Risultati della ricerca per: “slasher”

  • [SPECIALE] Le bambole nel cinema fantastico/horror

    Periodo d’oro per bambole e affini nel cinema fantastico, e allora perché non dedicare una rapida carrellata ai film che le han promosse a muse ispiratrici?

    Tralascerò alcuneterrificanti ed efficaci bamboleche han solo una breve incursione all’interno dei film (ma voglio comunque citare: il bambolotto meccanico diProfondo Rosso, l’ormai famosaAnnabellediThe Conjuring, la scena delle bambole inChi Sei?, l’inizio deIn Compagnia dei Lupied il terrificante clown diPoltergeist) per dedicarmi a quei titoli (noti e meno noti) che le vedono protagoniste assolute.

    La paura delle bambole ha un nome scientifico: si chiama pediofobia, a sua volta una sottospecie del terrore che alcuni nutrono per automi, robot, statue di cera – tutto ciò che ha le fattezze di un essere vivente senza esserlo – la cosiddetta automatonofobia. Anche chi non è affetto da vera fobia, non può negare di esser stato turbato almeno una volta nella vita, dalla visione di una qualche bambola particolarmente inquietante.

    Perché le bambole ci fanno così paura?

    Freud ha ben descritto come i bambini nell’età dei primi giochi, non distinguano nettamente ciò che è vivo da ciò che non lo è, trattando bambole e feticci come esseri viventi; accettando il presupposto che il feticcio sia stato una fonte di terrore o un doppio idealizzato su cui proiettare qualità negative, allora bisogna considerare che i film possano provocare in alcuni spettatori il ritorno del rimosso che, a causa del confine tra realtà e finzione divenuto labile, si ripresenta come un demone da eliminare.
    Questo è un tema che approfondisco nel mio blog IL CINEMA PER ANTONOMASIA nell’articoloL’orrore come la rappresentazione scenica e adulta delle paure dell’infanzia(link).

    Come ha dettoJohn Leonetti, regista del poco riuscitoAnnabelle“le bambole sono figure umane ma mancano di emozioni. In pratica sono gusci vuoti.” Insomma sono uno spazio che può essere riempito e quindi perché non da malvagità o demoni?

    Vediamone alcune, fra le più riuscite.

    The PitdiLew Leham (1981).

    Un film che divide il pubblico fra lovers and haters, ma considerato unanimenmente un cult. La bambola è qui un orsacchiotto che spinge un adolescente in piena pubertà a sbarazzarsi delle persone che gli sono scomode dandole in pasto a dei mostri carnivori che vivono in fondo ad un pozzo.

    Il Mostro e le vergini(Devil Doll) diLindsay Shonteff (1964).

    Ha tutti gli elementi che influenzeranno film successivi comeLa Bambola Assassina,Dead Silence,Puppet MastereMagic. È la storia del ventriloquo Vorelli e del suo fantoccioHugo, che si scopre ben presto essere un’anima intrappolata dal Vorelli nel corpo della bambola. Film pionieristico, non perfettamente riuscito, ma fondamentale nel filone per la massiccia presenza di elementi archetipici.

    MagicdiRichard Attenborough (1978).

    Un giovaneAnthony Hopkinspresta qui le fattezze, il talento e la voce al personaggio principale del film (un ventriloquo) succube del suo pupazzo di nomeFats. Film autoriale, un po’ lento, estremamente drammatico… una discesa negli inferi di una triste, mente malata.

    Puppet MasterdiDavid Schmoeller.

    Film del 1989 che ha dato vita a una saga di ben 12 film di cui l’ultimoPuppet Master: The Littlest Reichuscito proprio questo anno. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, anche qui abbiamo la trama di un burattinaio e delle sue preziose creature, nelle quali si nasconde il segreto della vita eterna.

    The BoydiWilliam Brent Bell.

    Una trama abbastanza originale per un film molto discusso (e discutibile) che si perde purtroppo nel finale. Davvero inquietante nella sua staticità il bambolotto Brahms, che prende vita grazie alla sapiente regia. Sebbene la bambola sia solo una sorta di “proiezione” passiva del vero malvagio del film, risulta comunque una figura efficace che merita il suo posto nella lista.

