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  • [SPECIALE] Top 10 delle donne assassine nel cinema

    Quanto mi piace sottolineare le “quote rosa” nei film lo avrete sicuramente capito, quindi stavolta ho deciso di dedicare tutto l’articolo alle donne… cercandole però nei film in cui esse son presentate nel modo più terrificante possibile!

    Vediamo però di approfondire qualche cenno storico e sociopolitico attorno figura delle donne nell’arte: nella prima metà dell’ottocento il ruolo di attrice e di cantante era spesso paragonata a quella di prostituta; solo nella seconda metà del secolo la professione cominciò ad essere considerata con meno pregiudizi, e la donna non è più vista come un soggetto da “ammirare” per la sua bellezza, ma come collaboratrice dell’attore a tutti gli effetti.

    Il teatro di prosa – più del melodramma – è la forma di espressione in cui la donna darà il maggior contributo. La crisi delle “compagnie di giro”, determinata alla fine degli anni ’30 dall’istituzione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, produsse cambiamenti anche per le attrici: sul palcoscenico cominciarono ad affluire interpreti femminili provenienti da diversi ceti sociali, ma soprattutto anche dalla media e piccola borghesia.

    Questa carrellata vi suggerisce alcuni dei migliori (a mio avviso) e più riusciti personaggi squilibrati, sensuali e mortali – in gonnella – visti negli horror.

    Alta tensione(Haute tension) è un film del 2003 diretto daAlexandre Aja. La pellicola è un omaggio agli slasher ed agli splatter anni settanta e ottanta e gli effetti speciali sono un vanto italiano a opera diGiannetto de Rossi(italianissima anche la canzoneSarà perché ti amodei Ricchi e Poveri, leitmotiv del film) e la trama vede una strepitosaCecile de France(SPOILER!!) interpretare il ruolo di Marie, una lesbica che soffre di disturbo dissociativo dell’identità che la porta ad eliminare tutti quelli che potrebbero ostacolare la sua relazione “d’amore” con la migliore amica. Film spiazzante, crudo, con momenti di alta genialità e coraggio.

    Quattro mosche di velluto grigioè un film del 1971 diretto daDario Argento. Protagonista di questo “giallo” dalla sceneggiatura squinternata è una ipnoticaMimsy Farmerche (SPOILER) uccide per vendicarsi di suo padre, a cui il marito Tobias somiglia molto. Nina racconta che il padre, volendo ad ogni costo un figlio maschio, l’aveva fatta soffrire picchiandola, facendola vestire da uomo e mortificandola. Per questo motivo, accecata dalla follia e dalla rabbia, era finita in manicomio. Il personaggio di Nina e quello di Marie han molti punti in comune fra sessualità, spietatezza, androginia e look.

    Specie mortale(Species) è un film del 1995 diretto daRoger Donaldsone interpretato dalla modella Natasha Henstridge, qui al suo debutto. È il primo di una serie di quattro film molto debitori ad Alien (il design è infatti anche qui di Giger): Sil è in apparenza una donna, ma è frutto di un mix fra DNA alieno ed umano; creata in laboratorio da scienziati senza scrupoli, una volta fuggita inizia a cercare un partner umano con il quale poter procreare, uccidendo chiunque le ostacoli il cammino. Strepitosi effetti speciali, tanto ritmo, poca sostanza ed una protagonista mozzafiato!

    Il bacio della Pantera(Cat People) è un film del 1982 diretto daPaul Schrader. È il remake dell’omonimo film del 1942 diretto daJacques Tourneur. Un film imperfetto, ipnotico, magistralmente musicato da Moroder e David Bowie ed interpretato da una strepitosaNastassja Kinskynel ruolo di Irena.

    A New Orleans Irena Gallier – giovanissima e vergine – incontra suo fratello maggiore Paul (unMalcolm McDowellin gran forma) mai conosciuto prima perché, dopo la morte dei genitori, lei fu mandata in orfanotrofio; quest’ultimo le rivela che i loro rispettivi genitori erano in realtà fratello e sorella e che entrambi erano delle mostruose pantere che si trasformavano dopo aver consumato un rapporto sessuale.

    Misery non deve morire(Misery) è un film del 1990 diretto daRob Reiner, tratto dal romanzo omonimo diStephen King. Stavolta non si punta su fascino e bellezza, ma su bravura e il film regge tutto su una solida sceneggiatura e la magistrale interpretazione diKathy Batesche dà vita ad una donna crudele e psicopatica di nome Annie Wilkes.

