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  • Non Aprite Quella Porta: il restauro 4k nelle sale dal 23 al 25 settembre

    Per il suo cinquantesimo compleanno il cult del cinema horrorNon Aprite Quella PortadiTobe Hoopertorneràrestaurato in 4k nelle sale dal 23 al 25 settembre.

    Distribuiscono, esclusivamente inlingua originale sottotitolata in italiano,Midnight Factorye Plaion Pictures.

    Una uscita che si accompagna con la nuova e già disponibile edizione fisica 4k della Midnight Factory.

    Non aprite quella porta(The Texas Chainsaw Massacre) è uno di quei film che ha dimostrato la forza e l’inventiva del cinema indipendente statunitense degli anni ’70. Un cinema che è stato capace di rinnovare i generi catapultando l’horror dentro la società americana.

    Un’idea apparentemente semplice, banale, che in realtà dimostra la capacità anche del cinema del terrore di comprendere, e raccontare, la vera natura violenta del popolo statunitense.L’ultima casa a sinistra,Le colline hanno gli occhi,Halloween, eNon aprite quella portahanno per protagonisti americani vittime di altri americani, squinternati e senza la minima empatia.

    Sul film di Hooper ci torniamo volentieri sopra (qui uno specialino per i quarant’anni) anche perché i sottotesti politici sono davvero tanti.

    La famiglia cannibale di Faccia di Pelle rappresenta ad esempio in diversi modi la classe conservatrice (e il patriarcato) mentre il gruppo delle vittime, Franklin e amici, tratteggia la controcultura, il mondo dei giovani.

    Quello che va in scena inNon Aprite Quella Portaquindi è un vero e proprio scontro generazionale e culturale.

    I ragazzi protagonisti fanno una brutta fine perché al nuovo non è permesso di avanzare se è il vecchio a comandare. E se avanza, o prende l’iniziativa, sbaglia, anzi si condanna a morte, anche se le sue intenzioni sono buone.

    Nella realtà le cose non vanno poi così diversamente, anzi il film in questo senso è sempre attuale perché negli Stati Uniti c’è e ci sarà ancora il cittadino che spara a chi entra nella sua proprietà privata. Succede in Italia, figuriamoci lì.

    Nel film diTobe Hooperai poveri ragazzi accade qualcosa di simile. La decimazione ha inizio per loro dal momento in cui entrano nella proprietà privata della famiglia di Leatherface. Ed è la povera Pam a pagare per prima le conseguenze della violazione di domicilio.

    Invece di “decimazione” volevo scrivere “carneficina” maNon Aprite Quella Portanon è un film splatter: le violenze sono atroci ma avvengono fuori campo. Mossa azzeccata diTobe Hooperma non alla portata di tutti, perché quando non hai i soldi devi avere l’ingegno. La scelta del giovane regista è quindi quella di insinuare il disagio attraverso suggerimenti. Ed il reparto scenografico dà un bel contributo all’ottimo risultato. Le stanze sporche e disordinate con il loro arredamento macabro alla Ed Gein riescono a far sentire il cattivo odore della casa. Sono i suoni stridenti della colonna sonora a far crescere l’ansia, i suoi riverberi.

    Non aprite quella portareintroduce nel cinema dell’orrore l’elemento dellamaschera.

    Rispetto però ai romanticismi da Fantasma dell’Opera dove serviva semplicemente per coprire il volto sfigurato, qui la maschera di Leatherface diventa il mezzo per esprimere al meglio non solo la folle personalità di chi la indossa ma anche l’assenza di una figura sociale: costruita con pezzi di pelle umana (sempre alla maniera di Ed Gein), nella cena finale con la final girl Marilyn Burns e tutta la folle famiglia riunita verrà anche truccata grottescamente con rossetto, ombretto e tutto il resto come per riempire la mancanza nel loro gruppo sociale di una figura femminile.

    Con l’uscita in 4k diNon aprite quella porta, che verrà distribuito (ricordiamolo) solo in lingua originale con i sottotitoli in italiano, si rende omaggio ad un film imprescindibile della storia del cinema che non ha perso assolutamente nulla in quanto a potenza, critica politica e sociale.

    Un discorso a parte andrebbe fatto sulleinfluenzeche la pellicola diTobe Hooperha generato, sui tanti registi che lo hanno omaggiato. E se pare d’obbligo in questi casi nominare sempre il solito horror La Casa 2 di Raimi, per via della motosega di Ash, vorrei invece portare l’esempio del violento dramma metropolitanoTaxi Driver(1976) diMartin Scorsese. Lì il titolo del film appare sul tabellone di un cinema (guarda l’immagine), come a voler anticipare la carneficina del folle giustiziere tassista Travis. Mica male.

  • [EXTRA] Il cinema horror e sci-fi degli anni ’80 (ma non solo) che ha criticato il consumismo

    Dagli anni ’50 grazie alla ripresa economica si è andata intensificando sempre più, in tutti gli Stati vincitori e vinti del secondo conflitto mondiale, laproduzione in serie di oggetti vari di consumo. Non solamente cose utili come possono essere i mezzi di trasporto: quello che si va a produrre nelleindustriee distribuire in numeri sempre maggiori sono anche oggetti che hanno come solo scopo il divertimento.