    Chi c’è in fondo a quella scala…(Pin) diSandor Stern (1988).

    In assoluto uno dei miei preferiti; questo semisconosciuto horror canadese è davvero una piccola perla introvabile, che vanta atmosfere dense ed idee davvero originali: Il dr. Linden ha un manichino nel suo ufficio che ha nominato Pin e lo usa per insegnare – attraverso il ventriloquismo – ai suoi 2 figli le funzioni anatomiche. Ciò che non sa è che Leon (il figlio maschio) è mentalmente instabile e crede che PIN sia davvero un essere vivente.

    DollsdiStuart Gordon (1987).

    Altra perla, fra i miei film sull’argomento favoriti anche per gli effetti speciali che, diciamocelo fieramente, vantano per una buona parte elementi di crew italiana! Prodotto daBrian Yuznain uno dei periodi migliori per l’horror mondiale, fu girato a Roma, ed ebbe uno straordinario successo che però fu ben presto offuscato dall’uscita diLa Bambola Assassina. La trama vede un gruppo di sventurati con l’auto in panne, chiedere ospitalità in una vecchia e desolata casa abitata da due strani personaggi e tante bambole. Scopriranno ben presto che le bambole sono vive e han potere di trasformare in bambole coloro che vengono uccisi. C’è una morale però: queste bambole uccidono solamente le persone che hanno una visione del mondo materialista e che privano gli altri della loro fantasia.

    La bambola assassina(Child’s play) diTom Holland (1988).

    Il suo successo ha generato ben 6 sequel non tutti eccelsi. Ha come personaggio principale una bambola di nome Chucky, all’interno della quale un serial-killer ha trasferito la sua anima in punto di morte grazie a un sortilegio vodoo; il suo unico scopo è ora quello di rientrare in un corpo umano in breve tempo, altrimenti rimarrà intrappolato per sempre nel pupazzo. Se il primo film vantava elementi anche psicologici, i film horror successivi abbondano di elementi “slasher” e grotteschi che spesso cadono nel ridicolo involontario.

    La bambola che uccide(Dolly dearest) diMaria Lease (1991).

    Si può considerare la versione “femminile” di Chucky, e racconta la storia di una fabbrica di bambole in Messico costruita su un terreno che nasconde la tomba Maya del demone Sanzia. Ben presto i demoni occuperanno le bambole per tormentare la figlia del protagonista, sconfinando nel filone delle possessioni. Trash, baraccone e a tratti inquietante!

    Trilogia del terrore(Trilogy of terror) diDan Curtis.

    È un film horror in 3 episodi, dedicati ognuno a 3 diverse donne (di cui i segmenti portano il nome) interpretate tutte magistralmente da Karen Black… a noi interessa solo l’ultima parte, quella intitolataAMELIA… e che ha tolto il sonno a intere generazioni grazie alla presenza dell’ineguagliabile bambola feticcioZuni. Essendo un prodotto nato per la TV, il film presenta tutti i limiti del caso: niente eccessi, niente sangue e svolgimento politicamente corretto. I primi due segmenti diTrilogia del terroreson abbastanza dimenticabili, mentre ciò che rende l’opera un cult è il riuscitissimo segmento finale in cui Curtis si sfoga e dà vita (in tutti i sensi) ad un fantoccio grottesco tanto quanto cattivo ed inquietante. Solo pensare al finale, ho i brividi addosso.

    E a voi, quali bambole han fatto paura?

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (2/2)

    Torso, conosciuto anche comeI corpi presentano tracce di violenza carnale, è un film del 1973 diSergio Martino. All’estero è stato, assieme al filmReazione a catenadiMario Bava, il precursore del filone degli slasher movie statunitensi (di cui fanno parte titoli comeHalloween – La notte delle streghee la saga diVenerdì 13) sebbene molti condividono il pensiero che al primato vada affiancato anche il titolo diBlack ChristmasdiB. Clark.

