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  • L’horror Wrath of the Crows rieditato come Princess of Dark: il trailer

    Il registaIvan Zucconpubblica sul suo canale YouTube il trailer diPrincess of Dark. Si tratta di una riedizione del suo horrorWrath of the Crowsdel 2013 in uscita questo ottobre.

    Raffrontando velocemente il nuovo trailer con i vecchisembrerebbeche il regista per questa ripubblicazione abbia rimesso mano al montaggio (compresi i titoli) e in alcuni casi anche alla color correction. Approfondiremo se avremo tempo.

    La trama:

    In una prigione i detenuti sono vittime del capo delle guardie e dei suoi aiutanti. Al di sopra di tutto c’è il Giudice: un personaggio che nessuno ha mai visto temuto perfino dalle guardie che impone con la forza le leggi da rispettare lì dentro. Gli ospiti della struttura attendono così di conoscere il verdetto di condanna. Qualcosa cambia quando un nuovo prigioniero si aggiunge alla compagnia: il suo nome è Principessa: una bellissima donna, coperta soltanto da un mantello di piume di corvo.

    Nel cast: Tiffany Shepis, Debbie Rochon, Tara Cardinal, Domiziano Arcangeli, Suzi Lorraine, Michael Segál, Brian Fortune, Emanuele Cerman, Carl Wharton, Marcella Braga.

    Princess of Darkverrà distribuito ad ottobre dalla statunitenseAcort International.

    Acort Internationalè uno dei principali distributori mondiali di film indipendenti nel mercato globale, specializzato nei generihorror/thriller/azione/fantasy, in nuovi media e piattaforme digitali.

    Ed eccovi il trailer diPrincess of DarkdiIvan Zuccon.

    Fonte:Ivan Zuccon YouTube.
  • Herbert West – Reanimator: la nuova web serie di Ivan Zuccon sullo scienziato pazzo di H. P. Lovecraft

    Ogni appassionato di horror conosce il cultRe-Animatordiretto daStuart Gordonnel 1985 (prodotto da Brian Yuzna e Charles Band).

    32 anni dopo, una produzione di italiani sta “rianimando” la fonte lovecraftiana per farne una serie web, alla regia il veteranoIvan Zucconche di Lovecraft s’è fatto il portavoce ufficiale in Italia (seguito numericamente – per numero di produzioni – e temporalmente solo daDomiziano Cristopharo).

    Annunciato nel 2016 e ora completato,Herbert West: Reanimatorè un progetto che potremmo definire “modulare”. Come apprendiamo dalle dichiarazioni stesse del regista al sitoComingsoon.net:

    «Cominciando con una serie web, avremo poi una serie televisiva e alla fine del viaggio un vero e proprio film».

    Attualmente in post-produzione dovrebbe essere disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme entro la fine dell’estate. La differenza nella narrazione di Zuccon (di cui abbiamo recensitoWrath of the crows) rispetto alle precedenti versioni cinematografiche è come viene “disegnata” la figura di Herbert West, con una diversa caratterizzazione. Sempre come apprendiamo da Zuccon:
    «Nelle storie, è ossessionato dalla morte e dall’idea di superare il concetto di morte a qualsiasi costo. Quindi la lotta è tra lui e la sua ossessione in quanto è distrutto da una perdita enorme e vuole sconfiggere la morte per far tornare i suoi amati. È molto drammatico senza alcun accento di humor nero che abbiamo visto nelle versioni di Yuzna / Gordon.».

    Fa ovviamente piacere vedere che le più meritevoli produzioni italiane stiano ri-fiorendo – fra idee e nuovi stimoli – con un occhio attento al mercato internazionale (e, soprattutto, rispetto a tanti millantatori del web, con la capacità di raggiungere realmente un mercato ampio dove far volare in alto la cinematografia indipendente italica).

