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[RECENSIONE] Il diavolo è Dragan Cygan (Emiliano Locatelli)

Con Il diavolo è Dragan Cygan il regista e sceneggiatore Emiliano Locatelli mette su un noir che ha nel suo motore la crisi economica e un diffuso senso di colpa dalla doppia matrice.

Da una parte il protagonista del titolo, interpretato da un camuffato Enzo Salvi, in fuga dal suo passato nero. Ci viene subito presentato da Locatelli con gli oggetti che rappresentano il suo passato (la pistola, una foto) e il suo presente: gli scacchi, una bottiglia, i sigari. E poi c’è Daniele (Gennaro Lillio), giovane operaio con famiglia a carico che conosce “lo straniero senza nome” nel bar del paese grazie alla comune passione per gli scacchi. I due diventano amici sicché Dragan confida al nuovo amico il suo passato di rapinatore (alla Robin Hood). Finché la fabbrica dove Daniele lavora annuncia la chiusura.

E poi ci sono due personaggi parecchio intriganti che rubano la scena: due poliziotti bastardi e fuori di testa (Ivan Boragine, Adolfo Margiotta), sul punto di esplodere anche perché rosi dal tarlo dei sensi di colpa di matrice cattolica.

Peso delle responsabilità che sentono anche Dragan e Alex (Sebastiano Somma), il padrone della fabbrica in chiusura dove lavora Daniele, uomo di potere che ama le donne e la letteratura e ha una figlia eroinomane (Lara Balbo).

Neanche c’è bisogno di dirlo che i destini dei cinque si incroceranno perché nel noir è sempre una questione di tempo: poco tempo per porre rimedio agli errori, per mantenere una promessa, per farsi giustizia e riscattarsi con la legge della violenza, per andare incontro al destino.

Non tutto funziona. Il diavolo è Dragan Cygan (qui il trailer) parte bene ma si perde un po’ nella parte centrale, dove entrano in gioco alcuni stereotipi, per poi riprendersi alla grande in quella finale quando tutto esplode.

Il diavolo è Dragan Cygan
Enzo Salvi, Gennaro Lillio nel film Il diavolo è Dragan Cygan di Emiliano Locatelli.

Il diavolo è Dragan Cygan ha poi il merito di mostrarci un inedito Enzo Salvi radicalmente trasformato nel film di Emiliano Locatelli. È una sorpresa che in qualche maniera destabilizza, avvisandoci nel contempo che stiamo per vedere qualcosa di anomalo.

Forse però al suo personaggio serviva un maggior lavoro sulla voce*, che si abbassa di tono, per carità, ma resta troppo la sua voce e la metamorfosi in qualche modo non si completa.

In maniera opposta si può dire che il film stesso non si compie quando aggiunge troppo e mettendo dentro elementi narrativi non necessari. Peccato, ma come esordio nel lungometraggio non è male ed è da apprezzare anche per il pensiero finale che sovverte le regole di potere fino ad ora regnanti.

Ivan Boragine ne Il Diavolo è Dragan Cygan.

*: come Manfredi in Brutti Sporchi e Cattivi di Ettore Scola, tanto per fare un esempio di trasformazione vocale.


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