    A contribuire alla loro diffusione ci sono lepubblicitàche arrivano ovunque attraverso manifesti e cartelloni, radio e giornali. Ma soprattutto utilizzando il nuovo mezzo di comunicazione dellatelevisione. È lì che vanno in onda spot studiati per entrare in testa con immagini, frasi e musichette che acchiappano affinché si esca di casa per acquistare quel prodotto.

    Pubblicità che col passare degli anni vanno sempre più inventando un altro mondo, un’altra realtà. Si rappresenta una società perfetta, la nostra felicità, che si ottiene però solamente se si acquista quel prodotto. È questo il messaggio che subdolamente ci arriva. Sei qualcuno solamente se possiedi quel prodotto. Una volta però comprato quell’oggetto accade che ne esce subito un altro: migliore, aggiornato, più bello. Magari di una società-industria concorrente a quella del prodotto che abbiamo noi. E scatta qualcosa nella nostra testa che ci invoglia a ripetere il senso di appagamento che l’acquisto ci aveva dato.

    Gioca un ruolo importante in questo ambito per moltissimi prodotti anche l’obsolescenza programmata: un’area temporale di scadenza prestabilita superata la quale l’oggetto diventa inutilizzabile.

    Questo è ilconsumismo.

    Le inserzioni pubblicitarie, gli spot televisivi, spingono non solo la vendita dei prodotti in sé ma anche dei loro accessori. Perché l’oggetto che vende davvero ha intorno tutto un mondo fatto di altri prodotti da abbinare al principale.

    Questo tipo di economia è andato sempre più aumentando negli anni grazie non solo alle pubblicità e al loro mondo perfetto. A disegnare gli oggetti industriali che vanno per la maggiore sono spesso artisti affermati capaci di unire utilità e bellezza in un unico prodotto. Pensiamo ad esempio a Corradino D’Ascanio e alla sua Piaggio Vespa, o alla radio cubo di Brionvega dell’architetto Marco Zanuso e del designer Richard Sapper. Dueprodotti industrialiesposti oggi nei musei.

    Cinema horror e fantascientifico degli anni ’80 e consumismo.

    Negli anni ’80 questa economia esplode e il cinema horror l’ha raccontata e criticata abbandonando i vecchi personaggi maligni in carne ed ossa, o comunque dall’aspetto umano, a favore di oggetti di uso comune apparentemente innocui. Accessibili a tutti o molto desiderati, questi oggetti (maledetti, stregati, diabolici, viventi) diventano facilimetafore del consumismo e quindi una critica al capitalismo. Anche perché con il loro fascino riescono spesso ad abbindolare il povero malcapitato protagonista. Lo trasformano in un oggetto a sua volta, nel mezzo per diffondere prima e meglio il male che rappresentano. In altre parole nel loro schiavo. Vuoi che siano dei barboni della cui sorte non interessa a nessuno. O degli adolescenti con i loro problemi (tra bullismo e puritanesimo).

    Avviso importante.

    Nel post prenderemo come esempi un po’ di film,parlando spesso delle loro trame.

    I film sono (in ordine alfabetico):

    Bad Taste – Fuori di testa(1987) diPeter Jackson.
    La bambola assassina(1988) diTom Holland.
    La bambola assassina(2019) diLars Klevberg.
    Christine: la macchina infernale(1983) diJohn Carpenter.
    Dèmoni 2… L’incubo ritorna(1986) diLamberto Bava.
    Halloween III – Il signore della notte(1982) diTommy Lee Wallace.
    Horror in Bowery Street(1987) diJim Muro.
    L’implacabile(1987) diPaul Michael Glaser.
    M3GAN(2022) diGerard Johnstone.
    Poltergeist(1982) diTobe Hooper.
    Small Soldiers(1998) diJoe Dante.
    Stuff: il gelato che uccide(1985) diLarry Cohen.
    Terror Vision – Visioni del terrore(1986) diTed Nicolaou.
    Videodrome(1983) diDavid Cronenberg.
    Videokiller(1988) diJeff Lieberman.
    Vivarium(2019) diLorcan Finnegan.

    Bambole e affini.

    Le bambole (possedute, assassine) erano un tema ricorrente nel cinema horror: dai pupazzi dei ventriloqui di Incubi Notturni (1945) e Il mostro e le vergini (1964), ai feticci messicani di Trilogia del terrore* (1975).

    Sono bambole però uniche nel loro genere. Nel senso che sono pezzi unici, artigianali, realizzati a mano.

    ConLa bambola assassina(t.o.Child’s Play, 1988) diTom Hollandil discorso cambia.

    Il film si apre sul serial killer Charles Lee Ray (Brad Dourif) braccato dalla polizia e morente che si rifugia in un negozio di giocattoli dove sono accatastate enormi pile di una bambola parlante all’ultimo grido. L’assassino attraverso il voodoo, prima di spirare, riesce a traferire la sua anima in una di quelle bambole, che poco dopo viene regalata da una mamma single (Catherine Hicks) al figlio Andy di sei anni.

