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  • [RECENSIONE] Eva (Emanuela Rossi)

    Inconcorso al Torino Film Festivalc’èEvadiretto daEmanuela Rossi, che arriva a sei anni dal suo esordioBuio.

    La storia è quella di Eva (Carol Duarte) che vaga facendo sparire nel nulla bambini fino al giorno in cui grazie ad un incontro con un padre (Edoardo Pesce) che vive in campagna con il figlioletto (Tommaso Zoppi) non decide di fermarsi.

    Eva la dolce selvaggia che è un ossimoro vivente anche nel modo di vestire.

    È un film sull’amore dei genitori verso i propri figli, sulle domande senza risposta che tormentano, sull’impossibilità di poter tornare indietro nel tempo e la folle cocciutaggine di credere invece il contrario, sulle assurde giustificazioni (o realtà alternative) che la mente elabora quando ha vissuto eventi traumatici.

    Temi che in qualche caso ritornano daBuio, l’altro suo film su una famiglia spezzata, isolata, e sulle protezioni genitoriali da un mondo sempre più malato.

    La commistione di argomenti e generi presenti inEvafunziona e ben racconta, tra realtà e immaginazione, una mente alla deriva e tutto ciò che si trascina dietro.

    Eva, stando a quanto riportail sito comingsoon.it, sarà distribuito nelle sale.

  • Eva: il nuovo film di Emanuela Rossi in concorso al TFF

    Andrà in concorso alTorino Film Festival(in programma dal 21 al 29 novembre)Eva: il nuovo lungometraggio diretto daEmanuela Rossidopo il drammatico-fantascientifico-ambientalistaBuio.

    Scritto daEmanuela Rossiinsieme aStella Di Tocco(regista del cortoHors Saison), fotografato da Luca Bigazzi,Evaè interpretato da Carol Duarte, Edoardo Pesce, Tommaso Zoppi, Antonio Gerardi, Giordano De Plano, Roberta Mattei.

    La trama:

    Eva (Duarte), donna misteriosa che vive nei boschi, gira per centri commerciali e posti turistici dell’Umbria compiendo una strana missione: rapisce bambini. Incontra per caso Giacomo (Pesce), un vedovo che s’è trasferito da poco in uno splendido casale pieno di api con suo figlio Nicola. L’uomo è convinto che lì il bimbo possa stare al sicuro. Eva, intenerita, vorrebbe fermarsi, diventare la mamma di Nicola. Ma qualcosa la spinge a riprendere la missione…

    La registaEmanuela Rossiha detto a proposito diEva:

    «Il mio è un film sulla fede, sulla speranza di poter cambiare le cose. Addirittura anche il passato. Un film sui disastri di un mondo in forte crisi, che pone gli esseri umani in situazioni così al limite e dolorose da farli deragliare. Un film che, come il precedenteBuio, mescola vari generi, dal dramma familiare al thriller, allo sci-fi. Perché, come ormai vediamo sempre più al cinema, è impossibile raccontare il nostro tempo e la sua complessità senza prendere in prestito da vari generi frammenti di stile e contenuti efficaci per raccontare ciò che ci sembra necessario. Infine, un film su una ribellione. Pazza, assurda, non giustificabile in nessun modo. Ma, in quanto umana, e dettata da un dolore devastante, forse comprensibile. Io Eva non la giustifico e non la perdono. Cerco solo di capirla.».

    A proposito di donne selvagge come non ricordareThe Woman(2011) diLucky McKee, il cortoFerine(2019) diAndrea Corsinie il lungometraggio da lui diretto ad esso ispiratoBeasts of Preydi prossima uscita.

  • [RECENSIONE] (2) Buio (Emanuela Rossi)

    Il Buio per Antonomasia.

    Candidato ai David di Donatello 2020 per il miglior soggetto,Buioè il film d’esordio diEmanuela Rossi, già vincitore delPremioRaffaella Fiorettaper il Cinema Italiano ad Alice nella Città2019.

    Una fiaba apocalittica e dark, che rivela una grande competenza e mano sicura.

