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  • [RECENSIONE] 17 A Mezzanotte (AA.VV)

    Vorrei dare la mia opinione su questo film, se così si può chiamare questa emblematica mescolanza di disperati tentativi di emulazione cinematografica, ma non posso non fare prima considerazioni su come certi siti ne hanno parlato.

    Se son arrivata (da appassionata di horror e fantastico che sono) a conoscere di questo progetto, è solo grazie alle entusiastiche presentazioni che ho letto in giro. Ora, mi chiedo: codeste recensioni se le scrivono da soli gli autori sotto pseudonimo, o han davvero tutti così tanti amici? Perché davvero non mi spiego come sia possibile arrivare ad un punto di presa in giro e non rispetto totale del proprio lettore, da parte di certi siti.

    Il proprio gusto e la soggettività di analisi non si discutono; ma ci son limiti oggettivi a cui si deve fare fronte:17 a mezzanotteè un progetto fallimentare, amatoriale, spesso imbarazzante nella sua pretenziosità. Per di più, annoia… annoia tremendamente per lo spettacolo del vuoto che propone; laddove non sono la noia, l’amatorialità o il vuoto a prevalere, laddove accade qualcosa, è qualcosa che abbiamo già visto mesi, se non anni fa in altri film. Ok, low budget, ma quanto costa avere idee? Ecco, forse questo manca oggi per esser filmmakers: le idee.

    Manca anche l’onestà per scrivere però, di film, con il giusto distacco ed obiettività. Come si fa a scomodare un prodotto filmico come ABC OF DEATH anche solo per fare il paragone? Come si può usare l’aggettivospettacolareper qualcosa che non rientra quasi nemmeno nel concetto di spettacolo stesso e che presenta una povertà di idee e mezzi da far perfino rivalutare i famosi (e divertenti) trash di Bianchi?? Come si fa ancora oggi a far confusione e mescolare il concetto di disgusto con quello diterrore? Forse l’assonanza fra splatter, viscere e sangue per qualcuno è sconvolgente, ma il terrore è un sentimento “nervoso”… emotivo, non una prova per lo stomaco. Ilterroreva costruito da una narrazione e con una sapiente regia.

    Non sono una persona che ama vedere negativo, ma qui davvero (in generale) c’è poco da salvare se non le buone intenzioni di alcuni… vediamo a “caldo” cosa mi resta impresso di positivo:

    In alcuni episodi la tecnica è sopra lo standard: cito quindi diFederico Scargiali(il suo episodio è Through Your Lips) che si presenta disegnato da una bella fotografia ed effetti curati, ma su cui si insiste troppo fino a palesarne la (seppur ovvia) finzione. La storia non porta a nulla di particolare ed’è un peccato che si ripieghi in se stessa. Il regista ha poi presentato un buon prodotto con LOVE.LIFE.REGRET in cui la cura per i dettagli, fotografia ed effetti si sposano ad una storia di senso compiuto mostrando una soddisfacente crescita.

    “Assuefazione” rivela un regista che sa il fatto suo, e non a caso è l’unico con una filmografia di rilievo e una indiscutibile esperienza:Edo Tagliavini. Il corto presenta un concetto di orrore che poi diviene anche spunto di riflessione, e non si ferma solo sulla superficie di ciò che abbiamo appena guardato. Peccato per la povera fotografia che di certo non esalta il buon lavoro fatto… e peccato vedere uno come lui mischiato fra così tanti amatori.

    Buona la fotografia e la direzione degli attori anche perDavide Scovazzo: “Tutto il male del mondo” risulta una idea buttata li e, forse fuori contesto se rapportata all’intera l’operazione.

    Fuori contesto anche lo scanzonato “Signori, Buonanotte” diRoberto Albanesi e Simone Chiesache risulta simpatico, ma decisamente non Horror (tantomeno horror comedy). Avrei gradito una maggiore attenzione alla cura della recitazione, e sentire (da spettatrice) meno fretta nell’allestimento generale e nella cura della fotografia (la vera piaga degli indie a quanto pare). Virare sulla commedia forse è un escamotage facile quando non si sa affrontare la paura… magari anche gli altri autori ne sarebbe usciti vittoriosi, ma credo l’intento del film fosse fare un horror.

