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  • [RECENSIONE] Noir Casablanca (Kamal Lazraq)

    Dal Marocco arrivaNoir Casablanca(Les meutes): un thriller-noir scritto e diretto daKamal Lazraqe interpretato da attori non professionisti che a Un Certain Regard del 2023 ha vinto il premio della giuria.

    Protagonisti due poveri cristi: un padre (Abdellatif Masstouri) che coinvolge il figlio (Ayoub Elaid) in un lavoro per la malavita che si complica facendoli scivolare, nel corso della notte in cui si svolge la vicenda, sempre più in una situazione più grande di loro. Talmente complicata da assumere pian piano sfumature surreali se non addirittura da incubo.

    Un padre e un figlio che affrontano la situazione tra impulsività e raziocinio, con l’ago della bilancia impazzito tra i due comportamenti, con i ruoli tra loro in qualche modo ribaltati. Tra i due infatti chi appare da subito più impreparato a gestire la faccenda è il padre e il figlio lo rimprovera per questo, lo contesta, eppure non lo abbandona facendo crescere ancora di più la tensione e il pericolo.

    Al suo primo lungometraggioKamal Lazraqscrive e dirige un film teso che mostra un Marocco e una Casablanca notturna e periferica per nulla turistici. E come neinoirla tragedia è sempre dietro l’angolo, i protagonisti hanno costantemente il fiato sul collo di polizia e criminalità e la certezza che nulla mai cambierà è sempre presente.

    Noir Casablancaè statodistribuito nelle sale da Exit Media. Il film è andato in concorso quest’anno a L’Aquila Film Festival dove ha vinto il premio della giuria come miglior lungometraggio.

    Guarda in streamingNoir CasablancadiKamal Lazraq.

  • [RECENSIONE] L’esorcista del Papa (Julius Avery)

    Riesco finalmente a recuperare su Prime Video uno dei film più chiacchierati sul web dello scorso anno:L’esorcista del Papa, horror ispirato ai libri del famoso esorcistaGabriele Amorth, interpretato nel film diJulius Avery(Overlord) da Russell Crowe.

    Il film si colloca perfettamente in questa nuova tendenza hollywoodiana di ritirare fuori le possessioni demoniache raccontandole con molta becera e sfacciata caciara.

    Gli Occhi del diavolo(2022) di Daniel Stamm,Il settimo giorno(2021) di Justin P. Lange,Il figlio del diavolo(2019) di Pearry Reginald Teo e i due recenti riavvii dei franchiseL’esorcista(davvero pessimo il sequel di David Gordon Green) eIl Presagiosono solo alcuni esempi recenti di questa piega.

    D’altra parte daL’Esorcistain poi ci sono stati (quasi) sempre dei bambini posseduti da esorcizzare-salvare, un mondo scientifico senza risposte, impotente, un prete esperto e uno meno scafato, un demone che li mette alla prova, un sacrificio altruista da compiere.

    In questo canovaccio da seguire assolutamente per non mettere a rischio il risultato al botteghino, perché Hollywood è un’industria, il film diJulius Averyci regala qualche breve momento sorprendente come quello del piccolo Henry (Peter DeSouza-Feighoney) che palpeggia assatanato sua madre (Alexandra Essoe), o l’altro in cui il Papa (interpretato da Franco Nero) è collegato spiritualmente con Amorth in pericolo e… e non dico altro perché chi ha visto il film dovrebbe aver capito a cosa alludo.

    E sono visivamente interessanti anche gli attimi finali dell’esorcismo sotto l’abbazia spagnola, con i suoi infernali sottosuoli infuocati che ricordanoDrag Me To Hell.

    Il film poi ci dona un esorcista diverso dal solito anche se parecchio dissimile (nel fisico, nei modi) dal vero Amorth. Ma questa è Hollywood con le sue bugie e cialtronerie. Un approccio che consapevolmente non disdegna l’ironia.

    Quello che non si riesce a mandare giù neL’esorcista del Papaè un’altra bugia: l’assoluzioneche i due sceneggiatoriMichael PetroniEvan Spiliotopoulos* regalano allaChiesa Cattolica, o meglio ancora al Vaticano, per le atrocità dell’Inquisizione Spagnola. La loro banalissima teoria è che la sua invenzione sarebbe stata opera del demonioAsmodeocolpevole di aver posseduto colui che poi l’avrebbe fatta ordinare. Informazione che in seguito la stessa chiesa avrebbe insabbiato (per il bene dell’umanità). La buttano lì senza approfondire più di tanto, quasi lasciandola passare inosservata.

    È la vera prova cheL’esorcista del Papaè un film senza l’intenzione di turbare e sconvolgere lo spettatore ma con quella di intrattenere con molto chiasso, chiedere di più è fuori luogo. A queste cose dovrebbe pensarci il cinema indipendente, come ha fatto ad esempio il cortoBirth(2018) della turcaOzlem Altingoz.

