizioni temporali con un linguaggio tutto suo che andrebbe studiato nelle scuole di cinema.

    Sergio Martinofu costretto a rinunciare aEdwige Fenechperché in quel periodo era incinta, e molti critici non perdonano al film questo “vuoto”, a mio parere ben riempito daAnita Strindberg(Milano Odia La Polizia Non Può Sparare,L’Anticristo,Una Lucertola Con La Pelle Di Donna).

    Se nei thriller con la Fenech, la donna è vittima o apparente vittima di losche e insospettabili trame, qui invece la figura femminile del film è un personaggio dinamico, con una funzione precisa e decisiva nella risoluzione della complessa trama. È un thriller che potremmo definire “solare”, sia per i bei paesaggi greci e poi per quella presenza costante e costruita ad arte di battute ironiche che accompagnano lo svolgimento delle indagini sui delitti.

    Sette note in neroè un film del 1977, diretto daLucio Fulci. Contende la presenza in questa lista con il precedenteUna Lucertola con la Pelle di Donna, sempre di Fulci, ma fra i due ho preferito optare per questo… perché la componente paranormale qui si radica per la prima volta in una dimensione credibile e contestualizzatissima, rendendo il film un cult senza tempo (a parte la datata canzone dei titoli di testa!).

    L’idea iniziale del film era un riadattamento al romanzoTerapia mortalediVieri Razzini, ma il regista, in collaborazione conRoberto Gianviti, non trovando sbocchi sulla sceneggiatura, decise di modificarla con l’aiuto diDardano Sacchetti. La nuova sceneggiatura prende spunto anche dal raccontoIl gatto nerodiEdgar Allan Poe, dove una donna viene murata viva e ritrovata grazie a un “suono”… che il miticoQuentin Tarantinoha omaggiato nel suoKill Bill Vol. 1, utilizzando proprio il tema principale della colonna sonora, nella scena del risveglio della sposa (Uma Thurman).

    TRAMA: Fin da bambina Virginia ha avuto delle visioni: ha previsto per esempio il suicidio della madre. Ora, fresca sposa di Francesco Ducci, “vede” l’omicidio di una donna murata nella villa del marito. Questi finisce dapprima in carcere poi, scagionato, esce, ma l’omicidio previsto da Virginia deve ancora accadere.

    La scena iniziale (l’unica cruenta) con i dettagli della donna suicida mentre cade da una scarpata, viene ripresa dal suoNon si sevizia un paperino del 1972. Il regista indianoPartho Ghoshha girato un remake B-movie del film intitolato100 Days, uscito nel 1991.

    Un remake non ufficiale invece, ha scatenato moltissimi “rumors” all’estero negli ultimi anni, per il fatto di non aver mai apertamente riconosciuto il debito a Fulci: stiamo parlando del filmLe verità nascostediRobert Zemeckiscon la Pfeiffer e Ford, in cui al muro e alla “nicchia” si sostituiscono il muro d’acqua del mare e l’interno dell’automobile affondata, ma per il resto tutto si svolge uguale.

    Suor Omicidi (1979).

    Non si può concludere la lista se non con quest’opera kitsch e coraggiosa, ispirata ai delitti di Suor Godfrida – come venne soprannominata Cecile Bombeek – una suora della Congregazione apostolica di San Giuseppe e responsabile nel reparto di geriatria in un ospedale pubblico in Belgio; Cecile fu ufficialmente accusata di aver ucciso tre pazienti, ma si scoprì che ne aveva uccisi più di 30 tra il 1976 e il 1978 con atti di sadismo.

    A dispetto del quasi ridicolo titolo italiano (titolo internazionaleKiller Nun), siamo di fronte a un giallo malato e molto crudele, e negli States pare esista addirittura un fans club che venera questo film alla pari di pellicole qualiIl MonacoeI Diavolidi Russell.

    TRAMA: Suor Gertrud scopre di essere malata di tumore al cervello e, per questo motivo, viene sottoposta ad un delicato intervento. L’intervento riesce perfettamente ma, dopo l’intervento, suor Gertrud viene sottoposta ad una cura a base di morfina. La religiosa finisce col diventare tossicodipendente e l’uso-abuso del farmaco diventa una vera e propria ossessione (FONTE:wikipedia).