    Andrea Malkaviancon “Il gioco” dimostra un gusto estetico interessante, e ci fa sperare in un nuovo nome da seguire, più in là… peccato anche qui la “storia” sia alla lunga noiosa perché ripetitiva e banale (e purtroppo parliamo di cortometraggi).

    Paolo Del Fiolresta impresso per l’originalità di “Tomie Again”, sebbene anche qui con una cura maggiore della fotografia (senza dover per forza ripiegare su “iper-saturazioni” salvagente e scontati, abusatissimi filtri “grindhouse”) ed effetti, si sarebbe sfiorati il buono.

    Segnalo anche “Finché Morte Non Ci Separi” girato daStefano Rossie sceneggiato da Lorenzo Paviano (l’accoppiata vincente di “Recording”) ed Alessandro Tentati… ma riciclare lo stesso incipit e situazione di RECORDING certo non marca bene sulla impressione di “voglia di fare” e le idee che lasciano gli autori.

    Per il resto, non so quasi cosa dire se non che bisogna esser davvero di bocca buona e con molto tempo a disposizione per restare soddisfatti dalla visione completa di un film che, laddove promette di basarsi solo sullo “splatter” lo fa con effetti dozzinali (e nel 2015 rimpiangere le frattaglie di D’Amato e di Gordon Lewis è dura da mandare giù), e laddove vuole creare tensione lo fa con clichè e scopiazzature di scene madri di film, così noti ed abusati, da portarci alla conclusione degli eventi, a pochi secondi dall’inizio.

    Non sto entrando nel merito del mio gusto, sto analizzando solo certi aspetti base che sono la natura stessa del concetto di un film… e indipendente e amatoriale non son la stessa cosa; tanto meno esser così dannatamente di parte da “parte”di certi recensori può aiutare davvero la crescita professionale di qualcuno…

    Quando leggo in giro gli autori difendersi con “ma è low budget, è girato in poco tempo” mi irrito, e risponderei: nessuno vi ha obbligato a farlo. Se prendete un impegno, lo spettatore vuole vedere il sudore e la fatica versati per onorare il vostro obiettivo e le promesse (vane) sbandierate ai 4 venti (“terrore come non mai”, “splatter insostenibile” e quant’altro!).

    Nel 1981 Sam Raimi realizzava low cost e “fra amici” l’indipendenteLa casa/The Evil Dead… e direi che qui si dà al genere un dietrofront imbarazzante al punto di confermare la modernità pionieristica di un film di oltre 30 anni prima… e mi chiedo a questo punto cosa avrebbe saputo fare Raimi se avesse avuto all’epoca a disposizione il digitale per poter girare e montare con costi minori e tempi più rilassati.

    17 a mezzanottenon èoggettivamentela rinascita del genere italiano, non èoggettivamentespettacolare, non è nemmenooggettivamenteun film. C’è davvero molta strada davanti agli autori, per confrontarsi con un pubblico ampio, o semplicemente, abituato a una certa Idea di qualità: al pubblico non interessa giustificare quanti soldi o tempo avevano gli autori a disposizione per fare un film o il corto.

    Ragazzi: dovete prendervi la responsabilità del prodotto che presentate, e questo è solo un brutto lavoro amatoriale in cui alcuni registi con buone potenzialità, non sollevano affatto il risultato finale, ma ne restano soffocati e trascinati in basso. Dovrei eticamente suggerire allo spettatore che mi legge, di farsi la propria idea guardando il film, certo sarebbe giusto, ma non mi sento di assumermi la responsabilità di consigliare la visione intera di un prodotto così. Son stati già scomodati perfino Lynch, Carpenter e Cronenberg, io non mi sento di scomodare nessuno.

    Di seguito, la lista completa degli episodi e un breve riassunto della trama presa da “Il cinematografo.it”.

