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  • [RECENSIONE] Come Play – Gioca con me (Jacob Chase)

    Jacob ChaseconCome Play – Gioca con meespande il suo bel cortoLarrye commette l’errore comune di allungare il brodo con i soliti luoghi comuni e cliché del cinema horror.

    L’idea di partenza è quella di un mostro che farà di tutto per abbandonare il suo mondo (un’applicazione multimediale chiamata “Mostri Incompresi”) per entrare in quello reale. Il piccolo Oliver (Azhy Robertson), che non spiccica una parola in seguito a un trauma, bullizzato dai compagni di classe, diventa il suo bersaglio. Perché l’obiettivo del mostro Larry è quello di farsi un amico tra chi di amici non ne ha. Ed Oliver è il candidato ideale: un ragazzino isolato dal mondo (infame) e rifugiatosi nella “sicurezza” della tecnologia.

    Le apparizioni dello stalker ultraterreno diventano sempre più frequenti e contraddittorie, per andare incontro alleregole del mercato. Quindi anche se l’app diceva che Larry si palesa sempre di spalle, noi lo vediamo invece di fronte e in faccia parecchie volte. Apparizioni sempre accompagnate dai soliti avvenimenti comeluci che saltano e porte che si chiudono da sole.

    Oliver è sostenuto dal padre (John Gallagher Jr.) ma soprattutto dalla madre (Gillian Jacobs), anche se, ovviamente, inizialmente non credono alla storia del figlio.

    Come Play – Gioca con Meman mano che si va avanti scivola sempre più nel già visto.Si salvanoperò le soggettive iniziali del mostro, intrappolato dietro lo schermo dei vari dispositivi elettronici; i brevi momenti in cui Oliver gioca con il misuratore laser o i fogli di carta mossi dal vento che rivelano la presenza invisibile di Larry. Momenti riusciti che suggeriscono la creatura senza mai mostrarcela, il che dimostra come la “Val Lewton filosofia” funziona sempre di più rispetto al suo contrario.

    Qui invece è la sempre più chiara visione del mostro a prendere potere man mano che la storia procede. Che poi se lo mostri, il mostro, va da sé, lo devi mettere in conto che arrivano subito nello spettatore (soprattutto appassionato del genere) le analogie. Anche perché di fantasia nell’inventarsi qualcosa di nuovo ce n’è davvero poca in giro, tra aspetto generale, rumori che emette, eventuali voci.

    Come Play – Gioca con Mesi riscatta un po’ nel finale commovente e spaventoso, dunque parecchio ruffiano e che dimostra ancora una volta le potenzialità del regista e sceneggiatoreJacob Chase. Uno che per il momento pare muoversi più a suo agio nei corti. Lo dimostra anche l’ultimo del 2023: un thriller-musical dal titoloTroublee che vi proponiamo qui in basso, subito dopoLarry.

    Fonte:Jacob Chase You Tube.
  • [RECENSIONE] La Danza Nera (Mauro John Capece)

    C’è molta rabbia e delusione nella testa e nella vita di Manola, protagonista in cerca di vendetta e di riscatto del filmLa Danza NeradiMauro John Capece.

    Tutte le porte che le hanno sbattuto in faccia, le prese in giro da parte del Potere rappresentato da un sindaco che predica bene e razzola male, e da un impresario teatrale (Franco Nero) che col primo cittadino va a braccetto.

    Un sindaco arrivista, capace con le chiacchiere di abbindolare la sua comunità a tal punto da tentare il salto di qualità candidandosi alla Camera.

    Manola (Corinna Coroneo) è stanca delle bugie, delle falsità, delle ipocrisie, delle promesse non mantenute. Nessuno si salva, neanche la sua amante Soriana (Michela Bruni) che cela alla madre (Giorgia Trasselli) e al mondo la loro relazione saffica.

    Il racconto dell’Italia nel filmLa Danza Nera.

    Nella sua trama e caratterizzazione dei personaggiLa Danza NeradiMauro John Capecefunziona, anche se (o forse proprio perché) durante tutto il film si resta in bilico tra archetipo e stereotipo, sfiorando l’enfasi della retorica.

    Il personaggio del sindaco, ben interpretato dal videoartistaFlavio Sciolè, è quello che più di tutti si muove sul filo del rasoio. Lui è il rappresentante dell’italianità e della classe politica che la precaria e plurilaureata Manola detesta: quella che alle parole non fa mai seguire i fatti, arraffona, bulimica, bugiarda, cafona e kitsch.

    Capece, ma anche la Coroneo che ha firmato insieme al regista la sceneggiatura, insistono davvero tanto su questa (visione dell’) Italia: dalle didascalie con i colori della bandiera nazionale, tricolore che fa da sfondo in una delle scene finali, all’inno di Mameli più volte riproposto. Si rischia di finire nel didascalismo, nella banalità del politico che ruba, della solita Italia dei furbetti che la fanno sempre franca a discapito degli onesti, e in cui tutto deve rimanere com’è. Ma non succede. Per poco, ma non accade.