    Torsoperò presenta tutti gli elementi che verranno poi presi in prestito in modo letterale negli slasher americani degli anni successivi. Martino non lesina in momenti gore e dettagli sexy… fa crescere la tensione e soprattutto contestualizza il rapporto vittima-carnefice, con vette claustrofobiche riuscite.

    TRAMA: Un serial killer colpisce a Perugia tra gli studenti universitari e tre studentesse si ritirano in una casa di montagna per dimenticare gli ultimi efferati delitti. Purtroppo per loro vengono raggiunte da un’amica e anche dal serial killer che continua a uccidere fino a un finale sconvolgente. BravissimaSuzy Kendall(L’Uccello dalle piume di cristallo) sulle cui spalle si regge quasi tutta la tensione del film.

    La tarantola dal ventre neroè un film del 1971 diretto daPaolo Cavara, ed uno dei film dal “titolo zoologico” nato sulla scia deL’uccello dalle piume di cristallodiDario Argento. Il documentarista Cavara, agli inizi degli anni sessanta entrò in contatto conAngelo Rizzoliper il quale realizzò come autore e regista, conGualtiero JacopettieFranco Prosperi,Mondo cane(1962) eLa donna nel mondo(1963). In origine si trattava di un unico film che fu poi diviso in due a causa dell’enorme materiale da lui realizzato.Mondo canefu considerato il primo documentario shock e fece in breve tempo il giro del mondo.

    Morricone alle musiche,Giancarlo Giannini,Barbara BoucheteStefania Sandrellinel cast sono una garanzia per la visione.

    TRAMA: Dopo aver subito il ricatto di un misterioso individuo a causa di una foto che la ritrae con il suo amante, Maria Zani viene trovata morta con il ventre orribilmente squarciato. Mentre il commissario Tellini inizia le indagini, Paolo, marito della vittima, incarica Catapulta, un investigatore privato, di individuare il personaggio fotografato con la defunta moglie. La situazione si fa complessa e drammatica quando si scopre che l’assassino, prendendo a modello quello che l’ape fa alla tarantola, usa immobilizzare la vittima con una puntura per poi vivisezionarla ancora viva e sensibile.

    Se l’intreccio risulta a volte poco avvincente, la regia ci restituisce – tramite bellissime inquadrature e dettagli curatissimi – tutta la forza del GIALLO all’italiana: il primo delitto, quello di Barbara Bouchet, è da antologia!

    La coda dello scorpioneè un film del 1971 diretto daSergio Martino. Il titolo del film fa riferimento ad una coppia di gemelli con la forma di uno scorpione, indizio che sarà rilevante per la scoperta della verità nelle indagini.

    TRAMA: La signora Baumer, rimasta vedova dopo la morte del marito Kurt, a causa dell’esplosione dell’aereo su cui stava viaggiando, si reca ad Atene per riscuotere i soldi dell’assicurazione che il defunto marito aveva stipulato sulla sua vita. La donna entra così in possesso di un milione di dollari. Ma la società assicuratrice che ha stipulato la polizza incarica l’investigatore Peter Lynch di indagare se la moglie non sia in qualche modo coinvolta nella morte del marito. E proprio nella città greca la signora Baumer viene brutalmente uccisa da un misterioso assassino, che le porta via tutto il denaro. (FONTE:wikipedia).

    Quello che più colpisce in questo film (a parte le musiche di Nicolai) è la simmetria con cui vengono composte le inquadrature e una certa ossessione per lo stile che diventa quasi eccessivo in ogni dettaglio ma, soprattutto, il montaggio diEugenio Alabisioche crea passaggi e transizioni temporali con un linguaggio tutto suo che andrebbe studiato nelle scuole di cinema.

    Sergio Martinofu costretto a rinunciare aEdwige Fenechperché in quel periodo era incinta, e molti critici non perdonano al film questo “vuoto”, a mio parere ben riempito daAnita Strindberg(Milano Odia La Polizia Non Può Sparare,L’Anticristo,Una Lucertola Con La Pelle Di Donna).

