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  • [RECENSIONE] Madre a.k.a. Mother (Amin Yoma)

    Presentato il 15 aprile in anteprima sul canaleYouTube Watch Movies Now!,Madre (Mother), film argentino scritto e diretto daAmin Yoma, racconta di Adela (Florencia Benitez) ed Hernan (Joaquín Berthold): una coppia di sposi che non riesce ad avere figli, cosa che inevitabilmente condiziona e mette in crisi la loro relazione.

    Se da una parte è ben raccontato il loro rapporto con i suoi continui cambi di registro negli atteggiamenti reciprochi, si poteva evitare la figura del solitario mago riluttante (Chuco Fernandez) che Adela incontra profetizzandole in modo vago la sciagura. Presagio del tutto inutile per lo sviluppo della storia perché, per l’appunto, sarebbe accaduto pari pari anche senza quell’incontro. Il personaggio del cartomante, o meglio la sua azzeccata previsione, nient’altro aggiunge se non un superfluo tocco di fantastico e sovrannaturale in un film concretamente drammatico comeMadre (Mother).

    La disperata ostinazione di Adela, che arriva a tal punto da consultare un mago, viene raccontata molto meglio nel resto del film da atteggiamenti, dettagli, sfumature. Uno su tutti la sua sotterranea invidia nei confronti delle altre donne che emerge nei suoi sguardi sui loro corpi e nei sempre più frequenti momenti di ira e violenza nei loro confronti.

    Il film è co-prodotto da Black Mandala (casa neozelandese di Nicolas Onetti e Michael Kraetzer).

  • [EXTRA] Gratis online The Mangler – La Macchina Infernale di Tobe Hooper

    Il canale YouTube Film&Clips ha reso disponibile gratuitamenteThe Mangler – La Macchina Infernale, pellicola del 1995 diretta daTobe Hooper, interpretata daTed LevineeRobert Englunde tratta dal racconto diStephen Kingdal titoloIl Compressorecontenuto nella raccoltaA Volte Ritornano.

    Si racconta di una serie di incidenti, gravi se non addirittura mortali, che ruotano intorno ad un vecchio mangano di in una lavanderia industriale e dell’indagine che ne segue. Il pragmatico John Hunton, questo il nome del detective, dovrà accettare con stupore che il grosso macchinario è posseduto dal demonio.

    Qui sotto trovateThe Mangler, subito dopo dico due cose al volo volo. Leggetele solo se avete visto il film.

    Tobe Hooperè il regista del fondamentaleNon Aprite Quella Porta, di Quel Motel Accanto Alla Palude, Il Tunnel dell’Orrore,Poltergeist,Space Vampires.

    Rispetto a questi suoi filmThe Manglerha poco a che spartire per inventiva, cattiveria, rabbia e critica sociale, fama, ma c’è anche da dire che appartiene ad un altro periodo della sua carriera.

    Pecca principale del film l’involontaria comicità generale, soprattutto nella parte finale quando Hunton (Ted Levine, Buffalo Bill de Il Silenzio Degli Innocenti) e il cognato -interpretato da Daniel Matmor- appassionato di magia esorcizzano il macchinario demoniaco, e del personaggio sopra le righe di Englund (il Freddy Krueger della saga Nightmare), dickensiano padre-padrone della lavanderia.
    Non funziona affatto anche l’improvviso cambio di mentalità del protagonista da razionale al suo contrario.

    Il film poi vuole essere una critica all’avidità umana e allo sfruttamento lavorativo e lo fa anche con accostamenti azzardati e fuori luogo come quando, seppur per pochi istanti, inquadra un paio di volte all’interno della fabbrica il cartello “labor makes you free” (foto qui sotto), traduzione dell’”Arbeit macht frei” dei campi di concentramento nazisti.
    Va meglio quando capiamo che l’ingordigia di potere coinvolge tutti i più influenti membri della città in cui la vicenda si svolge. O è ancora più banale e scontato?