    In questa prima stagione vedremo – fra i vari –Emanuele Cerman(Bad Brains, L’Apocalisse delle Scimmie) come Dr. Herbert West, la bellissimaRita Rusciano( Resident Evil: Hunted) nel ruolo diEleanor WestedAlessio Cherubini(un giovane promettente che seguo dai tempi di E.N.D. The movie e che con Lovecraft ha già avuto a che fare in Virus – Extreme Contamination) qui nel ruolo di Herbert West da giovane.

    Per ulteriori informazioni sul progetto, visitate la pagina ufficiale di Herbert West: Re-Animator.

    https://www.facebook.com/hwreanimator

  • [RECENSIONE] Wrath of the Crows (Ivan Zuccon)

    OvveroL’ira dei corvi. Sebbene sia del 2012, questo è l’ultimo lavoro diIvan Zuccon, e quello che sembra il più sofferto ed amato (forse odiato anche) dal regista.

    Zuccon è indubbiamente uno dei più noti e prolifici registi indie italiani nel mondo, ed è un personaggio tutt’altro che improvvisatosi in questo mestiere, ma che proviene da lunga gavetta e svariate collaborazioni con il maestroPupi Avati.

    Noto soprattutto per le sue svariate e personalissime rielaborazioni delle opere di Lovecraft, al punto da esserne indubbiamente il maggior esponente in patria, stavolta ci presenta una opera completamente originale, e che nasce da un suo soggetto magistralmente sceneggiato daGerardo di Filippo.

    Il film è una co-produzione internazionale fra la casa dello stesso regista e l’americanoZack Ewans, e presenta un cast internazionale fra cui spiccano:Tiffany Shepis(Scream Queen vista dai film dellaTromafino a quelli diAdam Gierasch),Debbie Rochon(242 film, vogliamo citarli tutti? Ma Zuccon l’aveva già chiamata nel precedenteColour from the dark),Tara Cardinal(stunt regista, attrice, scrittrice),Michael Segal(Virus – Extreme Contamination),Domiziano Arcangeli(House of Flesh Mannequins), l’italianissimoMatteo Tosi(il bello di varie fiction TV, ma anche lui una delle icone ricorrenti nei film di Zuccon) ed una poliedricaSuzi Lorraine(Dry Spell,Dead of the Nite).

    La trama: in una prigione da incubo, alcuni detenuti devono sottostare alle ingiustizie perpetrate dal capo delle guardie e dai suoi aguzzini. Le persone sembrano più simili ad animali in gabbia ed anche i loro comportamenti rispecchiano il lato più animale e primitivo dell’uomo.
    Al di sopra di tutti e tutto, c’è il Giudice, un personaggio che nessuno ha mai visto: egli è temuto perfino dalle guardie, ed impone le leggi da rispettare… i detenuti attendono così, di conoscere la propria sorte ed il verdetto di condanna.
    I prigionieri conoscono le regole da seguire, ma non ricordano nulla delle loro vite: ciò che ricordano è solo il male che hanno fatto per arrivare ad essere rinchiusi in quel luogo (e che noi spettatori vediamo attraverso l’uso di vari flashback, tecnica cara al regista).
    Qualcosa cambia quando un nuovo prigioniero si aggiunge alla compagnia: il suo nome è Principessa, ed è una bellissima donna, coperta soltanto da un mantello di piume di corvo…

    Lo script è indubbiamente sofisticato dal punto di vista letterario, ma risulta macchinoso per una messa in scena che, debitrice ad eccessivi rimandi, finisce col risultare poco lineare e tanto confusionaria.
    I dialoghi spesso risultano artificiosi e rendono quasi sempre l’immedesimazione – da parte dello spettatore – difficile. Gli attori son (evidentemente) all’altezza della difficile situazione, così come lo è la regia, regalandoci momenti di grande tensione e bellezza… ma sicuramente avrebbero potuto rendere tutto meglio optando per una struttura narrativa anche solo di poco, più lineare.
    Fra l’altro la complessità dell’intreccio mira a sciogliersi in un twist finale dove tutti i pezzi dovrebbero tornare a posto, ma… purtroppo è proprio il twist che è prevedibile, ed è forse questo il problema principale che appesantisce la visione.

