ILL – Final Contagiumè un film horror indipendente internazionale composto da quattro episodi incentrati sul binomio virus-denaro. È stato pensato e realizzato prima che scoppiasse la pandemia Covid-19.
Contagium di Lucio A. Rojas.
Cile. Due ragazze (Ximena del Solar, Rayloren Mata) adescano uomini per derubarli perché c’è da pagare l’operazione chirurgica alla madre di una di loro. Finché in un locale non circuiscono la persona sbagliata: un uomo (Felipe Rios) che dice di essere una cosa quando in realtà è tutt’altro. In una strada di campagna si concluderanno le loro esistenze. L’episodio d’apertura di Rojas non è male e ci presenta uno scienziato con un folle progetto per sfoltire la popolazione mondiale.
Gully di Lorenzo Dante Zanoni.
Roma. Owen (Tommaso Arnaldi) assiste ad un investimento. Chiama l’ambulanza ma si prende i soldi nel portafoglio dell’incidentato. È uno scansafatiche immaturo ed egocentrico che vive con la sua ragazza e alle sue spalle. E la sua immaturità la dimostra anche dal fatto che come un infante porta tutto alla bocca, a cominciare dai soldi che ha rubato. Un infantilismo che lo rende completamente dipendente da lei. Un bugiardo che non fa che frignare e lamentarsi, da prendere a legnate. E, un po’ come nella favola di “Al lupo, al lupo”, per una volta che dice la verità lei (Silvia Morigi) non gli crede ed esplode.
Ill: Final Contagium. L’episodioGullydiLorenzo Dante Zanoni.
Quello di Zanoni è decisamente l’episodio migliore. Rimane impresso per la sua insostenibilile puzza, malata e triste.
Merito sicuramente anche della fotografia di Daniele Trani che contribuisce a far esaltare il marciume che si respira nella casa. E poi c’è il finale (la sceneggiatura è di Luca Nicolai) che da una parte corrisponde ad una pace ritrovata, ad una tregua, dall’altra però sacrifica e condanna. Una conclusione dolce e atroce allo stesso tempo.
The Body di Domiziano Cristopharo.
Cristopharo racconta in Kosovo la storia di una persona (Chiara Pavoni) che si sottopone a dei costosi, sperimentali, dolorosi, truffaldini trattamenti chirurgici estetici. Tra profonde insicurezze, selfie oltre il ridicolo con un trucco ultra esagerato e grottesco, anche questo personaggio di Laura, così come accade per Owen, trasmette emozioni contrastanti che vanno dalla tenerezza e compassione al rigetto totale. Rigetto come quelle che il suo corpo mette in atto dopo la devastante cura estetica. La sceneggiatura è diPasquale Scalpellino. Nel cast c’è anchePoison Rouge, la regista diSacrifice, e Arianna Bonardi (Matildà di Daniele Misischia), sadica dottoressa col suo liquido verde re-animator.
The Cabin di Kai E. Bogatzki.
Germania. Max Evans è un padre che vive in una casa isolata nei boschi con il figlio (Justin Salowsky) contagiato dal virus. Si sfoga in una registrazione video. Questo è l’episodio più moscio. L’amore di un padre per il figlio contagiato (che diventa man mano sempre più violento) viene affrontato senza troppa partecipazione. Al segmento mancano inoltre momenti o risvolti inaspettati.
Tirando le sommeILL: Final Contagiumè una raccolta horror a basso budget ben realizzata che ha inoltre il pregio di dare agli orrori narrati una chiave sociale e politica.
È sempre il denaro infatti a trasmettere il virus, allargando così facilmente il suo raggio d’azione. Denaro che muove il mondo e lo condiziona, corrompendo e annientando gli uomini fino a corroderli e farli marcire.
TetroVideo ha pubblicato il trailer di61 – Scorecard Killer, film diretto daDomiziano CristopharoePoison Rouge.
Ci si ispira nella storia a quella del serial killer statunitenseRandy Steven Kraft, condannato a morte con l’accusa di aver torturato, stuprato e ucciso 16 uomini tra il 1972 e il 1983.
L’assassino seriale è interpretato da Roberto Scorza, già protagonista perPoison Rougenel suo debutto registicoSacrifice. Per lui quindi si passa dal personaggio masochista di quel film al sadismo di questo. Nel cast anche Alex D’Alascio (XXX Dark Web) nel ruolo di una vittima del folle. A quanto ci risulta, a dar retta all’imdb, è presente anche Daniele Arturi (The House Guest) in quelli di un gigolò.