    Se nei thriller con la Fenech, la donna è vittima o apparente vittima di losche e insospettabili trame, qui invece la figura femminile del film è un personaggio dinamico, con una funzione precisa e decisiva nella risoluzione della complessa trama. È un thriller che potremmo definire “solare”, sia per i bei paesaggi greci e poi per quella presenza costante e costruita ad arte di battute ironiche che accompagnano lo svolgimento delle indagini sui delitti.

    Sette note in neroè un film del 1977, diretto daLucio Fulci. Contende la presenza in questa lista con il precedenteUna Lucertola con la Pelle di Donna, sempre di Fulci, ma fra i due ho preferito optare per questo… perché la componente paranormale qui si radica per la prima volta in una dimensione credibile e contestualizzatissima, rendendo il film un cult senza tempo (a parte la datata canzone dei titoli di testa!).

    L’idea iniziale del film era un riadattamento al romanzoTerapia mortalediVieri Razzini, ma il regista, in collaborazione conRoberto Gianviti, non trovando sbocchi sulla sceneggiatura, decise di modificarla con l’aiuto diDardano Sacchetti. La nuova sceneggiatura prende spunto anche dal raccontoIl gatto nerodiEdgar Allan Poe, dove una donna viene murata viva e ritrovata grazie a un “suono”… che il miticoQuentin Tarantinoha omaggiato nel suoKill Bill Vol. 1, utilizzando proprio il tema principale della colonna sonora, nella scena del risveglio della sposa (Uma Thurman).

    TRAMA: Fin da bambina Virginia ha avuto delle visioni: ha previsto per esempio il suicidio della madre. Ora, fresca sposa di Francesco Ducci, “vede” l’omicidio di una donna murata nella villa del marito. Questi finisce dapprima in carcere poi, scagionato, esce, ma l’omicidio previsto da Virginia deve ancora accadere.

    La scena iniziale (l’unica cruenta) con i dettagli della donna suicida mentre cade da una scarpata, viene ripresa dal suoNon si sevizia un paperino del 1972. Il regista indianoPartho Ghoshha girato un remake B-movie del film intitolato100 Days, uscito nel 1991.

    Un remake non ufficiale invece, ha scatenato moltissimi “rumors” all’estero negli ultimi anni, per il fatto di non aver mai apertamente riconosciuto il debito a Fulci: stiamo parlando del filmLe verità nascostediRobert Zemeckiscon la Pfeiffer e Ford, in cui al muro e alla “nicchia” si sostituiscono il muro d’acqua del mare e l’interno dell’automobile affondata, ma per il resto tutto si svolge uguale.

    Suor Omicidi (1979).

    Non si può concludere la lista se non con quest’opera kitsch e coraggiosa, ispirata ai delitti di Suor Godfrida – come venne soprannominata Cecile Bombeek – una suora della Congregazione apostolica di San Giuseppe e responsabile nel reparto di geriatria in un ospedale pubblico in Belgio; Cecile fu ufficialmente accusata di aver ucciso tre pazienti, ma si scoprì che ne aveva uccisi più di 30 tra il 1976 e il 1978 con atti di sadismo.

    A dispetto del quasi ridicolo titolo italiano (titolo internazionaleKiller Nun), siamo di fronte a un giallo malato e molto crudele, e negli States pare esista addirittura un fans club che venera questo film alla pari di pellicole qualiIl MonacoeI Diavolidi Russell.

    TRAMA: Suor Gertrud scopre di essere malata di tumore al cervello e, per questo motivo, viene sottoposta ad un delicato intervento. L’intervento riesce perfettamente ma, dopo l’intervento, suor Gertrud viene sottoposta ad una cura a base di morfina. La religiosa finisce col diventare tossicodipendente e l’uso-abuso del farmaco diventa una vera e propria ossessione (FONTE:wikipedia).