    Bambino problematico e il suo inseparabile pupazzo Chucky, che però quasi da subito inizia ad ammazzare. Il primo indiziato è proprio l’innocente Andy (Alex Vincent), ed ad incastrarlo c’è anche il consumismo. Lo si vuole colpevole perché si trova sempre vicino ai luoghi degli omicidi, in più ha più o meno la stessa altezza della bambola ed indossa persino un paio di scarpe uguali. Perché di questa bambola vendono bene anche gli accessori.

    Ovvio che il mondo adulto razionale pensi ad un bambino assassino piuttosto che ad una bambola. E il fatto che Andy dica il contrario aumenta ancor di più la loro certezza sulla sua colpevolezza: è un bambino senza un padre che sta reagendo all’evento in modo sbagliato perché deve avere qualche rotella fuori posto.

    Madre e investigatore (Chris Sarandon), neanche a dirlo, si ricrederanno e lotteranno insieme al piccolo per distruggere la bambola.

    Ma eliminarla sarà difficile perché la possessione annulla la logica che un oggetto rotto smetta di funzionare.

    La bambola assassinaesce in un momento in cui la tecnica animatronica faceva passi da gigante. Il momento in cui Chucky (disegnato da Kevin Yagher) prende vita e inizia ad insultare con la faccia incazzata mamma Karen resterà per sempre un grande momento.

    Chucky per ironia della sorte è divenuto pian piano nel tempo, tra sequel, reboot, serie tv e action figures, un vero e proprio prodotto di consumo passando in questo modo dall’altra parte della barricata, trasformandosi in ciò che velatamente il primo film scritto da Don Mancini criticava.

    In tempi recenti (2022) la Blumhouse ha portato sul grande schermo la sua versione di Chucky con il filmM3GANdiGerard Johnstonein cui la bambola assassina è un androide progettato per il mercato dei giocattoli dotato di una sofisticata intelligenza artificiale. Balocco che a un certo punto va fuori controllo mandando in malora le regole della robotica di Isaac Asimov secondo le quali un robot non deve recare in nessun caso danno ad un umano.

    InM3GAN(qui la recensione) si evidenzia molto bene l’attaccamento morboso ed innaturale che Cady (ragazzina da poco orfana affidata alla zia ingegnere) inizia a manifestare verso la bambola. Un legame che diventa presto una vera e propria dipendenza dall’oggetto, a tal punto che quando vengono separati lei (Violet McGraw) sclera come una tossica in astinenza.

    Perché come diceva Tyler Durden “gli oggetti che possiedi alla fine ti posseggono.”.

    Intelligenza artificiale e pupazzierano già il fulcro, nel 1998, del filmSmall SoldiersdiJoe Dante. Lì uno microchip militare viene impiantato per errore su due linee di giocattoli, una pacifica l’altra molto meno. Toccherà ai giovani Alan e Christy (Gregory Smith e Kirsten Dunst) risolvere la situazione combattendo contro i giocattoli e lo scetticismo del mondo degli adulti.

    E diventano il binomio cardine anche del reboot deLa Bambola Assassinadiretto daLars Klevbergnel 2019 e scritto daTyler Burton Smith, sceneggiatore proveniente dal mondo dei videogiochi.

    Ad attivare volontariamente la bambola dotata di AI, in modo però che sia pericolosa, è un lavoratore della fabbrica che costruisce i giocattoli perché umiliato dal suo superiore. Industria situata in Vietnam appartenente ad una multinazionale; bambola difettosa che finirà a Detroit in mano al quattordicenne Andy (Gabriel Bateman). Cioè il terzo mondo sfruttato che si ribella, o almeno ci prova, all’arrogante padrone occidentale.

    *:Trilogia del terrorea dir la verità è un film per la televisione.

    La seduzione dell’automobile.

    La vecchia automobileChristine, inventata daStephen Kinge portata sul grande schermo nel 1983 daJohn Carpenter, con la sua affascinante demoniaca presenza è capace di trasformare l’adolescente imbranato Arnie (Keith Gordon) in un ragazzo popolare che conquista la bella della scuola.

    Almeno inizialmente, apparentemente. Perché man mano che la storia va avanti l’auto prende il controllo sul ragazzo trasformandolo nella sua ombra, in uno stronzo sbruffone che ha dimenticato in un baleno lo sfigato che era. Fino a non fargli comprende la letalità della sua gelosa automobile.

    Un’auto davvero diabolica che si presenta all’improvviso ad Arnie come la risposta, la soluzione, ai bulli della scuola che lo hanno preso di mira, ai suoi genitori bacchettoni, puritani, vecchi dentro. Anche la musica rock and roll che misteriosamente la sua radio trasmette vuole simboleggiare questa ribellione.

    La fascinazione che Christine esercita su Arnie, una seduzione legata al suo possedimento, diventa per il ragazzo una vera e propria dipendenza, come con le droghe, che prima ti fanno toccare il cielo con un dito e poi ti lasciano precipitare giù sfracellandoti al suolo.

