Autore:Antonietta Masina

  • [EXTRA] I Fantasmi secondo David Lowery

    La regia più personale ed innovativa del nuovo millennio, ce la offreDavid Lowerycol suoStoria di un fantasma(t. o.A Ghost Story) (2017) scegliendo la via della sottrazione: una cornice 4:3 invece dei formati superpanoramici tanto ricercati, un montaggio quasi assente (dello stesso regista) fatto di piani lunghissimi, come quasi assenti sono i movimenti di macchina. Tutto il film sembra una vecchia foto, totali abbondano a discapito dei primi piani, così come i silenzi e le assenze di dialogo.

    Questa scelta ci catapulta dentro la mente e la solitudine dei 2 protagonisti (l’affiatata coppia Casey Affleck/Rooney Mara che il regista aveva già diretto nel suoSenza santi in paradiso) e ci rende partecipi delle loro vite (e nel caso delfantasma, della sua non-vita sospesa nel tempo e nelle dimensioni).

    Inserito dalla critica fra i migliori 100 film del decennio, e presentato/premiato a vari fest internazionali (dal Sundance a Sitges)A Ghost Storypiù che una storia di fantasmi è un dramma della memoria, delle solitudini e del tempo che passa, della malinconia dell’esser testimoni della propria assenza. È da sottolineare – con ammirazione – che un film così lontano dal “rumore” dei meccanismi mainstream (che oramai necessitano di olio) arrivi dopo la produzione Disney “Il drago invisibile” (Pete’s Dragon, 2016) remake del film “Elliott il drago invisibile” del 1977: questo denota la personalità ed il carattere di un giovane autore che sa cosa vuole… e che vuole raccontarlo a modo suo, costi quel che costi.

    L’iconografia del fantasma è delle più classiche e buffe: coperto dal lenzuolo.

    Sembra che il lenzuolo che accompagna i fantasmi sia quello con cui muoriamo (bianco da obitorio nel caso del nostro protagonista, a fiorellini e rétro quello del “vicino di casa”) e il cui candore, risente comunque del passare dei secoli.

    Questa iconografia, fu ripresa già nel 2012 (ma in modo decisamente più inquietante), nel filmRevenant(An American ghost story) diDerek Cole, purtroppo da noi poco noto ed inedito in Home Video. L’efficacia dei corpi impalpabili che si rivelano grazie ai lenzuoli credo abbiano ben più che ispiratoJames Wannella realizzazione (il successivo anno) diThe Conjuring, che presenta più di qualche similitudine/intuizione visiva.

    Struggente la scena dei due fantasmi alla finestra, legati/intrappolati a un luogo… a un ricordo… fino al punto di dimenticarlo e trascinarsi giorno per giorno nell’attesa di qualcosa: solo la presa di coscienza potrà renderci liberi. Cosa ha scritto la sua donna sul foglietto, prima di lasciare per sempre quella casa? Diventa una ossessione per il nostro fantasma, ma alla fine del film non avrà nemmeno più importanza scoprirlo anche se la sparizione dell’altro spettro – dopo la demolizione della casa – ci dà una chiave di lettura molto precisa.

    Le scene in cui vediamo – narrate con grande maestria – le transizioni temporali susseguirsi, fino al futuro, sono mozzafiato.

    Ed i mondi paralleli, densi di predestinazione e spettrali giochi di luce ci ricordano tantissimo gli stilemi di Kieslowski neLa doppia vita di Veronica. Come in questo film poi, la musica qui ha un ruolo fondamentale.

    Strepitoso il sound design che diventa un terzo attore, e l’essenziale ma puntualmente emozionante musica diDaniel Hart, frontman del gruppoDark Roomsautori/esecutori del bellissimo branoI Get Overwelmedche la donna ascolta per riconnettersi col suo amato perduto.

    Fondamentale per la riuscita di un film simile sono anche le scenografie ma, soprattutto, la fotografia diAndrew Droz Palermoche pur apparendo realistica, in realtà è una sofisticata miscela di chiaroscuri Caravaggeschi e contrasti di luci calde/fredde che mirano sempre a far spiccare lo spettro in modo scultoreo. Prima di questo film Andrew Droz aveva alle spalle una infinita lista di cortometraggi, e fa davvero bene al cuore vedere che un prodotto simile e di simile qualità sia il frutto di un team giovane, affiatato e scelto per meriti e non necessariamente per altisonanza di nomi.

    CONSIGLIATO.Storia di un fantasmadiDavid Loweryè un capolavoro senza dubbio, e senza abusare della parola.

