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  • [RECENSIONE] Kopis (Lorenzo Lepori)

    Giovani protagonisti in un luogo isolato a fare baldoria e un assassino ad ucciderli.

    Il posto è un grosso casolare che appartiene alla famiglia (Robert Madison, Simona Vannelli) della protagonista Francesca (Aurora Bastia) e custodito dal loro fidato tuttofare Andrea (Andrea Bonella) .

    Nel più classico canovaccio slasher si muoveKopisdiLorenzo Lepori. E nella carneficina che eliminerà uno ad uno i ragazzivecchio e nuovo si incontrano e scontrano.

    Tema esplicitato a partire dalla locandina con l’antico coltellaccio che trafigge il moderno telefono cellulare.

    Quello che va in scena inKopis, che Lepori ha scritto insieme adAntonio Tentori, è un confronto (impari) tra generazioni (che solo la morte può appianare).

    Un assassino con unamascherache esprime la rancorosa consapevolezza della sua già avvenuta sostituzione e rottamazione e riesce anche ad ingannare il gruppo di (disconnessi) ragazzi facilitando le loro uccisioni.

    Un viale del tramonto imboccato senza serenità non per moralismo ma per contezza della vecchiaia che con loro aveva veduta, e per via del malsano culto dell’immagine che i nostri tempi pretendono.

    Che poi sono i temi diX: A Sexy Horror StoryeThe Substance.

    Se nel film diCoralie Fargeatsi parlava apertamente di show business e delle sue spietate leggi annientatrici della persona, inKopissono le persone comuni che aspirano al mondo dello spettacolo o che sono comunque condizionati da esso a tal punto da passarsi queste smanie assurde come un virus impossibile da debellare.

  • [RECENSIONE] Obsession (Curry Barker)

    Dopo aver spezzato il misterioso bastoncino del desiderio per conquistare il cuore della ragazza che ama un romantico senza speranza ottiene esattamente ciò che ha chiesto ma presto scopre che alcuni desideri hanno un prezzo sinistro e pericoloso.

    Questa è la trama ufficiale diObsession, film scritto e diretto dall’esordiente youtuber (qui il suo canale)Curry Barker,pubblicata dal distributore Universal Pictures.

    Sinossi abbastanza fedele alla realtà ma che fa passare inosservati un paio di dettagli fondamentali per entrare dentro all’analisi. Proviamo a dirla meglio allora.

    Obsessionè la storia di un ragazzo (Michael Johnston)cheegoisticamentecon un sortilegio priva dellibero arbitriola ragazza (Inde Navarrette) di cui è segretamente innamorato.

    Solo apparentemente quindi Bear è la vittima e Nikki il mostro. Solo guardando in superfice lui è privato della sua libertà, soffocato dal morboso e violento amore possessivo di lei.

    Storia raccontata sempre sopra le righe. Un approccio che stranisce e funziona grazie anche alle molteplici e caricate espressioni facciali di Navarette.

    In questo finto ribaltamento dei ruoli si gioca in qualche maniera sulle ricorrenze nei rapporti tossici. Ed ecco i folli cambi d’umore di lei, le sue violenze sempre più esplicite, la sua ossessione per il loro rapporto che vorrebbe ancora più profondo ed esclusivo, le sue false promesse di cambiare (lasciando a lui un po’ di respiro) e non farlo più.

    Ma la cosa che più inquieta inObsessionè la società che circonda i due ragazzi e i loro amici Ian (Cooper Tomlinson) e Sarah (Megan Lawless). È l’assenza di un mondo adulto, una famiglia, a fare da guida. Un po’ come accadeva anche inTalk To Me.

    Una società assente e che quando compare se ne sta da parte, guarda e non interviene perché egoista e senza empatia, complice di Bear perché simile a lui.

  • [RECENSIONE] Backrooms (Kane Parsons)

    L’industria del cinema prende in un sol colpo il fenomeno web dellebackroomse il giovanissimo (21 anni questo mese) videomakerKane Parsonsesploso qualche anno fa propriocavalcando l’ondadi quellacreepypasta.