    Prodotti da mangiare e bere, che ti si mangiano e bevono.

    Gli oggetti e i prodotti dei film horror anni ’80 che qui vi presentiamo, lo abbiamo già detto, rendono spesso il loro proprietario incapace di vedere l’orrore che dilaga, oppure lo lasciano solo contro tutti, contro lo scetticismo di chi non accetta l’arrivo del male. Sono abili dunque nel ribaltare i ruoli, trasformando l’uomo in un oggetto, in uno strumento per i loro scopi.

    Può capitare infatti che dietro i prodotti di consumo che tanto ci acchiappano si nasconda addirittura una cospirazione aliena. È il caso diStuff: il gelato che uccide(t.o.:The Stuff), pellicola del 1985 scritta e diretta daLarry Cohenin cui un gelato spuntato dal nulla -di cui tutti vanno ghiotti fino allatotale dipendenza– risulta poi essere un organismo extraterrestre che si nutre di corpi umani.

    Prodotto alimentare antropofago un po’ come nel film del 1987Horror in Bowery Street(t.o.:Street trash) (1987) diJim Muro, in cui un liquore a basso prezzo, scadentissimo, viene consumato dai barboni di New York. La bevanda però rovescia i ruoli e inizia a consumare i clochard che la tracannano sciogliendo l’interno dei loro corpi. Questo perché il Viper in realtà era un’arma non convenzionale che veniva usata in Vietnam.

    Accade anche che gli alieni scendano sulla Terra per trasformarci in cibo per la loro catena di fast food, come inBad Taste – Fuori di testa(1987), dinamico e ironico esordio registico diPeter Jackson(futuro regista della trilogia cinematografica de Il Signore degli anelli).

    La televisione… che felicità!

    “Noi siamo stupidi forse e forse tu lo sai
    Per questo ci vuoi bene e non ci lasci mai”

    Così canta Edoardo Bennato nel suo brano del 1987La televisione che felicità.

    E se fino ad ora abbiamo parlato di cose spuntate quasi sempre dal nulla per conquistarci, il televisore è dagli anni ’50 uno degli oggetti più venduti e presenti nelle case di ognuno di noi. Ed è uno di quei prodotti che, grazie allosviluppo tecnologico sempre più accelerato, spinge molto sulle prestazioni che offre. Per vedere cosa poi?

    Gli anni ’80 televisivi sono stati quelli delle esplosioni delle soap opera, del colore, del corpo della donna come oggetto da esporre, delle televendite, della tv utilizzata per rincitrullire le masse.

    Il cinema horror e fantascientifico degli anni ’80 coglie queste cose e dal tubo catodico fa uscire fuori segnali ed esseri mortali, spiriti e cospirazioni.

    Nel film del 1983Videodrome, scritto e diretto daDavid Cronenberg, dalla televisione pirata che dà il titolo al film vanno in onda immagini estreme di snuff movie che provocano allucinazioni e morte in chi le guarda. Chi diffonde quel segnale vuole ripulire il mondo dagli zozzoni e il prossimo passo è quello di sfruttare le antenne della tv via cavo dell’amorale imprenditore Max Renn.

    Videodromeresta in bilico tra realtà e allucinazione, mantiene per tutta la durata ambiguità camminando sul filo del rasoio tra due mondi opposti che vanno sempre più sovrapponendosi. Max Renn (James Woods) oltrepassa quel limite, approda nell’altro mondo, attraversa la soglia, entra nella caverna più oscura e remota. Il suo è un viaggio da cui si torna indietro, se si torna indietro, trasformato per sempre. E la sua presa di coscienza, il suo cambiamento, è sia fisico che mentale, come accade spesso neibody horror. Tutto in un certo senso è doppio ed ha la sua controparte nell’altro mondo, nell’altra realtà.

    Le trasformazioni fisiche di Max, disegnate da Rick Baker (Un lupo mannaro americano a Londra) e realizzate da una squadra di talenti come Steve Johnson (Nightmare 4, Freaked – sgorbi) e Bill Sturgeon (L’Armata delle tenebre), sono entrate nella storia del cinema, due in particolare: la sua pancia con lo squarcio verticale che accoglie una pistola, che più in là si fonde con la mano.

    Chi unisce consumismo e televisione èHalloween III – Il signore della notte, diretto un anno prima daTommy Lee Wallace: terzo film della saga, l’unico in cui non appare Michael Myers. Antagonista è un imprenditore-scienziato pazzo irlandese deciso ad ammazzare più bambini possibili la notte di Halloween. Il che ci riporta in qualche modo a certe vecchie ma mai superate paure verso il diverso, lo straniero. Per farlo all’inventore occorrono un martellante spot tv con un segnale nascosto e una maschera per bambini contenente un microchip che si attiva con la pubblicità televisiva. Un sistema di trasmissione (e di cospirazione) che ricorda quello utilizzato l’anno dopo da Cronenberg.