    Il tempo è il nostro bene più prezioso. È ciò che una volta perso non ci verrà restituito, per questa ragione bisogna sfruttarlo nel miglior modo possibile, cogliendo tutta la bellezza e l’importanza del presente, senza farsi ossessionare e perseguitare dal passato o da cosa potrà avvenire nel futuro.

    Per citareOmar Khayyam: “Sii felice per questo momento. Questo momento è la tua vita.”

  • [RECENSIONE] Changeling (Peter Medak)

    Nei gloriosi e sanguinosi anni ’80Peter Medakva controcorrente e firma conChangelingun horror sovrannaturale che si tinge di giallo tutto basato su atmosfere e pochissimi effetti speciali.

    Per farlo come si deve, il regista sceglie un cast di icone i cui nomi (almeno per l’epoca) associati a un horror, erano sempre una garanzia:George C. Scott(3 volte candidato all’Oscar e uno vinto nel ’71 perPatton – Generale d’acciaio, visto anche inL’Esorcista IIIeFenomeni Paranormali Incontrollabili), su moglieTrish van Devereche per questo film vinse un Genie Award (Incubo Infernale),Melvyn Douglas(2 Oscar e una candidatura, apparso anche neL’Inquilino del terzo Piano) ed infineJean Marsh(Frenzy,Nel fantastico mondo di Oz).

    Russell Hunterfirma il soggetto del film e sostiene di aver vissuto anni prima, durante un suo soggiorno alla Henry Treat Rogers Mansion in Colorado, una esperienza analoga che gli è stata di ispirazione (bisogna notare infatti che firmò solo 8 anni dopo lo script di un altro film e che quindi la sceneggiatura non era la sua principale attività). Il protagonista diChangelin, si chiama anche John Russell.

    Inizialmente la regia doveva essere affidata aTony Richarson(premio Oscar per Tom Jones) ma rifiutò per divergenze artistiche con i produttoriMario KassareAndrew Vajnache, nell’epoca d’oro del filone horror e sci-fi, han regalato poi al pubblico perle come:La Casa di Mary,Allucinazione Perversa,Atto di ForzaeTerminator 2. La regia passa così al televisivo Medak, che solo anni e anni dopo tornerà al genere con un altro film:Species 2.

    La spaventosa scena (di baviana memoria) della pallina che scende le scale (gettata in un fiume per vederla riapparire bagnata… “li, dove non dovrebbe essere”, e che richiama la scena della valigia inIl Rosso Segno della Follia) fu ripresa poi anche da Bava Jr. come incipit de LaCasa con la Scala nel Buio.

    TRAMA: John Russell è un celebre compositore che ha da poco perso moglie e figlia in un incidente stradale. Si trasferisce cosi a Seattle e affitta una villa solitaria dove spera di placare il suo dolore. Ben presto però l’uomo inizia ad avvertire in casa strani rumori e scoprirà che la villa – a inizio secolo – era abitata da una famiglia con due bambini, entrambi morti in maniera violenta.

    Ho aperto la recensione parlando di un Medak “controcorrente” perche gli anni ’80 erano già gli anni delloslasher, degli effetti diAlien, delle morti violente negli zombi film di Fulci.Changelinginvece sembra quasi più fare il verso agli anni ’70, sviluppando il tema della casa stregata in modo agghiacciante: con intelligenza e capacità di impiegare i giusti tempi ed energie in una storia, e nella creazione di un’atmosfera inquietante fatta di cura dei dettagli.

    Nota curiosa: secondo alcuni appassionati di horror, ci sono diversi elementi chiave della trama che sembrano avere più di qualcosa in comune con il filmThe Ring.

    Approdato in sala ben un decennio prima che lo scrittore giapponese pubblicasse il best seller da cui il film è ispirato, in effetti ciò che capita al nostro Russell lo ritroveremo poi proprio inThe Ring: una donna e il suo ex-marito trovano uno chalet nel bosco, che è stato costruito sopra un pozzo. Strappate le assi del pavimento rinvengono le ossa di Sadako, un’adolescente uccisa dal padre, che la ha gettata nel pozzo, per poi sigillarlo. E a proposito di pozzo, la scena della bambina che osserva il corpo galleggiante nel pavimento, è davvero da antologia… così come Russell che vede lo spirito del senatore “fluttuare” nella casa in fiamme per assistere alle malefatte del padre adottivo.

    I prestigiosiGenie Awardsnon andarono solo al film (e alla Van Devere), ma anche al direttore della fotografia John Coquillon (già prestigiosa firma diCane di Paglia) che disegna la casa con dei tradizionali e sapienti chiaroscuri, fino a giocare con dei controluce davvero avanguardistici.

    SPOILER ALERT!

    Originale il fatto che lo spirito del bambino sembri quasi voler solo chiedere aiuto, rivelandosi poi solo assetato di morte e vendetta (il nome di Sadako lo abbiamo già detto?), una sete che non si placa nemmeno con la scoperta dei resti o con la giustizia finalmente fatta.