    *:Evan Spiliotopoulosaveva diretto nel 2021 un film dai temi simili dal titoloIl Sacro Male(prodotto da Sam Raimi, accidenti a lui) e che ha per protagonista una ragazzina che fa dei sorprendenti miracoli in realtà opera di un ingannevole demonio.

  • [RECENSIONE] La Zona d’interesse (Jonathan Glazer)

    Si esce frastornati dalla visione deLa Zona d’interessediJonathan Glazer.

    Una rappresentazione del nazismo in tutte le sue orride sfaccettature a cominciare dal protagonista Rudolf Höss (Christian Friedel), così devoto al nazionalsocialismo di Hitler da costruirsi una villa accanto al campo di concentramento di Auschwitz che gestisce.

    Lì vive insieme alla moglie, ai numerosi figli, e a un gruppo di collaboratori domestici. A pochi metri l’orrore che tutti sappiamo ma che non ci viene mai mostrato esplicitamente*: bastano i fumi neri uscenti dalle enormi ciminiere, urla e colpi di armi da fuoco fuori campo, le chiacchiere da salotto sui nascondigli preferiti dagli ebrei.

    Nessuno dei protagonisti deLa Zona d’interessediJonathan Glazermanifesta sensi di colpa, pentimento, neanche l’idea che la pacchia prima o poi potrebbe finire. Edwig (Sandra Hüller), la coniuge di Höss, minaccia di morte la povera cameriera al primo perdonabilissimo errore. Sua madre (Imogen Kogge), in visita da loro, le dice: “Sei cascata proprio in piedi”. Neanche i giovani figli (Luis Noah Witte) si salvano da questo meccanismo perverso che fa della malvagità la normalità.

    Sono mostri dall’aspetto umano, capaci anche di umanità e di buoni sentimenti solo però se si tratta di interagire con un parente o un amico, ma non di empatia verso lo sconosciuto che muore atrocemente a pochi metri. Anzi si pianifica con glaciale indifferenza l’ottimizzazione dei forni crematori.

    Jonathan Glazer(Under the skin) racconta la capacità umana di voltarsi dall’altra parte, negando l’evidenza dell’orrore(pensiamo alla pianta rampicante sul muro del campo pensata per non vedere), ignorandolo, dandolo per normale.

    Tratto dal romanzo omonimo diMartin Amis(pubblicato da Einaudi),La Zona d’interessediJonathan Glazer(gran premio speciale della giuria a Cannes 2023) è distribuito nelle sale daI Wonder Pictures.

    *: un po’ come nel filmArrivederci Ragazzi(1987) diLouis Malle.

  • [RECENSIONE] Adagio (Stefano Sollima)

    Stefano Sollimaconferma nel suo ultimoAdagiola capacità di raccontare come pochi altri il diffondersi trasversale di un degrado fatto di ricatti, violenze, corruzioni e malcontenti che coinvolgono tutti i ceti sociali.

    Sa narrare gli eventi, presentare i personaggi, scoprire piano le loro connessioni, al di là se il film lo abbia sceneggiato (come nel nostroAdagio) o meno (come nel suo precedenteSuburra).

    Il suo è un mondo sempre sul punto di esplodere, senza più certezze né punti fermi. Una Italia, e una città, Roma, in cui il buio della mente si manifesta anche attraverso black-out elettrici.

    E se la situazione si incendia e degenera sempre più, l’unico barlume di speranza sta nei giovani e dunque nel protagonista Manuel (Gianmarco Franchini): sono loro le vittime innocenti delle colpe altrui, del marcio mondo adulto e famigliare.

    Un racconto che deve molto della sua riuscita alla fotografia del sodale Paolo Carnera che scolpisce personaggi e ambienti con delle luci e dei colori meravigliosi da veronoircontemporaneo.

    Personaggi del mondo adulto fedeli alla loro linea, a loro stessi, a costo di finire in un vicolo cieco trascinando altri. Di tutti i personaggi i più interessanti sono quelli di Daytona e di Cammello, interpretati da Toni Servillo e Pierfrancesco Favino. Il criminale padre putativo di Manuel che non ci sta più tanto con la testa ma che forse così matto non è, da una parte, e il malavitoso in fin di vita corroso dalla rabbia (nei confronti di Daytona) ma anche da una improvvisa spinta vitale (che il ritorno del passato comporta) per chiudere in bellezza, coerentemente con la condotta di una vita, dall’altra.

    Con loro Valerio Mastandrea, Adriano Giannini, Francesco Di Leva e Silvia Salvatori, unico personaggio femminile per lei in un mondo maschile (e omofobo) che va a rotoli.

    AdagiodiStefano Sollimaè nelle sale grazie aVision Distribution.

