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  • [RECENSIONE] (2) Il Signor Diavolo (Pupi Avati)

    Il Signor Diavolo, ma non un “signor film”.

    Un po’ amato, un po’ odiato… l’ultimo lavoro diPupi Avatiè un film di indubbio mestiere, che segna un certo rinvigorimento nello “smalto” del regista, smalto che aveva perso brillantezza nel “genere” con film dall’appigliomainstreamcomeIl NascondiglioeL’Arcano Incantatore: belle storie servite in belle confezioni, purtroppo vuote e prive di sapore… e di attori in grado di reggere sulle spalle il peso di performances così complesse.

    Dimenticate le atmosfere “asfissiantemente” inquietanti diZedereLa Casa Dalle Finestre che Ridono… lì tutto era genuino, mentre qui tutto è forzato… al limite della caricatura.

    Il film ha dei punti di forza indubbi nelle scenografie e nell’uso sapiente di location abbandonate riadattate a set (lezionescenograficache in primis ci diedeNello GiorgettiinEvil Enko), la cura dei costumi (Maria Fassari) è incredibile, il trucco che rende tutti spenti e cupi è una bella idea e la fotografia è del fidatoCesare Bastelliche praticamente ha lavorato solo per Avati. Eppure questa fotografia è totalmente sbagliata per un prodotto che voleva essere un ritorno al cinema horror “avatiano”.

    La bellezza di film sopra citati comeZedereLa Casa Dalle Finestre che Ridonostava nel contrasto fra gli orrori sociali e la natura poetica in cui erano immersi. L’orrore che si annida come un virus fra la gente, che èla gente, in contrasto con i paesaggi Padani rurali che fecero da gran contrappunto al barocchismo “argentiano”.

    Qui tutto è forzatamente desaturato, quasi bianconero, spento… una cupezzaimpostapiù cheraccontata. E questo dispiace… perché Avati ha sicuramente la capacità di poter raccontare sottotesti senza ricorrere a plateali stratagemmi. Ma purtroppo, anche la regia non sembra molto ispirata: inquadrature forzate grandangolari, spesso dal basso e piazzate un po’ a caso giusto per fare scena, più che per creare un messaggio narrativo. Se il cinema è un linguaggio, qui spesso è usato a caso (per non parlare dei bruttisimi ed inutiliralentyal montaggio messi davvero ad enfatizzare l’ovvio).

    Le finezze a cui Avati ci aveva abituato nei precedenti lavori (si veda ad esempio in La Casa Dalle Finestre che Ridono(la breve inquadratura dei fiori nel vaso, o del fango sulle scarpe del prete… dettagli che tradiranno senza parlare, le menzogne che i protagonisti raccontano) qui sono dimenticate: si insiste e reitera su dettagli che laddove funzionavano la prima volta, diventano grotteschi, banali e ridondanti tutte le altre volte (l’insistito dettaglio sulla calza rotta della Caselli, ad esempio).

    C’era poca voglia voglia di mettersi davvero in discussione, si voleva andare sul sicuro e si è cercato di accontentare un po’ tutti, scontentando per lo più… perché le potenzialità c’erano.Ma è mancato il coraggio.

    E che dire delle musiche di Amedeo Tomassi, che plagia praticamente se stesso, riproponendoci solo delle varianti dei temi da lui composti già perLa Casa Dalle Finestre che Ridono?

    La recitazione è un altra nota dolente. Se l’inizio al ministero deraglia verso la parodia alla Capatonda grazie soprattutto alla penosa “performance” diAlberto Rossi(un posto al sole, e giusto li deve restare), il resto del film non può nemmeno contare sul supporto dell’immaturo, inesperto e scolasticoGabriel lo Giudice, che si impegna, sì… ma il ruolo era fuori delle sue possibilità.

    Iniziamo a respirare e sentirci fuori della zona “recita in parrocchia” quando finalmente sullo schermo appareMassimo Bonetti(nel ruolo del giudice) e si dà più spazio aFilippo Franchini(il bambino aka Carlo).

    Troppo brevi le buone prove diHabereRoncato, mentre pureCavinapurtroppo è la macchietta di se stesso, accanto a una over acting di mestiere comeChiara Caselli, che crea un personaggio magnetico… ma che alle lunghe stanca nel suo clichè.

    Se nel libro il contesto storico e politico ha magari tempo di maturare e respirare, così come “l’amore” del protagonista per l’infermiera che assiste il padre, nel film il primo punto appare davvero irrilevante e pretestuoso… il secondo invece, ridicolo quanto inutile e poco credibile.

    Discreti gliFXdi Stivaletti, sebbene proprio nella scena del dettaglio dei denti si vede vistosamente una protesi abbozzata e mal fatta, e totalmente inutile il sangue (bruttissimo) inCGIsulla culla… una scena che poteva esser fatta benissimo con dei tubi e sangue vero e che quindi non merita pietà né gisutificazione.

    Il finale (come l’inizio) son in perfetto stile avatiano, un bel colpo di scena che però arriva quasi citofonato e non così inatteso. Il colpo di scena non èche tutto non è come sembrava, ma proprio il fatto chetutto è esattamente come sembrava. In questo è una scrittura felice e originale, purtroppo accompagnata da un approfondimento scarso dei personaggi, delle atmosfere e, soprattutto del trauma del protagonista, di cui non ce ne frega nulla, con il quale non proviamo empatia mai, e che quindi ci lascia un po’ indifferenti per la sua sorte.

    Menzione a Lorenzo Salvatori nel ruolo di Emilio.

    Decisamente migliore di quell’inutile pastrocchio che èIl Nascondiglio,Il Signor Diavolomerita una visione ma senza aspettative, perché è davvero una occasione mancata.

