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  • 1978: un nuovo trailer per l’horror dei fratelli Onetti

    È stato pubblicato il secondo trailer del nuovo horror diretto dai fratelli argentiniNicolás e Luciano Onettiche ha per titolo1978.

    La trama:

    Durante la finale della Coppa del Mondo tra Argentina e Olanda, nel pieno della dittatura militare, un gruppo di torturatori del regime fa irruzione con la violenza in una casa e sequestra un gruppo di giovani per portarli in un centro di detenzione clandestino. Ciò che inizia come un interrogatorio disumano si trasforma in un vero e proprio calvario: è stato rapito il gruppo sbagliato di persone. I giovani sequestrati si rivelano parte di una setta macabra guidata da una forza soprannaturale sconosciuta. Il centro di detenzione clandestino diventerà l’inferno per i torturatori…

    Prodotto daBlack Mandala, scritto dagli Onetti con Camilo Zaffora,1978vede nel cast le partecipazioni degli attori: Agustin Pardella, Carlos Portaluppi, Mario Alarcon, Agustin Olcese, Jorge Lorenzo, Santiago Rios, Gustavo Bonfigli, Paula Silva, Gustavo Bayley, Gustavo Pardi, Maria Eugenia Rigon, Justina Ceballos.

    Nicolás e Luciano Onettihanno diretto i gialli in lingua italianaSonno profondo(2013),Francescae lo slasherWhat the Waters Left Behind(2017).

    A questo link potete leggere una nostra intervista a Luciano fatta ai tempi diFrancesca(2015).

    Ed eccovi il nuovo trailer di1978.

    Fonte:Black Mandala Films.
  • 1978: il trailer del nuovo thriller dei fratelli Onetti

    Black Mandala tira fuori il trailer di1978: il nuovo film thriller diretto daifratelli argentiniLuciano e Nicolás OnettidiFrancescaeWhat the Waters Left Behind.

    1978sarà presentato in anteprima mondiale il 4 ottobre nel corso del Festival di Sitges.

    La trama:

    Durante la finale dei Mondiali tra Argentina e Olanda, in tempi di dittatura militare, un gruppo di torturatori fa irruzione in un’abitazione e rapisce un gruppo di giovani per portarli in un centro di detenzione clandestino.

    Quello che inizia come un interrogatorio disumano si trasforma in un vero e proprio martirio: il gruppo rapito fa parte di un macabro culto guidato da una forza soprannaturale sconosciuta. La prigione clandestina diventerà l’inferno stesso…

    Scritto daLuciano e Nicolás Onettiinsieme a Camilo Zaffora,1978è interpretato da Agustín Pardella (La società della neve), Carlos Portaluppi (Argentina 1985), Mario Alarcón (Il segreto dei suoi occhi), Agustin Olcese (What the Waters Left Behind: Scars), Jorge Lorenzo, Santiago Ríos, Gustavo Bonfigli, Paula Silva, Gustavo Pardi.

    Ed eccovi il trailer di1978, caricato da Black Mandala sulsuo canale YouTube.

    Sul finale della clip, dopo la parte iniziale con le torture, entrano in gioco un libro di formule magiche, una ragazza incinta, un essere che cammina stile ragno-Regan, e un’altra creatura che parrebbe essere una scimmia ricoperta di sangue.

  • 1978: le prime foto dal nuovo film horror dei fratelli Onetti

    Black Mandala Filmspubblica le prime foto tratte dal nuovo film horror diretto dai fratelli argentiniLuciano e Nicolás Onetti(Francesca, Abrakadabra,What the Waters Left Behind) che ha per titolo1978.

    Sinossi:

    Durante la finale della Coppa del Mondo tra Argentina e Olanda, in tempi di dittatura militare, un gruppo di torturatori irrompe violentemente in una casa e rapisce un gruppo di giovani per portarli in un centro di detenzione clandestino.

    Quello che inizia come un interrogatorio disumano si trasforma in un vero e proprio martirio. Si scopre infatti che il gruppo rapito fa parte di una setta macabra che venera ed è guidata da una forza soprannaturale sconosciuta. Il centro di detenzione clandestino diventerà l’inferno stesso…

    Scritto dai due Onetti insieme a Camilo Zaffora,1978è interpretato da Agustín Pardella (La società della neve), Carlos Portaluppi (Argentina 1985), Mario Alarcón (Il segreto dei suoi occhi), Agustin Olcese (What the Waters Left Behind: Scars), Jorge Lorenzo, Santiago Ríos, Gustavo Bonfigli, Paula Silva, Gustavo Pardi.

    Ed eccovi le prime foto tratte da1978, prese dalla pagina facebook della casa di produzione-distribuzione.

  • [SPECIALE] Le bambole nel cinema fantastico/horror

    Periodo d’oro per bambole e affini nel cinema fantastico, e allora perché non dedicare una rapida carrellata ai film che le han promosse a muse ispiratrici?