61 Scorecard Killerè prodotto, fotografato, effettato (con lo pseudonimo di Athanasius Pernath) e co-diretto daDomiziano Cristopharo. Antony Coia, abutuale collaboratore del regista romano, ha composto le musiche.
Vi lasciamo al trailer di61 – Scorecard Killer, pubblicato daTetroVideosulsuo canale YouTube. Il film è il secondo della collana TetroManiac, appositamente dedicata ai serial killer, e sarà distribuito prossimamente dalla label in esclusiva internazionale.
Lavorarefilia(spesso abbreviata invore) è una parafilia che associa il piacere sessuale all’atto di essere mangiati, inghiottiti, all’osservare il gesto e, in senso stretto, all’azione di mangiare.
Malatissimo, vero? Non a caso ha avuto il suo boom in Giappone dove i fanatici si son espressi in fumetti e cartoni “di stampo onanistico” data la complessità di realizzare nella pratica sessuale reale, una fantasia così “totalizzante e definitiva” (e mortale).
Ilgoreinvece è un genere cinematografico che propone scene particolarmente cruente e violente ma caratterizzato dalla presenza di sangue rappreso, piuttosto che zampillante come nello “splatter”.
Ecco quindi che già dal titoloVore Goreci fa capire dove andrà a parare.
Nove registi internazionali, fra cui 2 donne (3 considerando la co-regia diCherokee Nevinnel segmento firmatoWhite Gardenia), ci raccontano la loro idea di vore, sfruttando stili e linguaggi cinematografici diversi. Il film è legato solo dalla tematica, e da una bocca che… echeggiando/omaggiando i titoli delRocky Horror Picture Show, ci introduce ad ogni segmento ogni volta con un make up vistosamente differente e a tema. I film corali son sempre caratterizzati dalla mano dei registi che li compongono; quindi ovviamente c’è chi gradirà un episodio, chi un altro trovando discontinuità (stilistica, qualitativa etc). In questo caso la discontinuità è un pregio perché sottolinea la totale libertà e autonomia in cui ogni regista ha operato. Apprezzo poi in particolar modo come nei progetti capitanati daDomiziano Cristopharo, ci sia sempre una cospicua presenza femminile, spesso anche al suo debutto registico… in questo caso la strepitosaIrene Baruffetti(comePoison Rougeprima di lei).
The Mouth.
Il primo segmento, un suggestivo video sperimentale dello spagnoloMikel Balerdi, funge anche da titoli di testa e si muove più su associazioni di idee che in una vera e propria narrazione: vediamo dettagli di una “cartoonesca” bocca gigante che perde denti, mentre si sovrappongono immagini di deformità anatomiche e di un vecchio che si toglie la dentiera (facendo fastidiosi versi) accompagnando una pittorica automutilazione genitale.
Sweet As Honey.
Abbandonati gli stili rozzi ed extreme dei suoi lavori inDeep WebeDark Web,Emanuele Marchettorivela di essere un regista raffinato e capace di esplorare altri stili e narrazioni. Coadiuvato dalla bellissima fotografia diDaniele Trani, Marchetto ci racconta la storia di un apicoltore sordo, che sfoga il suo desiderio di essere mangiato dando in pasto le sue api a delle aggressive vespe… per poi masturbarsi fantasticando di fare la stessa fine, divorato da un suo doppio.
Finger lickin’ good.
Lorenzo Dante Zanoni, giovane promessa del new horror apprezzato inTaste of PhobiaeILL – Final Contagiumrealizza qui il segmento indubbiamente più disturbante e splatter. Un ragazzino resta turbato dalla visione di un porno… nel lavello del bagno rivede la vagina primordiale… il desiderio di possederla e rientrare in quel buco lo porteranno a farsi letteralmente a pezzi. Strepitosi gli FX di Athanasius Pernath, raramente in film e corti italiani (ma non solo) si vede roba di questo livello qualitativo.
Please not in my mouth.
È la volta diPoison Rougeche si rende anche sexy protagonista del suo segmento… giocando (ironicamente, e facendo il verso al suoAGP: Sacrifice) con un cacciavite… ma nella bocca di un povero malcapitato! Bellissime le soggettive da dentro la bocca, divertente il finale. Un vero “bagno di sangue” con una estetica pin up.
Italian ladies do it better.