    Ma insomma, non si salva proprio niente? Sicuramente le suggestive scenografie di Dave Barkham della fabbrica; i pochi ma buoni effetti speciali di makeup di Scott Wheeler; la metaforica simbiosi tra le protesi agli arti inferiori di Englund (anche se ricordano tanto quelle di Forrest Gump, uscito l’anno prima) e la macchina infernale; e la presa di coscienza del protagonista che contro il dio denaro alla fine si perde sempre. Una conclusione pessimista che da sola fa guadagnare un punticino al film.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] Monstrum – Caccia alla bestia (Jong-Ho Huh), la recensione

    1527: La Corea guidata dal re Jungjong attraversa un brutto periodo a causa di una tremenda epidemia di peste. Come se non bastasse corre voce che una creatura sanguinaria si aggiri di notte.

    Monstrum(Mulgoe) nella prima parte si concentra tra chi crede nell’esistenza del mostro e chi no, tra chi pensa che sia una invenzione della dinastia dei Joseon per generare terrore e tenere a bada la popolazione e chi crede che sia reale anzi la vera causa della diffusione della peste.

    Quando da un certo punto in poi la creatura si dimostra reale il film si concentra tra chi è fedele al re e chi vuole tradirlo. Inoltre si approfondisce la storia della belva sanguinaria scoprendo le sue origini, e la si vede in azione in tutta la sua furia splatter.

    Monstrum(Mulgoe) diJong-Ho Huhha tutto quello che ci si aspetta da un film del genere: botte da orbi tra lame affilate e arti marziali, personaggi disposti a sacrificare la loro vita per il bene di tutti, complotti e cospirazioni ad ogni angolo, vendette trasversali. Funziona tutto piuttosto bene tranne l’aspetto della bestia assetata, ma chissene quando squarta le persone come se fossero fogli di carta.

    Monstrumè un film della Corea del Sud in concorso per il festivalOltre lo Specchio.

  • [RECENSIONE] M.A.M.O.N. di Alejandro Damiani (cortometraggio)

    Alejandro Damianiè un artista del cinema uruguaiano coetaneo e collaboratore del connazionaleFede Alvarezda quando è approdato ad Hollywood sotto l’ala protettiva diSam Raimi.
    Per il remake deLa Casaha creato i titoli di testa e partecipato alla produzione con la suaAparato.
    PerMan in the Darkdel 2016 ha supervisionato gli effetti visivi.

    Nello stesso anno produce, scrive e dirige un cortometraggio fortemente anti Trump dal titoloM.A.M.O.N. (Monitor Against Mexicans Over Nationwide)che in breve tempo è diventato virale in rete.

    La carta vincente del corto è l’ironia a cominciare dal titolo che se qui diventa l’acronimoMonitorare Contro i Messicani per tutta la Nazione, o giù di lì, normalmente in Messico è un insulto traducibile come maiale e bastardo o (nella migliore delle situazioni) persona spavalda, fastidiosa, snob, che fa cose stupide, noiosa.

    C’è il muro lungo tutto il confine USA-Messico. Dalla parete, fortemente voluta dal presidente degli Stati Uniti d’America, i messicani vengono catapultati per atterrare malamente sul suolo messicano. Tutti vengono respinti senza distinzioni: bambini (che poi si divertono a segnare il numero di persone rimandate indietro), anziani e persino chirurghi durante un intervento.

    Tutti gli stereotipi del messicano vengono “rimbalzati” dagli States per essere proposti nel corto: dalla miss, al venditore di tacos, fino al mariachi e al lottatore di lotta libera mascherato. Tutti sconfitti dal robot, uscito dal muro per placare le proteste dei messicani respinti, che ha le fattezze di Trump e che lo stesso presidente controlla dall’interno con parecchia partecipazione sadica.