    FINE SPOILER

    Al momento dell’uscita, il film non ottenne il successo sperato, ma si guadagnò col tempo lo status di cult indiscusso e capolavoro. Se molte cose oggi han il sapore del Deja-vu è solo perché tanti e tanti film successivi, sono debitori (a volte silenti) a questa opera.

  • [EXTRA] La “croce” di Marco Antonio Andolfi

    Il filmLa croce dalle sette pietre, tristemente noto anche comeIl lupo mannaro contro la camorra, è un film horror/comedy del 1987, diretto, sceneggiato ed interpretato daMarco Antonio Andolfi.

    È stato prodotto dal Ministero dei Beni Culturali, ma fu proiettato in sole due sale, ed ebbe una distribuzione Home Video in VHS solo in Germania e Giappone.

    Viene ricordato come uno dei peggiori horror mai fatti, il che lo ha reso un cult intramontabile e simbolo del cinema trash. Anni dopo, Andolfi decise (sotto l’egida di un produttore senza scrupoli) di rimontare il film, aggiungendogli nuove scene e titoli. Lo rinominòTalismanper aggirare i diritti e venderlo in altri paesi esteri.

    Oggi tutti i cosiddetti “cinefili nell’era di internet” prendono in giro questo film. Un film che il 90% degli utenti commentatori non han palesemente nemmeno visto, se non a pezzi.

    Ma siamo sicuri che non sia il film a prendere in giro il suo pubblico?

    Partiamo innanzitutto dalla una delle tante piaghe che affliggono oggi il web: gli “YouTubers“. Quel fenomeno sottoculturale tipicamente giovanile, dove per “giovanile” qui si intende una fascia di età che va dai 9 ai 12–14 anni, ma che purtroppo han seguaci anche in persone adulte.

    No, non odio indiscriminatamente ogni Youtuber. Per citare Oscar diObsolescenza Programmata:

    “Disprezzo selvaggiamente solo gli Youtuber di professione, non chi ha una professione e fa lo Youtuber.
    Ragazze che insegnano i trucchi del make up, doppiatori che intrattengono i loro fan, disegnatori che consigliano e parlano di aspetti interessanti della loro professione, gente di settore, con magari anni di esperienza, che consiglia film o fumetti vari sono tutti esempi di come uno Youtuber può essere interessante, utile ed apprezzato sulla base delle sue esperienze e capacità professionali.
    A destare odio e istinti omicidi sono invece quei Youtubers senza professione, ma di professione Youtuber, che snocciolano e sputano pareri alla webcam parlando di argomenti che, nel migliori dei casi, hanno conosciuto grazie a wikipedia cinque minuti prima.”.

    Fonte:Obsolescenza Programmata.

    Il film divenne noto grazie alla “recensione” strappalike e risate di uno di questi fenomeni… e da lì, apriti cielo.

    Oramai quando si parla diLa Croce dalle sette pietreesce fuori solo una gara a chi fa il commento piu’ “ilare”. Benvenuti nel web, signori.

    Ma siamo sicuri che un film in cui il regista che doppia in romano e fa gesticolare Gordon Mitchell come un parcheggiatore abusivo, che fa esclamare invocazioni a San Gennaro al ricettatore napoletano in punto di morte o che ci spaccia ninfomani per cartomanti, sia caduto davvero nelridicolo involontario?

    Gli effetti speciali sembrano essere un’altra nota dolente del film (almeno da quanto si legge nei soliti commenti). Ma per l’aspetto del licantropo e di Aborym, Andolfi si ispirò alle maschere della mitologia greca e alle iconografie del demonio nei testi sacri. E sebbene l’effetto sia palesemente finto, non appare così casuale.

    Inoltre, da appassionata di horror, non ho potuto non notare come la scena del melting di “Totonno O cafone” (Piero Vivaldi direttamente dal successo deLa Piovra, guardacaso) o la deformazione del viso (e successiva esplosione della pancia) della mamma del protagonista, siano effetti di ottima fattura. Sebbene accreditati a Endolf stesso, è più probabile che siano stati realizzati daAngelo Mattei(qui accreditato al trucco): un professionista di livello che ha realizzato gli FX di film comeMacabro,Alien 2 sulla Terra,Murder Obsessione la serieBrivido giallo.

    La tecnica con cui è realizzata la prima fase della trasformazione, omaggia la tecnica di dissolvenze creata da Jack Pierce per i primi film sull’uomo lupo.

    Ma il compianto Mattei, non è l’unico nome di punta scelto da Andolfi perLa Croce dalle Sette Pietre.