    Tralascerò alcuneterrificanti ed efficaci bamboleche han solo una breve incursione all’interno dei film (ma voglio comunque citare: il bambolotto meccanico diProfondo Rosso, l’ormai famosaAnnabellediThe Conjuring, la scena delle bambole inChi Sei?, l’inizio deIn Compagnia dei Lupied il terrificante clown diPoltergeist) per dedicarmi a quei titoli (noti e meno noti) che le vedono protagoniste assolute.

    La paura delle bambole ha un nome scientifico: si chiama pediofobia, a sua volta una sottospecie del terrore che alcuni nutrono per automi, robot, statue di cera – tutto ciò che ha le fattezze di un essere vivente senza esserlo – la cosiddetta automatonofobia. Anche chi non è affetto da vera fobia, non può negare di esser stato turbato almeno una volta nella vita, dalla visione di una qualche bambola particolarmente inquietante.

    Perché le bambole ci fanno così paura?

    Freud ha ben descritto come i bambini nell’età dei primi giochi, non distinguano nettamente ciò che è vivo da ciò che non lo è, trattando bambole e feticci come esseri viventi; accettando il presupposto che il feticcio sia stato una fonte di terrore o un doppio idealizzato su cui proiettare qualità negative, allora bisogna considerare che i film possano provocare in alcuni spettatori il ritorno del rimosso che, a causa del confine tra realtà e finzione divenuto labile, si ripresenta come un demone da eliminare.
    Questo è un tema che approfondisco nel mio blog IL CINEMA PER ANTONOMASIA nell’articoloL’orrore come la rappresentazione scenica e adulta delle paure dell’infanzia(link).

    Come ha dettoJohn Leonetti, regista del poco riuscitoAnnabelle“le bambole sono figure umane ma mancano di emozioni. In pratica sono gusci vuoti.” Insomma sono uno spazio che può essere riempito e quindi perché non da malvagità o demoni?

    Vediamone alcune, fra le più riuscite.

    The PitdiLew Leham (1981).

    Un film che divide il pubblico fra lovers and haters, ma considerato unanimenmente un cult. La bambola è qui un orsacchiotto che spinge un adolescente in piena pubertà a sbarazzarsi delle persone che gli sono scomode dandole in pasto a dei mostri carnivori che vivono in fondo ad un pozzo.

    Il Mostro e le vergini(Devil Doll) diLindsay Shonteff (1964).

    Ha tutti gli elementi che influenzeranno film successivi comeLa Bambola Assassina,Dead Silence,Puppet MastereMagic. È la storia del ventriloquo Vorelli e del suo fantoccioHugo, che si scopre ben presto essere un’anima intrappolata dal Vorelli nel corpo della bambola. Film pionieristico, non perfettamente riuscito, ma fondamentale nel filone per la massiccia presenza di elementi archetipici.

    MagicdiRichard Attenborough (1978).

    Un giovaneAnthony Hopkinspresta qui le fattezze, il talento e la voce al personaggio principale del film (un ventriloquo) succube del suo pupazzo di nomeFats. Film autoriale, un po’ lento, estremamente drammatico… una discesa negli inferi di una triste, mente malata.

    Puppet MasterdiDavid Schmoeller.

    Film del 1989 che ha dato vita a una saga di ben 12 film di cui l’ultimoPuppet Master: The Littlest Reichuscito proprio questo anno. Ambientato durante la seconda guerra mondiale, anche qui abbiamo la trama di un burattinaio e delle sue preziose creature, nelle quali si nasconde il segreto della vita eterna.

    The BoydiWilliam Brent Bell.

    Una trama abbastanza originale per un film molto discusso (e discutibile) che si perde purtroppo nel finale. Davvero inquietante nella sua staticità il bambolotto Brahms, che prende vita grazie alla sapiente regia. Sebbene la bambola sia solo una sorta di “proiezione” passiva del vero malvagio del film, risulta comunque una figura efficace che merita il suo posto nella lista.

    Chi c’è in fondo a quella scala…(Pin) diSandor Stern (1988).

    In assoluto uno dei miei preferiti; questo semisconosciuto horror canadese è davvero una piccola perla introvabile, che vanta atmosfere dense ed idee davvero originali: Il dr. Linden ha un manichino nel suo ufficio che ha nominato Pin e lo usa per insegnare – attraverso il ventriloquismo – ai suoi 2 figli le funzioni anatomiche. Ciò che non sa è che Leon (il figlio maschio) è mentalmente instabile e crede che PIN sia davvero un essere vivente.

    DollsdiStuart Gordon (1987).

    Altra perla, fra i miei film sull’argomento favoriti anche per gli effetti speciali che, diciamocelo fieramente, vantano per una buona parte elementi di crew italiana! Prodotto daBrian Yuznain uno dei periodi migliori per l’horror mondiale, fu girato a Roma, ed ebbe uno straordinario successo che però fu ben presto offuscato dall’uscita diLa Bambola Assassina. La trama vede un gruppo di sventurati con l’auto in panne, chiedere ospitalità in una vecchia e desolata casa abitata da due strani personaggi e tante bambole. Scopriranno ben presto che le bambole sono vive e han potere di trasformare in bambole coloro che vengono uccisi. C’è una morale però: queste bambole uccidono solamente le persone che hanno una visione del mondo materialista e che privano gli altri della loro fantasia.