    Anita EkbergeJoe Dallessandrosono i protagonisti di questo trip in cui non ci vengono risparmiati nudi integrali (anche maschili), sadismo e blasfemia…
    Giulio Berrutifirma un’opera controversa che iscrive di diritto questo film nel folto calderone delle opere maledette, distrutte sul nascere dalla cecità di preconcetti ideologici che poco hanno a che fare con la qualità artistica di un prodotto, al punto da spingere un regista promettente (che fu co-sceneggiatore e aiuto regia inHanno Cambiato FacciaeBaba YagadiCorrado Farina, e regista diNoi siam come le lucciole) ad abbandonare il cinema.

    «Dopo le disavventure produttive diSuor Omicidi, mi passò totalmente la voglia di continuare a fare quel tipo di cinema e decisi di dedicarmi solo ai documentari, nei quali ero libero di potermi esprimere … è la prima volta, in trent’anni, che presentoSuor Omicididavanti a una platea per una proiezione pubblica … questo film, per tanti anni, è stato dimenticato e per lungo tempo ho sperato che finisse nell’oblio e che nessuno lo ricordasse più … ultimamente, invece, ho scoperto che esso vive ancora, così come me e alcuni attori che lo interpretarono. Noi non vogliamo morire, questo film non vuole morire!».

    Sono queste le parole che un visibilmente emozionatoGiulio Berrutiavrebbe pronunciato prima della proiezione diSuor Omicididurante la quarta edizione delRavenna Nightmare Film Fest.

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (1/2)

    La ragazza che sapeva troppoè un film del 1963, diretto daMario Bava; questa fu la sua ultima pellicola realizzata in bianco e nero, ed è generalmente considerato come il capostipite del giallo all’italiana. Il titolo cita esplicitamenteL’uomo che sapeva troppodiAlfred Hitchcock, e le riprese notturne di Roma verranno riproposte in questo stile in molti film diDario Argento(a partire daL’uccello dalle piume di cristallo).

    È forse non un caso che il film di Bava narri la storia di una straniera giunta in Italia per fare la turista che resta invischiata, suo malgrado, in una storia più grande di lei (fatta di delitti e misteri) un po’ come avveniva ai protagonisti di quasi tutti i migliori film di Argento, dal citato L’uccello…, passando per Profondo Rosso e Tenebre che si può considerare quasi la chiusura del filone giallo (e che in comune con questo film di Bava ha anche l’attore John Saxon!).

    TRAMA: Nora Davis (una magnificaValentina Cortese), è una giovane turista americana che si reca a Roma in vacanza. Nella notte, davanti alla Trinità dei Monti, Nora viene scippata da un borseggiatore, e perde i sensi dopo essere caduta. Quando rinviene, seppure intontita, vede una donna uscire da una villa nobiliare, che poi stramazza al suolo in una pozza di sangue, con un coltello piantato sulla schiena.

    Il film è considerato in tutto il mondo un cult movie. Morando Morandini nel suo Dizionario dei film loda questo “esercizio di regia anche perché la paura e il fantastico non nascono dal buio, dall’ombra, ma dalla luce in un suggestivo bianconero”, in una magistrale fotografia curata da Bava stesso.

    Sette Scialli di Seta Gialla (1972).

    Sergio Pastore, regista di questo film, iniziò a lavorare come giornalista collaborando con alcuni quotidiani, prima di entrare come corrispondente a Paese Sera. Passò alla cronaca e poi, trasferitosi a Roma, divenne giornalista del mondo dello spettacolo. Rimasto affascinato dal mondo del cinema, decise di fondare una sua casa di produzione, laMezzogiorno Nuovo d’Italiacon la quale dal 1968 firmò una dozzina di pellicole di genere (molte a basso costo).

    Morì improvvisamente, a soli 54 anni, per un ictus cerebrale fulminante mentre si trovava al Cinema Fiamma di Roma per la prima di quel film che sarà la sua ultima pellicola,Delitti.

    TRAMA: Paola, fotomodella presso un atelier di Copenaghen e fidanzata di Peter, pianista cieco, viene trovata morta prima di una sfilata. La morte sembra essere causata da fatti naturali ma Peter scopre che la fidanzata, poco prima di morire, aveva ricevuto in dono uno scialle. Dopo la morte di Helga, altra indossatrice dell’ atelier, Peter, con l’aiuto dell’amica Margot e del maggiordomo Burton, scopre che ad uccidere le modelle è stato il graffio delle unghie d’un gatto, cosparse di curaro. (FONTE:wikipedia).

