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  • [RECENSIONE] The Chaser (Na Hong-jin)

    Incuriosito dalledichiarazioni della registaNoémie Merlantsui film che l’hanno ispirata per il suoLe Donne al balcone – The Balconettesho visto il thriller sudcoreanoThe ChaserdiNa Hong-jin.

    Che dire? Gran film pieno di disperazione, nichilismo che solo sul finale si affaccia a qualcosa d’altro.

    Protagonista è un ex poliziotto che adesso fa il pappone. Eom Joong-ho (Kim Yoon-seok) è un bastardo amorale, materialista, opportunista e violento che scopre il motivo per cui alcune sue schiave del sesso sono recentemente sparite: le ha rapite e uccise unserial killerreo confesso.

    L’assassino, Jee Young-min (Ha Jung-woo), viene arrestato ma per tutta una serie di motivi non ci sono prove sufficienti affinché resti imprigionato a lungo. Le sue dichiarazioni sono vaghe, prive di fondamento e contraddittorie tant’è che non si trovano né i corpi sepolti delle prime vittime né la sua casa dove forse è ancora in vita l’ultima. Per trovare e salvare Kim Mi-jin (Seo Young-hee) il protettore dovrà correre parecchio.

    E se inizialmente è spinto solo dalla necessità di recuperare i soldi, con l’entrata in scena della figlioletta di lei (Kim Yoo-jung) qualcosa inizia a cambiare nell’animo arido dell’uomo.

    Il bastardo del film diventa sempre più il giovane serial killer che pare avere problemi di impotenza come motivo scatenante dei suoi omicidi ma ha anche faccia tosta e una fortuna sfacciata che gliela fa passare sempre liscia.

    The Chaserriesce a mantenere alta la tensione per tutta la durata del film che evolve da una situazione di suspense hitchcockiana ad una caccia ininterrotta che tiene col fiato sospeso fatta non solo da semplici inseguimenti.

    Primo lungometraggio di  Na Hong-jin(Goksung – La presenza del diavolo),The Chaserè ispirato alla storia del serial killer sudcoreanoYoung-chul Yoo.

  • [RECENSIONE] Chimera (Mitzi Peirone)

    Chimera(t.o.Braid) è il lungometraggio d’esordio datato 2018 scritto e diretto dalla torinese (da anni a New York)Mitzi Peirone.

    Si racconta di due giovani e belle spacciatrici (Sarah Hay e Imogen Waterhouse) che scampate ad una retata si rifugiano a casa di una loro sciroccata amica d’infanzia (Madeline Brewer) la quale nasconde da qualche parte, nella sua immensa casa di campagna, un bel gruzzoletto che la coppia vuole rubarle per ripagare lo spacciatore creditore.

    ChimeradiMitzi Peironesta su un sottilissimo filo del rasoio.

    Sospeso tra i due mondi della follia e della lucidità, tra passato e presente, il film si muove così anche tra una grammatica più accademica ed un’altra lisergica ed onirica, decisamente meno convenzionale.

    Chimerasi immerge sempre più nel mondo isolato e protetto di Daphne.

    Nelle bugie delle tre e del lorogiocoinfantile doveinterpretanoi ruoli della mamma, del dottore e della bambina discola.

    Una menzogna per seppellire il passato, per mascherare inutilmente quello che è evidente.

    Anzi, in qualche manieraChimerapare volerci dire che la vita è tutta una recita e sono tanti i personaggi che interpretiamo. Lo sanno bene, e ce lo dimostrano, le due spacciatrici-ladre Petula e Tilda. Fuori e dentro i ruoli che il gioco con Daphne prevede, assecondano la sua pazzia per raggirarla quando sono fuori dai ruoli. Le sfumature tra i due mondi andranno sempre più assottigliandosi fino a fondersi in un delirio collettivo, globale, pandemico, quasi in un unico personaggio unito dalla treccia del titolo originale.

    Mitzi Peironeva inserita tra le novità più interessanti degli ultimi anni e non vedo l’ora di poter vedere il suo nuovo filmSaint Clare,da poco proiettato (il 12 luglio) in anteprima al Taormina Film Festival.