    Il robot schiaccia tutti i messicani con il suo piede metallico o spara loro con i suoi mini cannoni (uno posizionato, anzi nascosto, tra le gambe, altri due escono fuori dal suo ciuffo biondo). Alla fine dovrà intervenire una forza divina per far trionfare la giustizia messicana. Un Deus Ex Machina improbabile su cui nessuno avrebbe scommesso e che ci ricorda semplicemente che non bisogna mai sottovalutare l’avversario, soprattutto se è piccolino (e sofferente) e tu sei enorme.

    M.A.M.O.N., co-produzione Messico-Uruguay, miscela sapientemente la fantascienza alla critica sociale. Mi viene da paragonarlo all’apartheid diDistrict 9diNeill Blomkampsolo con l’aggiunta di una ancora più consistente dose di ironia.

    Vi lasciamo con il cortometraggio e poi con un brevissimo making of in cui viene svelato come sono stati realizzati gli effetti speciali. Entrambi sono presi dal canale YT dellaWe Can FX.

  • [RECENSIONE] Il Museo Della Carne

    Abbiamo parlato del suo filmTorment, vincitore assoluto delNightmares Fest 2017, e lo abbiamo anche intervistato!

    Regista, attore, ex porno attore (per bellissime partners come l’icona Vittoria Risi e la sensuale Sofia Gucci)Adam Fordha preso parte in diverse produzioni horror di Cristopharo (Poe 2, Hyde’s Secret nightmare in cui appare anche in veste di co-produttore) del quale ha diretto anche un curioso remake “hard” del suo primo film House of the flesh mannequins (La casa dei manichini di carne), che diventa per FordIl museo della carne.

    Poche cose sono davvero universali come la pornografia… soltanto l’amore per il cibo forse può accomunare le persone nel mondo, allo stesso modo!

    Interpretato da una ipnoticaRoberta Gemma(che addirittura nel film si “sdoppia”) e daDaniele Mulè(Flesh Mannequins,Scarecrowd) questo insolito hard dalle connotazioni decisamente dark è piacevolmente valorizzato da una fotografia strepitosa, scene e costumi prese direttamente in prestito dal set del film di Cristopharo.

    Tutto il dizionario “standard” del cinema hard è qui presente in una veste totalmente stilizzata, che ci mostra insoliti baci, situazioni preliminari e si sofferma “all’orientale” anche sul piacere e le emozioni di chi performa, umanizzandoli e rendendoli vivi.

    Una scena lesbo richiama quasi quella lynchana diMullholland drive, mentre la venuta sul vetro, nel finale, ricorda le baviane colate di sangue dal punto di vista delle vittime.

    La regia sottolinea molto gli sguardi, spesso diretti in camera, quasi a farci sapere che “loro sanno che li stiamo guardando”… così come il protagonista spia questi momenti di intimità attraverso degli oblò.

    È chiaro che Ford conosce il cinema, ha buon gusto, e conosce soprattutto i maestri dell’horror.

    La trama è semplice: un timido avventore si reca in uno strano locale popolato solo da uomini. Sopraggiunge una coppia, lei è l’unica donna oltre a una scostante barista. Questa misteriosa donna dal cappello di piume Blu (che richiama quasi i dipinti di Vermeer, o il cinema di Greenaway) fa colpo sul ragazzo che decide di seguirla nel retro del locale dove ci sono le dark room… o meglio il “peep show”, ossia una presentazione/spettacolo a pagamento svolto a sfondo sessuale, che viene solitamente effettuato attraverso un vetro trasparente.

    Seguendo la coppia, il ragazzo si distrae spiando attraverso degli oblò sigillati in maniera stagna, dove i performer si “animano” quando osservati.

    Ad un tratto la coppia inizia a fare sesso li nel corridoio (e gli omaggi a Brass si sprecano nei tagli di inquadrature e det-tagli sulle abbondanze della Gemma) offrendo uno spettacolo diretto e tangibile al timido avventore… ma la coppia è anche nell’ultima vetrina, sdoppiati… realtà e allucinazione si fondono nella testa del confuso, povero avventore.