La segue a ruotaIrene Jones Baruffetticon il segmento forse più autorale e metaforico: questo farsi “mangiare” dal proprio lavoro lo ho davvero apprezzato, e ho apprezzato come Irene (già attrice, cantante e costumista) abbia messo davvero tutta se stessa nel suo debutto, in una sorta di autobiografia in salsa rossa: una sarta deve consegnare un lavoro importante, ma ogni modello di abito che propone risulterà “anonimo” al committente, finché una ciocca di capelli non le resterà incastrata nella macchina da cucire e…
Infernal Gluttony 2.
Patrick Fortin, canadese noto nel giro underground per i suoi corti splatter/trash stile Troma, omaggia quiInfernal Gluttony: il cult del 2010 diDavid Charbonneau. Un uomo finirà a mangiare se stesso in un turbinio di droga, piacere culinario e onanistico. Tutto sembra uscire direttamente da un incubo del creatore dei Muppet, e ho apprezzato come accanto ad FX particolarmente realistici, si sia scelto di abbinare prop vistosi ed irreali, aumentando cosi il senso di disagio onirico.
Yummy Fur.
White Gardenia(Cherokee Nevin e Daniel Valient) sono un gruppo di performers costituito da ex autolesionisti e amanti dell’arte. Le loro performance sono un manifesto scritto col sangue (e che si possono trovare nel loro Mutilation Theatre). Girato come una sorta di shockumentary (che solo in superficie sembra approssimativo e amatoriale) il video ci mostra una ragazza che decide di assaggiare un po’ della sua vagina… Dopo il dito mozzato di Valient inXXX Dark Web, sicuramente anche questo segmento sarà l’ossessione di molti.
Stretching.
Dopo questi deliri di sangue,Domiziano Cristopharoci trasporta nel lato più psicologico della vorarefilia esplorando, nello script del fidatoAndrea Cavaletto, la frustrazione di questo bellissimo uomo che cerca soddisfazione sessuale nell’esser inghiottito in uno spazio stretto. Pochissimo nudo, pochissimo sangue a differenza di come Cristopharo ci ha abituati. Molta poesia. Bellissime le citazioni a Fellini con la donna del manifesto che diventa una gigantessa fuori della finestra, nel segmento che forse più di tutti affronta l’impotenza quotidiana di chi è attratto da questa philia e l’immaginario estetico/nipponico. Il finale è sconsigliato ai claustrofobici e alle persone ansiose.
The Egg.
E si conclude in bellezza, ma con sangue e poesia, nel finale firmato daDario Almerighi. Uno sciamano coltiva un uovo nel terreno, come fosse un seme. Da questo uovo poi, nascerà una donna. Questa creatura è pura e innocente, e resta turbata dalle brutture del mondo che la circonda (abbiamo una traccia di ecologismo anche) così torna dal mago che l’ha fatta nascere per chiedergli di distruggerla. Lo sciamano la farà a pezzi, per poi trovare un nuovo uovo dai resti di lei… solo che stavolta non opterà per dare al “seme” una chance di vita.
A fine visione si resta frastornati dal caleidoscopio di emozioni a cui abbiamo assistito: nudità, sensualità, violenza, sangue, simboli. Sebbene discontinuo in apparenza,Vore Goreha un forte legame tematico fra i segmenti (e si può considerare il primo vero film sulla Vorarephilia) ma non solo: la musica del segmento di Poison Rouge è di White Gardenia, gli FX del corto di Zanoni sono di Cristopharo (Athanasius Pernath, per l’appunto!), la gigantessa del corto di Cristopharo è la Baruffetti… si respira un senso di forte collaborazione e scambio che fa ben sperare per la rinascita di un ambiente indie fervido e lontano da invide e competizioni sterili che han freddato il pubblico nostrano verso queste interessanti opere.
Salve! Io mi chiamo Antonietta Masina e… già, con un nome così, non potevo che amare il cinema.
Son quindi cresciuta fra scherzi, assonanze e rimandi…ad una delle attrici (e muse) più immense; non potevo non conoscere lei (Ovvio, parlo di Giulietta Masina!) ed i film che ha interpretato; grandi film di uno dei più grandi registi di tutti i tempi.
Alle medie, il mio nome venne rielaborato dai compagni di classe in “Antonomasia” e, mentre le altre bambine giocavano con i principi azzurri, io sognavo… sognavo quei cappelli, quei costumi, quei colori… che mi portavano su altri piani di realtà nonostante Fellini stesso affermasse “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare.”