  • [RECENSIONE] Il Signor Diavolo (Pupi Avati)

    Una cosa che si deve apprezzare diPupi Avatia proposito del suo ultimoIl Signor Diavoloè il coraggio di non attenersi ai modelli e agli stili del cinema gotico contemporaneo: quello diJames Wane compagnia tanto per fare un esempio ed intenderci, che è tutto un salto dalla sedia dietro l’altro e niente più.

    Avati racconta una storia più complessa e da seguire con attenzione che mescola orrori ultraterreni ad altri umani. Al centro un ragazzino che uccide un coetaneo deforme e diabolico e un ispettore mandato dalla Democrazia Cristiana ad indagare e mettere a tacere ogni coinvolgimento della chiesa sulla vicenda. Perché il posto, siamo negli anni ’50 a Venezia e dintorni, è bigotto, superstizioso, arretrato culturalmente. Terreno facile per trasformare un fatto di cronaca in propaganda politica anti DC. Urge porre rimedio alla cosa. Da Roma il Ministero manda l’ultima ruota del carro. Il giovane inesperto fa la sua indagine ed esce fuori, tra le altre cose, una chiesa omertosa, ambigua, complice e regista di un meccanismo ben più grosso e spaventoso. Che detto da un credente comePupi Avatiè meraviglioso, e non perché io sia chiuso nel mio ateismo anticlericale, ma perché fa capire la sua libertà ed elasticità mentale.

    Quello che non funziona è la parte horror. Mi duole dirlo maIl Signor Diavolonon fa paura.

    Giusto la sequenza con le pagine del quaderno che si aprono da sole suscita qualcosa che sta dalle quelle parti. Altre non ce ne sono e se ci sono non si ricordano.

    Restano impresse invece quelle che non funzionano: dalle voci ultraterrene, alla famigerata culla col sangue in una CGI che peggio non si poteva, ad altri aspetti sonori come i suoni emessi dai due personaggi durante la sequenza d’apertura.

    Sopravvoliamo sulle incongruenze (come l’ostia tolta dalla bocca ma ancora intatta e data in pasto al maiale, o l’anziano prete che sposta una lastra di marmo senza troppi sforzi) ché potrebbero anche attribuirsi allo scherzo diabolico in atto.

    Il resto del reparto tecnico è più che buono: fotografia, costumi, montaggio. Così come sono validi tutti gli attori scelti per i vari interessanti personaggi, ognuno con il suo lato oscuro.

    Dunque, se una parte deIl Signor Diavolo, quella irrazionale, non funziona bene, quella più politica e di indagine non è male. A quanto pare del film arriverà un seguito, il che rende le cose interessanti perché con quel finale lì (che a me è piaciuto) dopo può succedere davvero di tutto.

    Ovviamente seguiremo gli sviluppi sperando in una resa migliore degli elementi horror.

  • Due nuove clip da Il signor Diavolo di Pupi Avati

    Tra due giorni arriverà nelle nostre saleIl Signor Diavolo, atteso ritorno diPupi Avatialle atmosfere spaventose.

    01 Distributionper ingannare l’attesa ha pubblicato poche ore fa due nuove clip tratte dal film: le ha chiamate “I Denti del Maiale” e “Ammazzare Il Signor Diavolo”

    Autunno 1952. Nel nord est è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori. Carlo, l’omicida, è un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Paolino, per farsi bello, lo umilia pubblicamente suscitando la sua ira: Emilio, furioso, mette in mostra una dentatura da fiera. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio. La particola cade al suolo costringendo Paolino a pestarla. Di qui l’inizio di una serie di eventi sconvolgenti.

    Il cast deIl Signor Diavoloè formato da Gabriele Lo Giudice, Filippo Franchini, Massimo Bonetti, Lorenzo Salvatori, Chiara Caselli, Alessandro Haber, Gianni Cavina, Eva Antonia Grimaldi, Fabio Ferrari, Andrea Roncato, Chiara Sani, Alberto Rossi, Claut Riccardo e Cesare Cremonini.

    La sceneggiatura del film è stata scritta da Antonio, Pupi e Tommaso Avati partendo da un romanzo del solo Pupi, la fotografia è diCesare Bastelli, il montaggio diIvan Zuccon, gli effetti speciali diSergio Stivaletti.

  • Due clip da Il Signor Diavolo di Pupi Avati

    Il canale YouTube di01 Distributionha pubblicato poche ore fa un paio di clip tratte daIl Signor Diavolo, film che segna il ritorno diPupi Avatinei territori gotici e dell’orrore. Si chiamano “Arrivo a Venezia” e “Sacrilegio”.

    Attori principali del film sono Gabriel Lo Giudice, Filippo Franchini, Massimo Bonetti, Alessandro Haber, Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Eva Antonia Grimaldi, Chiara Caselli, Andrea Roncato e Cesare Cremonini.

    La trama:Autunno 1952. Nel nord est è in corso l’istruttoria di un processo sull’omicidio di un adolescente, considerato dalla fantasia popolare indemoniato. Furio Momentè, ispettore del Ministero, parte per Venezia leggendo i verbali degli interrogatori. Carlo, l’omicida, è un quattordicenne che ha per amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Paolino, per farsi bello, lo umilia pubblicamente suscitando la sua ira: Emilio, furioso, mette in mostra una dentatura da fiera. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio. La particola cade al suolo costringendo Paolino a pestarla. Di qui l’inizio di una serie di eventi sconvolgenti.

    Con i costumi diMaria Fassari, la fotografia diAndrea Bastelli, gli effetti speciali diSergio Stivaletti, il montaggio diIvan Zuccon,Il Signor Diavoloarriverà nelle nostre sale il 22 agosto.