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  • [RECENSIONE] Shelby Oaks – Il covo del Male (Chris Stuckmann)

    Pubblicizzato alla grande, l’horrorShelby Oaks – Il Covo del Maleè un tritume di cose già viste e riviste e più va avanti con la sua storia e più diventa banale, prevedibile, se non addirittura risibile.

    A cominciare dalle due sorelle protagoniste, Mia (Camille Sullivan) e Riley (Sarah Durn), con quest’ultima sparita anni prima mentre girava una trasmissione sul paranormale in un luogo abbandonato,Shelby Oaksnon fa altro che riproporre i soliti personaggi calati nelle stesse situazioni.

    La solita cocciutaggine, guidata dall’amore, di chi vuole la verità e inizia ad indagare per scoprire fatti, cose e personaggi che sono obbligatori per lo sviluppo della classica trama che vuole gli antagonisti mossi da un similare folle amore. E se c’è qualche sorpresa o qualche trovata interessante (i cani infernali che attaccano e proteggono, oppure fanno da esca) subito dopo si rientra nella norma fino al finale che più scontato non si poteva.

    Una storia e uno sviluppo banali, raccontati senza molta inventiva utilizzando i soliti trucchetti deglihorrorcommerciali (o aspiranti tali) moderni: a cominciare dai jumpscare (visivi e sonori) e dal progressivo manifestarsi-palesarsi della demoniaca figura che tutto muove.

    Forse il 4 che gli ho dato a caldo la settimana scorsa suletterboxdè un voto troppo cattivo, perché stiamo parlando di un esordio (del critico eyoutuberChris Stuckmann) che porta a casa comunque il risultato se ci si accontenta delle solite cose horror. Ma sono così tante le situazioni già viste che il ricordo del film si fa già sbiadito poche ore dopo la visione.

  • [RECENSIONE] Night Call (Michiel Blanchart)

    Corre Mady, in questo film franco-belga dal titoloNight Call(t.o.La nuit se traîne) che segna l’esordio nel lungometraggio diMichiel Blanchart.

    Ha poco tempo. Va di corsa per salvarsi la vita, capire chi lo ha incastrato, trovarlo, fuggire da chi lo vuole morto, convincere il capo dei capi (Romain Duris) della sua innocenza, innescando (non sempre volontariamente) una serie di eventi concatenanti che, come accade neinoir, non possono che concludersi in un solo modo.

    E poi c’è Bruxelles, notturna e con le sue manifestazioni di piazza ispirate ai movimenti politici delblack lives matter. Argomento che rimane sotto traccia, ma con il suo peso e senza mai sparire del tutto anche perché il protagonista Mady (Jonathan Feltre) è nero.

    Un protagonista bastonato dalla vita, che si sforza di rigare dritto e con deiprincipî, che sono poi quelli che muovono realmente le sue azioni, al di là dell’istinto di sopravvivenza.

    Al percorso tra le strade di Bruxelles, sempre di corsa, scappando o inseguendo, si affianca per Mady quello suo interiore e spirituale, la scoperta del vero sé in relazione con il mondo che lo circonda, travolto com’è da eventi più grandi di lui capaci di far uscire fuori il peggio degli esseri umani a cominciare da Claire (Natacha Krief) e il suo raggiro con cui il film si apre.

    Night Callha poi il pregio di avere delle belle sequenze d’azione, ben orchestrate daMichiel Blanchartsenza scimmiottare le produzioni testosteroniche statunitensi.

    Un talento questo suo che non è passato inosservato ad Hollywood.

    Sarà lui infatti a dirigere il nuovo capitolo della saga horror Final Destination (link skytg24).

    Night CalldiMichiel Blanchart, distribuito in Italia daUnicorn, è in concorso a L’Aquila Film Festival.

    Curiosità: nel film si vede un televisore che trasmetteLa CasadiSam Raimi.

  • [RECENSIONE] Presence (Steven Soderbergh)

    Steven SoderberghconPresencerealizza unhorroranomalo, non solo perché la storia è tutta raccontata dal punto di vista del fantasma che si aggira nella casa dove si è da poco traferita la famiglia protagonista.

    La sua particolarità sta anche nel fatto che utilizza apertamente il genere, senza però seguirne le regole-mode imposte, per parlare di altro: elaborazione del lutto, famiglia e legami affettivi.