    Remake non dichiarato di23 passi dal delitto, con l’aggiunta di contrafforti argentiani – già dal titolo – e baviani (l’ambientazione nel corrotto mondo della moda diSei donne per l’assassino). La sceneggiatura, grossolana e con non poche incongruenze, si ricorda per la totale antipatia dei personaggi, nessuno escluso… ed un finale per l’epoca estremamente violento che fa il verso aPsycho.

    Cosa avete fatto a Solange?è un film italiano del 1972, diretto daMassimo Dallamanoe con protagonista un giovanissimoFabio Testi. Il film è vagamente ispirato al romanzo diEdgar WallaceL’Enigma dello Spillo(The Clue of the New Pin).

    TRAMA: L’insegnante Enrico Rosseni ha una relazione segreta con una sua studentessa. Quando alcune ragazze nel college in cui insegna iniziano a venire brutalmente assassinate con coltelli piantati nella vagina, ovviamente i sospetti della polizia si concentrano proprio su di lui.

    Assenza di sangue e di effetti raccapriccianti, per sviluppare con carattere un tema già forte di suo: aborti clandestini e traumi adolescenziali. Il film vanta la fotografia diAristide Massaccesie la colonna sonora diEnnio Morricone, all’epoca molto attivo e disponibile verso i film di genere. In più di un’occasione (ed in particolar modo nella splendida scena dell’omicidio di Elizabeth) Dallamano utilizza la visuale dell’assassino, una scelta stilistica che poi farà scuola e diventerà più famosa conDario Argento.

    Orgasmo(1969) è il primo incontro tra il registaUmberto Lenzie l’attrice statunitenseCarroll Baker, reduce daIl dolce corpo di DeborahdiRomolo Guerrieri. In seguito Lenzi e l’attrice gireranno altri gialli considerati unanimemente dei classici.

    Quello che – anche secondo il regista – è il migliore film della sua carriera, venne in parte “rovinato” all’epoca da una discutibile decisione della produzione, che mutò il titolo originale (Paranoia, poi riutilizzato per una delle pellicole seguenti di Lenzi) prima inI Perversie poi nel definitivoOrgasmo(inteso dai produttori come sinonimo di “tensione” ma al tempo stesso giudicato perfetto per attirare il pubblico in sala).

    Questa scelta si rivelò invece controproducente, in quanto il film venne tolto dalle sale dopo pochi mesi, con l’avvento della Pasqua, proprio per via del titolo pruriginoso, decretando così un incasso complessivo non troppo soddisfacente.

    Paranoiasarà il titolo della versione americana, più spinta di quella italiana, nella quale è possibile vedere la Baker completamente nuda in alcune scene.

    TRAMA: Una ricca vedova americana (Carroll Baker) si ritrova nella sua villa un giovane, accompagnato dalla sorella. I due cercano di farla impazzire. Dietro c’è un piano ben preciso, per toglierle tutto il suo patrimonio. Una volta riusciti nell’intento, però, i tre scoprono una scomoda verità. (FONTE:Wikipedia).

    Lo stereotipo della donna vittima di complotti verrà successivamente interpretato quasi sempre daEdwige Fenechnei gialli diSergio Martino(Lo strano vizio della signora Wardh,Tutti i colori del buio) come daMimsy FarmerneIl profumo della signora in nerodiFrancesco Barilli.

    5 bambole per la luna d’agostoè un film thriller italiano del 1970, diretto daMario Bava. È liberamente ispirato al romanzo diAgatha ChristieDieci piccoli indiani. Lo sceneggiatore Di Nardo, aggiorna il soggetto secondo i gusti del giallo erotico all’italiana e quindi colloca la vicenda in una villa lussuosa e modernissima posta su un isolotto sperduto di modo che, tra un omicidio e l’altro, lo spettatore si può godere le bellezze femminili correre mezze nude sulla spiaggia.

    Sembra che Bava non tenesse in grande considerazione questa opera, arrivando persino a considerarlo il suo peggior film. Eppure questa pellicola rivista oggi appare in tutta la sua straordinaria forza, spiazzante e stordente, ipnotica, astratta persino e quasi sperimentale al punto che sembra un test per il successivo Reazione a Catena.