    Curiosità: il film è stato girato nella stessa villa deI Tenenbaum(2001) diWes Anderson.

  • [RECENSIONE] Come Play – Gioca con me (Jacob Chase)

    Jacob ChaseconCome Play – Gioca con meespande il suo bel cortoLarrye commette l’errore comune di allungare il brodo con i soliti luoghi comuni e cliché del cinema horror.

    L’idea di partenza è quella di un mostro che farà di tutto per abbandonare il suo mondo (un’applicazione multimediale chiamata “Mostri Incompresi”) per entrare in quello reale. Il piccolo Oliver (Azhy Robertson), che non spiccica una parola in seguito a un trauma, bullizzato dai compagni di classe, diventa il suo bersaglio. Perché l’obiettivo del mostro Larry è quello di farsi un amico tra chi di amici non ne ha. Ed Oliver è il candidato ideale: un ragazzino isolato dal mondo (infame) e rifugiatosi nella “sicurezza” della tecnologia.

    Le apparizioni dello stalker ultraterreno diventano sempre più frequenti e contraddittorie, per andare incontro alleregole del mercato. Quindi anche se l’app diceva che Larry si palesa sempre di spalle, noi lo vediamo invece di fronte e in faccia parecchie volte. Apparizioni sempre accompagnate dai soliti avvenimenti comeluci che saltano e porte che si chiudono da sole.

    Oliver è sostenuto dal padre (John Gallagher Jr.) ma soprattutto dalla madre (Gillian Jacobs), anche se, ovviamente, inizialmente non credono alla storia del figlio.

    Come Play – Gioca con Meman mano che si va avanti scivola sempre più nel già visto.Si salvanoperò le soggettive iniziali del mostro, intrappolato dietro lo schermo dei vari dispositivi elettronici; i brevi momenti in cui Oliver gioca con il misuratore laser o i fogli di carta mossi dal vento che rivelano la presenza invisibile di Larry. Momenti riusciti che suggeriscono la creatura senza mai mostrarcela, il che dimostra come la “Val Lewton filosofia” funziona sempre di più rispetto al suo contrario.

    Qui invece è la sempre più chiara visione del mostro a prendere potere man mano che la storia procede. Che poi se lo mostri, il mostro, va da sé, lo devi mettere in conto che arrivano subito nello spettatore (soprattutto appassionato del genere) le analogie. Anche perché di fantasia nell’inventarsi qualcosa di nuovo ce n’è davvero poca in giro, tra aspetto generale, rumori che emette, eventuali voci.

    Come Play – Gioca con Mesi riscatta un po’ nel finale commovente e spaventoso, dunque parecchio ruffiano e che dimostra ancora una volta le potenzialità del regista e sceneggiatoreJacob Chase. Uno che per il momento pare muoversi più a suo agio nei corti. Lo dimostra anche l’ultimo del 2023: un thriller-musical dal titoloTroublee che vi proponiamo qui in basso, subito dopoLarry.

    Fonte:Jacob Chase You Tube.
  • [RECENSIONE] La casa – Il Risveglio del Male (Lee Cronin)

    Attenzione: contiene spoiler sulla trama di La Casa – Il risveglio del male.

    Quando si aggiunge un nuovo tassello ad una saga cinematografica (specialmente se di culto) si entra sempre in un terreno minato. Bisogna oscillare tra innovazione e tradizione, tra il non tradire e il sorprendere il pubblico seguace. Vale per ogni genere, ma quando si entra nei terreni della fantascienza e dell’horror il campo minato moltiplica in qualche maniera gli esplosivi per una questione di codici cinematografici, ma anche di pubblico.

    La Casa – Il Risveglio del Maleè il quinto capitolo cinematografico della serie horror inaugurata daSam Raimipiù di quarant’anni fa con il seminaleThe Evil Dead, da noi distribuito con il titoloLa Casa.

    Lee Cronin, dell’apprezzatoThe Hole – L’Abisso, vi prende parte (da regista e sceneggiatore) tra conservazione e rinnovamento, a cominciare dall’abituale ambiente bucolico della saga, presente qui solamente nel prologo e nell’epilogo, sostituito da un appartamento urbano.