Ai tempi del liceo poi, si parlava spesso con amici su quale fosse la “Birra per Antonomasia”, “la Canzone per Antonomasia” o “il Film per Antonomasia”… che quasi predestinata, scelsi poi di studiare comunicazione per poter lavorare in questo campo, e far sì che “Antonomasia” in persona potesse rispondere alle loro domande!
Chi scrive è una ragazza, anzi, una “persona” che ama il cinema; Il cinema quello fatto con passione, con serietà, ma non seriosità; il cinema condiviso e discusso con chi lo ama, con chi va al cinema (e andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì).
Ho una forte predilezione per il cinema fantastico ed horror, il mio fine non è solo quello di condividere i miei pensieri o recensire un film specifico (NON sono un critico, né conosco tutto… anzi, ho molti limiti e carenze che spero di colmare), ma anche discutere sulle motivazioni ed i sottotesti di interi generi.
Tales To Tell in the Darkè un film horror composto da tre episodi diretti daDomiziano Cristopharocon il supporto diLorenzo Dante Zanoni. Tre cortometraggi a basso budget per i quali Cristopharo ha curato anche fotografia e makeup.
Reveniens.
Nel primo, scritto daAntonio Tentori, un uomo e una donna in stato interessante si difendono da un attacco di zombi all’interno di una vecchia casa abbandonata. Classica lotta tra morti viventi ed esseri umani, con i secondi che, presi alla sprovvista e in numero inferiore, se la vedono male. Un segmento con interessanti spunti che virano verso il body horror.
Cast: Elio Mancuso (uomo nel bosco), Wayne Abbruscato (militare), Aurora Kostova (donna incinta), Alvia Reale (signora).
Nel secondo cortometraggio un turista rimasto senza bagagli trova ospitalità in un ostello chiuso da un anno dove vive solamente il custode. Nella struttura si aggira però anche un’altra presenza. La sceneggiatura diDavide Chiararuota attorno al tema dell’amore non corrisposto, della vendetta, della possessione (da intendere nei suoi vari significati) e del travestitismo. Un corto che dissemina qua e là momenti visionari con accenni (anche qui) al body horror.
Cast: Alberto Cattaneo (il turista, Janus), Vittorio Castellano (oste), Poison Rouge (la vedova).
Jinxed.
Nell’episodio co-diretto da Cristopharo eLorenzo Dante Zanonisi parla di un fantasma vendicativo e di un oggetto rubato. Un corto, scritto da Pasquale Scalpellino, che per forza di cose (mi) fa venire in mente “La Goccia” di Mario Bava, contenuto ne I Tre Volti del Terrore.
Cast: Claudio Gabriele (il podista ladro), Giorgia Telò (ragazza morta).
Presentatore dei corti un orrido vescovo interpretato da Zanoni. Anche qui c’è un omaggio a Mario Bava con un colpo di scena finale che potrebbe addirittura giustificare il makeup leggermente differente del malefico presule in alcuni momenti del film.
In conclusione,Tales To Tell in the Darkè un godibile horror indipendente però, come si dice in certe avvertenze, per alcuni temi trattati ed immagini mostrate non ne è consigliata la visione a tutti. Roba da niente rispetto ad altri titoli di Cristopharo ma questo è pur sempre il Paese abitato da molti bigotti e omofobi, magari arrivati qui per sbaglio da google avendo digitato “Vaticano amore”. Per tutti gli altri, sono tre corti che si lasciano guardare (e ascoltare: buone le musiche di Antony Coia) con piacere e divertimento sapendo sfruttare al meglio le risorse a disposizione senza fare il passo più lungo della gamba. Tre racconti del terrore classici (allaCreepshow) e per questo però un po’ troppo prevedibili nelle loro conclusioni, senza quell’inaspettato che alla fine spiazza rimettendo tutto in discussione, ma che per una serata senza pensieri sono l’ideale. Dei tre il migliore è l’ultimo, per come riesce a gestire bene il ristretto spazio del camper dove vive (e finisce in trappola) il protagonista.
L’accoppiataAndrea Cavaletto/Domiziano Cristopharoci ha regalato molte soddisfazioni nel corso degli anni.
Dal lontano 2011 quando strinsero il sodalizio creando il fumetto/film porno horrorHyde’s Secret Nightmarecon Roberta Gemma, continuando con i variP.O.E.e sfiorando diversi generi e stili come il fiabescoDark Waves, il fantascientificoTwo Left Armse passando al gialloTransparent Womanfino all’extreme del torture pornDoll Syndrome.