    Anita EkbergeJoe Dallessandrosono i protagonisti di questo trip in cui non ci vengono risparmiati nudi integrali (anche maschili), sadismo e blasfemia…
    Giulio Berrutifirma un’opera controversa che iscrive di diritto questo film nel folto calderone delle opere maledette, distrutte sul nascere dalla cecità di preconcetti ideologici che poco hanno a che fare con la qualità artistica di un prodotto, al punto da spingere un regista promettente (che fu co-sceneggiatore e aiuto regia inHanno Cambiato FacciaeBaba YagadiCorrado Farina, e regista diNoi siam come le lucciole) ad abbandonare il cinema.

    «Dopo le disavventure produttive diSuor Omicidi, mi passò totalmente la voglia di continuare a fare quel tipo di cinema e decisi di dedicarmi solo ai documentari, nei quali ero libero di potermi esprimere … è la prima volta, in trent’anni, che presentoSuor Omicididavanti a una platea per una proiezione pubblica … questo film, per tanti anni, è stato dimenticato e per lungo tempo ho sperato che finisse nell’oblio e che nessuno lo ricordasse più … ultimamente, invece, ho scoperto che esso vive ancora, così come me e alcuni attori che lo interpretarono. Noi non vogliamo morire, questo film non vuole morire!».

    Sono queste le parole che un visibilmente emozionatoGiulio Berrutiavrebbe pronunciato prima della proiezione diSuor Omicididurante la quarta edizione delRavenna Nightmare Film Fest.

  • [ESCLUSIVA] Intervista a George Nevada su Jack The St. Ripper + foto inedite

    Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere “virtuali” conGeorge Nevadail regista italo/americano che ha diretto quel gioiellino che èScarecrowd/The Musk: un film d’esordio che mescola lo slasher anni ’70 alla fantascienza anni ’50 con risultati irresistibili. Il film è stato da poco distribuito in Blu-Ray e VHS da collezione dalla SRS CINEMA, mentre il film in DVD è pre-ordinabile su amazonqui.

    A muovere interesse attorno alla figura di Nevada, non è solo la qualità del suo film, ma anche il suo particolare background che ha commosso i fan dell’horror: suo padre infatti (Tonino Di Mitri) aveva tentato fortuna nel cinema facendo anche comparsate nei film di Bava, finendo però col trasferirsi a Boston dove mise su famiglia ed una fortunata attività di ristoratore. Alla sua morte, il figlio George ha ereditato una piccola somma che ha deciso di investire nella produzione di un omaggio al padre, un film che rievocasse le atmosfere ed i racconti di un certo immaginario con cui era cresciuto.

    Questa seconda opera si chiamaJack the St. Ripper(titolo che gioca di rimando con Jack lo Squartatore, che qui diviene sia Jack lo spogliarellista che Jack il Santo Squartatore) ed è prodotta dal prolificoDomiziano Cristopharoche su questo set torna a curare nuovamente la fotografia.

    AM – Cosa ci dici riguardo questo titolo?

    GN – Mi divertiva, quando mi è venuto in mente ho pensato che un film con un titolo così nasceva già vincente. L’ho proposto a Domiziano che ne è stato subito entusiasta. Dopo le atmosfere slasher e sci-fi del primo, stavolta puntiamo sulla parodia del giallo all’italiana, Bava… ma anche Argento, passando però per De Palma.

    AM – Ci dobbiamo aspettare una commedia?

    GN – No no, il film ha dei momenti ironici, ma la dose di cattiveria e sadismo in questo secondo film è… “invadente”.

    AM -Qualche anticipazione sulla trama?

    GN – Io amo definirlo un film che è un mix fra Neon Demon,Magic MikeeProfondo Rosso… Il tema del bullismo, come inScarecrowdtornerà ad essere presente, centrale.. è un tema che mi tocca molto. Io non sono giovane, ho origini pugliesi e vivo praticamente da sempre negli States. Ho un figlio transgender e sappiamo solo noi quanta pazienza e amore ci vuole per affrontare un quotidiano così (sia da genitori, che da “protagonisti”) fatto di cattiveria gratuita… poi per cosa? Perché ci sono tanti frustrati che non sanno accettare che altri vivano la propria vita come vogliono, invece di seguire la massa.

