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  • [RECENSIONE] Koala di Cristina Puccinelli (cortometraggio)

    Non conosciamo noi stessi, possiamo dire di conoscere “gli altri”?Arriva il giorno in cui, colpiti da un lampo di lucidità, ci svegliamo dimenticandoci la lunga notte delle apparenze. Il mondo intorno a noi ci appare di colpo assurdo, stupido, minaccioso: un incubo. Lo incolpiamo, mentre cerchiamo alibi per noi stessi.Ma più scaviamo in profondità e più l’incubo si complica, si avvita su se stesso e prende consistenza.

    “Koala”, il nuovo corto di Cristina Puccinelli presentato al Festival del Cinema di Roma, è un viaggio che mescola generi e indaga con leggerezza la nostra realtà. Ossessioni sopra le righe, frutto di fantasia o di una realtà che è partita per la tangente, sta perdendo i suoi lustrini ed è simbolizzata dal koala del titolo.Siamo koala, ci accoppiamo come koala, ci attacchiamo agli altri come koala a costo di renderci ridicoli…E gli amici? Distratti. E l’autorità costituita? Cerca fatti laddove fatti non ce ne possono essere, essendo tutta la nostra esperienza costantemente filtrata dalle nostre suggestioni.

    Fonte:Premiere Film.

    Cristina ha una cifra stilistica che noi di klub99.itabbiamo imparato ormai a riconoscere: lo sguardo ironico della macchina da presaè quello di chi riesce a distinguere la propria esperienza da una visione delle cose più distaccata, necessaria per poterle raccontare al meglio. Cristina sa dove mettere la macchina da presa per rinforzare la storia raccontata.

    Questo lavoro è forse ancora più raffinato dai precedenti dal punto di vista estetico ed èimpreziosito dalla protagonista Denise Capezzache è sempre naturale nella sua improvvisa, lucida, sovrimposta isteria. Da vedere augurandosi ancora un volta di vedere presto Cristina alle prese con un lungometraggio.

  • Il diavolo e l’acqua santa: i Rolling Stones a Lucca in un doc d’autore

    Voi forse non conosceteLucca, la “città delle cento chiese”. Città cattolicissima per tradizione,vive i giorni d’oggi barcamenandosi tra vecchio e nuovo, tra arte e tradizione, tra il silenzio di alcuni vicoli e il caos tentato da alcuni locali in centro che durano giusto il tempo che ci mette un esposto ad arrivare sul tavolo giusto della burocrazia cittadina.Ma il 23 settembre arrivano i Rolling Stones, a Lucca.

    Non dentro le mura, non fosse altro che per una questione di spazio: i 55mila spettatori previsti non possono essere contenuti da nessuna piazza, nemmeno da quella che ospita da anni ilSummer Festival, festival musicale molto gettonato.
    Dopo molte polemiche legate proprio a questo festival, mi appare evidente che gli organizzatori abbiano voluto portare la provocazione all’estremo.Non si può dire di no ai mostri della musica.Non si può negare niente a quelli che ormai sono parte integrante della cultura popolare mondiale. E allora, che Rolling Stones sia.
    Che si bagni il diavolo con l’acqua santa, che si dipingano le porte della città di nero e che, una volta tanto, si offra un po’ di comprensione (quella “simpathy”tanto mal tradotta in italiano) al signore oscuro del Rock. I primi risultati li vediamo già, a circa un mese di distanza dal concerto.
    L’amica di klub99.itCristina Puccinelli, lucchese,sta girando un documentario per seguire le trasformazioni che la città toscana subirà inevitabilmente. Alcune temporanee (la marea umana degli spettatori sarà incorniciata dalle mura medievali), altre invece eterne: quelle nella mente e nel cuore di chi assisterà alla grande forza del Rock.

    Il trailer del documentariodi Cristina.

  • “Stella Amore” raccoglie premi aspettando… il Koala

    Best Foreign Language Film Award– The Route 66 International Film Festival
    Miglior Regia– CortoDino
    Miglior regia femminile– Fano International Film Festival
    Best Film– Short to the pointMiglior attrice– Roma Creative Contest
    Premio del pubblico, Miglior attrice– VideoCorto Nettuno
    Miglior regia– Corti di sabbia

    … e tra i premi ricevuti daStella AmorediCristina Puccinelli, il corto di cui abbiamo parlato qualche mese fa, sicuramente ce n’è qualcuno che mi sono perso per strada.  I premi si concentrano sulla regia di Cristina e sull’interpretazione diEleonora Gentileschi, la bambina protagonista del corto. Sono tutti meritati.