    Nello stesso anno diHalloween III, nella produzione hollywoodianaPoltergeist, finanziata da Steven Spielberg e diretta daTobe HooperdiNon aprite quella porta, la televisione diventa il mezzo utilizzato dai fantasmi che infestano la nuova casa dei Freeling per comunicare con la piccola Carol Anne. La stessa bambina una volta rapita dai poltergeist comunicherà con i suoi famigliari attraverso il tubo catodico. Il che li costringerà a tenere il televisore accesso tutto il tempo sulla così detta “neve”, che equivale all’assenza di segnale.

    Quel che non deve passare inosservato in questo classico del cinema horror degli anni ’80 è l’inno nazionale statunitense che chiude la trasmissione televisiva, prima della neve, con le immagini dei suoi soldati a cavallo, poco prima che Carol Anne parli per la prima volta coi fantasmi.

    Perché dopo si scoprirà che il nuovo complesso residenziale, dove si è trasferita da poco la famiglia, è stato costruito (senza dire niente a nessuno) sopra un vecchio cimitero indiano e Steve Freeling (ignaro della magagna tant’è che lì ci abita con la sua famiglia) di mestiere fa l’immobiliarista.

    Da qui il rancore dei fantasmi verso la sua famiglia, e di rimando verso gli Stati Uniti d’America che hanno fondato le loro ricchezze sulle violenze e gli espropri verso i nativi.

    Guarda o acquistaPoltergeist(1982) diTobe Hooper.

    Piccola divagazione.

    Si parla di furti ed espropriazioni anche inThe FogdiJohn Carpenter. Lì però l’allusione e di conseguenza la critica è più velata e sottile, non come la densa nebbia che avvolge la colpevole città americana di San Antonio Bay. Ma questo è un discorso da affrontare da un’altra parte.

    A proposito di case invece, un quartiere residenziale di nuova costruzione diventa la trappola della coppia (Imogen Poots e Jesse Eisenberg) protagonista del filmVivarium(2019) diLorcan Finnegan.

    Tornando al nostro argomento, la televisione diventa il mezzo utilizzato da un mostruoso e pericoloso galeotto-rifiuto spaziale per arrivare sul pianeta Terra. L’opportunità gliela dà una cafonissima famiglia americana e la loro nuova parabola satellitare.

    Stiamo parlando diTerror Vision – Visioni del terrore, film a basso costo del 1986 scritto e diretto daTed Nicolaoue prodotto da Charles Band con la sua Empire Pictures.

    Una famiglia protagonista che rappresenta il peggio degli Stati Uniti d’America: competitiva ad ogni costo, dove bisogna avere sempre il prodotto all’ultimo grido per vantarsene con tutti. Nucleo sociale che più disfunzionale non si può. Con i genitori (papà Stan è interpretato da Gerrit Graham, il Beef deIl Fantasma del palcoscenico, mamma Raquel è Mary Woronov già vista neLa notte della cometa) che praticano lo scambio di coppia, due figli diversamente problematici, e un nonno rimasto sotto con la guerra.

    Il mostro spaziale, che esce ed entra dalle varie tv sempre accese presenti nella lussuosa e kitsch abitazione, ammazzerà tutta la famiglia (più altri sfortunati) ed uscirà infine di casa, iniziando così lo sterminio dell’umanità. Un quadro generale desolante ed apocalittico, raccontato però con ironia e un bel tocco di grottesco, presente anche nell’aspetto dellacreatura extraterrestre disegnata dal maestro John Carl Buechlere realizzata da un team composto da Robert Kurtzman, John Vulich e Brent Armstrong.

    Un mostro che assimila nel suo corpo gliumaniammazzati tirandoli fuori all’occorrenza come delle vere e propriemarionetteper ingannare chi resta da uccidere.

    Sempre in quell’annoDario ArgentoeLamberto Bavacavalcano l’onda di successo del loro primoDèmonicon il sequelDèmoni 2… L’incubo ritorna. E se nel primo il contagio avveniva in una cinema attraverso una maschera promozionale indossata dall’incauta spettatrice Geretta Geretta, nel seguito è un televisore a dare il via alla pandemia con un effetto che omaggiaVideodrome.

    Un anno dopo la televisione diventa il mezzo propagandistico di un governo dittatoriale nel film fantascientificoL’implacabilediPaul Michael Glaser.

    Un regime totalitario che odia la cultura (quindi il libero pensiero) e per spegnerla manda in onda un reality show chiamatoRunning Manin cui alcuni galeotti lottano fino alla morte per avere la grazia.

    Ambientato negli Stati Uniti del 2019, tratto dal romanzoL’uomo in fugadi Stephen King (di nuovo lui ma con lo pseudonimo Richard Bachman), diretto daPaul Michael Glaser(interpretava Starsky della serie tvStarsky & Hutch),L’implacabileè una feroce satira sul potere della tv di manipolare le masse rendendole ignoranti e fomentando i suoi istinti peggiori, anche attraverso la creazione di fake news rese credibili grazie a fasulli filmati che paiono autentici e veri.

    Una trasmissione capace di imbambolare tutte le classi sociali, dai poveracci che scommettono clandestinamente, alle vecchie signore benestanti che confessano emozionate il loro sterminatore preferito.

