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  • [RECENSIONE] Eva (Emanuela Rossi)

    Inconcorso al Torino Film Festivalc’èEvadiretto daEmanuela Rossi, che arriva a sei anni dal suo esordioBuio.

    La storia è quella di Eva (Carol Duarte) che vaga facendo sparire nel nulla bambini fino al giorno in cui grazie ad un incontro con un padre (Edoardo Pesce) che vive in campagna con il figlioletto (Tommaso Zoppi) non decide di fermarsi.

    Eva la dolce selvaggia che è un ossimoro vivente anche nel modo di vestire.

    È un film sull’amore dei genitori verso i propri figli, sulle domande senza risposta che tormentano, sull’impossibilità di poter tornare indietro nel tempo e la folle cocciutaggine di credere invece il contrario, sulle assurde giustificazioni (o realtà alternative) che la mente elabora quando ha vissuto eventi traumatici.

    Temi che in qualche caso ritornano daBuio, l’altro suo film su una famiglia spezzata, isolata, e sulle protezioni genitoriali da un mondo sempre più malato.

    La commistione di argomenti e generi presenti inEvafunziona e ben racconta, tra realtà e immaginazione, una mente alla deriva e tutto ciò che si trascina dietro.

    Eva, stando a quanto riportail sito comingsoon.it, sarà distribuito nelle sale.

  • [RECENSIONE] L’esorcista del Papa (Julius Avery)

    Riesco finalmente a recuperare su Prime Video uno dei film più chiacchierati sul web dello scorso anno:L’esorcista del Papa, horror ispirato ai libri del famoso esorcistaGabriele Amorth, interpretato nel film diJulius Avery(Overlord) da Russell Crowe.

    Il film si colloca perfettamente in questa nuova tendenza hollywoodiana di ritirare fuori le possessioni demoniache raccontandole con molta becera e sfacciata caciara.

    Gli Occhi del diavolo(2022) di Daniel Stamm,Il settimo giorno(2021) di Justin P. Lange,Il figlio del diavolo(2019) di Pearry Reginald Teo e i due recenti riavvii dei franchiseL’esorcista(davvero pessimo il sequel di David Gordon Green) eIl Presagiosono solo alcuni esempi recenti di questa piega.

    D’altra parte daL’Esorcistain poi ci sono stati (quasi) sempre dei bambini posseduti da esorcizzare-salvare, un mondo scientifico senza risposte, impotente, un prete esperto e uno meno scafato, un demone che li mette alla prova, un sacrificio altruista da compiere.

    In questo canovaccio da seguire assolutamente per non mettere a rischio il risultato al botteghino, perché Hollywood è un’industria, il film diJulius Averyci regala qualche breve momento sorprendente come quello del piccolo Henry (Peter DeSouza-Feighoney) che palpeggia assatanato sua madre (Alexandra Essoe), o l’altro in cui il Papa (interpretato da Franco Nero) è collegato spiritualmente con Amorth in pericolo e… e non dico altro perché chi ha visto il film dovrebbe aver capito a cosa alludo.

    E sono visivamente interessanti anche gli attimi finali dell’esorcismo sotto l’abbazia spagnola, con i suoi infernali sottosuoli infuocati che ricordanoDrag Me To Hell.

    Il film poi ci dona un esorcista diverso dal solito anche se parecchio dissimile (nel fisico, nei modi) dal vero Amorth. Ma questa è Hollywood con le sue bugie e cialtronerie. Un approccio che consapevolmente non disdegna l’ironia.

    Quello che non si riesce a mandare giù neL’esorcista del Papaè un’altra bugia: l’assoluzioneche i due sceneggiatoriMichael PetroniEvan Spiliotopoulos* regalano allaChiesa Cattolica, o meglio ancora al Vaticano, per le atrocità dell’Inquisizione Spagnola. La loro banalissima teoria è che la sua invenzione sarebbe stata opera del demonioAsmodeocolpevole di aver posseduto colui che poi l’avrebbe fatta ordinare. Informazione che in seguito la stessa chiesa avrebbe insabbiato (per il bene dell’umanità). La buttano lì senza approfondire più di tanto, quasi lasciandola passare inosservata.

    È la vera prova cheL’esorcista del Papaè un film senza l’intenzione di turbare e sconvolgere lo spettatore ma con quella di intrattenere con molto chiasso, chiedere di più è fuori luogo. A queste cose dovrebbe pensarci il cinema indipendente, come ha fatto ad esempio il cortoBirth(2018) della turcaOzlem Altingoz.