Sceneggiatore per film comeHidden in the WoodsoThe Beautiful People, Cavaletto è anche uno degli sceneggiatori del fumettoDylan Dog(nonché illustratore a sua volta) e creatore diParanoid Boyd. I due han mostrato sempre un grande affiatamento che li ha spinti in una continua sfida e sperimentazione.
L’apice di questa ricerca sfocia nel progettoBlue Sunset.
I due lo concepiscono come un libro e film da realizzare durante il lungo lockdown italiano (precedentemente già affrontato egregiamente con la realizzazione diThe House Guest) che affonda le radici nel cyberpunk asiatico di ispirazione anni ’80.
L’idea diBlue Sunsetnasce a Cristopharo dopo aver visto le piccole case/stanze cinesi e giapponesi dove vivevano intere famiglie, segregate a causa del Covid:
bagni utilizzati come cucine, salotti dormitorio, spazi vitali ridotti a cucce dove l’unica fuga ed evasione era il virtuale ed i social.
Blue Sunset(tramonto “blu” come i cieli intossicati dagli scarichi industriali, ma anche “triste tramonto”) affonda visivamente nella cultura cyberpunk asiatica. Nei tagli di capelli e nei costumi, senza dimenticare di omaggiare anche altri iconici look daBlade RunneraNirvanadi Gabriele Salvatores.
Il coinquilino di Cristopharo (che ha debuttato egregiamente in House Guest)Daniele Arturi, torna in un ruolo estremamente complesso che lo triplica in diversi personaggi (che sono poi tutte sfaccettature di se stesso). Questo grazie ai make up eccezionali diAthanasius Pernathche ci regala magistrali spellamenti, decomposizioni accelerate, arti bionici, invecchiamenti e fusioni uomo/macchina allaTetsuodi Tsukamoto (a cui il film è dedicato assieme a tanti altri padri/guru della cultura cyber).
Funziona bene Arturi, stavolta circondato (seppure virtualmente a causa del Covid) da un cast eccezionale:Irene Jones Baruffetti(Nightmare Symphony),Elisa Carrera Fumagalli(Deep Web XXX), Antonio Ciro Cerreta (al suo debutto), Alessio Cherubini (Herbert West Re-Animator,The Iced Hunter) e Chiara Pavoni (Xpiation).
Il filmmescola reale e virtuale con una estetica da videogioco anni ’80 e questi gustosi inserti son stati realizzati daAlessandro Basso.
Un lavoro di gruppo fatto con tanto amore che si respira a ogni fotogramma,Blue Sunsetè un piacere per gli occhi, mentre la semplice trama si dipana a livello quasi intuitivo/sensoriale senza dare spiegazioni (se non nel finale, che però è solo altamente simbolico e narrato in flashback and forward).
In un futuro prossimo, l’azienda NOVA ha intenzione di nascondere sofisticati sistemi di controllo mentale dietro i suoi videogiochi. Per attuare il suo piano, l’azienda si rivolge a Silver 02, il loro migliore programmatore. L’uomo però verrà intercettato dagli hacker ribelli che vogliono contrastare il progetto della società. Già compromessa dall’uso di farmaci allucinogeni, la sanità mentale di Silver 02 inizierà a vacillare oscillando tra il mondo virtuale e quello reale.
Menzione speciale alle poetiche musiche di Danilo Del Tufo e alla LabelNachtstrom Schallplatten.
Inscindibile il libro dal film, per i creatori, l’opera sarà distribuita in modo inusuale con il libro che diventa la custodia stessa del DVD, con una cover inedita realizzata daClaudio Montalbano(Lanciostory, Skorpio, La Iena) e 6 illustrazioni interne diCristiano Sartor.
Il libro sarà edito in sole 100 copie da collezione, numerato a mano, e conterrà anche una card firmata dagli autori (Cavaletto, Fulvio Gatti, Cristopharo e Arturi) e presentato in unevento liveal Bomber Comics di Emanuele Mattia Zanco.
Salve! Io mi chiamo Antonietta Masina e… già, con un nome così, non potevo che amare il cinema.
Son quindi cresciuta fra scherzi, assonanze e rimandi…ad una delle attrici (e muse) più immense; non potevo non conoscere lei (Ovvio, parlo di Giulietta Masina!) ed i film che ha interpretato; grandi film di uno dei più grandi registi di tutti i tempi.