    Peep Show– Un cliente assiste al peep show di un’avvenente ragazza. Ma la visione non è sufficiente, lui desidera anche qualcos’altro.
    Assuefazione– Un bambino piange mentre un uomo è immobilizzato sul letto.
    Signori, buona notte!– Diverse situazioni e luoghi – un gabinetto, corna, rapine ai cinesi, Freud e una canottiera – generano una vera storia dell’orrore.
    Tunnel– Un ragazzo come tanti e la sua visione del tunnel post-apocalittico della crisi economica.
    Corri puttana– Una tranquilla passeggiata in auto si trasforma in un incubo senza fine.
    La mano di Dio– Una ragazza in fuga trova aiuto in un uomo che tenta di tranquillizzarla. Ma quali sono le sue vere intenzioni?
    Il ritorno di Elena– Elena si sta preparando per una cena romantica con l’uomo dei suoi sogni. Tutto sembra perfetto, ma ben presto i sogni si trasformano in incubi.
    Finché morte non ci separi– Due fratelli, all’insaputa l’uno dell’altro, intrattengono una relazione con la stessa donna. Quest’ultima mentre torna a casa riceverà una strana sorpresa.
    Il gioco– Cosa accadrebbe se ci trovassimo nell’aldilà, nelle mani di un dio capriccioso, orgoglioso e debole? Saremmo sicuramente uno dei suoi giocattoli.
    Through Your Lips– Un club esclusivo, dove solo i suoi iscritti possono assaggiare un frutto prelibato e raro.
    Il fiore– Una terribile maledizione da cui non si può fuggire.
    West ‘n’ Zombi– Lo zombie di un guerriero indiano viene risvegliato per sbaglio da un capo tribù nel 1864. Per mettere fine alla sua follia omicida dovrà intervenire il cacciatore di taglie Johnny Bullet.
    Video Nasty– Due ragazzi guardano un film maledetto realizzato da un regista suicida e la loro giornata non sarà più la stessa.
    Venia mortis– Luca sta scappando. Perché? e da cosa?
    Tomie Again– In un futuro immaginario, Pinky cerca sua sorella, colpevole di averle portato via il fidanzato, assieme ad una misteriosa ragazza giapponese…
    La malaradis– Due fidanzati sono in una foresta dove aleggia una oscura leggenda. Il cellulare di lei verrà ritrovato in seguito, con all’interno alcuni video che documentano gli atroci risvolti di quell’avventura.
    Tutto il male del mondo– Storia di un’assassina votata alla dannazione.

  • [RECENSIONE] P.O.E. – Pieces Of Eldritch (P.O.E. 3, AA.VV.)

    Nel 2010 vedeva luce in Italia un gioiellino innovativo e carico di speranze, un film indipendente intitolatoP.O.E.Sigla che richiama il nome di Edgar Allan l’immortale genio del terrore, ma che sta invece perPoetry Of Eerieossia “poesia del lugubre”.

    Alla poetica dell’autore di Boston si ispiravano infatti quei 13 episodi, più che ai racconti stessi, di cui inglobavano le cellule vitali per dare luce a nuove creature ibride, riflettenti le personali identità dei registi. Documentaristi, Videoartisti, Autori horror – e non solo – si son stretti amichevolmente attorno ad una scommessa: realizzare in 3 giorni e senza soldi, ognuno un episodio filmico ispirato ai racconti di Poe. Le idee, si sa, non costano nulla. E di idee ce ne son tante e da vendere.

    Il film ebbe in Italia, perfino una tardiva uscita in sala, che gli costò il divieto ai minori di 18 anni facendolo entrare nella incredibile lista dei 24 film vietati nel bel paese, negli ultimi 10 anni.

    Uscito in USA grazie alla storica label ELITE nel 2011,P.O.E.diventa inconsapevole precursore di una serie di fortunate operazioni simili che escono nel 2012 (V/H/S o ABC of Death) unendosi al coro col pluripremiato, sanguinoso e ricercatissimoP.O.E. 2(stavolta: Project Of Evil in soli 7 episodi) che, indagando stavolta gli aspetti più macabri di Poe, guadagna perfino l’edizione da collezione prestigiosissima della ILLUSIONS (con 3 copertine selezionabili)!

    Arriviamo quindi nel 2014 al terzo capitolo, che vedrà la luce però solo nel 2017 grazie alla lungimiranza della WILDEYE RELEASING; un terzo capitolo che differisce dai primi due per la presenza di un narratore bislacco, l’icona horror Venantino Venantini che, in uno studio TV dall’aria anni ’70, introduce brevemente ed auto-ironicamente i 6 episodi in un inglese maccheronico divertitissimo.