    La regia diCristina Puccinelliè attenta alle sfumature della storia e riesce a mantenerla fresca e suggeritrice di sviluppi. Eleonora invece ha un talento naturale per la recitazione che mi auguro venga preservato lasciando intatta la sua fonte d’ispirazione primaria, cioè la sua infanzia da bambina qualsiasi.

    Stella Amore, quindi, è un lavoro maturo su realtà, finzione e autosuggestione che senz’altro meriterebbe un allungamento dei tempi e degli spazi di riflessione, cioè un lungometraggio.

    Incontrando Cristina a margine di un nuovo casting per un corto da realizzare in collaborazione con laFondazione Banca Del Monte di Lucca, mi racconta di aver appena concluso le riprese di“Koala”, cortometraggio prodotto daRaoul BovaconDenise CapezzaeAlessio Vassallo. Una storia che mixa i generi, partendo dagli echi di quelli più cari alKlub 99per dirigersi poi verso il campo da gioco preferito da Cristina, quello dell’osservazione dei personaggi alle prese con situazioni critiche, originali, sorprendenti o indecifrabili.

    Il montaggio è appena iniziato, lo vedremo solo nei prossimi mesi, ma già parlare di un film in questa fase di mezzo tra il mondo delle possibilità e quello della realtà è un piacere da veri cultori.

    Dico a Cristina che il suo lavoro è ricco di dettagli, quelli che rendono una storia leggera e profonda allo stesso tempo. Mi sottolinea che la comune passione del cinema ci porta inevitabilmente a diventareeterni osservatoridi quello che circonda. Finiamo discutendo di quel regista (o era l’altro?) che dichiarò morta la commedia all’italiana incolpando i registi che avevano smesso di prendere l’autobus, cioè di guardare la realtà delle persone comuni. È una coincidenza che Cristina abbia girato il suo primo corto proprio su un autobus? Non so, ma da quell’autobus, quello figurato inteso dal famoso regista, Cristina mi sembra proprio che non voglia scendere, per fortuna dei suoi spettatori di oggi e di domani.

  • [ESCLUSIVA] CRISTINA E IL CINEMA – Un aperitivo con Cristina Puccinelli

    Il parchimetro esige almeno cinquanta centesimi. Ne ho quarantacinque. Mi incammino in cerca di un bar, un caffè e un implicito cambio moneta. Mi fiondo dentro il primo che incontro, ma quando capisco che stanno per chiudere è tardi e così resto lì, interdetto, davanti al bancone. Il padrone mi squadra, accenno un sorriso e alla fine concludiamo tacitamente l’affare: lui mi fa il caffè e io, grato, lo butto giù come una tequila bum bum mentre già me ne sto andando.

    In stradacompongo il numero di Cristina Puccinelli. Attrice, autrice di cortometraggi pluripremiati, organizzatrice di eventi di cinema e di teatro, ci dovremmo incontrare nella cornice delLucca Film Festivalper una chiacchierata sul suo nuovo progetto.

    Non è raggiungibile e allora perdo tempo avviandomi verso il centro città. Luccami piace per diversi motivi. Uno di questi è che anche nei momenti più affollati ti regala sempre un angolo di tranquillità, un vicolo tutto per te,uno scorcio di arte silenziosa dentro cui passeggiare.
    Il mio telefono squilla: è Cristina.
    Ci diamo appuntamento presso quel bar che si apre su una delle più belle piazze di Lucca, quella del Duomo.
    Una volta seduti davanti a due spritz, Cristina indica un punto dietro le mie spalle e mi chiede:“Sei sicuro di non voler intervistare lui?”
    Mi volto. “Lui” è il premio OscarPaolo Sorrentino.
    È qui per il Festival dove ha appena terminato una masterclass.

    “Figurati, troppo facile, tutti intervisterebbero lui, mi devo pur distinguere, no?”
    Anche la cameriera annuisce a queste parole, ma forse mi sta solo prendendo per il culo. In verità quando incontro una persona di grande successo mi chiedo semprecosa possa davvero raccontare, nascosta dietro inevitabili pose, relazioni da mantenere, contratti firmati e ancora da firmare.