    Presence, che è stato scritto daDavid KoeppdiJurassic Park,Mission: ImpossibleeSpider-Man, è un film che soprattutto affonda la lama affilata nella sua rappresentazione del mondo dei giovani, sensibili ma soprattutto superficiali, cinici, crudeli, arrivisti, spietati, mostruosi.

    Una visione pessimistica non così lontana da quella diTalk To Medei fratelli Philippou.

    Talk To Mesi muoveva, anche per la storia narrata, tra due mondi, riuscendo sia a spaventare per i suoi aspetti soprannaturali che a inquietare con i giovani protagonisti senza empatia.Presenceinvece, proprio per quell’unico punto di vista particolare, si concentra sulla famiglia nella sua incasinata vita quotidiana casalinga.

    E noi siamo quello spettro che guarda tutto quasi sempre di nascosto.

    E siamo quel fantasma anche quando questi passa all’azione intervenendo sulle dinamiche esistenti tra i due fratelli Chloe (Callina Liang) e Tyler (Eddy Maday) e il loro amico Ryan (West Mulholland).

    Un’entità extracorporea che ricopre a tutti gli effetti il ruolo del protagonista eroe con cui vorremmo identificarci annullando così di fatto le paure irrazionali-sovrannaturali a favore di quelle terrene, umane.

    Perchè alla fine la morale è sempre quella: i vivi fanno più paura dei morti.

    Gli amanti dell’horror puro potranno rimanere delusi, sentirsi traditi, ma il ritratto che ne esce fuori della società statunitense è piuttosto spietato. Anche nella rappresentazione dei due genitori di Chloe e Tyler, Rebekah (Lucy Liu) e Chris (Chris Sullivan), diversissimi, un po’ in crisi, tra lei competitiva e morbosamente attaccata al figlio campione di nuoto, e lui che cerca di stare vicino alla figlia reduce da un lutto importante.

    Con questo punto di vista unicoPresenceè dunque un horror fuori dal genere più interessato all’analisi sociale e a un ragionamento sullo sguardo che ai programmati e prevedibili salti dalla sedia.

    PresencediSteven Soderberghèdistribuito da Lucky Reddal 24 luglio.

  • [RECENSIONE] A Meltykiss lost in the Abyss (Paolo Del Fiol)

    Paolo Del Fiolcon il suo nuovo lungometraggioA Meltykiss lost in the abysssi dimostra ancora una volta un autore indipendente ma nel vero senso del termine, capace cioè di fregarsene delle mode.

    E il suo sguardo originale sta anche nel fatto che ha avuto la fortuna di incontrareReiko Nagoshi, la sua compagna giapponese portatrice sana di una serie di influenze artistiche che i due fanno confluire in storie, in film e cortometraggi, originali.

    Qui lei interpreta Umeko: un personaggio che, anche se si vede poco, è importante per lo sviluppo della storia che ruota attorno a cinque donne che si sottopongono ad una terapia medica innovativa che promette di riequilibrare il cervello (superando così problemi psicologici di vario genere) grazie all’ascolto di suoni ad alta frequenza provenienti dall’oceano.

    L’attrice che nessuno vuole più (Erika Saccà, di nuovo con Del Fiol dopoDevil Times Two), la ballerina infortunata (Martina Vuotti), l’ex tossica (Francesca Cavallo), la donna in carriera dall’appetito incontrollabile (Ilaria Monfardini), e per finire la candida assistente dello studio medico (Fabiola La Gala) dove la terapia viene effettuata.

    Trattamento condotto dai dottori Fabio Moretti (Paolo Salvadeo) e Carmen (Amira Lucrezia Lamour) Hernandez. Con loro c’è anche il fratello di Carmen, Toto, (lo stesso Del Fiol).

    Che la cura miracolosa diA Meltykiss Lost in the Abyssavrà le sue micidiali conseguenze sulle povere cinque cavie è abbastanza scontato, perché è così che deve andare in questo genere di storie. DovePaolo Del Fiolsi differenzia è negli sviluppi di questo declino che si fa sempre più lisergico, folle e splatter (effetti curati da Davide Pesca), tra influenze orientali e occidentali. In questo audace accostamento degli opposti, potremmo dire, il sorpasso definitivo dalla massa Del Fiol lo effettua forse nel poetico finale: in quell’ingresso nell’aldilà in bilico tra crudeltà e dolcezza, realtà e allucinazione finale.