    Eldritch: strano… sovrannaturale. Soprattutto, strano.

    Ed è la stranezza che fa da padrona negli episodi di questo film, che vede presenti solo Edo Tagliavini e Domiziano Cristopharo (che è anche il creatore della serie, assieme a Giovanni Pianigiani) come registi più “esperti” dai precedenti capitoli, lasciando spazio a cineasti “emergenti” da cui si respira grande cultura e forza visiva.

    Il primo Segmento è una trasposizione in chiave fetish (e incestuosa) diMorella.Ricky Carusosfrutta bene attori con facce più che giuste, e si destreggia fra sapori morbosi inquietanti, toni stuzzicanti, e valorizzando il tutto con un impianto sonoro azzeccatissimo e la scelta di una ottima fotografia che richiama i classici italiani degli anni ’70 senza copiarli.

    Di Morella (come è nello stile dei P.O.E.) c’è solo lo spirito, lo spunto… e – aggiungo – per fortuna! Tutti noi che amiamo l’horror, conosciamo bene i racconti di Poe da non aver bisogno di una mera trasposizione… e chi non li ha letti, beh troverà forse la voglia di andarlo poi a fare!

    Difficile raccontare pochi minuti di un cortometraggio senza “spoilerare troppo” quindi posso solo dire che aprire il film con questo episodio è una mossa azzeccata, e ci consente di entrare lentamente nel giusto clima; di Caruso invito a ri-scoprire il suoNaftalina.

    SegueRe PestediAlessandro Redaelli, un giovanissimo autore che si è fatto le ossa seguendo Cristopharo nelle sue scorribande più estreme (Red Krokodil), e di cui si possono trovare alcuni affascinanti corti online. Metateatro, Metacinema, Poesia, Dramma, Grottesco… forse nel film questo episodio è il più fedele al racconto “testuale”, oltre che allo spirito di Poe… ma è il meno fedele al mezzo cinema, al punto da tradirlo così tanto… che riesce a farlo suo con un linguaggio che, se non nuovo, è almeno davvero inusuale per i giorni nostri, ed è qui sfruttato con intelligenza e sentimento.

    Bravi tutti, dalla fotografia al make up, dagli attori ai costumi alle musiche. Di Redaelli esiste anche l’episodio nel filmShock my abstraction of death, film in 2 parti da recuperare… ma solo se si è fan del thriller garbato, da seguire e con pochi effettacci.

    L’inglese traballante di Venantino viene messo duramente alla prova dai versi solenni del più cupo dei racconti di Poe,Il Barile di Amontillado… capiamo così che sarà quello il prossimo viaggio che ci aspetta… e a farci viaggiare è stavoltaDomiziano Cristopharo, un regista che amo e che seguo dal 2010, che ha una produzione discontinua (a film indubbiamente “ottimi” si affiancano anche esperimenti meno riusciti), ma mai scontata e sempre piacevole da seguire. Una produzione che non vuole compiacere e, spesso, forse… nemmeno piacere a tutti.

    Vediamo qui indubbiamente ciò che per l’autore accadedopola vendetta del famoso racconto, vendetta che forse intuiamo essere stata effettuata stavolta a causa del sospetto di pedofilia.
    Claustrofobico, triste: minuto dopo minuto vediamo spegnersi la vita (e la candela) di un prigioniero, man mano che viene a mancare l’ossigeno nella sua tomba. Quello che accade dopo però è pura, cupa poesia.
    Di tutta la produzione di Cristopharo consiglio indubbiamente il recenteRed Krokodil.

    Segue quindi un episodio thriller, per uno dei racconti generalmente meno sfruttati di Poe:Sei tu il colpevole.Francesco Campaninisi è fatto notare nell’ambiente horror italiano (e non) grazie al suo LA CASA NEL VENTO DEI MORTI, un film insolito grottesco e violento che ha momenti davvero godibili.
    Campanini conferma gusto e passione per la natura, che usa come contrappunto “bello” agli orrori ed “errori” che sono dell’uomo.

    Il suo episodio è un compito ben eseguito, ma che forse stona un po’ nel complesso generale proprio perchè è quello che segue più fedelmente la trasposizione filmica del racconto originale. Una dose di follia in più non avrebbe assolutamente guastato, ma il suo corto funziona anche come momento di respiro dopo il brainstorm creato dai precedenti episodi.