    TRAMA: Il ricco industriale George Stark, invita nella sua villa in un’sola sperduta un brillante inventore, Fritz Farrell, assieme ad altri ospiti per convincerlo a vendere il brevetto di una nuova resina sintetica da lui ideata. Naturalmente anche gli ospiti di Stark sono interessati al brevetto di Farrell, e tra di loro i rapporti sono ambigui: lo stesso Farrell nonostante sia sposato con Trudy, è l’amante della moglie di Stark, Jill; Nick Chaney è sposato con l’avvenente Marie, e non ha nulla in contrario se sua moglie va a letto con altri, se questo può permettergli di dare uno slancio alla sua carriera.

    Quentin Tarantino, che già altre volte ha reso omaggio aMario Bavanei suoi film, ne ha riprodotto una scena inKill Bill vol. 1, quella nella quale il gestore del club spegne le luci, quasi uguale a quella in cui il maggiordomo compie la medesima azione all’inizio del film di Bava.

  • [SPECIALE] I 10 horror esteticamente più belli. (2/2)

    Sei donne per l’assassino.

    Diretto daMario Bavanel 1964, è considerato un film estremamente importante per il cinema italiano di genere, perché codifica definitivamente le regole del giallo all’italiana.Sei donne per l’assassinoè stato anche l’ispiratore inconfessato dei primi film di Dario Argento. Il killer vestito di nero, senza volto e con i guanti sarà uno dei topoi del genere giallo italiano. Il film ottenne buone critiche alla sua uscita nelle sale cinematografiche. I commenti si soffermarono sull’uso della fotografia e sul sadismo dei delitti, ritenuto però eccessivo.Alla fotografia un fedele di Bava, Ubaldo Terzano, che è stato operatore (guarda caso!) anche per Argento.

    In compagnia dei lupi.

    Fra i film del regista diIntervista col vampiroeLa moglie del soldatotroviamo il poco diffuso In compagnia dei lupi; stiamo parlando di quel genio che èNeil Jordan, che meriterebbe di stare in questa lista anche per il magnificoBizantyum.

    TRAMA: In sintesi, la fiaba diCappuccetto Rosso, come mai è stata raccontata, ricca di pulsioni sessuali e sottotesti. Rosaleen è una ragazzina dalla fervida fantasia, figlia di una famiglia ricca, e che vive in una grande casa al limitare di una brughiera. Un giorno la ragazza si addormenta nella sua stanza e comincia a sognare. Nel sogno si ritrova in epoca medioevale, e vive con i genitori e la sorella in un paesello al limitare di un bosco fiabesco infestato dai lupi, che attaccano spesso il paese uccidendo bestiame e, talvolta, anche qualcuno degli abitanti. Una notte la sorella, avventuratasi nel bosco, viene assalita e uccisa da un branco di lupi. Dopo i funerali della ragazza, Rosaleen decide di trascorrere la notte a casa della nonna, un’anziana signora eccentrica.

    Il film, del 1984, è ispirato alle storie sui lupi mannari presenti nella raccolta di raccontiLa camera di sanguediAngela Carter(La compagnia di lupi, Lupo-Alice e Il lupo mannaro). La stessa scrittrice collaborò con il regista alla stesura della sceneggiatura; il film e fu girato interamente in Inghilterra negli Shepperton Studios. Vincitore di festival quali SITGES, FANTASPORTO, AVORIAZ. Agli effetti speciali (indimenticabili)Christopher Tucker(Il quarto uomo, Elephant man, Il senso della vita) eRodger Shaw(Dark Crystal, Indiana Jones e il tempio maledetto) ealla fotografia Bryan Loftus(indimenticabile quella del gioiello drammaticoIl giardino indiano, l’horrorAntisociale vari videoclip di Madonna).

    Le orme.

    Angosciante, sperimentale, diverso.
    Footprints on the Moonè un film del 1974, scritto da Mario Fenelli e Luigi Bazzoni, coerentemente sviluppato tra psicodramma e fantascienza, e diretto daLuigi Bazzoniregista purtroppo poco attivo, scomparso nel 2012.