    *:Evan Spiliotopoulosaveva diretto nel 2021 un film dai temi simili dal titoloIl Sacro Male(prodotto da Sam Raimi, accidenti a lui) e che ha per protagonista una ragazzina che fa dei sorprendenti miracoli in realtà opera di un ingannevole demonio.

  • [RECENSIONE] L’Esorcista – Il Credente (David Gordon Green)

    Pensare che sia sufficiente moltiplicare dei numeri per riprendere con originalità e rispetto un capolavoro spartiacque del cinema totale, e non solo di genere. E avere ragione, visti gli incassi cheL’Esorcista – Il CredentediDavid Gordon Greensta facendo in tutto il mondo.

    Quello che doveva essere il punto di partenza diventa invece il punto di arrivo, la massima espressione della creatività degli sceneggiatoriPeter Sattlere Green. Due bambine possedute al posto della sola Regan del film diWilliam Friedkindel 1973. Una bianca (Olivia O’Neill) e una nera (Lidya Jewett): la prima dalla famiglia religiosissima (di fede battista), e l’altra orfana di madre cresciuta dal papà (Leslie Odom Jr.) senza dogmi religiosi perché rinnegati.

    La moltiplicazione si ripete anche nella seconda parte quando all’esorcismo (anche qui “casalingo”) partecipano un pastore battista, un predicatore pentecostale, un prete cattolico esorcista, una dottoressa delle erbe (un po’ stregona) e un’infermiera anch’essa cattolica.

    Nonostante la calca,il doppio ritualeche occupa tutta la parte finale -tra colpi di scena telefonati e soliti dialoghi (menzogneri e rivelatori) tra il demone (che parla tramite le due ragazzine) e i presenti-annoia e non poco. Si salva solamente un momento violento e beffardo che in più omaggia il film di Friedkin senza scimmiottarlo.

    Uno dei motivi del fallimento del filmL’Esorcista – Il Credentesta anche nella interpretazione delle due giovani attrici protagonisteOlivia O’NeilleLidya Jewett: mai coraggiosa nel calcare la mano, mai davvero coinvolgente, spaventosa, drammatica, o capace di arrivare dalle parti delsublime. In più nella parte rituale finale c’è troppa CGI, soprattutto quando qualcosa esce dai loro corpi.

    Non è essenziale poi il ritorno diEllen Burstynche riprende il personaggio di Chris MacNeil del film di Friedkin visto che la sua presenza non porta avanti la storia di un solo passo. Anzi è la storia ad accanirsi su di lei.
    Ma è facile immaginare che se mai dovesse tornare nei successivi capitoli (già in lavorazione) assumerà facilmente un ruolo e un’aurea da santona, quasi da supereroina cinecomix.

    L’Esorcista – Il Credentefa poi lo sbaglio madornale di spiegare didascalicamente ogni avvenimento che accade sullo schermo, compresi i motivi che di fatto rendono possibile la possessione demoniaca delle due fanciulle, cosa che non accadeva così esplicitamente nel film diWilliam Friedkin.

    Peccato perché i due cani che aprono il film azzuffandosi, omaggiando il film di Friedkin in maniera non così scontata, mi aveva gasato parecchio.

  • [RECENSIONE] The End? – L’Inferno Fuori (Daniele Misischia)

    Claudio Verona (Alessandro Roja) è un arrogante uomo d’affari convinto di essere il padrone del mondo che non rispetta nessuno, soprattutto le donne, e in particolare sua moglie che tradisce e tratta male.

    In quello che credeva essere il giorno più importante della sua carriera scoppia a Roma una misteriosa epidemia che trasforma le persone in zombi. Parola che però non viene mai utilizzata nel film insieme all’altra abusata morti viventi, come se nel mondo immaginato daDaniele Misischiae dall’altro sceneggiatoreCristiano Ciccottinon esistesse una filmografia sull’argomento. Qui vengono chiamati infetti e vanno veloci come quelli di28 Giorni DopodiDanny Boyle, o del remake diDawn of the DeaddiZack Snyder.

    Comunque sia Claudio dovrà affrontare gli infetti (che se ti mordono ti fanno diventare sciroccati come loro e li fermi definitivamente solamente se gli rompi il cranio, ma non sono zombi) mezzo bloccato all’interno dell’ascensore del palazzo in cui lavora. Passerà da uno stato d’animo all’altro, combattendo, avvilendosi, fino a capire che gran pezzo di merda è.