    Sono qui per Cristina. Quando attacco il Registratore-App lasciamo cadere l’argomento Sorrentino e i suoi capolavori veri o presunti e ne segue una piacevolissima chiacchierata di un’ora.

    Cristina si racconta con una suggestiva miscela di inflessioni toscane e romane. Sa ascoltare, si ricorda perfettamente di un progetto di cui avevamo parlato alcuni anni fa.

    STEFANO NICOLETTI: Quello che penso è che dei film è meglio parlarne prima che dopo, perché quando poi lo vedi il film parla da sé e ognuno lo filtra con le sue esperienze. E poi può far differenza se lo vedi al cinema da solo o a casa in compagnia…

    CRISTINA PUCCINELLI: Certo, può cambiare totalmente, magari in compagnia ti trasmette un’energia diversa… Il punto secondo me è che ci sono storie che ti toccano e altre di cui non ti frega nulla, perché non ti appartengono. Per esempio io non riesco a vedere l’horror, ho difficoltà a entrarci in contatto, è una cosa mia, magari perché le mie paure mi piace svilupparle in un modo diverso. Invece ho una passione per i film che affrontano i modi dell’essere, gli stati emotivi, il grottesco, le storie che fanno piangere e ridere… anche i western, i film in costume faccio fatica a entrarci dentro, soprattutto quando c’è quella messa in scena impomatata che non racconta davvero. Quando c’è una storia forte come in Maria Antonietta o l’ultimo Garrone invece…

    Al tavolo accanto si alza un brindisi che ci distrae. C’è un gruppo di diciottenni che alza i calici per brindare “Alla patente!”. Cristina accenna all’illusione della libertà legata a questa conquista, io al fatto che se continuano a brindare così, tra un paio d’ore potrebbero non averla già più, la patente.

    CP: L’umana disillusione è un po’ il tema del corto nuovo, “Stella Amore”. Il momento in cui scopri che Babbo Natale non esiste. A volte ti piace continuare a crederci, più spesso i bambini vogliono continuare a crederci perché altrimenti si possono scordare i regali… Così impari a stare al gioco. Vivendo nel cinema, ho scritto questa storia in cui una bambina entra in questo complessissimo mondo, che è tutta una lotta. Il mio primo giorno di set da attrice mi ha dato ispirazione: ricordo che fui convocata prestissimo, truccata uno schifo, conciata uno schifo, dovetti aspettare fino a metà pomeriggio per poi sentirmi dire “Dai sbrigate che ggioca la Roma”. Nel corto racconto la disillusione più vera, quella che passa dallo sguardo disincantato di una bimba.

    SN: Lo stai ancora ultimando, giusto?

    CP: Sì, anche se un primo montaggio sarà presentato a Cannes, posso ancora modificare qualcosa e sto cercando di capire quale strada precisa fargli prendere tra le mille suggestioni possibili. Stavolta sono stata comunque molto fedele alla sceneggiatura, anche nel montaggio, aiutata anche dal fatto che l’ultima stesura non l’ho scritta da sola.

    SN: Il tuo primo corto (premiatissimo) è di quasi dieci anni fa, come ti senti di esser progredita nei meccanismi della narrazione?

    CP: Sì, il primo corto è del 2007, questo che sto ultimando è il quinto, alcuni sono stati un po’ delle prove, però il primo, girato con un unico piano sequenza, era un lavoro sottile, sul ruolo, qualcosa che piaceva molto alla critica e faceva dire ad altri: “Ma che davvero ha vinto questo?”. La critica rimase contenta, poi li ho subito delusi(ride)passando a commedie un po’ più di intrattenimento… Oggi Sorrentino diceva una cosa fondamentale: la grande magia del cinema è avere un messaggio e riuscire a comunicarlo, a farlo arrivare. La forza narrativa del primo corto forse era superiore a quella degli altri. “Eppure io l’amavo”, l’ultimo realizzato, anche se è sempre stato girato con mezzi limitati era di un livello tecnico superiore.