    La bambola assassina(Child’s play) diTom Holland (1988).

    Il suo successo ha generato ben 6 sequel non tutti eccelsi. Ha come personaggio principale una bambola di nome Chucky, all’interno della quale un serial-killer ha trasferito la sua anima in punto di morte grazie a un sortilegio vodoo; il suo unico scopo è ora quello di rientrare in un corpo umano in breve tempo, altrimenti rimarrà intrappolato per sempre nel pupazzo. Se il primo film vantava elementi anche psicologici, i film horror successivi abbondano di elementi “slasher” e grotteschi che spesso cadono nel ridicolo involontario.

    La bambola che uccide(Dolly dearest) diMaria Lease (1991).

    Si può considerare la versione “femminile” di Chucky, e racconta la storia di una fabbrica di bambole in Messico costruita su un terreno che nasconde la tomba Maya del demone Sanzia. Ben presto i demoni occuperanno le bambole per tormentare la figlia del protagonista, sconfinando nel filone delle possessioni. Trash, baraccone e a tratti inquietante!

    Trilogia del terrore(Trilogy of terror) diDan Curtis.

    È un film horror in 3 episodi, dedicati ognuno a 3 diverse donne (di cui i segmenti portano il nome) interpretate tutte magistralmente da Karen Black… a noi interessa solo l’ultima parte, quella intitolataAMELIA… e che ha tolto il sonno a intere generazioni grazie alla presenza dell’ineguagliabile bambola feticcioZuni. Essendo un prodotto nato per la TV, il film presenta tutti i limiti del caso: niente eccessi, niente sangue e svolgimento politicamente corretto. I primi due segmenti diTrilogia del terroreson abbastanza dimenticabili, mentre ciò che rende l’opera un cult è il riuscitissimo segmento finale in cui Curtis si sfoga e dà vita (in tutti i sensi) ad un fantoccio grottesco tanto quanto cattivo ed inquietante. Solo pensare al finale, ho i brividi addosso.

    E a voi, quali bambole han fatto paura?

  • [RECENSIONE] Occhi dalle stelle (Mario Gariazzo)

    Il fotografo Peter Collins è chiuso nel suo laboratorio per sviluppare un servizio appena fatto con una modella in un bosco. Dalle foto si accorge che in lontananza si vedono tre figure antropomorfe. Decide di tornare allora sul luogo degli scatti, una volta giunto lì viene rapito da un’astronave e sottoposto a vari esperimenti.

    Della sua scomparsa si occupa Tony Harris un giornalista che inizia una indagine che lo porterà a scoprire cose che era meglio non sapere. Harris si ritrova molto presto invischiato in un vortice che non lascia scampo e fa sbattere il nostro contro un muro. Gli ufo ci sono, alcune organizzazioni lo sanno e fanno in modo di tenere la cosa segreta per motivi politici e militari. Harris insomma apre una porta che doveva restare chiusa e finisce nelle grinfie di alcuni man in black per niente simpatici.

    L’aspetto fantascientifico passa così in secondo piano e il film di fatto ben presto si trasforma in qualcos’altro che si avvicina di più ad un poliziesco o a una storia di spionaggio che non ad una comune pellicola di fantascienza. La cosa potrebbe deludere qualche aspettativa ma vi assicuro che forse è meglio così. Le scene meno riuscite infatti sono proprio quelle ambientate all’interno dell’astronave. Lì si avverte l’assenza di un budget importante: le apparecchiature usate dagli alieni sono infatti davvero molto cheap e solo l’espressione allucinata del fotografo interpretato da Franco Garofalo alza il livello della scena. Meglio allora la parte in cui il giornalista indaga sulla sua sparizione e scopre una cospirazione impossibile da sgretolare. Meglio questa nonostante i suoi difetti di ritmo.

    Insomma, nel complesso non si può dire che il film sia riuscito però va rispettato proprio per la sua audacia nell’uscire fuori dagli schemi collaudati del genere che mai alla fine degli anni ’70, soprattutto in Italia, avrebbero osato parlare di rapimenti alieni e forze governative pronte a nascondere le prove.

    A dirigere e scrivere Occhi dalle stelle è stato Mario Gariazzo con lo pseudonimo di Roy Garret. Gariazzo era un esperto di ufo che nello stesso anno diresse sull’argomento anche Incontri molto… ravvicinati del quarto tipo (che poi ha disconosciuto per alcune inquadrature porno girate e inserite nel film contro la sua volontà) e Fratello dello spaziorealizzato esattamente dieci anni dopo prendendo come film di riferimento l’E.T. di Spielberg.