    L’aver utilizzato il genere thriller e noir, e il sottogenere della vendetta, per raccontare il nostro paese, e in un modo per certi versi funambolesco per giunta*, rende questo film interessante e meritevole di almeno una visione.

    *:ci sono momenti quasi surreali.

    GuardaLa Danza Nerain streaming.

  • [RECENSIONE] Covered Sun (Elia Rosa, Paolo S. Borgato)

    Il fantasy. Un genere che mi fa partire sempre con un pizzico di paura. Più che altro per i nomi strani dei personaggi, difficili da memorizzare per il mio povero cervello. Ma è un genere che appassiona milioni di persone in tutto il mondo compresi i giovanissimiElia RosaedErica Andreose.

    Veneti, coppia nella vita e nella stesura di una sceneggiatura che è diventata un film dal titoloCovered Sun, diretto dal primo con l’aiuto diPaolo S. Borgatoe da loro tre autoprodotto e realizzato in quattro anni.

    Covered Suncontiene molti degli elementi tipici del fantasy: a cominciare dal viaggio dell’eroe che deve raggiungere un posto per porre fine a un guaio che l’umanità si trascina da troppo tempo. A farsi questa scarpinata, incrociando altri personaggi e linee temporali, San (Ismaele Sacco) e Snoun (la Andreose). Intorno a loro oggetti magici,creature mitologichee tutto quel mondo che nel genere deve esserci.

    Un viaggio che diventa l’occasione per fare una bella ramanzina all’umanità con una cazziata antibellica ma che allude e accenna anche all’ecologia.

    Covered Sunconvince, se non addirittura sorprende, per gli effetti visivi.

    Numerosissimi i chroma key che ben si integrano con reali scenografie e oggetti di scena. Non male poi il costume indossato daSimone Cremaper interpretare il personaggio di pietra che segue i due protagonisti.

    Quello che non funziona al meglio è l’eccessiva lunghezza: alcuni momenti potevano essere accorciati, altri addirittura tagliati del tutto. Ma avere il coraggio di rinunciare a delle sequenze e a dei pezzetti che sono costati fatica e sacrifici, fa parte del processo di crescita. Altri ancora potevano essere realizzati meglio, come i combattimenti.

    Gli attori poi fanno notare il loro impegno nonostante la poca esperienza. Quello che stona di più è il marcato accento del nord di alcuni di loro, sorvolabile in alcuni casi ma non nella scena finale quando il dio della montagna finalmente parla ai due eroi.

    Ma stiamo parlando di un film girato tra amici (mi par di capire), con attori e maestranze non professionisti che però, fermamente convinti della validità del progetto, si sono fatti il mazzoaiutando dove e quando era necessario.

    E le soddisfazioni per il loro lavoro stanno cominciando ad arrivare, a cominciare dalla distribuzione a fine 2020 diCovered SuninDVDeBlu-Ray con la Home Movies.

  • [RECENSIONE] Nightmare Symphony di Cristopharo e Trani

    Omaggio aUn Gatto nel Cervello, ma più in generale al suo registaLucio Fulci,Nightmare Symphonyci racconta di un regista a lavoro su un film di paura.

    Se il film di Fulci con il personaggio dello psichiatra assassino voleva dirci che la realtà è più spaventosa di un film (horror) di finzione, in quello diDomiziano CristopharoeDaniele Trani, sceneggiato ancora una volta daAntonio Tentori, il mondo del cinema indipendente low budget è visto come una giungla fatta di produttori arroganti, attori fuori di testa, sceneggiatori insoddisfatti, assistenti che non ti degnano di uno sguardo.

    Il registaFrank LaLoggia(Scarlatti), qui praticamente nel ruolo di se stesso, si muove in questo mondo assurdo, paradossale, labirintico, snervante, in cui il confine tra la finzione del “suo” film su un serial killer mascherato e la “sua” realtà si andrà assottigliando sempre più.

    Nightmare Symphonyè un godibile film con degli omicidi ben costruiti e ansiogeni nei loro tempi dilatati, accompagnati da dei discreti effetti speciali. Al film però manca una buona dose di anarchica imprevedibilità che dava ai film diLucio Fulciquel qualcosa in più*.

    L’inatteso arriva nel finale in cui i due mondi di Frank si fondono definitivamente. Lì lo spiazzamento è molto fulciano perché piomba dal nulla catapultando il protagonista in un incubo reale e ad occhi aperti senza via d’uscita. Lì si omaggia il Fulci dei tempi migliori con la sua caratteristica “strana forma lirica, struggente e malinconica.”,come ci diceva Tentori qualche anno fa.

    Nightmare Symphonysarà distribuito in DVD il prossimo anno con TetroVideo.