    Il regista infatti si è circondato nella sua opera prima, di un cast di primordine in ogni reparto: Annie Belle (La casa sperduta nel parco), George Arrison (Gli Invasori), Zaira Zoccheddu (Roma a mano armata) e appunto Gordon Mitchell nel cameo del sacerdone satanista.

    Alla scenografiaMassimo Corevi, che ha collaborato con registi come Sergio Martino, Castellano e Pipolo e Tonino Valerii, e alla fotografiaCarlo Polettiche è stato anche assistente operatore di Federico Fellini (Il Casanova di Federico Fellini),Michele Massimo Tarantini(La professoressa di scienze naturali) e ha lavorato come operatore con Joseph Losey (Don Giovanni, 1979), Giuliano Carnimeo (I carabbimatti e Mia moglie torna a scuola, entrambi nel 1981) e Leandro Castellani (Don Bosco, 1988).

    Menzione particolare alle musiche, una colonna sonora sperimentale e minimale che sembra uscita più dagli anni ’60 e ’70 che dagli ’80 e che forse è la punta di diamante del film: a realizzarla il jazzistaPaolo Rustichelli: compositore noto non solo per aver firmato (con lo pseudonimo di Jay Horus) le canzoni di Ilona Staller ma anche colonne sonore per film come Amici miei atto III, E la vita continua, La neve nel Bicchiere.

    Rustichelli nel 1991 compone e produce l’albumMystic Jazzche contiene brani suonati da Miles Davis e da Carlos Santana. Con Santana sviluppa un’amicizia e collaborazione artistica che continuerà anche nel successivo album Mystic Man del 1996; partecipano all’album anche artisti come Miles Davis, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Andy Summers (The Police) e Jill Jones. Il branoMed Groovenel 2014 è ripetutamente al primo posto nelle classifiche statunitensi dellosmooth jazzeAmazon.comn. 1 Best Sellers.

    Siamo sicuri di non voler riascoltare anche lo score del film con un’ottica meno prevenuta?

    Non sto dicendo ovviamente cheLa croce dalle sette pietreè un capolavoro, né che come esperimento sia pienamente riuscito.

    Però, di fatto, di questo si tratta: un esperimento ragionato, su cui il regista stesso ha più volte giocato in seguito, mischiando le carte in tavola.

    Davvero impossibile pensare che con una tale crew, nessuno sapesse cosa stava facendo.

    Le scene che a detta di molti sembrano ridicole o comico involontarie, sono assolutamente e volutamente autoironiche. e basterebbe vede il film per capirlo.

    L’idea alla base del film è originale quanto bizzarra (un gioiello che serve a proteggere il mondo dalla furia distruttiva del male che impossessa il protagonista, finisce nelle mani della camorra) e le caratterizzazioni (nelle acconciature, costumi e recitazioni) dei personaggi son tutte palesemente fedeli ed appartenenti a uno stereotipo iconografico diffuso nell’immaginario collettivo internazionale.

    Il ruolo del quasi sempre nudo protagonista deLa Croce dalle sette pietreè interpretato da Andolfi stesso (con lo pseudonimo diEddy Endolf), non estraneo a mostrare le sue doti fisiche nei film (Adamo ed Eva: la prima storia d’amore) grazie a un passato di atleta (è stato campione italiano di Decathlon) e attore di fotoromanzi. Andolfi dopo questo film non ha più girato nulla, se non il cortoRiecco Aborymche è il sequel del suo film.
    Ha anche preso parte come attore in alcunifilm indipendenti.

    Marco Antonio Andolfiè morto nel 2018 in solitudine, andando via senza far rumore ma difendendo fino alla fine un’opera in cui ha creduto sempre.

  • [EXTRA] La figura del “diverso” che fa paura

    I temi dell’invasione (o della possessione) celano modalità subdole del terrorismo psicologico della “politica del diverso” (a proprio modo, ognuno ne fa): dietro al demone Pazuzu (dall’Iraq del futuro Saddam) si nasconde la tipica (come il modello stereotipato di famiglia che propone) ragazzina americana Regan, e con lei il terrore dell’occupazione territoriale che ritroviamo inL’invasione degli ultracorpi,Independence day(questo per la serie “Sò forti ‘sti Americani!”), e tutta la serie retrò tipoInvaders from Marsin cui gli invasori del pianeta rosso simboleggiano i comunisti.

    Non tralasciamo poi tutte le comunità di emarginatiCabal,Basket case,Street Trashper arrivare al negro fantasma diCandyman, il maniaco omosessuale deIl Silenzio degli innocenti(che dice ciò che inPsychooL’occhio che uccideera solo sussurrato), l’omosessualità animalesca\antropofaga che dilaga nelPasto Nudo, fino al travestito dellaCasa con la scala nel buiooSleepaway Camp.