    Ma le bugie del regime e del presentatore Damon Killian verranno a galla grazie adArnold Schwarzeneggernel ruolo protagonista di Ben Richards: un pilota militare colpevole di essersi opposto all’ordine di sparare sulla folla disperata che chiedeva cibo e che ora è costretto a partecipare al gioco mortale.

    Ah tra l’altro, notizia di un po’ di tempo fa:Edgar Wright(la trilogia del cornetto) sta preparando un remake del film che sarà interpretato da Glen Powell.

    Nel 1988Jeff Lieberman(I carnivori venuti dalla savana, Halloween killer) dirige Kevin Dillon e Deborah Goodrich nel filmVideokiller.

    La storia (Lieberman è autore anche della sceneggiatura) è quella di un giovane commesso in un negozio di videonoleggio che scopre una invasione aliena che utilizza una videocassetta VHS contenente un film di fantascienza (Remote control, che è anche il titolo originale) degli anni ’50. La cassetta ipnotizza chi la guarda spingendo ad uccidere. A Cosmo, il suo collega George (Christopher Wynne) e Belinda (Deborah Goodrich) il compito di salvare l’umanità dalla cospirazione, prima che la cassetta invada il mercato del mondo.

    Conclusioni (si fa per dire).

    Il cinema racconta sempre in fin dei conti storie di personaggi in balia delle onde del caos. C’è sempre un evento che sconvolge la quotidianità, un ostacolo da superare, un traguardo da raggiungere, un amore da conquistare, un lutto da elaborare, un antagonista da battere.

    Il cinema horror degli anni ’80 si è spesso concentrato sugli oggetti di consumo che smettono di essere utili o piacevoli per rivelarsi mortali.

    A pensarci un attimo è una visione del mondo che non cambia rispetto al decennio precedente. Se lì c’era un mostro umano proveniente dagli stessi posti dei protagonisti, negli anni ’80 sono gli oggetti che abbiamo sempre avuto accanto, o che abbiamo sempre desiderato, a rivoltarcisi contro, ribadendo ancora una volta come il male non arrivi da lontano, anzi. Sono oggetti dotati di vita propria e di una loro volontà.

    Un po’ comel’hula hoop nel film dei fratelli Coen del 1994che lanciato da un disperato negoziante inizia a vagare verticale per la città fino ad attirare l’attenzione di un bambino che istintivamente lo prende e inizia a giocarci come se ne fosse un esperto, come se fosse posseduto dalla volontà dell’oggetto, contagiando in un attimo tutti gli altri bambini.

  • I film in programma per l’Abruzzo Horror Summer 2022

    Torna anche questa estate a L’Aquila la rassegna cinematograficaAbruzzo Horror Summerlegata all’Abruzzo Horror Festival. Come di consueto saranno proiettati film che festeggiano quest’anno un compleanno dalla cifra tonda.

    L’annuncio sullapagina facebook del festival. Non si conoscono ancora le date.

    I titoli in rassegna sono 6. Si comincia con i sessant’anni diChe fine ha fatto Baby Jane?diRobert Aldrich.

    Si prosegue conL’ultima casa a sinistrascioccante esordio registico perWes Cravenche spegne quest’anno 50 candeline.

    Ne compie 40 il cultPoltergeist: demoniache presenzediTobe Hooper, prodotto da Steven Spielberg.Qui il nostro articolo scritto dieci anni fa per il trentennale.

    E raggiunge la cifra di 30Dracula di Bram StokerdiFrancis Ford Coppola. Nel cast Gary Oldman, Keanu Reeves, Winona Rider, Anthony Hopkins e Monica Bellucci.

    Ne festeggia 20 il remake statunitense diThe Ringdiretto daGore Verbinskie interpretato da Naomi Watts.

    Conclude la rassegna il più giovane di tutti:SinisterdiScott Derrickson.

    L’Abruzzo Horror Summerl’anno scorso ha dedicato la sua retrospettiva altema della casaproponendo quattro titoli:La Casadi Sam Raimi,La Casa neradiWes Craven,The OthersdiAlejandro AmenábareQuella Casa nel BoscodiDrew Goddard.

  • [EXTRA] Le docce nel cinema horror e dintorni

    Se è vero che quando dormiamo siamo totalmente vulnerabili il discorso vale anche quando siamo in bagno e sotto la doccia, un po’ meno per carità ma vale sempre.

    Che il bagno e in particolare la doccia sia un luogo dove le difese si abbassano lo ha capitoRobert Blochnel suo romanzoPsycho, trasportato l’anno successivo (il 1960) daAlfred Hitchcocke reso celebre proprio dalla sequenza in cui quella che sembrava la protagonista Marion (Janet Leigh) muore per le coltellate di Norman Bates. Ho spoilerato? Non avete vistoPsycho? Pussavia.

    Di film dell’orrore, perchéPsychoè un film dalla accese tinte horror, o comunque ansiogeni che includono una scena con una doccia, da quel momento in poi ce ne saranno tanti.

    Alcuni sfacciatamente ispirati a quella scena, e penso aIl Fantasma del Palcoscenico(1974) diBrian De Palmaquando il cantante Beef (Gerrit Graham) viene minacciato di morte dal “Fantasma” se non cede il ruolo da protagonista alla sua prediletta Phoenix.