    Proprio per il suo “valore universale”, la pornografia negli anni è riuscita a suo modo a rappresentare l’evoluzione o l’involuzione, della società; Per rendersi conto di come la pornografia possa essere lo specchio della società, basta pensare a come è cambiato il ruolo della donna all’interno dei video porno: per anni le attrici hard hanno avuto ruoli e atteggiamenti unicamente rivolti alla soddisfazione del piacere maschile (vedi i film di Salieri) mentre negli ultimi tempi, grazie alla rivoluzione sociale sul tema della parità dei sessi, anche i “copioni” per i porno sono cambiati. In questoIl museo della carnesi può definire un precursore trattandosi del 2009!

    Convincenti gli attori anche nelle parti non hard, bellissimi – davvero – tutti (finalmente una fiera della carne e non del volgarissimo “silicone”) questa incursione nell’hard di un regista che poi si è donato all’horror è solo una ulteriore conferma del suo talento coraggioso, visionario e dal buon gusto di cui vi consiglio caldamente l’imminente uscita di TORMENT!

    Adam Fordè attualmente al lavoro su un nuovo film di cui si sa poco: JUST A CHILD, prodotto da Cristopharo ed interpretato daChiara Pavonied il registaEdo Tagliavini(Bloodline) qui in veste attoriale.

  • [RECENSIONE] Martyrs (Pascal Laugier)

    Martyrsè un film horror del 2008 scritto e diretto daPascal Laugierche, a seguito dell’enorme successo del film (presentato anche a Cannes, 61esima edizione, e vincitore di un Méliès d’argento), girerà 4 anni dopo il fallimentareI bambini di Cold Rock(The Tall Man), che a fronte di un budget di 18 milioni ne ha incassa solo 5.

    Questo accade quando si nazionalizza e pompa un fenomeno creato ad arte, più con la leggenda che il talento, e poi non si mantengono le promesse. L’hype attorno aMartyrsè tutta francese (festival risonanti, premi istituzionali in patria) e questo ha creato un mito attorno a una fascia di utenza mediamente giovane che si è fatta trasportare dal facile misticismo intellettuale legato al film.

    È evidente che la critica ha voluto sfruttare l’onda aperta dai precedentiAlta tensione,Frontiers – Ai confini dell’infernoeÀ l’intérieurper tentare di rilanciare, riuscendoci, la cinematografia francese nel panorama horror internazionale.

    Costato quasi 3 milioni, non siamo nel panorama indie qui, e allora non si possono fare sconti. Avrete capito che la vostra Masina va controcorrente, e lo fa sapendo di rischiare insulti a iosa… ma questoMartyrsper me… proprio non va.

    Il film lo conoscono tutti, quindi inutile girare troppo attorno; la confezione è curata, la fotografia e gli effetti anche, ma ci mancherebbe… non siamo di fronte a un prodotto fatto a risparmio!

    Cosa non va dunque? Lo script… lo script che molti sostengono sia profondo, è di una superficialità che fa sospettare esser stato scritto da diverse persone che non si son mai consultate fra loro, al punto da creare personaggi e situazioni talmente incoerenti fra loro da sfiorare il ridicolo involontario… e il tutto con il fine triste di creare sempre un effetto sorpresa sul pubblico, e questo stona molto con gli alti temi intellettuali che si vorrebbero trattare.

    Analizziamo lo script passo passo: Lucie e Anna sono amiche da sempre, amiche che condividono anche una grande sofferenza. Lucie è tormentata da una figura mostruosa di donna che sappiamo bene essere solo nella sua mente, ed ha subito un trauma di cui non riesce a parlare.

    Adulta, Lucie stermina una graziosa famiglia ritratta nel più stereotipato dei modi, al punto che la scena estrapolata potrebbe essere lo spot dei biscotti del mulino bianco: madre, padre e 2 figlioli felicissimi come non mai di fare colazione tutti assieme.