    Il primo corto da regista di Cristina Puccinelli “Allora… ciao” (2007)

    CP: Il nuovo lavoro è stato girato in sei giorni, anche se ne sarebbero serviti almeno un paio in più. In alcuni momenti sul set c’erano settanta persone e dare a tutti il giusto humus non è stato semplice. Nel corto si alternano ventidue attori che girano intorno alla bimba protagonista e le scene corali sono state difficilissime da raccontare, in più la produzione ha impostato il lavoro come se si trattasse di lavorare quattro o cinque settimane, quindi sono stati fiscali nel rispetto del programma. Ma la più brava è stata la bimba, ci ha sorpreso tutti, io la guardavo e dicevo: “Ma… è un mostro, è perfetta!”. Incredibile.

    SN: Come l’hai selezionata?

    CP: Ho provinato tantissimi bambini tramite varie agenzie, ma nessuno mi convinceva. Una sera ho visto questa bimba in un ristorante, mi ha colpito la sua spigliatezza, ho chiesto il permesso al suo papà e poi l’ho ricontattata a distanza di qualche mese. L’ho rivista poi un paio di settimane prima delle riprese, per provare le battute, la memoria, l’ho fatta un po’ giocare… Mentre il produttore mi mandava in paranoia dicendomi “Se hai sbagliato la bambina puoi chiudere subito!”. E aveva ragione, perché a quei ritmi se non fosse stata adatta sarebbe stata una tragedia.

    SN: Qualche sera fa ho sentito Ruggero Deodato dire, “Sì, non facevo film da 23 anni, ma in fondo il cinema non mi è mancato”

    CP: Credo che le persone cambino e che lui quando era giovane si sia senz’altro sfogato, no? Anch’io ti confesso che oggi sento più la voglia di vivere la mia vita rispetto a qualche anno fa. Poi sai cosa? ogni regista si deve caratterizzare in qualche modo, fare il personaggio, se vuole emergere… voglio dire: il regista è anche un personaggio!

    SN: Tra i registi emergenti mi sembra di notare che ci sia più una ricerca della grande società di produzione piuttosto che della grande storia da girare, che ne pensi?

    CP: Io mi sono data da fare parecchio per uscire dal meccanismo dell’auto produzione e una produzione vera ti permette di accedere a soluzioni, a location, che altrimenti sarebbero irraggiungibili. È vero che così devi sottostare a regole produttive più stringenti.

    SN: Cos’è che da attrice hai subìto e che invece non farai mai a un altro attore?

    CP: Questa la so(e ride). Si entra nelle dinamiche caratteriali, di gesti che alcune persone farebbero a chiunque, indipendente dal fatto di essere il regista. Ne ho sentito raccontare più di una volta ed è successo anche a me. Io ho il massimo rispetto degli attori, perché so che è difficile, che se non entri nella parte non è una cosa che scende dal cielo e il regista dovrebbe aiutarti, metterti a tuo agio, perché se ti urla in faccia è solo peggio. Poi che c’entra, mi fanno arrabbiare anche a me, eh!

    “Eppure io l’amavo”, il corto del 2013 di Cristina anch’esso premiatissimo e trasmesso anche su Sky, è stato invitato alPrato Film festivalche a giugno dedica una retrospettiva a Pietro Germi. Mentre i neopatentati vanno a far danni altrove e cala un silenzio insperato, finiamo a parlare di quel cinema che riusciamo a definire senza patemi “capolavoro”: Pietro Germi, Elio Petri… film con storie forti, non riducibili alla dicotomia “film impegnato o cinepanettone”.

    CP: Ci sono film francesi, dell’Europa del nord o anche Inglesi o indipendenti americani che riescono a metterci dentro un mondo intero, dove ogni personaggio è un mondo, tipo…

    Esattamente nel momento in cui sto pensando a“Little Miss Sunshine”, Cristina dice “Little Miss Sunshine”.

    SN: Il nonno eroinomane è fantastico.

    CP:È perfetto. Che je voi dì a un film così?

    Tra cinque minuti inizia la premiazione di Romero.
    Ci salutiamo e mi rituffo dentro i vicoli di Lucca. Dopo questa chiacchierata sul cinema insieme a chi lo vive con questa passione, mi sembra di portarmi dietro il riflesso di una certa luce polverosa da proiettore, che sul finale non vorresti mai veder dissolversi.