    *: C’è da dire anche che alcune cose potevavo essere realizzate con un po’ più di accortezza, come alcune esterne in cui ignare persone guardano in camera. Ma sono dettagli alla fine di poco conto.
  • [OLTRE LO SPECCHIO 2] Lucky (Natasha Kermani). La recensione

    LuckydiNatasha Kermaniracconta una folle creazione, conseguenza della presa di coscienza di un concetto, di una idea. E lo fa lasciando costruire alla protagonista May (Brea Grant, anche sceneggiatrice) un ostile mondo in cui ogni notte un individuo mascherato prova ad ucciderla. May dovrà mettere in pratica quello che scrive nei suoi libri sull’autodeterminazione femminile e cavarsela da sola. Anche perché l’assassino non muore mai come Michael Myers, inoltre sia suo marito Ted (Dhruv Uday Singh) che la polizia la abbandonano a se stessa.Un mondo distopico in cui (soprattutto all’inizio) paiono quasi normali le aggressioni subite, normale routine quotidiana. Talmente è la normalità che a May capita di averlo dimenticato, o meglio rimosso.

    Ma è dalla sua strana e sospetta amnesia che scatta la molla del cambiamento e della consapevolezza.

    May prende coscienza che deve sbrigarsela contando solo su se stessa, abbattendo quegli schemi imposti dalla società. Intanto le aggressioni dell’uomo in maschera (che ricorda per un particolare quella diDèmonidi Lamberto Bava) aumentano sempre più arrivando a colpire anche le persone vicino a lei.

    Il film poi fa un ulteriore passo avanti nel percorso della sua eroina. Perché a un certo punto esce fuori che il suo problema riguarda anche altre donne (spaventate e poco disposte a parlarne, atteggiamento che ha anche lei) e che toccherebbe lottare anche per loro. Un discorso che si allarga ma che è destinato a restringersi subito. May aiuterà la sua amica e assistente Edie (Yasmine Al-Bustami) ma lascerà al loro destino delle perfette sconosciute. Forse le cause di questa sua scelta sono da ricercare in altre regole sociali prestabilite secondo le quali si passa sopra il cadavere degli altri senza pensarci due volte per qualsiasi cosa, figuriamoci quando in ballo c’è la vita stessa.

    Perché chi si salva è solo molto fortunata, e chi muore ha avuto sfortuna, da qui il titolo originaleLucky.

    Una parola che è un alibi per lasciare tutto com’è senza sporcarsi le mani. Ed è qui che il film in qualche modo diventa un po’ troppo didascalico: se il momento con le molteplici aggressioni nel parcheggio ha una sua forza, il volto multiforme del suo assassino una volta smascherato è di troppo.

    Che il tutto sia comunque una elaborazione-invenzione della protagonista (per nascondere una violenza domestica altrimenti da lei negata?*) lo intuiamo anche da tanti piccoli particolari registici. Le posizioni del suo corpo dopo le aggressioni che assomigliano sempre a quelle dell’assassino svenuto-morto accanto a lei. Lo stesso assassino che a un certo punto comincia ad apparire contraddicendo le leggi della logica (come in un film slasher). E poi c’è una scena in bagno in cui un riflesso di May che si pulisce dal sangue fa un po’ come gli pare, per così dire. PerchéLucky, terzo lungometraggio diNatasha Kermani, in fin dei conti parla anche dei riflessi dei nostri lati oscuri nella vita di tutti i giorni.

    Luckyha ricevuto una menzione speciale allaseconda edizione del festival Oltre lo Specchio.

    *: Sarebbe interessante approfondire questo aspetto di May che nega alla polizia e alla psicologa di aver subito violenze da parte del marito ma si colpevolizza sempre per averlo tradito.
  • [OLTRE LO SPECCHIO 2] Anonymous Animals (Baptiste Rouveure). La recensione

    Immaginate un mondo in cui l’uomo non è la razza dominante. Un mondo in cui quello che (nella nostra realtà) facciamo a certi animali accade uguale a noi e per mano di quegli stessi animali. Cavalli che ci rinchiudono in delle stalle elettrificate, cani che ci costringono a combattere tra di noi (con una capra che raccoglie i soldi delle scommesse), cervi in attesa con il fucile pronti al primo segnale a sparare a chi scappa.

    Questo èLes Animaux Anonymes(Anonymous Animals): un mondo alternativo in cui la scala evolutiva ha preso un’altra strada, per noi svantaggiosa. Animali con una loro scala sociale, che vestono come noi, che stanno in piedi su due zampe come noi, che fumano, si vestono e guidano l’auto come noi. Il che dà al tutto un’aria surrealista e inquietante che non ha nulla a che vedere con i ritratti dei “carucci” aristocratici cani antropomorfi di Eva Marchewska o Thierry Poncelet ma è semmai da avvicinare agli infernali animali (e mondi) diHieronymus Bosch.

    Il regista e sceneggiatoreBaptiste Rouveureracconta questo mondo alla rovescia, incubo per noi ma normalità per gli animali, senza parole: solo grugniti, nitriti, guaiti, lamenti.

    Les Animaux Anonymesnon è dunque un eco vendetta perché l’assunto del film è che le cose lì vadano così da sempre, che la normalità sia quella. È quindi semmai da inserire più nel filone dei film che promuovono uno stile di vita e una cultura vegana. E il finale amaro, se lo trasferiamo nel nostro mondo, ci lascia intendere che certi andazzi non cambieranno mai.

    Il film è in concorso per laseconda edizione del festival Oltre lo Specchio.