    Lebackrooms, nell’interpretazione dello sceneggiatoreWill Soodik(Ash Vs. Evil Dead), diventano lo strano luogo in cui il concetto estetico disublimetrova la sua casa. Un posto che attrae e spaventa allo stesso tempo e che catturerà irreversibilmente il protagonista.

    Che poi, detto tra parentesi, dietro il concetto del sublime c’è il segreto del successo del genere horror. Quella mano davanti agli occhi per vedere e non vedere.

    Clark (Chiwetel Ejiofor) è un architetto fallito, separato dalla moglie e proprietario (indebitato) di un salone di mobili senza clienti.

    La scoperta delle labirintiche backrooms nel seminterrato del suo negozio (che è anche diventato il suo alloggio) gli ridà una inaspettata voglia di vivere che aveva sostituito con la rabbia. In quei luoghi strani, e stranamente a lui familiari, si sente a casa, a proprio agio.

    Questo accade perché quei posti in realtà lo stanno sempre più catturando con un inganno, un trucco, una sostituzione. E piano piano non può farne più a meno perché come il suo alcolismo anche le backrooms stanno rendendo meno triste la visione della sua vita.

    Chiwetel Ejiofor. Credit: Courtesy of A24
    Chiwetel Ejiofor. Credit: Courtesy of A24.

    E poi c’è la terapista Mary (Renate Reinsve) verso la quale Clark esprime rancori e frustrazioni, ma anche la sua attitudine a commiserarsi senza però trovare mai soluzioni ai problemi.

    Mary, la razionale e scettica, che continua però anche lei nella sua intimità a rimuginare sul suo passato senza venirne a capo.

    È un horror anomaloBackrooms.

    Con i momenti spaventosi raggruppati principalmente nella seconda parte che funzionano finché creano tensione con il non visto e il sonoro.

    Solo nella parte finale il film perde in efficacia quando cede alle regole di mercato che vogliono il palesarsi del mostro sullo schermo.

    Finché si sviluppa intorno ai nebulosi pensieri negativi di chi visita questi non luoghi mantiene intatta la sua forza.

    Anzi, con i suoi due adulti con parecchi problemi da risolvere, descrive bene una generazione allo sbando, senza più punti di riferimento, persa in una società che gli è cambiata sotto gli occhi.

    Con questi due protagonistiKane Parsonspartecipa emotivamente e dimostra anche un certo pessimismo per un mondo in cui i suoi coetanei sono solo comparse destinate a durare poco.

  • [RECENSIONE] Ammazzare Stanca (Daniele Vicari)

    Antonio Zagari (Gabriel Montesi) è giovane, vive nella provincia di Varese e lavora in una fabbrica. Antonio discende da una famiglia calabrese affiliata con la ‘ndangheta e per essa compie estorsioni, rapine e omicidi. Non vorrebbe uccidere ma è costretto. Dal padre Giacomo (Vinicio Marchioni) che comanda la zona agli ordini di Don Peppino (Rocco Papaleo), dagli atteggiamenti del fratello (Andrea Fuorto) che non vive la cosa come una imposizione.

    Antonio lo fa perché lo deve fare, perché è cresciuto in quell’ambiente, con quella mentalità (fatta di assurdi riti). Sempre più controvoglia continua a farlo.

    Prova anche a mascherare il suo disagio senza riuscirci però bene. Lui che alla vista del sangue vomita o perde i sensi. O che parla con accento del nord ma ha a che fare quasi esclusivamente con gente che parla in calabrese. Che non è felice per il fratello che diventerà presto affiliato. Non è proprio compatibile con quell’ambiente, ma porta sempre a compimento gli impegni malavitosi, perché a bloccarlo ci sono i legami famigliari.

    Liberamente ispirato all’autobiografia del pentito Antonio Zagari,Ammazzare StancadiDaniele Vicariè il racconto di questo pesce fuor d’acqua dalla repressione fino al momento della sua sofferta liberazione.

    In questo lungo percorso del protagonista emerge soprattutto il personaggio di Enzo, fratello di Antonio. Il suo entusiasmo iniziale si spegnerà di colpo quando entreranno in gioco i sentimenti.

    Ammazzare Stanca intrattiene senza mai cadere nelle banalità.