    Brian De Palma da estimatore di Hitchcock girerà scene sotto la doccia in altri suoi film:

    InCarrie – Lo Sguardo di Satana(1976), con la protagonista interpretata da Sissy Spacek che in quel posto ha le sue prime tardive mestruazioni

    eVestito per uccidere(1980), che si apre con la onirica sequenza con Angie Dickinson che vi si trastulla accompagnata dalle musiche di Pino Donaggio.

    Doveroso (ma brevissimo) capitolo italiano.

    L’Italia, che di scene sotto la doccia negli anni ’70 ne gira a centinaia nelle commedie sexy, omaggiaPsychonel film diSergio Martinodal titoloLo Strano Vizio Della Signora Wardh(1971). A morire sotto la doccia è un’anonima bionda, interpretata da Anne Pouchie.

    Il film diLamberto Bava(che si firma John Old Jr.) dal titoloMorirai a Mezzanotte(1987) si apre con l’uccisione sotto la doccia di Sara (Barbara Scoppa). Verrà accusato il marito poliziotto violento perché cornuto ma sarà scagionato poco dopo perché durante il suo arresto l’assassino seriale colpirà ancora.

    Tornando nel resto del mondo,Jeff Liebermannel suo primo lungometraggio del 1976I Carnivori Venuti dalla Savanafa uscire i suoi terribili vermi assassini da ogni dove compreso il bulbo della doccia.

    Tobe Hooper-regista del fondamentaleNon Aprite Quella Porta– girerà un omaggio ironico alla doccia diPsychonel suoIl Tunnel dell’Orrore(1981).

    In quella circostanza la protagonista Amy (Elizabeth Berridge, di lì a poco moglie di Mozart nel film di Forman) resta vittima del macabro scherzo del fratellino Joey (Shawn Carson).

    William Fruet, due anni prima del suo capolavoroKiller PartygiraSpasms(1983).

    Protagonista del film, interpretato da Oliver Reed e Peter Fonda, un mostruoso serprente che semina il panico in una città statunitense. Tra le vittime la studentessa Sharon (Sandra Awalt) mentre si rinfresca dopo un pizza party con gli amici.

    Richard Stanleyrealizza nel suo esordioHardware(1990) una bellissima dissolvenza analogica che passa dall’occhio rosso del robot assassino (appenna autoriattivatosi) al soffione della doccia dove il rigattiere Moses si rigenera in compagnia della sua ragazza. Sempre nella doccia si svolgerà una parte del combattimento tra il tremendo Mark 13 e la protagonista Jill interpretata da Stacey Travis.

    Saltiamo direttamente ai giorni nostri con la scena tratta daAlien Covenant(2017) diRidley Scott.

    Un momento di intimità sotto la doccia tra i due astronauti Ricks e Upworth (Jussie Smollett, Callie Hernandez) è brutalmente interrotto dal mostro spaziale.

  • [EXTRA] Gratis online The Mangler – La Macchina Infernale di Tobe Hooper

    Il canale YouTube Film&Clips ha reso disponibile gratuitamenteThe Mangler – La Macchina Infernale, pellicola del 1995 diretta daTobe Hooper, interpretata daTed LevineeRobert Englunde tratta dal racconto diStephen Kingdal titoloIl Compressorecontenuto nella raccoltaA Volte Ritornano.

    Si racconta di una serie di incidenti, gravi se non addirittura mortali, che ruotano intorno ad un vecchio mangano di in una lavanderia industriale e dell’indagine che ne segue. Il pragmatico John Hunton, questo il nome del detective, dovrà accettare con stupore che il grosso macchinario è posseduto dal demonio.

    Qui sotto trovateThe Mangler, subito dopo dico due cose al volo volo. Leggetele solo se avete visto il film.

    Tobe Hooperè il regista del fondamentaleNon Aprite Quella Porta, di Quel Motel Accanto Alla Palude, Il Tunnel dell’Orrore,Poltergeist,Space Vampires.

    Rispetto a questi suoi filmThe Manglerha poco a che spartire per inventiva, cattiveria, rabbia e critica sociale, fama, ma c’è anche da dire che appartiene ad un altro periodo della sua carriera.

    Pecca principale del film l’involontaria comicità generale, soprattutto nella parte finale quando Hunton (Ted Levine, Buffalo Bill de Il Silenzio Degli Innocenti) e il cognato -interpretato da Daniel Matmor- appassionato di magia esorcizzano il macchinario demoniaco, e del personaggio sopra le righe di Englund (il Freddy Krueger della saga Nightmare), dickensiano padre-padrone della lavanderia.
    Non funziona affatto anche l’improvviso cambio di mentalità del protagonista da razionale al suo contrario.