    AM – Questo ti fa onore e ci riempie ancor più di curiosità… qualche informazione in più?

    GN – Siamo attualmente in piene riprese, ma ci fermeremo per l’estate (in Italia l’estate non si lavora a quanto pare!) e riprenderemo da settembre… ti regalo qualche foto in anteprima, per rendere l’attesa meno “pesante”!

    AM – Allora un caro saluto da parte di tutto il klub99.it

    GN – Grazie a voi per l’interesse!

    Clicca sulle foto esclusive ed inedite per ingrandirle.

    Nel cast troviamo Antony Ferry, Chiara Pavoni, Cleverson Rodrigues, Gabrielle Bergere, Alexio Cohen e Frances Williams, le musiche saranno di Antony Coia, mentre la produzione e la fotografia è a cura di Domiziano Cristopharo.

    Jack The St. Ripperpotete seguirlo su FBa questo linkma noi di klub99.it saremo sempre pronti a darvi qualche anteprima!

  • A novembre partono le riprese di Los Olvidados, il nuovo film dei fratelli Onetti

    I fratelli argentiniNicolás e Luciano Onettidopo il gialloFrancesca cambiano registro e a novembre inizieranno le riprese del loro nuovo film dal titoloLos Olvidados – What the Waters Left Behind.

    Sulla storia si sa molto poco.Sarà uno slasher girato a Villa Epecuén, una ex città turistica in provincia di Buenos Aires abbandonata da trent’anni a causa di un allagamentodovuto alla distruzione della diga del lago omonimo.

    Nella prima immagine promozionale pubblicata dalla neonata pagina FB (link) vediamo un mattatoio sperduto nel nulla. Ad intuito ci viene da pensare che in quel luoghi i dimenticati del titolo passeranno brutti momenti.

    Il film è stato scritto dai fratelli insieme aCarlos Goitiae sarà interpretato daMirta Busnelli,Gustavo Garzón,Agustín Pardella,Victoria Maurette,Victorio D´Alessandro,Miguel Granados,Chucho Fernández,Paula Brasca,Paula Sartor,Germán Baudino,Tamara GarzóneEvan Leed.

    Per adesso facciamoci bastare questo. Quanto prima ci torneremo.

  • Alla ricerca di un film perduto. Intervista a Cristiana Astori

    Il 1970 è stato l’anno in cui le cose per l’attrice Soledad Miranda iniziavano a girare per il verso giusto. Dopo anni di anonimato girava con il regista Jesus FrancoIl conte Dracula recitando il ruolo di Lucy a fianco di Christopher Lee. Franco vedeva in lei un fascino che le altre attrici non avevano: un misto di dolcezza e sensualità, di eros e thanatos che si fondevano nel suo sguardo. Dopo questo film la richiamava nello stesso anno anche per Vampyros Lesbos e She Killed in ecstasy film un po’ più spinti per i quali utilizza una volta lo pseudonimo di Susann Korda. Tutto sembrava andare per Soledad a gonfie vele. Il 18 agosto 1970 invece tutto improvvisamente finisce. L’attrice, impegnata sul set di un altro film di Franco, Una venere senza nome per l’ispettore Forrester, viaggiava con il marito José Manuel da Conceiçao Simoens lungo la strada dell’Estoril vicino Lisbona. L’auto su cui si trovavano si scontra con un camion, nello schianto Soledad resta uccisa mentre il marito -ex pilota di rally- rimane illeso.Fatto inquietante è che sei anni prima in quella stessa strada i due avevano girato Un dia en Lisboa un cortometraggio che sparisce nel nulla e che si crede per questa coincidenza sfortunata maledetto. A Torino quaranta anni dopo Susanna, una ragazza che non ne può più di fare la cameriera in una squallida pizzeria, riceve la proposta di ritrovare quella pellicola.