    Siamo sospesi fra horror e metafora e spesso sembra che in questa sospensione ci si perda sia noi spettatori, che gli autori. Forse manca una trama d’insieme vera e propria, mentre ci si frammenta a scoprire i peccati di tutti i singoli prigionieri, ma che insieme non costruiscono tasselli di un vero mosaico… restando belle tessere fini a se stesse.

    La fotografia, firmata dallo stesso regista, alterna momenti notevolissimi ad altri momenti più piatti, pur restando una prova di alto livello rispetto alla media indie italiana e non solo.
    Molte grandi produzioni dovrebbero vedere cosa son in grado di fare questi cineasti, avendo a disposizione budget con cui loro pagherebbero a malapena i costumi di un solo attore, e magari arruolarli (ben pagati) a fare scuola a tanti mestieranti ben inseriti nell’industria più dall’anzianità, che dai meriti.

    Il film è quello che forse si può definire il più sanguinoso e violento e laCreaFXdiElena Sardelli e Danilo Carignola, si mostra una scelta all’altezza di chi aveva grande necessità di occhi cavati, decapitazioni, teste spaccate e ferite varie. Meno riusciti (ma poco invasivi) sono i VISUAL FX ma, considerando che pure nelle produzioni “hollywoodiane” fan quasi sempre pena, ci si può stare; il consiglio sarebbe di farne a meno sempre, comunque e dovunque.

    Il “film look” è indubbiamente di stampo internazionale e di buon livello, ne ho apprezzato molto i toni/colori lividi e cupi, così come il buon audio 5.1 che spesso invece è la nota dolente dei film indie italiani.

    Sicuramente questo è un lavoro che merita una visione (anche due se si vuole apprendere appieno l’intreccio), che segna un momento di passaggio e di evoluzione per lo Zuccon regista che siamo abituati a conoscere; è un film che si ama o si odia senza mezzi termini, e gli amanti del cinema gore/splatter comunque non si annoieranno sicuramente, merito anche di un serrato montaggio firmato anch’esso dell’esperto regista. Non annoierà nemmeno l’alto tasso sensuale/erotico diffuso dalla “Principessa” Shepis, anche questo un elemento sorprendentemente in “eccesso” rispetto alle precedenti opere.

    Dell’ira dei corvi, è stata annunciata una uscita italiana più volte, anche in sala, ma io personalmente ne ho perso le tracce. Fortunatamente il film è reperibilissimo in DVD d’importazione che include vari extras interessanti come il “dietro le quinte” e un “making of” degli effetti speciali visivi.

    Sembra essere il film che per Zuccon ha avuto il processo distributivo più difficile, e quello che ha spinto il già silenzioso e discreto (nel senso uno dei pochi che non “grida” o “odia” dalle sue pagine social, o nelle interviste) autore ferrarese, ad un silenzio maggiormente “eremitico” interrotto solo ora dalla notizia che si è rimesso al lavoro su un film ispirato al Re-Animator di Lovecraft.

    Ma ricordiamo tristemente che anche un gioiellino come il precedente e “lovecraftiano” Colour from the dark (che sposta genialmente l’azione dal New England del 1882 alla provincia rurale ferrarese durante la Seconda Guerra Mondiale) è stato distribuito ed apprezzato in 27 paesi del mondo tranne qui da noi. (Anche questo titolo lo consiglio caldamente, e per me fra tutti i lavori di Zuccon, resta uno dei favoriti).

    Zuccon ama ciò che fa… è un appassionato vero, ma anche un conoscitore vero del mezzo cinema di cui ha grande – innegabile – padronanza. Un cinema in cui si “sporca” le mani, un cinema non fatto da seduto…

    Per citare un saggio: chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista. FATE VOI.