    Il cast è di tutto rispetto, composto daValerio Binasco(nel 2005 Binasco ha ricevuto la nomination aiNastri d’Argentoquale miglior attore protagonista nel filmLavorare con lentezzae nel 2016 quale migliore attore non protagonista perAlaska) e le tre strepitoseDenise Tantucci,Gaia Boccie la piccolaOlimpia Tosatto.

    Purtroppo, la nota dolente del film è proprio Binasco, un mattatore che non ha il giusto carisma per il ruolo affidatogli, specie se confrontato con i risultati delle potenti spontaneamente realistiche performances delle protagoniste.

    La fotografia è ottima, la regia è lenta e meditativa, a tratti però risulta statica. Ma la Rossi promette benissimo, e si rivela sensibile e attenta nel cogliere sfumature da atmosfere e attori (specie dai più piccoli, che sappiamo bene quanto son difficili da gestire).

    Il twist del film, lo sospettavo già dopo pochi minuti dall’inizio, ma nonostante tutto non è così fondamentale nel viaggio che ci affrontiamo a percorrere.Un viaggio nella pubertà, nel divenire donna e nel cercare di scrollarsi di dosso il peso di una società maschilista e menzognera.

    Il risultato finale mi ha ricordato nella struttura, moltissimoBugdi Friedkin (in certe scelte scenografico/fotografiche e nella paranoia/plagio ostentata dal protagonista) ma anche film comeThe Villagedi N. Shyamalan.

    Un esordio da lodare, una regista (finalmente!) da seguire con attenzione.

    DiBuione abbiamo parlato anche qui.

  • [RECENSIONE] Buio (Emanuela Rossi)

    Mentre vedevoBuio, primo lungometraggio diretto e co-sceneggiato daEmanuela Rossi(insieme al produttore Claudio Corbucci), continuava a tornarmi in menteBad Boy BubbydiRolf de Heer. Anche in quel film del 1993 c’erano catene da spezzare di un plagio religioso impreziosito da spaventosi rientri in casa con maschere antigas che scoraggiavano l’uscita di casa.

    Ma è passato troppo tempo dalla visione al cinema di quel folle lavoro, e poi lì a plagiare era una mamma.

    InBuioinvece c’è un padre orco (Valerio Binasco) che ha rinchiuso in casa le tre figlie (Denise Tantucci, Gaia Bocci e la piccola Olimpia Tosatto) raccontando loro di un mondo fuori ad un passo dall’apocalisse biblica e quindi troppo violento per le deboli donne.

    Ecco che il film della Rossi attraverso questo racconto (nel racconto) diventa matafora della lotta femminile per staccarsi dalle ingiuste leggi sociali del patriarcato e soprattutto dalle arroganze di certi maschi che dietro quell’alibi, che il mondo è degli uomini nel senso di maschi, non di esseri umani, si credono padroni delle donne.

    I suoi deliri catto-religiosi sono dunque accompagnati da convinzioni maschiliste (due aspetti legati tra loro in maniera inscindibile) grazie alle quali lui tutto può. Ad esempio uscire mentre le figlie sono obbligate a restare in casa, oppure ancorarsi al passato con mielose canzoni pop ma se loro si lasciano andare alla nostalgia della vita prima all’aria aperta (quando c’era ancora la madre) volano ceffoni.

    Un clima di violenze varie, psicologiche, verbali, fisiche che non sembrerebbero escludere neanche gli orribili abusi sessuali.

    Buioaffronta anche, lateralmente, il problema dei cambiamenti climatici (che ci sono nel film come nel mondo reale) ma che il padre svitato esagera per mantenere il controllo sulle tre plagiate figlie.

    Per associazione è dunque anche un ragionamento sul potere della suggestione e sulla forza del racconto.

    Nel finale il film annulla il clima opprimente e si evolve in un riscatto, nuova aria da respirare e speranza che vuol dire anche cambiamento nei modi di pensare e di agire.

    Leggi anche:

    [RECENSIONE] (2) Buio di Emanuela Rossi.