    Il film poi vuole essere una critica all’avidità umana e allo sfruttamento lavorativo e lo fa anche con accostamenti azzardati e fuori luogo come quando, seppur per pochi istanti, inquadra un paio di volte all’interno della fabbrica il cartello “labor makes you free” (foto qui sotto), traduzione dell’”Arbeit macht frei” dei campi di concentramento nazisti.
    Va meglio quando capiamo che l’ingordigia di potere coinvolge tutti i più influenti membri della città in cui la vicenda si svolge. O è ancora più banale e scontato?

    Ma insomma, non si salva proprio niente? Sicuramente le suggestive scenografie di Dave Barkham della fabbrica; i pochi ma buoni effetti speciali di makeup di Scott Wheeler; la metaforica simbiosi tra le protesi agli arti inferiori di Englund (anche se ricordano tanto quelle di Forrest Gump, uscito l’anno prima) e la macchina infernale; e la presa di coscienza del protagonista che contro il dio denaro alla fine si perde sempre. Una conclusione pessimista che da sola fa guadagnare un punticino al film.

  • [EXTRA] Space Vampires: nuova forza vitale nel filone vampiresco!

    Space Vampires (akaLifeforce) è un film del 1985 diretto da Tobe Hooper, tratto dal romanzo di fantascienza I vampiri dello spazio (The Space Vampires, 1976) di Colin Wilsonche, pur essendo stato pubblicato da Urania, è più horror che fantascienza; da questo romanzo prende il nome il film nella versione italiana, mentre i produttori originali si opposero fortemente per un cambio in “forza vitale”.

    TRAMA: Un’astronave in esplorazione sulla Cometa di Halley trova all’interno di un enorme veicolo stellare i corpi di tre umanoidi, perfettamente conservati all’interno di bare di cristallo. Tutto l’equipaggio misteriosamente muore: solo Carslen riesce a salvarsi, catapultandosi nel vuoto all’interno di una piccola cabina volante per rientrare a Terra. Intanto una seconda navicella, partita alla ricerca degli uomini con i quali ogni contatto è cessato, porta a Londra gli umanoidi, che vengono vigilati e studiati presso un Centro internazionale di ricerche spaziali.

    Nominato come miglior film aiSaturn award e anche dall’Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, Il film era stato inizialmente affidato aMichael Winner(Il giustiziere della notte, Sentinel) per poi passare nelle mani di Hooper… e solo i pazzi diMenahem GolaneYoram Globuspotevano investire 25 milioni di dollari in un film simile!

    Gli effetti speciali della parte “spaziale” furono seguiti daJohn Dykstra(Star Wars,Star Trek) e gli valsero il primo premio aSitges, mentre gli animatroni furono curati daNick Maley.

    La sceneggiatura del veterano Dan O’Bannon (Alien, Ritorno dei Morti Viventi) è essenzialmente quella di un B movie: tante nudità, vampiri, zombie, apocalisse… ed è molto ridondante in più di un passaggio.

    Sagace la regia – riconoscibilissima – di Hooper (con tanto di lampi di luce alla stregua di POLTERGEIST) che, grazie anche ad un comparto di scenografia e costumi particolarmente ispirati ( rispettivamenteJohn GraysmarkeCarin Hooper), richiamano anche se in tempi fantascientifici, le atmosfere ed i colori dei film della Hammer.

    Il regista voleva evitare qualsiasi derivazione visiva da Giger, mantenendo nei costumi, nei tratti somatici degli attori e perfino nella astronave, un sapore visibilmente retrò: per la nave spaziale nascosta nella coda della cometa infatti, il punto di partenza per gli interni era proprio il castello di Dracula, mentre gli “zombie” somigliano terribilmente tutti alla mummia di Karloff.

    La bellissima Vampira (Mathilda Mayal suo debutto di attrice) richiama le varie vampirella, e pare che per la produzione fu un ruolo difficilissimo da “collocare”: la maggior parte delle attrici rifiutavano un ruolo di nudo integrale e senza battute. La  May, ballerina di formazione e cantante, aveva confidenza col suo corpo, sebbene in varie interviste dichiarò che mai avrebbe ripetuto una esperienza simile. Le sue movenze fra il sensuale e l’ipnotico donano al film un aria misteriosa e disturbante.

    Il primo cut del film era di 128 minuti, e nonostante esso rispecchiasse l’idea epica portata avanti dal regista, la produzione e distribuzione non erano d’accordo: con disappunto di Hopper vennero tagliati 30 minuti. Anche le musiche diHenry Mancinifurono sostituite con temi piu “epici” ed “action” composti daMichael Kamen, e questo per dare al film un taglio meno “inglese”.

    Sebbene partito dal low budget, Hooper è un regista che ha goduto della fama di Hollywood e dei soldi dell’industria… eppure dopoSpace Vampires, tralasciando la parentesi comedy/horror (sempre Cannon) del sequel diTexas Chainsaw, non ha mai più ottenuto fondi adeguati per realizzare i suoi film, ed il ritorno al low budget lo ha visto impreparato.

    Nel cast spicca l’attore inglesePatrick Stewart(nel ruolo del dottor Armstrong), celebre capitano Picard nella serie tv Star Trek: The Next Generation (1987-1994).

    Un film che stranamente divide il pubblico, sicuramente un cult che ha molto amore per il cinema e che consiglio vivamente!