    Irrompe Lucie armata di fucile e li fa fuori tutti brutalmente, poi chiama Anna e le chiede di aiutarla a nascondere i corpi. Anna non si scompone arrivata sul posto, non più di tanto, anche perché Lucie rivela che quella famiglia e quella casa, è dove lei fu torturata da bambina riuscendo a fuggire per miracolo. Anna quindi a maggior ragione aiuta la sua amica a occultare i resti della strage… ma poi scopre che la madre dei 2 ragazzi non è ancora morta… e allora senza motivo decide di salvarla.

    Dunque fino a 2 secondi prima era una bastarda che aveva torturato la tua migliore amica da bambina e meritava di morire e tu la stai seppellendo con tutti gli altri in giardino. 2 Minuti dopo merita di essere salvata e per questo arrivi perfino a scontrarti con la tua migliore amica…chi è borderline, lei o lo sceneggiatore?

    Lucie così fa i conti di nuovo con la sua donna mostro immaginaria, ma… colpone di scena, il regista ora ci spiega che questa donna mostro è solo nella sua testa e che è Lucie quindi che si autoinfligge i tagli sulle braccia e provoca dolore. Peccato che, appunto, questa non è una sorpresa: si era già capito all’inizio del film, e quindi questo momento filmico allunga il brodo inutilmente.

    Lucie insomma, si rende conto solo dopo 15 anni che non si libererà mai di questo incubo e allora si uccide sotto gli occhi di Anna.

    Anna è sconvolta… e come ogni persona che si rispetti, invece di andarsene al più presto da una casa dove son state massacrate e sepolte in giardino 4 persone, più una suicida che fa? Coglie l’occasione di scroccare una telefonata alla madre (!!!).

    Poi, per puro caso scopre un passaggio segreto e questa è la parte più comica del tutto…passaggio talmente segreto che vi si accede da una credenza. E non è che questa credenza ha un doppio fondo, un pannello scorrevole… nono, la apri e dà su una scalinata… quindi apri la credenza, trovi la scala segretissima che porta al segretissimo laboratorio… il cui accesso è difficile? No, perché le chiavi per aprire la porta son appese subito li fuori. Non credevo ai miei occhi.Ma davvero han approvato uno script simile?
    Sì.

    E i due teenagers, immagino siano stati cresciuti così bene da questi genitori modello stile Mulino Bianco (che però poi in segreto torturano gente all’insaputa dei figli) che se la madre gli dice NON APRIRE LA CREDENZA, loro in tanti anni di vita in quella casa, non si sognano di farlo…. nemmeno per cercare, che ne so, una merendina o prendere un piatto pulito!

    Ebbene, Anna entra nel laboratorio e trova una ragazza nuda e incatenata, con una sorta di maschera di ferro INCHIODATA sulla faccia. Anna tenta di aiutare la ragazza, ma questa ultima viene abbattuta a colpi di fucile da una donna, che nel frattempo ha fatto irruzione nella casa insieme a un gruppo di uomini. Anna viene ammanettata a una sedia e si trova davanti un’anziana signora, che spiega ad Anna che il suo obiettivo (il suo e dell’organizzazione che presiede) è torturare persone, in particolare giovani donne, per indurle in stato di estasi (come i martiri di cristiana memoria) e quindi scoprire cosa c’è dopo la morte riconoscendo attraverso il loro SGUARDO il contatto con Dio.

    Ok, benissimo. Dunque se è attraverso lo sguardo che capisci quando la vittima è in contatto con DIO, perché diamine avete inchiodato una placca di ferro sugli occhi della poverette poco sopra citata??Mistero dei film profondamente intellettuali e scritti bene.

    Così, Anna diventerà una delle nuove cavie, di una associazione che sbaglia, come la sceneggiatura, il fine della loro missione: ossia creare martiri… queste son solo vittime, i martiri son altre cose.

    La spiegazione che la anziana vuole darci per farci credere (e credere forse lei stessa) che le vittime diventano martiri non sta in piedi nemmeno 2 secondi.