    È stato notato che il tema del vampirismo non è altro che una metafora dell’omosessualità: un essere immorale deve essere camuffato sotto le sembianze di un mostro, e come tale può essere accettato. L’operazione del camuffare funziona come un rimedio contro la paura.

    È l’altro a intimorirci, non il mostro.

    Camuffando quest’altro da mostro trasferisce sul simulacro la riprovazione di tutto ciò di cui si ha paura, per sopprimere la sua efficacia e la sua universalità.

    Tra l’altro il sesso “morboso” (che sfocia anche in incesto a più livelli e complessi edipici) affiora anche in film mossi da tematiche diverse:Amityville possession,Angel Heart,La chiesa,Dr Jekyill e Mr. Hyde: sull’orlo della follia,Miriam si sveglia a mezzanotte,American gothic, fino ad essere per altri la base della trama o la tipologia del carattere del protagonista:Il bacio della pantera,Il demone sotto la pelle,Hellraiser,La casa dalle finestre che ridono,L’ultima casa a sinistra,Inseparabili,La sindrome di Stendhal,Nightmare,Society,Nekromantik,Opera,Possession, fino ad un sottogenere difficile da classificare, in cui i sopracitati filoni si fondono ancora di più:From Beyond,La mosca,Maniac,Videodrome.

    Il binomio Sesso & Sangue viene grandiosamente inaugurato daHerschell Gordon Lewis, con un’occhio attento al vecchio Gran Guignol e l’altro alla cinematografia softporno che conRuss Meyerandava per la maggiore, e si perpetua – salvo rare eccezioni – quasi gratuitamente in tutti gli pseudo-Horror italiani\spagnoli degli anni ’70 (Tutti i colori del buio,Il castello dalle porte di fuoco) fino contagiare le produzioni Hammer, che sfornano prima di inabissarsi del tutto, Vampire Lesbiche a iosa.

    Si potrebbe pensare che la cinematografia fantastica ed orrorifica sia di matrice razzista.

    Ed in parte è vero: il mostro da eliminare è sempre una figura al di fuori di ciò che viene considerato normale.

    Se un uomo uccide è omosessuale (o al contrario, va con le donne, ma più del dovuto – si pensi a come la trasformazione inThe flysia abbinata alla potenza sessuale ritrovata), è voyeur, è negro, è deforme, viene da un altro luogo, è dipendente da qualche droga (non importa il tipo, vediBrain Damage).

    Quando è donna è di sessualità immorale, è psicopatica (inMacabroè tutt’e due!), è in ogni modo inferiore (sfigurata nel bellissimoOcchi senza voltoe sordomuta neAngelo della vendetta, sarebbe uguale se lei non avesse l’handicap?). Se è pura la sua purezza attira il malvagio (Dracula,Noseratu,Poltergeist,Suspiria). È una strega (La maschera del demonio,La stagione della strega,L’albero del male,La casa di Mary) o una medianica (anche se involontariamente, comunque causa di mali.

    Come nei filmSpiritika,Sentinel(in cui una modella – non solo una donna, quindi, e c’è da sottolinearlo così!, che ha tentato il suicidio può riscattare la sua anima vegliando la porta dell’inferno!!!),Fenomeni paranormali incontrollabili,Carrie(con l’arrivo della pubertà, si scatena l’inferno della repressione sessuale).

    È progenitrice del male (Rosemary’s baby,La setta,Baby Killer), è immorale in generale (tutte le donne avide diCreepshow,Due occhi diabolici, l’episodio 1, sempre di Romero,Il pozzo ed il pendolo,La casa dei fantasmi) fino a quelle inclassificabili come la progenitrice dellacovata maleficadi Cronenberg o del protagonista diSplatters.
    Senza dimenticare tutte quelle che da non-protagoniste han tramato nell’ombra portando alla rovina (le mamme diCarrie, Norman Bates, Jason –Venerdì 13– Voorhees, la sorella di Michael Myers diHalloween, la mamma della dolce protagonista deLa casa sulla scogliera, Clara Calamai inProfondo Rosso).

    Sembra quasi che l’horror si diverta a ribaltare tutto ci che di familiare e tenero ci circonda (bambole e pupazzi, la mamma, i bambini, perfino il pacioso San Bernarno nel miticoCujo) per scatenare meccanismi aghiaccianti!

    E ben venga quel cinema che presenta anche l’opposto del fantastico e dell’horror pur restandovi a tema:Elephant man,Society,Freaks(i mostri veri siamo noi “normali”, perché siamo marci dentro),La signora ammazzatutti,Un giorno di ordinaria follia,Schegge di paura,Natural Born Killers,Herny, pioggia di Sangue. Tanto più perturbanti proprio perché inseriti perfettamente in una realtà (o che sono un prolungamento di essa) che tutti conosciamo fin troppo bene, o crediamo di conoscere.

