Il cinema horror, fantascientifico, ha la possibilità di raccontare la nostra società meglio di quei generi che lo affrontano direttamente. Questo grazie l’ausilio di metafore, allegorie, similitudini.
Gli zombi di George A. Romero che diventano il mezzo per parlare di consumismo o di esercito militare sono l’esempio più classico quando si vuole parlare di film del terrore sociali o politici. Così come le invasioni aliene erano il mezzo per il cinema statunitense degli anni ’50 di parlare di guerra fredda al pericolo comunista sovietico.
Letto numero 6diMilena Cocozzaè un filmhorrorche racconta l’orrore dei manicomi in Italia.
E lo fa attraverso il fantasma di un bambino (Riccardo Bortoluzzi). Che appare ad una dottoressa (Carolina Crescentini) durante i turni di notte in una clinica pediatrica. Che un tempo era un ospedale psichiatrico infantile.
Esordio nel lungometraggio diMilena Cocozza,Letto n. 6si muove tra una narrazione prevedibile, fatta dalle solite apparizioni da storia di fantasmi, e un tema sociale importante come quello degli O.P. italiani, dove il film esprime invece il suo meglio anche per quel che riguarda l’impatto visivo.
Ma stiamo parlando di un film co-prodotto daRai Cinemapensato quindi con certi criteri, più che altro per non scioccare le masse e assicurarsi una programmazione televisiva in prima serata. E trovare in un prodotto del genere momenti di autorialità vuol dire cheRai Cinemanon è fessa e che riconosce la bravura diMilena Cocozzacome narratrice.
Le visioni della protagonista Bianca, sogni in cui vive le torture dell’elettroshock a cui erano costretti i poveri sfortunati bambini rinchiusi nel reparto psichiatrico, sono immagini angoscianti che rendono bene l’idea degli orrori che si vivevano in quegli spazi fino all’arrivo della Legge Basaglia. E che dimostrano la sensibilità della regista verso certe atmosfere e tematiche.
A tirar le sommeLetto numero 6non spicca il volo ma si ferma nella zona del vorrei ma non posso, del download che si blocca verso la fine facendoci smadonnare.