    TRAMA: Alice (Florinda Bolkan) trascura il lavoro e gli amici ossessionata da un improvviso sdoppiamento di personalità che le fa credere di vivere contemporaneamente due vite diverse e di essere minacciata da un misterioso assassino. La donna tenta di sfuggire all’angoscia abbandonandosi alla droga e viaggiando, ma, durante una vacanza in Turchia, crede di riuscire a far luce in se stessa mettendo assieme labili indizi e seguendo strane premonizioni. Causa del suo malessere sarebbe il trauma per avere assistito ad un filmato nel quale un cinico scienziato (Klaus Kinski) sottoponeva a dolorosi esperimenti un astronauta atterrato sulla Luna. Ma l’equilibrio psichico è ormai compromesso e per Alice, macchiatasi dell’omicidio di un uomo che forse intendeva aiutarla, si aprono inesorabilmente le porte di una clinica per malati mentali.

    La bellezza glaciale della Bolkan incarna alla perfezione il personaggio bipolare di Alice. Tutto in questo film è un estraniante BIANCO, tutto è LUCE… quasi in una anticipazione/ispirazione per il FILM BIANCO di Kieslowki.

    Alla fotografia c’è un nome che non ha bisogno di presentazioni:Vittorio Storaro. Suggestiva l’ambientazione geometrico/metafisica romana (quartiere EUR) contrapposta alla bellezza manieristica e “morbida” di Garma, in Turchia.

    Il quarto uomo.

    Indubbiamente uno dei miei film preferiti di sempre, questo misconosciuto (ai giorni nostri, ahimè!) film diretto dal regista olandesePaul Verhoeven(RoboCop) è uno di quei film che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato. Questo spietato e fatalista thriller del 1983 è tratto dal romanzo omonimo di Gerard Reve, ed è interpretato magistralmente da Jeroen Krabbé (Il fuggitivo, Ocean’s Twelve) e Renée Soutendijk.

    TRAMA: Gerard è un giovane scrittore di successo, omosessuale, con gravi turbe psichiche di tipo paranoide. Invitato a tenere una conferenza in una città olandese, conosce Christine, misteriosa ed affascinanto donna, della quale accetta la corte serrata. Invitato a trascorrere con lei tutto il fine settimana, Gerard accetta ma non tanto per le insistenze della donna, quanto perché vuole conoscere un altro amante della donna, da lui casualmente incontrato il giorno prima alla stazione, e dal cui fascino era rimasto turbato.

    La fotografia è di Jan de Bont, che oltre aver firmato la fotografia di cult comeCujooBasic Instinctha anche diretto film comeSpeedeTomb Rider: Cradle of life.

    Il nido del ragno.

    Curioso, originalissimo e sottovalutato film del 1988 diretto daGianfranco Giagni, regista che dopo aver diretto la serie erotica fantasy per la TVValentinaconDemetra Hampton, si è dedicato alla regia di documentari.

    TRAMA: Alan Whitmore è un professore di religioni orientali incaricato di andare a Budapest per indagare sul perché il suo collega, il professor Roth, non fa più avere sue notizie. Withmore riesce a raggiungerlo e a parlargli poco prima che il professore venga ritrovato impiccato nella sua camera. Da quel momento Withmore si ritrova invischiato in una serie di affari loschi con al centro una misteriosa setta segreta.

    Echi “lovecraftiani” in questo horror-fantastico di difficile reperibilità home video, in cui spiccano i notevoli effetti di Sergio Stivaletti (qui in uno stato di grazia).

    La fotografia è del maestro Nino Celeste, che ha lavorato nella sua carriera – tra gli altri – nei film di Pier Paolo Pasolini, Damiano Damiani, Carlo Lizzani, Lucio Fulci, Mario Bava, Roberto Faenza, Liliana Cavani, Umberto Lenzi. Celeste gioca con luci colorate ed atmosfere rarefatte che costruiscono una Budapest magica.

  • [RECENSIONE] Autopsy (André Øvredal)

    John Doe è un nome usato solitamente nel gergo giuridico statunitense per indicare un uomo la cui reale identità è sconosciuta o va mantenuta tale. Il suo equivalente femminile è Jane Doe.