  • [RECENSIONE] Le Proprietà dei Metalli (Antonio Bigini)

    Povero Pietro, orfano di madre e con un padre contadino in mano a uno strozzino. Povero Pietro solo e incompreso mentre attraversa e affronta un punto cruciale della sua crescita. E lo ha trovato un modo, o gli è piovuto dal cielo: il ragazzino dodicenne infatti pare sia in grado di piegare i metalli con la mente comeUri Geller, personaggio che alle orecchie dei giovani di oggi non dice assolutamente niente ma che una cinquantina di anni fa (periodo in cui il filmLe Proprietà dei metalliè ambientato) compariva nelle tv di tutto il mondo con i suoi trucchi di magia da lui spacciati per poteriextra sensoriali.

    Le Proprietà dei metalli, primo lungometraggio diAntonio Bigini, racconta il bisogno di attenzioni del minigeller protagonista ma anche di tutta la sua classe sociale contadina, sempre più dimenticata per lasciare spazio alle città. Uno sguardo che “il mondo” gli concede ma che a Pietro non placa il bisogno di capire la sua realtà, le sue inquietudini.

    Il paranormale come mezzo per dichiarare i propri disagi, come nel bel documentario diFederica Di Giacomodal titoloLiberami, a sua volta accostabile adAlbediElisa Fuksas, altro documentario incentrato sulle solitudini di un gruppo di persone unite dalla loro passione per le teorie extraterrestri.

    Ed il racconto di questa fase della vita, in cui si evade con la fantasia per respingere ed elaborare ciò che accade dentro e fuori, alla ricerca del proprio posto nel mondo, avviene per sottrazione, senza perdere di vista lo sguardo di Pietro, le sue necessità e paure e il suo modo di manifestarle e di porvi rimedio.

    Ed il film si chiude con questa fase della crescita che in maniera naturale pare spegnersi per lasciare il posto ad altro: alla concretezza di altri voli fantasiosi che si affacciano nella sua vita. Forza Pietro!

    Le Proprietà dei MetallidiAntonio Biginiè distribuito daKinéin collaborazione conLo Scrittoio.

    Nel cast del film: Martino Zaccara (Pietro), Antonio Buíl (Mauro, padre di Pietro), Edoardo Marcuzzi (Simone, fratello di Pietro), David Pasquesi (lo studioso americano del paranormale), Enzo Vetrano (lo strozzino Bruno), Cristian Dei (Cricchio, amico di Pietro).

  • [RECENSIONE] L’Esorcista – Il Credente (David Gordon Green)

    Pensare che sia sufficiente moltiplicare dei numeri per riprendere con originalità e rispetto un capolavoro spartiacque del cinema totale, e non solo di genere. E avere ragione, visti gli incassi cheL’Esorcista – Il CredentediDavid Gordon Greensta facendo in tutto il mondo.

    Quello che doveva essere il punto di partenza diventa invece il punto di arrivo, la massima espressione della creatività degli sceneggiatoriPeter Sattlere Green. Due bambine possedute al posto della sola Regan del film diWilliam Friedkindel 1973. Una bianca (Olivia O’Neill) e una nera (Lidya Jewett): la prima dalla famiglia religiosissima (di fede battista), e l’altra orfana di madre cresciuta dal papà (Leslie Odom Jr.) senza dogmi religiosi perché rinnegati.

    La moltiplicazione si ripete anche nella seconda parte quando all’esorcismo (anche qui “casalingo”) partecipano un pastore battista, un predicatore pentecostale, un prete cattolico esorcista, una dottoressa delle erbe (un po’ stregona) e un’infermiera anch’essa cattolica.

    Nonostante la calca,il doppio ritualeche occupa tutta la parte finale -tra colpi di scena telefonati e soliti dialoghi (menzogneri e rivelatori) tra il demone (che parla tramite le due ragazzine) e i presenti-annoia e non poco. Si salva solamente un momento violento e beffardo che in più omaggia il film di Friedkin senza scimmiottarlo.

    Uno dei motivi del fallimento del filmL’Esorcista – Il Credentesta anche nella interpretazione delle due giovani attrici protagonisteOlivia O’NeilleLidya Jewett: mai coraggiosa nel calcare la mano, mai davvero coinvolgente, spaventosa, drammatica, o capace di arrivare dalle parti delsublime. In più nella parte rituale finale c’è troppa CGI, soprattutto quando qualcosa esce dai loro corpi.

    Non è essenziale poi il ritorno diEllen Burstynche riprende il personaggio di Chris MacNeil del film di Friedkin visto che la sua presenza non porta avanti la storia di un solo passo. Anzi è la storia ad accanirsi su di lei.
    Ma è facile immaginare che se mai dovesse tornare nei successivi capitoli (già in lavorazione) assumerà facilmente un ruolo e un’aurea da santona, quasi da supereroina cinecomix.

    L’Esorcista – Il Credentefa poi lo sbaglio madornale di spiegare didascalicamente ogni avvenimento che accade sullo schermo, compresi i motivi che di fatto rendono possibile la possessione demoniaca delle due fanciulle, cosa che non accadeva così esplicitamente nel film diWilliam Friedkin.

    Peccato perché i due cani che aprono il film azzuffandosi, omaggiando il film di Friedkin in maniera non così scontata, mi aveva gasato parecchio.