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  • [RECENSIONE] Kopis (Lorenzo Lepori)

    Giovani protagonisti in un luogo isolato a fare baldoria e un assassino ad ucciderli.

    Il posto è un grosso casolare che appartiene alla famiglia (Robert Madison, Simona Vannelli) della protagonista Francesca (Aurora Bastia) e custodito dal loro fidato tuttofare Andrea (Andrea Bonella) .

    Nel più classico canovaccio slasher si muoveKopisdiLorenzo Lepori. E nella carneficina che eliminerà uno ad uno i ragazzivecchio e nuovo si incontrano e scontrano.

    Tema esplicitato a partire dalla locandina con l’antico coltellaccio che trafigge il moderno telefono cellulare.

    Quello che va in scena inKopis, che Lepori ha scritto insieme adAntonio Tentori, è un confronto (impari) tra generazioni (che solo la morte può appianare).

    Un assassino con unamascherache esprime la rancorosa consapevolezza della sua già avvenuta sostituzione e rottamazione e riesce anche ad ingannare il gruppo di (disconnessi) ragazzi facilitando le loro uccisioni.

    Un viale del tramonto imboccato senza serenità non per moralismo ma per contezza della vecchiaia che con loro aveva veduta, e per via del malsano culto dell’immagine che i nostri tempi pretendono.

    Che poi sono i temi diX: A Sexy Horror StoryeThe Substance.

    Se nel film diCoralie Fargeatsi parlava apertamente di show business e delle sue spietate leggi annientatrici della persona, inKopissono le persone comuni che aspirano al mondo dello spettacolo o che sono comunque condizionati da esso a tal punto da passarsi queste smanie assurde come un virus impossibile da debellare.

  • [RECENSIONE] Kinds of Kindness (Yorgos Lanthimos)

    La visione del mondo diYorgos Lanthimose del suo sceneggiatoreEfthymis Filippouè sempre stata pessimista e con una punta di cinica ironia.

    Nel loro ultimoKinds of Kindnessl’ambientazione, le tre storie e le tematiche raccontate offrono ai due la possibilità di pigiare spietati (più che in passato) sul pedale dell’ironia con risultati azzeccati.

    PerchéKinds of Kindnessè una crudele satira sull’essere umano, qui rappresentato dai suoi personaggi spiccatamente statunitensi con le loro surreali vicende.

    Tre mediometraggi interpretati da Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, più i comprimari Hong Chau, Joe Alwyn, Mamoudou Athie e Hunter Schafer.

    Il primo (La morte di RMF) racconta la storia di un uomo controllato notte e giorno in ogni sua azione, letteralmente, dal suo capo. Nel secondo (RMF sta volando) un uomo sospetta che sua moglie, dispersa su un’isola deserta ma miracolosamente sopravvissuta e ritrovata, non sia in realtà sua moglie ma una sosia. L’ultimo (RMF mangia un sandwich) segue una coppia adepta di un culto religioso alla ricerca della loro messia.

    L’ambientazione statunitense dà al film non solo il terreno ideale per fare satira, ma va anche particolarmente a braccetto con alcuni degli argomenti preferiti daYorgos LanthimoseEfthymis Filippou.

    A cominciare dai rapporti conflittuali tra i personaggi, disottomissionee prevaricazione. Si evidenziano così ancora di più le assurdità raccontate, l’umanità disposta a sacrificarsi, oppure capace delle bassezze peggiori pur di risolvere un problema. Su questo accostamento tra alto e basso, nobile e deplorevole, bello e brutto, master and servant, si gioca in fin dei conti con il concetto filosofico delsublimesecondo il quale quel che ci ripugna inspiegabilmente ci attrae.

    Kinds of Kindnessfa questo effetto grazie a Lanthimos capace qui più che mai di unire con il suo sguardo il cinema serio d’autore con quello popolare pensato per le multisale.

    Kinds of Kindnessè distribuito nelle sale daSearchlight Pictures.

  • [RECENSIONE] Koala di Cristina Puccinelli (cortometraggio)

    Non conosciamo noi stessi, possiamo dire di conoscere “gli altri”?Arriva il giorno in cui, colpiti da un lampo di lucidità, ci svegliamo dimenticandoci la lunga notte delle apparenze. Il mondo intorno a noi ci appare di colpo assurdo, stupido, minaccioso: un incubo. Lo incolpiamo, mentre cerchiamo alibi per noi stessi.Ma più scaviamo in profondità e più l’incubo si complica, si avvita su se stesso e prende consistenza.

    “Koala”, il nuovo corto di Cristina Puccinelli presentato al Festival del Cinema di Roma, è un viaggio che mescola generi e indaga con leggerezza la nostra realtà. Ossessioni sopra le righe, frutto di fantasia o di una realtà che è partita per la tangente, sta perdendo i suoi lustrini ed è simbolizzata dal koala del titolo.Siamo koala, ci accoppiamo come koala, ci attacchiamo agli altri come koala a costo di renderci ridicoli…E gli amici? Distratti. E l’autorità costituita? Cerca fatti laddove fatti non ce ne possono essere, essendo tutta la nostra esperienza costantemente filtrata dalle nostre suggestioni.

    Fonte:Premiere Film.

    Cristina ha una cifra stilistica che noi di klub99.itabbiamo imparato ormai a riconoscere: lo sguardo ironico della macchina da presaè quello di chi riesce a distinguere la propria esperienza da una visione delle cose più distaccata, necessaria per poterle raccontare al meglio. Cristina sa dove mettere la macchina da presa per rinforzare la storia raccontata.

    Questo lavoro è forse ancora più raffinato dai precedenti dal punto di vista estetico ed èimpreziosito dalla protagonista Denise Capezzache è sempre naturale nella sua improvvisa, lucida, sovrimposta isteria. Da vedere augurandosi ancora un volta di vedere presto Cristina alle prese con un lungometraggio.