    Daniele Vicarinei suoi film racconta gli avvenimenti sempre nella maniera più semplice, immediata e fruibile, senza calcare la mano dove non serve. Per esempio inAmmazzare Stanca – Autobiografia di un assassinofacile sarebbe stato evidenziare di più i dettagli splatter. Lui li mostra ma senza dilungarsi, anche perché hanno effetti indesiderati sul protagonista.

    Ma il vero pregio del film sta nella volontà di fuggire dalla retorica che (soprattutto) in certi racconti-generi-situazioni prima o poi salta fuori. La cosa è particolarmente evidente nel rapporto tra Antonio e Angela (Selene Caramazza).

    Un personaggio forte rispetto alle altre pochissime donne presenti che restano sullo sfondo, portano solo da mangiare a tavola e non parlano quasi mai. Lei invece sceglie cosa fare della propria vita.

    La loro storia d’amore non si avvicina mai al mieloso, a quel racconto falso, banale e paraculo da mondo perfetto. E se non è un piccolo miracolo questo.

    Ammazzare Stanca di Daniele Vicari è distribuito nelle sale da01 Distribution.

  • [RECENSIONE] Shelby Oaks – Il covo del Male (Chris Stuckmann)

    Pubblicizzato alla grande, l’horrorShelby Oaks – Il Covo del Maleè un tritume di cose già viste e riviste e più va avanti con la sua storia e più diventa banale, prevedibile, se non addirittura risibile.

    A cominciare dalle due sorelle protagoniste, Mia (Camille Sullivan) e Riley (Sarah Durn), con quest’ultima sparita anni prima mentre girava una trasmissione sul paranormale in un luogo abbandonato,Shelby Oaksnon fa altro che riproporre i soliti personaggi calati nelle stesse situazioni.

    La solita cocciutaggine, guidata dall’amore, di chi vuole la verità e inizia ad indagare per scoprire fatti, cose e personaggi che sono obbligatori per lo sviluppo della classica trama che vuole gli antagonisti mossi da un similare folle amore. E se c’è qualche sorpresa o qualche trovata interessante (i cani infernali che attaccano e proteggono, oppure fanno da esca) subito dopo si rientra nella norma fino al finale che più scontato non si poteva.

    Una storia e uno sviluppo banali, raccontati senza molta inventiva utilizzando i soliti trucchetti deglihorrorcommerciali (o aspiranti tali) moderni: a cominciare dai jumpscare (visivi e sonori) e dal progressivo manifestarsi-palesarsi della demoniaca figura che tutto muove.

    Forse il 4 che gli ho dato a caldo la settimana scorsa suletterboxdè un voto troppo cattivo, perché stiamo parlando di un esordio (del critico eyoutuberChris Stuckmann) che porta a casa comunque il risultato se ci si accontenta delle solite cose horror. Ma sono così tante le situazioni già viste che il ricordo del film si fa già sbiadito poche ore dopo la visione.

  • [RECENSIONE] Eva (Emanuela Rossi)

    Inconcorso al Torino Film Festivalc’èEvadiretto daEmanuela Rossi, che arriva a sei anni dal suo esordioBuio.

    La storia è quella di Eva (Carol Duarte) che vaga facendo sparire nel nulla bambini fino al giorno in cui grazie ad un incontro con un padre (Edoardo Pesce) che vive in campagna con il figlioletto (Tommaso Zoppi) non decide di fermarsi.

    Eva la dolce selvaggia che è un ossimoro vivente anche nel modo di vestire.

    È un film sull’amore dei genitori verso i propri figli, sulle domande senza risposta che tormentano, sull’impossibilità di poter tornare indietro nel tempo e la folle cocciutaggine di credere invece il contrario, sulle assurde giustificazioni (o realtà alternative) che la mente elabora quando ha vissuto eventi traumatici.

    Temi che in qualche caso ritornano daBuio, l’altro suo film su una famiglia spezzata, isolata, e sulle protezioni genitoriali da un mondo sempre più malato.

    La commistione di argomenti e generi presenti inEvafunziona e ben racconta, tra realtà e immaginazione, una mente alla deriva e tutto ciò che si trascina dietro.

    Eva, stando a quanto riportail sito comingsoon.it, sarà distribuito nelle sale.