    Penultimo nella lista – ma non per fama e prolificità –Edo Tagliavini, che reinterpreta stavolta una poesia di Poe,Ombra.

    Protagonista della storia una bambina (interpretata dalla figlia dello stesso regista) che ci porta per mano in una favola triste che diventa apologo e metafora della solitudine. Toccante, sperimentale nell’uso dei grandangoli, accompagnato da un commento musicale essenziale e da efficaci e gustose trovate (la TV che trasmette immagini caleidoscopiche, ad ipnotizzare e rimbambire chi guarda). Cominciamo a capire che forse quello che stiamo guardando non è solo un horror… forse non è nemmeno un horror; è però un’opera fatta con amore, con coraggio e… anche con un po’ di rabbia.

    Un’opera che fa riflettere oltre che intrattenere, un’opera che riempie gli occhi di bellezza, per la cura dei dettagli e delle luci, per l’attenzione data alla recitazione e ai costumi… dettagli che spesso non si fan più “sentire” nemmeno nelle grandi produzioni, e che qui irrompono con prepotenza proprio perchè è altrettanto palese che questo film è fatto quasi con niente.

    Di Tagliavini è recuperabile in home video BLOODLINE un divertentissimo “pastiche” in cui trovate di tutto… dai fantasmi ai serial killer agli zombie!

    Il cuore batte forte per l’emozione e un po’ per la tristezza di giungere quasi alla fine… ed inizia infatti l’ultimo episodio:Non scommettere la testa col diavolodiMirko Virgili.

    Virgili è un fenomeno del web, un regista di culto… anche se lo sanno in pochi, per vie ufficiali; nelle vie non ufficiali invece, il suoGanja Fictionha raggiunto sul “TUBO” oramai le 946000 visualizzazioni.

    Prima di lui, fu Fellini a reinterpretare il racconto di Poe per il film “Tre passi nel delirio”.Toby Dammit, così è intitolato il segmento felliniano, è forse uno degli esempi più alti della creatività e bellezza che ha potuto raggiungere il cinema italiano, assieme aCosa sono le nuvoledi Pasolini.

    Ma Virgili non teme il confronto perchè intelligentemente si distacca totalmente dal suo predecessore, mantenendo fede allo spirito del racconto e trasportandolo ai giorni nostri proprio sul tema dei “fenomeni del web”.

    Regia essenziale, fotografia “baviana” ed ottimi interpreti fra cui una guest star d’eccezione: il Frank Laloggia regista del cultLady in White(da noi uscito comeScarlatti) che ci regala una prova recitativa da fuoriclasse. Belli i giochi di sguardi, bello l’ambiente sonoro, efficaci gli effetti speciali “gore”. Anche qui, la storia che apparentemente sembra la più leggera, si chiude invece con uno o più spunti di riflessione… e mentre Venantino ci dà la buonanotte, dubbioso che la sua performance sia stata buona, noi godiamo lo scorrere dei titoli di coda accompagnati dal tema “carpenteriano” composto da Kristian Sensini che è oramai la musica simbolo che lega i titoli di coda dei 3 P.O.E. e… si resta soddisfatti da questo film, sì.

    Ciò che lascia insoddisfatti è invece il pensare che esca in USA dopo oltre 2 anni di oblio, mentre qui continuiamo ad essere invasi in sala e in home video da prodotti discutibili, provenienti sia dall’estero che dal nostro bel paese.

    Son fiera del coraggio di questi ragazzi, mi entusiasmo con la loro evidente passione… a loro dico di tenere duro perchè NOI, noi spettatori che li amiamo, ci siamo. Forse non lo sanno, perchè in Italia gridano più forte gli haters che le persone che han una testa ed una cultura… ma ci siamo e siamo con loro.

    L’unico cinema che l’italia oggi esporta è il cinema “povero” di mezzi, ma non di idee… film come questi continuano a tenere alta la bandiera di una tradizione e cultura che oramai è stata fagocitata da una industria talmente ignorante, che ha dimenticato anche dove sta andando per inseguire l’idea del denaro (senza nemmeno trovarlo).

    P.O.E. 3 Pieces Of Eldritch– DA VEDERE!