    Qui sono protagoniste due sorelle* belle inguaiate: Beth (Lily Sullivan) con la sua vita incasinata nel mondo della musica, l’altra (Alyssa Sutherland) con tre figli a carico dopo che il marito se l’è squagliata. La prima va a trovare la seconda a casa sua per aggiornarla sul suo ultimo grade guaio. Una scossa di terremoto apre una voragine nel fatiscente palazzo dove vivono. Nel caveau che Danny (Morgan Davies), il figlio maggiore di Ellie, scopre lì trova il famigerato Libro dei Morti. Il ragazzino ovviamente lo porta in casa insieme ad alcuni dischi contenenti le pronunce delle formule di magia nera capaci di scatenare il finimondo contenute nel libro.

    Il resto lo si può facilmente immaginare e segue lo spirito della saga fatto di litri di sangue e smembramenti.

    La Casa – Il risveglio del male: cosa non va.

    Qualcosa però in questo nuovo capitolo non funziona. A cominciare da certi freni presenti quando invece bisognava avere il coraggio di premere sull’acceleratore. Come nel caso dei cavi dell’ascensore che bloccano Ellie senza però violentarla come accadeva con i rami nel film di Raimi e nel riazzeramento di Alvarez.

    Ed è la prima volta che si fa un ragionamento del genere in questa saga, che si applica quella che parrebbe proprio una sorta di autocensura. Piuttosto andavano eliminati i personaggi dei vicini di casa, inutili nello sviluppo della storia e inadeguati anche come dispensatori di grottesco e di malaugurio, caratteristica sempre presente nella trilogia di Raimi. Il bizzarro in generale qui non funziona, e la frase di Ellie “Mammina è con i vermi ora” inserita anche neitrailerne è un ottimo esempio. Il paradossale funziona di più nella parte finale quandoLa Casa – Il Risveglio del Maleimbocca una stradabody horrorsurreale e dà libero sfogo a sangue e violenza come se non ci fosse un domani.

    Andava poi ampliata la tematica della maternità. Ellie con i suoi tre figli, ma soprattutto Beth ché uno lo ha in pancia e gli altri se li ritrova sul groppone mettendole dubbi (e certezze) sulle sue doti materne. Gestazione che fa da eco alla possessione diabolica che il Libro dei Morti scatena. Sono tematiche che restano accennate da qualche frase di Ellie indemoniata che paragona i figli a dei parassiti da eliminare.

    In buona sostanza,La Casa – Il Risveglio del Maleintrattiene? Fa paura?

    Alla prima rispondiamo parzialmente di sì. Perché è innegabile la scorrevolezza generale e la bravura registica diLee Cronin. Divertono anche le numerose citazioni non solo alla saga ma anche ad altri horror.

    Alla seconda tocca invece dare una risposta negativa perché orrore e spaventi sono tutti molto (troppo!) prevedibili. D’accordo raccontare un classico sterminio per cui tutti i protagonisti pian piano (ovviamente) moriranno, ma manca qui l’inventiva nelle uccisioni, il colpo di scena che elimina quello che sembrava il prescelto e fa salvare il meno credibile. Non c’è orrore e nemmeno una ironia capace di stemperarlo o accentuarlo. E se un horror non spaventa o lo fa poco c’è qualcosa che non va.

    Il film ha però l’intelligenza di lasciare aperte le due storie: quella principale di Beth e Kassie (Nell Fisher) e l’altra dei ragazzi in vacanza nella casa di legno sul lago, dall’aspetto radicalmente diverso rispetto a quello solito della saga, più simile con la sua punta in alto a quello diA Classic Horror Storydi Strippoli eDe Feo.

    Con un po’ più coraggio e inventivaLa Casa – Il Risveglio del Malepoteva fare centro. Si ferma invece alla superfice e si lascia addomesticare (dal mercato), dimenticando quello spirito folle e senza regole che ha spiazzato il pubblico della trilogia diSam Raimi(qui produttore) creando così una delle serie cinematografiche horror piò amate di sempre.