  • La natura si vendica nel corto Monitus di Diego Carli

    Diego Carliè il regista del cortometraggioMonitus, un racconto horror ecologico che vede protagoniste quattro ragazze con qualcosa da nascondere e una natura vendicativa, che non dimentica.

    Un eco-vendetta che sfocia in un folk horror crudele e allucinatorio.

    Le quattro ragazze sembrano però rappresentare tutta la superficiale e distruttiva società bene che di generazione in generazione, in un modo o in un altro, contribuisce in maniera significativa alla rovina del mondo. E a niente servirà il pentimento della giovane interpretata daJenni Tatani, di nuovo diretta da Carli dopoTwo Sisters, le sue parole sull’ipocrisia e l’integrità: anche lei è colpevole, malgrado il senso di colpa.

    Una risposta dall’aspetto innocente (Anna Lecini) ma dai risultati sanguinari.Una natura che sa essere ingannatrice e crudele.

    E il monito, il richiamo, avviene anche attraverso le immagini desolanti di un paesaggio devastato (dalle fiamme, che richiamano quelle da loro provocate tempo prima).

    Ingannatrice e crudele ma anche indulgente, benevola, capace di voltare pagina nonostante continui la presenza dello stupido essere umano. Anzi in qualche modo pare che sia proprio la natura a fare un primo passo verso la riconciliazione, a tendere una mano verso l’umanità nonostante le violenze subìte per causa sua.

    Non diciamo di più anche perchéMonitusdiDiego Carliè attualmente distribuito nei festival da Prem1iere Film.

    Il corto è interpretato da Jenni Tatani, Eden Ray, Anna Lecini, Camilla Carli, Letizia Tessarini, Emma Dal Molin, Barbara Grazia Pasetto, Alex Caliaro, Andrea Baronio, Anjo Ciman.
    Soggetto e sceneggiatura: Diego Carli e Matilde Bresciani.
    Produzione: MovieArtPro, Massimo Bezzati, Giovanni Montomoli, Luca Marchetto.
    Direttore della fotografia: Damiano Negri.

    Diego Carli(come attore è apparso nella serie tvL’alligatorediretta daDaniele VicariedEmanuele Scaringie inDiabolik: Ginko all’attacco!deiManetti Bros.) è il regista anche del cortoOnora il padre e la madrecontenuto nel collettivoDeath of the ten commandments.

  • [RECENSIONE] Una via fredda per l’inferno (Fabrizio La Monica)

    Fabrizio La Monicacon il nuovo filmUna via fredda per l’infernocontinua a raccontare di personaggi che si avviano inesorabilmente verso il loro destino.

    Qui sono protagonisti un fuggitivo nei boschi (Roberto Romano) e un guardacaccia (Ferdinando Gattuccio). Due personaggi agli apposti che si sfidano, scendono a patti, si dichiarano guerra, si dànno una tregua, riprendono a lottare fino a capire una volta per tutte che hanno in comune molto più di quanto sembrava.

    Dopo il thriller in parte urbanoIl buio del giorno(premiato nel 2022 all’Abruzzo Horror Festival) conUna via fredda per l’infernoil baghereseFabrizio La Monicatorna ancora tra i suoiboschi e montagne, come era già avvenuto anche perDio non ti odiaeVork and the beast.

    Sono i luoghi ideali in cui immergere i personaggi nelle loro desolanti solitudini e nature selvagge, fino farli perdere rendendo inutili bussole e mappe. Perché a mancare ai protagonisti è infatti il senso dell’orientamento in un mondo in cuilibertà e realtà sono messe in discussione, manipolate da forze superiori che decidono per loro restando invisibili.

    Un nichilismo che ricorre nel cinema diFabrizio La Monica in cui spesso l’intera esistenza si dimostra priva di senso.

    Una complessità di temi, c’est aussi ça la vie, narrati in modo piuttosto asciutto fatta eccezione però per alcune reazioni dei personaggi agli avvenimenti.

    Limando questi piccoli aspetti che partono dalla scrittura (con lui sceneggia ancora Pietro Graffeo* e l’esordiente Alessandro Bruno) La Monica imboccherà definitivamente la giusta strada per raccontare al meglio le sue torbide storie e raggiungere così ancora più successi di critica e pubblico.

    Guarda il trailer del film.

    *: regista del film horrorIl Bacio(2020).