    Allucinazione perversa(finalmente, sono gli americani che fanno i danni e non i Vietcong!), lo iettatore\stregone uomo delTocco della medusa, i Vurdalak deiTre volti della paura(i mostri sono quelli che ci hanno -e che abbiamo- amato di più, e tornano a prenderci!!!) fino alla grande e coraggiosa rivelazione diDr Jekyill, dove il vero mostro è la cattiveria umana senza mezzi termini (e non importa se belli o brutti, vediMary Reilly).

    Matrice razzista, dicevamo, ma a fin di bene: gli emarginati (o coloro che rappresentano una minoranza) finiscono coll’identificarsi in questi antieroi portati alla ribalta, che a loro volta sembrano ammiccare al loro pubblico esaudendo i loro desideri più nascosti.

    Dopo il primo, bellissimo episodio diNightmare, Freddy Krueger è diventato un beniamino dei liceali, risuscitando (N.B.: lui e mai i protagonisti) ad ogni puntata, facendo fuori (per la gioia delle loro fantasie) tutti quei falsi modelli di insopportabili primi della classe, primi nello sport, bellissimi e ricchissimi!

    Paladino dei teenager a campeggio, il Jason diVenerdì 13(che dopo il primo episodio subisce analoga trasformazione e fa fuori tutti i rimorchioni e i fanatici) non arriva alle 8 puntate. Fa la sua parte anche l’antieroina tutta curve e sesso delle scuole (bruciata in una festa di fine anno, strano incrocio tra Carrie e Nightmare) diProm Night.

    Dichiaratamente a favore del pubblico le gesta del redento predatore diPredator 2, che stavolta uccide solo i cattivi, il nerd contaminato dalle scorie radioattive inToxic Avengerse i marziani diMars Attacks!.

    Se vogliamo andare oltre, nel mito son sempre andate le figure non ordinarie (e non parlo di miti reali, comunque simbolo di vite difficili come la Monroe o Dean) come il Mostro di Frankenstein, Dracula o la leggendaria figura di Frank-N-Furter che nelRocky Horror Picture Showè: un vampiro, travestito, bisessuale, antropofago e per di più alieno!

    Dobbiamo quindi tirare un sospiro di sollievo quando finalmente si abbatte l’ultima barriera (si, sembrerà un controsenso, ma non lo è) e lo spauracchio diCandymanviene concepito per un nero!

    Prima avevamo avuto solo rari esempi di puro anticonformismo e contestazione (i protagonisti deLa notte dei morti viventieSisters, fino al bambino di colore deLa Casa nera), ora anche i ghetti di colore hanno un loro fratello come antieroe (a parte un commerciale e ridicoloBlackula, di nessun valore identificativo).

    Infine è notevole, commercialmente azzeccato e tematicamente frutto contemporaneo di tutte queste tenenze e mutazioni, l’antieroe dei variScreamche sotto la sua maschera nasconde chiunque ci si voglia celare, giocando a carte scoperte fin dall’inizio e promuovendo i sequel in lavorazione! Qui gli unici a resuscitare sono i protagonisti, marionette disposte a far si che il pubbico possa giocare ancora ad immedesimarsi col baubau per esorcizzarlo.

  • [EXTRA] Street Trash – Horror in Bowery Street di Jim Muro

    Street Trash – Horror in Bowery StreetdiJim Muroè una bellissima ed autoironica metafora sociale (la spazzatura del titolo alla fin fine sono i barboni, solo scarti umani di cui non frega nulla a nessuno), devastata dal doppiaggio italiano.
    Il film era molto noto negli anni ’80, nonostante la sua difficile reperibilità, merito (o a causa) delle immagini che circolavano nelle riviste di settore. Gli splendidieffettidi “melting” realizzati daJennifer Aspinall(precedentemente aveva partecipato aToxic Avenger, e ora lavora per Hollywood in produzioni comeStar Trek,Mullholland DriveeI Guardiani della Galassia) son rimasti nei sogni/incubi di una generazione.

    La trama è molto semplice. A New York, nel quartiere di Bowery Street, c’è un negozio di liquori frequentato dai barboni della zona. Il proprietario mette in vendita un superalcolico chiamato “viper” che ha trovato per caso in cantina. In realtà la bevanda è un liquido simile al Napalm usato durante la guerra del Vietnam, e una volta inghiottito scioglie gli organi ed i corpi delle vittime.

    Bellissime le fusioni colorate ed irreali, che schizzano sui muri diventando parte dei graffiti.