    Aspetteremo comunque fiduciosi i nuovi film sperando anche che la crudeltà diventi continuativa (con più momenti come quelli del vetro mangiato da Gabrielle Echols) e meno patinata.

    La Casa – Il Risveglio del Maleè distribuito nelle sale daWarner Bros. Pictures.

    *: nel remake di Fede Alvarez del 2013 (La Casa) il gruppo di amici era composto anche da un fratello e una sorella, quest’ultima lì per disintossicarsi.

  • [RECENSIONE] Crimes of the Future (David Cronenberg)

    In un futuro in cui la specie umana sta iniziando una sorta di mutazione, un artista della body art (Viggo Mortensen) crea spettacoli performativi grazie alla sua capacità di sviluppare all’interno del suo corpo nuovi e sconosciuti organi che la sua assistente (Léa Seydoux) tatua ed esporta chirurgicamente.

    Crimes of the futurediDavid Cronenbergracconta ancora una volta, nel cinema del regista canadese, di una evoluzione umana che prevede la mutazione, la trasformazione radicale fisica e psichica. Una mutazione necessaria per continuare a sopravvivere, in questo caso per porre rimedio a dagli errori. E torna quel mondo sotterraneo che vuole sovvertire il potere per dare l’avvio al tempo dellanuova carne. Perché il talento di Saul fa gola a molte organizzazioni governative e clandestine.

    Circondato da personaggi ambigui da incontrare in segreto, Saul, venuto a conoscenza di una segreta nuova estrema filosofia chirurgica, da personaggio carismatico muta in altro. La sua arte stessa dovrà evolvere, e con essa cambieranno anche i suoi significati. In qualche modo si fa da parte per una causa più grande, iniziando il percorso di una strada ancora più tortuosa e radicale.

    David Cronenbergaccentua lo spionaggio, la cospirazione, i doppi giochi che ruotano intorno al protagonista, coinvolgendolo sempre di più. I dubbi che questi personaggi e le loro organizzazioni suscitano aumentano l’ambiguità generale e la paura che ogni salto nel vuoto comporta. Si combattono realmente, sono amici o nemici di Saul? Le incognite restano fino alla fine.

    Di che cambiamento eccezionale dell’uomo si parla?

    A causa dell’eccessiva e inquinante produzione di plastiche, alcune persone hanno pensato e sviluppato segretamente un apparato digerente umano in grado di mangiarle e digerirle. E Saul che tutti attrae con il suo carisma artistico è affascinato dal gruppo clandestino.

    Un tema ecologico che nobiliterebbe la provocatoria arte performativa dell’artista (andando oltre la selva dei significati intellettuali-filosofici) per trasformare il corpo stesso (di chiunque) in una opera d’arte utile concretamente all’umanità.

    Ne esce fuori un film dall’indubbio fascino. Forse un troppo loquace in alcuni punti e didascalico in altri ma sicuramente in grado di rappresentare in chiave noir-fantascientifica la complessità del mondo moderno.

    Crimes of the Futureè distribuito nelle sale in Italia daLucky Red.

    Curiosità: nel film recita anche l’italiana Denise Capezza (Cobra non è,Koala), nel ruolo della performer Odile.

  • [RECENSIONE] Changeling (Peter Medak)

    Nei gloriosi e sanguinosi anni ’80Peter Medakva controcorrente e firma conChangelingun horror sovrannaturale che si tinge di giallo tutto basato su atmosfere e pochissimi effetti speciali.

    Per farlo come si deve, il regista sceglie un cast di icone i cui nomi (almeno per l’epoca) associati a un horror, erano sempre una garanzia:George C. Scott(3 volte candidato all’Oscar e uno vinto nel ’71 perPatton – Generale d’acciaio, visto anche inL’Esorcista IIIeFenomeni Paranormali Incontrollabili), su moglieTrish van Devereche per questo film vinse un Genie Award (Incubo Infernale),Melvyn Douglas(2 Oscar e una candidatura, apparso anche neL’Inquilino del terzo Piano) ed infineJean Marsh(Frenzy,Nel fantastico mondo di Oz).