    Questo appellativo sarebbe stato usato per la prima volta al tempo di Edoardo III di Inghilterra durante una diatriba legale chiamata Acts of Ejectment, nella quale, per comodità, ci si riferiva ad un ipotetico proprietario terriero, col nome inventato di John Doe. Col tempo l’espressione cominciò ad essere usata per indicare una persona la cui identità è sconosciuta, come ad esempio nel caso del ritrovamento di un cadavere non identificato fino al momento del suo riconoscimento.

    Autopsy (The Autopsy of Jane Doe)è un film del 2016 diretto dal regista/sceneggiatore norvegeseAndré Øvredaled è il suo primo in inglese, pensato quindi per il pubblico mainstream, ed ambientato negli USA. Øvredal è noto anche per il suoTrollhunterdel 2010.

    TRAMA: Virginia, Stati Uniti. Un cadavere di una giovane donna non identificata viene trovato semi-sepolto nel seminterrato di una casa in cui si è verificato un cruento pluri-omicidio, anomalo sotto più aspetti: alcun segno di effrazione, causa della morte incerta e movente non apparente. Nella piccola cittadina il medico legale Tommy Tilden porta avanti l’obitorio-crematorio costruito e ampliato da generazioni sotto la casa di famiglia, assistito dal figlio Austin. Lo sceriffo consegna loro il corpo non identificato della ragazza per ricercare la cause della morte entro la mattina successiva. Austin, in procinto di vedere un film con la fidanzata Emma, decide di rimanere per aiutare il padre. Man mano che l’autopsia procede, strani fenomeni si verificano all’interno dell’Obitorio.

    Forte di un incipit davvero originale, sostenuto da fotografia preziosa e scenografie che ricordano i film dei tempi d’oro di Fulci,Autopsyvince vari festival fra cui il secondo posto per il premio del pubblico alToronto International Film Festival, come miglior horror alFantastic Feste premio speciale della giuria alFestival di Sitges.

    Il film funziona, sfiora lo status di cult ma si ferma un po’ prima. Un po’ troppo prima… Le caratterizzazioni dei personaggi sono forzate, stereotipate e a volte fastidiose nel volerli rendere simpatici al pubblico a tutti i costi.

    E se un professionista di grande spessore comeBrian Cox(Manhunter,Braveheart,La 25esima ora…. solo per citarne alcuni) renderebbe credibile anche il famigerato elenco del telefono, purtroppoEmile Hirsh(che non ha un curriculum affatto scadente) disegna un personaggio scontato, prevedibile ed insufficiente.

    I siparietti melò fra i due nella memoria della madre spesso sfiorano il ridicolo e nulla aggiungono al film o ai personaggi.

    Anche la scelta musicale appare discutibile, in queste sonorità autoriali, romantico/orchestrali che avrebbero dovuto lasciare il posto a qualcosa di più essenziale e cupo; Attenzione, non son affatto brutte musiche, ed’è proprio questo il problema: forse un horror con queste premesse, meritava anche un accompagnamento musicale che sottolineasse il senso di “male” che si vuole trasmettere.

    Il film è girato benissimo, e alcuni momenti e trovate sono davvero efficaci (il morto col campanellino); la “strega” sul tavolo operatorio (ipnotica e azzeccata bellezza della quasi esordiente Olwen Kelly) restituisce una densa sensazione di reale mistero ed inquietudine.

    Sarebbe stato il caso anche nel finale di non voler spiegare TROPPO a tutti i costi. Il fantastico cessa di esistere laddove non c’è più mistero… e anche la spiegazione qui è molto discutibile e poco credibile. Ci bastava forse solo continuare a sospettare che la nostra Jane Doe fosse un strega. Perché voler per forza scendere in dettagli che aprono più domande di quante sono le risposte possibili?

    Un film che già negli intenti esterofili del regista si preannunciava quindi di largo respiro e di facili consensi, che purtroppo non si son limitati alla sola scelta della lingua inglese. Merita una visione, intrattiene. Ci colpisce per originalità e ci fa sperare davvero che i registi così dotati che si avvicinano all’horror, decidano (in concerto coi produttori) di restituirci finalmente un film del terrore politicamente scorretto e vietato ai più.

    Da sottolineare gli ottimi effetti speciali curati da un team fra cui spicca il nome diAlex Harper, già visto all’opera su film comeThe Mummy,Dracula Untolde alcuni episodi della serieDr. Who.