    Un gioiellino simile è tornato finalmente in Italia grazie aMidnight Factoryed Amazon Prime… ma il doppiaggio approssimativo (in alcune scene mancano perfino i rumori di ambiente come passi, porte aperte e chiuse etc) stan rendendo purtroppo il film difficile da digerire ai più, quasi quanto una dose di Viper. Eppure la recitazione sopra le righe non è affatto scadente come sembra dalle afone intonazioni postume, eil film va consigliato rigorosamente in lingua originale.

    La regia diJim Muroregala aStreet Trashangolazioni bizzarre ed efficaci di sapore “wiseiano” (se non si può dire, lo invento io!), ritmo, un uso sapiente e calibrato di suspense e visionarietà (il finale con la testa spappolata, o la visione incubo nel Vietnam che si materializza in uno sfasciacarrozze).
    A conferma del talento di questo giovane artista (qui al suo esordio), l’essere diventato uno dei piu affermati registi di serie tv in USA (The Brink, Outsiders, Animal Kingdom).

    E la curata fotografia in stile anni ’80 è un altro punto di forza diStreet Trashche supera così con eleganza, anche alcune evidenti restrizioni di budget.

    Muro lavorerà anche come operatore steady per registi come Bigelow, Cameron, Kostner diventando in breve uno dei più richiesti.

    Curiosità: il film è stato sviluppato da un iniziale corto di 10′ e ispirato (a detta di Muro stesso) da “Dodes’ka-den” di Kurosawa.

  • [RECENSIONE] Vore Gore (AA.VV.)

    Vore o… Gore?

    Lavorarefilia(spesso abbreviata invore) è una parafilia che associa il piacere sessuale all’atto di essere mangiati, inghiottiti, all’osservare il gesto e, in senso stretto, all’azione di mangiare.

    Malatissimo, vero? Non a caso ha avuto il suo boom in Giappone dove i fanatici si son espressi in fumetti e cartoni “di stampo onanistico” data la complessità di realizzare nella pratica sessuale reale, una fantasia così “totalizzante e definitiva” (e mortale).

    Ilgoreinvece è un genere cinematografico che propone scene particolarmente cruente e violente ma caratterizzato dalla presenza di sangue rappreso, piuttosto che zampillante come nello “splatter”.

    Ecco quindi che già dal titoloVore Goreci fa capire dove andrà a parare.

    Nove registi internazionali, fra cui 2 donne (3 considerando la co-regia diCherokee Nevinnel segmento firmatoWhite Gardenia), ci raccontano la loro idea di vore, sfruttando stili e linguaggi cinematografici diversi. Il film è legato solo dalla tematica, e da una bocca che… echeggiando/omaggiando i titoli delRocky Horror Picture Show, ci introduce ad ogni segmento ogni volta con un make up vistosamente differente e a tema.
    I film corali son sempre caratterizzati dalla mano dei registi che li compongono; quindi ovviamente c’è chi gradirà un episodio, chi un altro trovando discontinuità (stilistica, qualitativa etc). In questo caso la discontinuità è un pregio perché sottolinea la totale libertà e autonomia in cui ogni regista ha operato.
    Apprezzo poi in particolar modo come nei progetti capitanati daDomiziano Cristopharo, ci sia sempre una cospicua presenza femminile, spesso anche al suo debutto registico… in questo caso la strepitosaIrene Baruffetti(comePoison Rougeprima di lei).

    The Mouth.

    Il primo segmento, un suggestivo video sperimentale dello spagnoloMikel Balerdi, funge anche da titoli di testa e si muove più su associazioni di idee che in una vera e propria narrazione: vediamo dettagli di una “cartoonesca” bocca gigante che perde denti, mentre si sovrappongono immagini di deformità anatomiche e di un vecchio che si toglie la dentiera (facendo fastidiosi versi) accompagnando una pittorica automutilazione genitale.

    Sweet As Honey.

    Abbandonati gli stili rozzi ed extreme dei suoi lavori inDeep WebeDark Web,Emanuele Marchettorivela di essere un regista raffinato e capace di esplorare altri stili e narrazioni. Coadiuvato dalla bellissima fotografia diDaniele Trani, Marchetto ci racconta la storia di un apicoltore sordo, che sfoga il suo desiderio di essere mangiato dando in pasto le sue api a delle aggressive vespe… per poi masturbarsi fantasticando di fare la stessa fine, divorato da un suo doppio.

    Finger lickin’ good.