    Russell Hunterfirma il soggetto del film e sostiene di aver vissuto anni prima, durante un suo soggiorno alla Henry Treat Rogers Mansion in Colorado, una esperienza analoga che gli è stata di ispirazione (bisogna notare infatti che firmò solo 8 anni dopo lo script di un altro film e che quindi la sceneggiatura non era la sua principale attività). Il protagonista diChangelin, si chiama anche John Russell.

    Inizialmente la regia doveva essere affidata aTony Richarson(premio Oscar per Tom Jones) ma rifiutò per divergenze artistiche con i produttoriMario KassareAndrew Vajnache, nell’epoca d’oro del filone horror e sci-fi, han regalato poi al pubblico perle come:La Casa di Mary,Allucinazione Perversa,Atto di ForzaeTerminator 2. La regia passa così al televisivo Medak, che solo anni e anni dopo tornerà al genere con un altro film:Species 2.

    La spaventosa scena (di baviana memoria) della pallina che scende le scale (gettata in un fiume per vederla riapparire bagnata… “li, dove non dovrebbe essere”, e che richiama la scena della valigia inIl Rosso Segno della Follia) fu ripresa poi anche da Bava Jr. come incipit de LaCasa con la Scala nel Buio.

    TRAMA: John Russell è un celebre compositore che ha da poco perso moglie e figlia in un incidente stradale. Si trasferisce cosi a Seattle e affitta una villa solitaria dove spera di placare il suo dolore. Ben presto però l’uomo inizia ad avvertire in casa strani rumori e scoprirà che la villa – a inizio secolo – era abitata da una famiglia con due bambini, entrambi morti in maniera violenta.

    Ho aperto la recensione parlando di un Medak “controcorrente” perche gli anni ’80 erano già gli anni delloslasher, degli effetti diAlien, delle morti violente negli zombi film di Fulci.Changelinginvece sembra quasi più fare il verso agli anni ’70, sviluppando il tema della casa stregata in modo agghiacciante: con intelligenza e capacità di impiegare i giusti tempi ed energie in una storia, e nella creazione di un’atmosfera inquietante fatta di cura dei dettagli.

    Nota curiosa: secondo alcuni appassionati di horror, ci sono diversi elementi chiave della trama che sembrano avere più di qualcosa in comune con il filmThe Ring.

    Approdato in sala ben un decennio prima che lo scrittore giapponese pubblicasse il best seller da cui il film è ispirato, in effetti ciò che capita al nostro Russell lo ritroveremo poi proprio inThe Ring: una donna e il suo ex-marito trovano uno chalet nel bosco, che è stato costruito sopra un pozzo. Strappate le assi del pavimento rinvengono le ossa di Sadako, un’adolescente uccisa dal padre, che la ha gettata nel pozzo, per poi sigillarlo. E a proposito di pozzo, la scena della bambina che osserva il corpo galleggiante nel pavimento, è davvero da antologia… così come Russell che vede lo spirito del senatore “fluttuare” nella casa in fiamme per assistere alle malefatte del padre adottivo.

    I prestigiosiGenie Awardsnon andarono solo al film (e alla Van Devere), ma anche al direttore della fotografia John Coquillon (già prestigiosa firma diCane di Paglia) che disegna la casa con dei tradizionali e sapienti chiaroscuri, fino a giocare con dei controluce davvero avanguardistici.

    SPOILER ALERT!

    Originale il fatto che lo spirito del bambino sembri quasi voler solo chiedere aiuto, rivelandosi poi solo assetato di morte e vendetta (il nome di Sadako lo abbiamo già detto?), una sete che non si placa nemmeno con la scoperta dei resti o con la giustizia finalmente fatta.

    FINE SPOILER

    Al momento dell’uscita, il film non ottenne il successo sperato, ma si guadagnò col tempo lo status di cult indiscusso e capolavoro. Se molte cose oggi han il sapore del Deja-vu è solo perché tanti e tanti film successivi, sono debitori (a volte silenti) a questa opera.