Alle medie, il mio nome venne rielaborato dai compagni di classe in “Antonomasia” e, mentre le altre bambine giocavano con i principi azzurri, io sognavo… sognavo quei cappelli, quei costumi, quei colori… che mi portavano su altri piani di realtà nonostante Fellini stesso affermasse “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare.”
Ai tempi del liceo poi, si parlava spesso con amici su quale fosse la “Birra per Antonomasia”, “la Canzone per Antonomasia” o “il Film per Antonomasia”… che quasi predestinata, scelsi poi di studiare comunicazione per poter lavorare in questo campo, e far sì che “Antonomasia” in persona potesse rispondere alle loro domande!
Chi scrive è una ragazza, anzi, una “persona” che ama il cinema; Il cinema quello fatto con passione, con serietà, ma non seriosità; il cinema condiviso e discusso con chi lo ama, con chi va al cinema (e andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì).
Ho una forte predilezione per il cinema fantastico ed horror, il mio fine non è solo quello di condividere i miei pensieri o recensire un film specifico (NON sono un critico, né conosco tutto… anzi, ho molti limiti e carenze che spero di colmare), ma anche discutere sulle motivazioni ed i sottotesti di interi generi.
LaPerdiciónin spagnolo significa non soloperdizione, ma anche DESTINO o… ROVINA spirituale. È partendo da queste premesse e queste tematiche cheDomiziano Cristopharoaffronta questo secondo capitolo di una bizzarra trilogia che è andato a girare sulle Isole Canarie. Se il primo film,Eldorado, tratta di un viaggio sciamanico che sfiora la santeria ed il road movie, questoLa Perdicionvede i destini di 3 uomini incrociarsi e fondersi con risvolti distruttivi.
Un frame esclusivo da La Perdicion. Copyright: Domiziano Cristopharo.
Ma la distruzione può essere anche fonte e occasione di rinascita?
Cristopharo ci ha abituati ad essere un regista coraggioso, fuori dagli schemi e sempre pronto a osare e sperimentare. Noto soprattutto nell’horror per i suoi film estremi, ma sempre curati nella fotografia, regia e costumi… stavolta il regista romano abbandona i mezzi tradizionali del cinema e dotato solo di una Handycam da poche centinaia di euro e una ispirazione di stampo quasi DOGMATICO (Trier), si spinge lontano per esplorare nuovi lidi. E noi siamo curiosi.
Il film è liberamente ispirato alla storia diRobert Hansen, l’assassino seriale statunitense che aveva l’abitudine di rapire e trasportare le sue vittime in una landa desolata per poi cacciarle come animali.
In attesa di saperne di più, sopra e sotto potete intanto vedere due foto esclusive daLa Perdición. Nel cast Nicholas Sartori, Lorenzo Vivian e Davide Iaco.
Salve! Io mi chiamo Antonietta Masina e… già, con un nome così, non potevo che amare il cinema.
Son quindi cresciuta fra scherzi, assonanze e rimandi…ad una delle attrici (e muse) più immense; non potevo non conoscere lei (Ovvio, parlo di Giulietta Masina!) ed i film che ha interpretato; grandi film di uno dei più grandi registi di tutti i tempi.
Alle medie, il mio nome venne rielaborato dai compagni di classe in “Antonomasia” e, mentre le altre bambine giocavano con i principi azzurri, io sognavo… sognavo quei cappelli, quei costumi, quei colori… che mi portavano su altri piani di realtà nonostante Fellini stesso affermasse “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare.”
Ai tempi del liceo poi, si parlava spesso con amici su quale fosse la “Birra per Antonomasia”, “la Canzone per Antonomasia” o “il Film per Antonomasia”… che quasi predestinata, scelsi poi di studiare comunicazione per poter lavorare in questo campo, e far sì che “Antonomasia” in persona potesse rispondere alle loro domande!
Chi scrive è una ragazza, anzi, una “persona” che ama il cinema; Il cinema quello fatto con passione, con serietà, ma non seriosità; il cinema condiviso e discusso con chi lo ama, con chi va al cinema (e andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì).
Ho una forte predilezione per il cinema fantastico ed horror, il mio fine non è solo quello di condividere i miei pensieri o recensire un film specifico (NON sono un critico, né conosco tutto… anzi, ho molti limiti e carenze che spero di colmare), ma anche discutere sulle motivazioni ed i sottotesti di interi generi.