    Tutto quel nero è la storia di questa ricerca che porta la protagonista in un mondo sotterraneo che ignorava del tutto. Autrice del romanzo (Giallo Mondadori n° 3041 – ottobre 2011) è Cristiana Astori che noi del klub 99 abbiamo intervistato riuscendole a strappare anche qualche anticipazione sui suoi prossimi progetti.

    Klub 99: Quando ti si è accesa la lampadina? Quando hai capito che valeva la pena di scrivere il tuo romanzo Tutto quel nero?

    Cristiana Astori: Quando ho visto il Dracula di Jess Franco, la scena in cui Christopher Lee morde Lucy/Soledad Miranda. Lo sguardo di lei mi ha inquietato più di quello del Conte e ho sentito che andava raccontato.

    KTutto quel nero è un titolo polisemico, si riferisce al buio della sala cinematografica, simboleggia l’oblio che circonda i film perduti di cui parli, il lato oscuro dell’animo umano. È così? C’è dell’altro?

    C. A.: Le tematiche che hai citato ci sono tutte. In più il nero si riferisce all’amnesia post traumatica che investe uno dei personaggi (non anticipo quale per spoiler), amnesia simboleggiata a livello cinematografico dalla dissolvenza in nero che tutto cancella. Inoltre è il colore che rimanda direttamente alla Morte, che è il tema e la chiave di risoluzione della storia.

    K: Il tuo romanzo parla di film scomparsi ma anche di ossessioni. Tu sei laureata in psicologia. Quanto hanno influenzato i tuoi studi nel descrivere certi meccanismi psicologici?

    C. A.: Sicuramente mi hanno influenzato parecchio. La psicoanalisi, soprattutto quella junghiana, ti permette di guardare i fatti in trasparenza e nello stesso tempo di cogliere le motivazioni nascoste di molti comportamenti, anche i più insoliti. Edgar Allan Poe ha visto bene: è la mente umana a custodire gli orrori più inquietanti.

    K: La protagonista Susanna è una lavoratrice precaria che senza pensarci troppo accetta un lavoro anomalo (ritrovare il film perduto Un dìa en Lisboa) ma ben retribuito. Volevi fare una critica contro il mondo del lavoro di oggi o più semplicemente dare alla tua protagonista un lavoro più credibile?

    C. A.: Be’ in effetti vista la situazione dei precari oggi credo che molti accetterebbero di cercare una pellicola maledetta, anche per una cifra molto più bassa… scherzi a parte, la mia idea era quella di creare non un’eroina invulnerabile, ma una persona vera con difficoltà e problemi legati alla realtà. Inoltre non amo i personaggi fuori dal mondo, quelli che nei romanzi non sai mai che mestiere fanno oppure scopri che suonano il violoncello, scrivono poesie o hanno un’agenzia investigativa come nei noir anni Cinquanta. La mia prima domanda è: okay, ma come tirate avanti?

    K: Parlaci un po’ delle inquietanti coincidenze e immedesimazioni progressive di Susanna con Soledad Miranda, musa di Jesus Franco e protagonista del corto Un dìa en Lisboa che Susanna deve ritrovare, eventi che (sappiamo) in qualche modo hanno invaso la realtà contagiando anche te.

    C. A.: Non vorrei anticipare troppo il contenuto del libro, per chi ancora non l’avesse letto. È vero comunque che Tutto quel nero ha dato origine a un gioco di identificazioni progressive, in particolare io stessa non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in Susanna, la protagonista, perché come lei ho dovuto mettermi in cerca della famosa pellicola maledetta per poterla descrivere nella storia. Quando alla fine mi ero rassegnata a considerare Un dìa en Lisboa e tutto ciò che ci sta dietro una semplice leggenda metropolitana, il film è venuto fuori. Il ritrovamento è stato merito di Carlos Aguilar, critico madrileno e grande esperto di Jess Franco e della Miranda che l’ha rinvenuto alla Cineteca di Madrid, in un’unica copia. La cosa inspiegabile è che quando ho visionato il film mi sono accorta che era identico a quello che avevo inventato per esigenze narrative. I misteri inoltre non si fermano qui, anzi, più mi documentavo più le coincidenze aumentavano. Posso dire inoltre che tutto ciò che è realistico nel libro è stato inventato, mentre per descrivere i fatti più inquietanti non ho dovuto creare nulla, mi è bastato ispirarmi a ciò che mi è stato raccontato o che ho scoperto attraverso le ricerche.