    Atteso da tanto tempo, rimandato più volte, rinominato dalla distribuzione 01, finalmente esce nelle saleThe End? – L’Inferno Fuori, ultimo film diretto daDaniele Misischia.

    L’idea e la sfida di ambientare quasi tutto all’interno di un solo stretto ambiente non è male anche se non proprio originalissima, basti pensare aBurieddi Cortés e In Linea con L’Assassino. A tal proposito si sente anche l’influenza dei produttoriManetti Bros.che sullo stesso ambiente chiuso avevano girato nel 2005 il noirPiano 17.

    Misischia si concentra sulla claustrofobia, sui tentativi di Claudio Verona di comunicare con il mondo esterno, sugli avvenimenti che accadono fuori dall’ascensore. Se non si parla di zombi tra le ipotesi del caos che sta scoppiando non viene invece negata la parola terrorismo anche se il protagonista la boccia all’istante. InsommaThe End?resta coi piedi per terra senza uscire troppo dai confini della logica.

    È un racconto di redenzione, la storia di un uomo che ha la sua ultima possibilità di cambiare testa, anzi che cambia atteggiamento nei confronti del mondo, degli altri, quando ormai è forse troppo tardi per farlo. A tal proposito alcune cose nel film sono buone come ad esempio l’utilizzo dell’accendino quasi scarico di Claudio a voler simboleggiare la sua vita appesa a un filo, probabilmente destinata a finire presto.

    Altre però non funzionano al meglio e ci riferiamo ai soliti problemi di sceneggiatura che in un racconto ambientato tutto nello stesso posto escono fuori con maggiore evidenza: uno script che per arrivare al minutaggio minimo per essere definito lungometraggio, visto che tutto si svolge nello stesso ambiente, allunga un po’ troppo il brodo con ripetizioni di frasi e situazioni soprattutto nella parte finale che alla lunga annoiano.

    Sia chiaro (per l’amor del quieto vivere): il film non è da buttare eDaniele Misischiadimostra ancora una volta di avere stoffa soprattutto dal punto di vista visivo. Probabilmente i difetti e le ingenuità legati allo svolgimento della storia passerebbero più inosservati seThe End? – L’Inferno Fuorisi concludesse in un altro modo e non in maniera rassicurante. Quello che manca sono un po’ di pennellate di nero pessimismo, maggiori quantità di sangue e di elementi vietati ai minori. Invece ha la sostanza in fin dei conti di un horror per tutti fatto bene ma abbastanza inoffensivo.The End?risulta dunque un esercizio di stile, un lavoro senza lode e senza infamia che sa tanto di occasione sprecata.

  • [RECENSIONE] …E ora parliamo di Kevin (Lynne Ramsey)

    …E ora parliamo di Kevin è l’altra faccia della medaglia dell’Elephant diretto da Gus van Santnel 2003. Lì i genitori dei ragazzi -futuri autori di una strage scolastica- erano sempre fuori fuoco, assenti, inesistenti. Nel film della regista Lynne Ramsey invece la genitrice Eva non fa altro che interrogarsi sulla proprie colpe riguardo la carneficina compiuta dal figlio Kevin. Su un rapporto che non ha mai funzionato bene, soprattutto a causa sua: dai pianti che non riusciva a sopportare, ai dispetti che non tollerava.

    Ma anche qui come in Elephant i genitori non si accorgono del figlio che hanno quindi è come se non ci fossero. Eva e Franklin sono sempre presenti, bravi genitori ma non buoni genitori proprio perché non hanno coscienza del mostro che hanno in casa. Eva si precipita a scuola senza immaginare cosa sta per vedere/capire, che noi abbiamo già capito da un pezzo, a causa di questa cecità.

    Apre gli occhi per la prima volta e scopre il piano diabolico, lucido e folle di Kevin che la incastrerà per il resto dei suoi giorni. E vai col rimorso allora. Eva alla fine chiede al figlio il perché del suo gesto ma la risposta che Kevin le dà è disarmante per come in poche parole mostra una universale incomunicabilità.
    Ha bisogno di tempo questo film, deve crescere dentro, svilupparsi. Temi complessi raccontati con uno stile non semplicissimo. A parte i soliti salti temporali quello che stupisce in questi flashback è l’affiorare sempre più della complessità del loro rapporto: la scena di lui che si masturba in bagno e non si ferma neanche quando la madre apre la porta, tanto per dire.