    Il martire (dal greco μάρτυς – testimone) è colui che ha testimoniato la propria fede o ideale nonostante la persecuzione, senza quindi abiurarla, anche a costo di eventuali pene corporali o morte. Fa una scelta di fede politica o religiosa. Non si diventa martiri semplicemente accettando il proprio stato di vittima, per una causa che non si è mai sposata… mi spiace… questa è ignoranza.

    Insomma, Anna viene incatenata ad una sedia all’interno di una stanza buia e lentamente torturata, fisicamente e psicologicamente, fino ad essere completamente scuoiata con delle forbici. Buoni effetti, disturbanti torture, come si è visto però già in tanti tanti altri film.

    Anna si rivela la scelta giusta e infatti finalmente arriva ad avere lo sguardo di chi è in contatto con l’aldilà.
    O semplicemente sta in delirio grazie al fatto che è più morta che viva.

    Fatto sta, che la vecchia la interroga e apprende la verità assoluta. Ora, scientificamente parlando, questi scienziati del martirio, han laboratori sterili dove chiunque può entrare, compiono torture sofisticate al punto da mantenere in vita una donna spellata senza che abbia un minimo di infezione, però ad esempio non han metodo.

    Vediamo infatti che per ogni persona reclusa questi tizi vanno a casaccio, piantando maschere di ferro in faccia a una, spellando un’altra, dando la scossa a un’altra o pistando un’altra come un sacco da boxe.

    E soprattutto, la scienza impiega anni e verifiche su verifiche di risultati prima di arrivare a una sorta di verità, qui invece ci basta il delirio della prima che arriva, per smuovere ricercatori di fede di tutto il mondo a questa superconferenza segreta ed elitaria in cui la vecchia rivelerà una delle 2 possibili verità apprese… eh si perché il mistero si restringe solo a 2 possibilità: c’è l’aldilà e dio, non c’è l’aldilà e dio.

    Ma lei ora lo sa. CON CERTEZZA.
    Uhm.

    Quindi indìce una conferenza, culmine di decenni di studi, torture, rapimenti…. ma si uccide poco prima di presentarsi al pubblico. MA PERCHÉ’?? Perché cazzo ti uccidi adesso vecchia scema, era necessario convocare tutti?? Perché non ti sei ammazzata prima? Perché hai organizzato la conferenza? Beh perché il film necessitava di durare un po’ di più forse.

    Se dio e l’aldilà esistono, perché non dirlo a tutti? Li hai chiamati apposta… sono li apposta… è il motivo per cui avete fatto tutto questo.

    Se non esiste, perché non ti sei ammazzata subito? ma soprattutto suicidarti perché? Perché speravi ci fosse una vita dopo la morte? Perché scoprire che hai finanziato per anni omicidi e sofferenze a vuoto? Ma in tal caso, visto che l’aldilà non c’è… che ti frega? Nessuno finirà all’inferno. Godetevi la vita, no?

    Non regge proprio questo finale ed è la scappatoia tragicamente peggiore di chi sa di essersi incartato in una situazione più grande di lui… È il trucchetto più vecchio che insegnano ai corsi di recitazione o sceneggiatura: il suicido o il sogno sono il finale ultimo e imprescindibile.

    Quando fai una improvvisazione a teatro, e non sai come uscirne, ucciditi, non devi spiegare nulla a nessuno.
    In scrittura uguale… vedi ad esempio film comeBoxing Elena… ci piazzi che era un sogno e tutti a casa felici e contenti, uscendo da una situazione a cui non c’era più salvezza per lo sceneggiatore.

    DELUDENTE.

    Se volete vedere un film davvero profondo, scioccante, ben scritto, ben recitato e ben diretto, recuperate7 DaysdiDaniel Grou. Capolavoro misconosciuto che in patria, Canada, è stato distribuito al cinema e supportato da un cast d’eccezione nonostante l’estremismo della realizzazione e contenuti.