    K: Nella stesura del romanzo ci sono state delle influenze letterarie?

    C. A.: Certo, ma non solo. Adoro il cinema e la mia idea era quella di riuscire a riprodurre attraverso le parole lo stile e l’atmosfera di registi e film che mi hanno appassionato. Per quanto riguarda la letteratura mi sono ispirata al noir di Jim Thompson e Richard Stark, all’horror di Henry JamesStephen King e Edgar Allan Poe, alla detection classica di Agatha Christie, ma anche a Joe R. LansdaleJoyce Carol Oates e Patrick Mc Grath. Le influenze cinefile vanno da Cronenberg a Lynch, a John Carpenter, ma soprattutto al giallo italiano anni Settanta (Umberto LenziMario BavaDario ArgentoSergio Martino) e, ovviamente, ai film di Jesus Franco con la Miranda.

    K: Quanto ci hai messo per scriverlo?

    C. A.: Tanto. Troppo. Più di un anno, compreso il tempo di documentarmi e anche di tradurre un paio di Dexter e altri romanzi. Anche se forse ci ho messo più tempo per pubblicarlo. Sembrava che sul romanzo incombesse una strana maledizione per cui veniva rifiutato da tutte le case editrici, soprattutto perché parlava di un’attrice sconosciuta morta negli anni Settanta. Poi per fortuna Sergio Altieri e Franco Forte, editor Mondadori, hanno creduto nella mia storia.

    K: «Una scrittrice di storie lucide e taglienti, una stella brillante che diffonde rapidamente il suo chiarore nei cieli della letteratura». Quando hai letto questa frase che Joe Lansdale ti ha dedicato per il lancio del tuo Il re dei topi e altre favole oscure cos’hai pensato? Qual è il suo romanzo che preferisci?

    C. A.: Be’ quando l’ho letta sono praticamente svenuta. Lansdale mi ha insegnato molto a livello di scrittura, ne apprezzo la capacità affabulatoria, le metafore sempre incisive e l’ironia che anziché distanziarti dalla storia ha il potere di coinvolgerti ancora di più. Scegliere tra i suoi libri è arduo; potrei citare tre titoli a cui sono legata: La notte del drive in (Einaudi, n. d. r.) perché descrive alla perfezione le sensazioni che provavo quando andavo a vedere i film horror da ragazzina, Maneggiare con cura (Fanucci, n. d. r.), perché contiene storie fulminanti come Nel deserto delle cadillac con i mortiPiccole suture sulla schiena di un morto e Un signor giardiniere, e infine Fiamma fredda (Fanucci, n. d. r.) per come riesce a essere spietato e insieme toccante nel descrivere una storia di freak.

    K: Questa è la vera domanda cretina. Nell’ipotesi di un sequel di Tutto quel nero, e i fan spingono in quella direzione, Susanna riuscirà a laurearsi?

    C. A.: Sì, sempre se riuscirà a sopravvivere. Perché stavolta sarà proprio la sua tesi a cacciarla nei guai.

    K: Miglior film del 2011?

    C. A.Drive. Refn è uno che sa raccontare. È uno dei rari casi in cui il film è superiore al romanzo. Starei a guardare quella pellicola per ore senza stancarmi.

    K.: Prossimi progetti?

    C. A.: A marzo uscirà in ebook per Milano Nera un mio racconto sempre di ispirazione cinefila: il primo esperimento di slasher letterario e insieme la sua parodia. Per tutti quelli che, come direbbe Lansdale, “non andarono all’horror show.” Per il resto ci sono un po’ di cose che bollono in pentola, ma taccio per scaramanzia…