    Lorenzo Dante Zanoni, giovane promessa del new horror apprezzato inTaste of PhobiaeILL – Final Contagiumrealizza qui il segmento indubbiamente più disturbante e splatter.
    Un ragazzino resta turbato dalla visione di un porno… nel lavello del bagno rivede la vagina primordiale… il desiderio di possederla e rientrare in quel buco lo porteranno a farsi letteralmente a pezzi.
    Strepitosi gli FX di Athanasius Pernath, raramente in film e corti italiani (ma non solo) si vede roba di questo livello qualitativo.

    Please not in my mouth.

    È la volta diPoison Rougeche si rende anche sexy protagonista del suo segmento… giocando (ironicamente, e facendo il verso al suoAGP: Sacrifice) con un cacciavite… ma nella bocca di un povero malcapitato! Bellissime le soggettive da dentro la bocca, divertente il finale. Un vero “bagno di sangue” con una estetica pin up.

    Italian ladies do it better.

    La segue a ruotaIrene Jones Baruffetticon il segmento forse più autorale e metaforico: questo farsi “mangiare” dal proprio lavoro lo ho davvero apprezzato, e ho apprezzato come Irene (già attrice, cantante e costumista) abbia messo davvero tutta se stessa nel suo debutto, in una sorta di autobiografia in salsa rossa: una sarta deve consegnare un lavoro importante, ma ogni modello di abito che propone risulterà “anonimo” al committente, finché una ciocca di capelli non le resterà incastrata nella macchina da cucire e…

    Infernal Gluttony 2.

    Patrick Fortin, canadese noto nel giro underground per i suoi corti splatter/trash stile Troma, omaggia quiInfernal Gluttony: il cult del 2010 diDavid Charbonneau.
    Un uomo finirà a mangiare se stesso in un turbinio di droga, piacere culinario e onanistico. Tutto sembra uscire direttamente da un incubo del creatore dei Muppet, e ho apprezzato come accanto ad FX particolarmente realistici, si sia scelto di abbinare prop vistosi ed irreali, aumentando cosi il senso di disagio onirico.

    Yummy Fur.

    White Gardenia(Cherokee Nevin e Daniel Valient) sono un gruppo di performers costituito da ex autolesionisti e amanti dell’arte. Le loro performance sono un manifesto scritto col sangue (e che si possono trovare nel loro Mutilation Theatre). Girato come una sorta di shockumentary (che solo in superficie sembra approssimativo e amatoriale) il video ci mostra una ragazza che decide di assaggiare un po’ della sua vagina…
    Dopo il dito mozzato di Valient inXXX Dark Web, sicuramente anche questo segmento sarà l’ossessione di molti.

    Stretching.

    Dopo questi deliri di sangue,Domiziano Cristopharoci trasporta nel lato più psicologico della vorarefilia esplorando, nello script del fidatoAndrea Cavaletto, la frustrazione di questo bellissimo uomo che cerca soddisfazione sessuale nell’esser inghiottito in uno spazio stretto. Pochissimo nudo, pochissimo sangue a differenza di come Cristopharo ci ha abituati. Molta poesia.
    Bellissime le citazioni a Fellini con la donna del manifesto che diventa una gigantessa fuori della finestra, nel segmento che forse più di tutti affronta l’impotenza quotidiana di chi è attratto da questa philia e l’immaginario estetico/nipponico.
    Il finale è sconsigliato ai claustrofobici e alle persone ansiose.

    The Egg.

    E si conclude in bellezza, ma con sangue e poesia, nel finale firmato daDario Almerighi.
    Uno sciamano coltiva un uovo nel terreno, come fosse un seme. Da questo uovo poi, nascerà una donna. Questa creatura è pura e innocente, e resta turbata dalle brutture del mondo che la circonda (abbiamo una traccia di ecologismo anche) così torna dal mago che l’ha fatta nascere per chiedergli di distruggerla.
    Lo sciamano la farà a pezzi, per poi trovare un nuovo uovo dai resti di lei… solo che stavolta non opterà per dare al “seme” una chance di vita.

    A fine visione si resta frastornati dal caleidoscopio di emozioni a cui abbiamo assistito: nudità, sensualità, violenza, sangue, simboli.
    Sebbene discontinuo in apparenza,Vore Goreha un forte legame tematico fra i segmenti (e si può considerare il primo vero film sulla Vorarephilia) ma non solo: la musica del segmento di Poison Rouge è di White Gardenia, gli FX del corto di Zanoni sono di Cristopharo (Athanasius Pernath, per l’appunto!), la gigantessa del corto di Cristopharo è la Baruffetti… si respira un senso di forte collaborazione e scambio che fa ben sperare per la rinascita di un ambiente indie fervido e lontano da invide e competizioni sterili che han freddato il pubblico nostrano verso queste interessanti opere.

    DA VEDERE! 7 su 10.

    Fonte:YouTube, Domiziano Cristopharo.