    Dopo aver salvato da un incidente lo scrittore dei suoi romanzi preferiti, Annie scopre che la protagonista morirà nell’ultimo manoscritto, trasformandosi in una carceriera spietata e sadica affinché l’autore cambi idea. Kathy Bates si aggiudica l’Oscar per questa interpretazione, che le spalanca le porte di Hollywood.

    Carrie – Lo sguardo di Satana(Carrie) è un film del 1976 diretto daBrian De Palma, tratto dal romanzo omonimo diStephen King(e questo è il primo che viene trasportato al cinema!)Sissy Spacekdà vita alla dolcissima e fragile Carrie White una ragazza bullizzata per il suo essere asociale e goffa. Quello che si si scoprirà in un finale apocalittico, è che la ragazza è dotata di potenti poteri telecinetici che la trasformeranno in una furia vendicativa dopo l’ennesima umiliazione.Pino Donaggioalle bellissime musiche, un cast di star che include anchePiper Laurie,Nancy AlleneJohn Travoltae la regia diBrian De Palma… non serve aggiungere altro.

    Da evitare il remake.

    Fenomeni paranormali incontrollabili(Firestarter) è un film del 1984 diretto daMark L. Lester, tratto dal romanzo del 1980 L’incendiaria di (pensate un po’) Stephen King. Sembrerebbe che King abbia a cuore le figure femminili, dedicando loro buona parte della sua produzione. La piccola Charlie è dotata di pirocinesi, ossia della facoltà di appiccare il fuoco con la mente. I servizi segreti americani, che vorrebbero servirsene, uccidono la madre e tentano di rapirla scatenandone la furia vendicativa.

    Protagonista assoluta Drew Barrymore, discendente di una famiglia di noti attori di cinema e teatro americani. Nel 1982, ha recitato nel ruolo di Gertie in E.T. l’extra-terrestre di Steven Spielberg, diventando rapidamente una delle attrici bambine più riconosciute di Hollywood, arrivando nel 1984 ad essere candidata ai Golden Globe per la migliore attrice non protagonista per il film Vertenza inconciliabile. Piuttosto contorto e poco credibile nell’intreccio, il film punta tutto sulla spettacolarità delle scene d’azione col fuoco, e sulla piccola protagonista.

    Quella strana ragazza che abita in fondo al viale(The Little Girl Who Lives Down the Lane) è un film del 1976 diretto daNicolas Gessner. Ambientato in una piccola cittadina del Maine, il film racconta le vicende di Rynn, una tredicenne sola e gelosa della propria autonomia che, allo scopo di non essere internata in un orfanotrofio, finge di vivere in compagnia di un fantomatico padre, uccidendo chiunque scopre il suo segreto.

    Davvero un gioiello questo dramma/horror interpretato da un’altra bambina prodigio:Jodie Foster. Nonostante il rigido contratto con la Disney la limitasse molto nelle scelte attoriali, nel 1974 Martin Scorsese le affida una parte in Alice non abita più qui, dove interpreta la stravagante Audrey. Lavora nuovamente con Martin Scorsese nel ’76, che le offre il ruolo di Iris in Taxi Driver, al fianco di Robert De Niro, ruolo che frutta all’attrice la sua prima candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista e le regala popolarità in tutto il mondo.

    Nel 1978Quella strana ragazzaebbe 5 candidature al premio Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror Films, conseguendo il Saturn Award come miglior film, per Martin Sheen come miglior attore protagonista e per Jodie Foster come miglior attrice protagonista.

    Lovely Mollyè un horror del 2012 diretto daEduardo Sánchez(il co-autore del fortunatissimo BLAIR WITCH PROJECT). Questo film, poco conosciuto (da noi) è assolutamente da recuperare: originale, denso, ansiogeno e abile nel mescolare il film “lineare” al found footage.

    Tutto regge sulle spalle della bravissimaGretchen Lodgeche ha avuto per questo ruolo una nomination come migliore attrice ai Chainsaw Award vincendo invece il Fright Meter Award, divenendo poi un volto popolare nella serieCriminal Minds. Sanchez è bravo a creare l’atmosfera malsana che si respira nelle mura di una casa che ad ogni sequenza si rivela più soffocante per chi la abita, regalando brividi senza mostrare sangue.

    Concludiamo conL’angelo della vendetta(Ms. 45) un film del 1981, il terzo lungomentraggio diretto daAbel Ferrarache si inserisce come CULT nel filone rape and revenge di cui diviene un degno rappresentante. Zoe Lund interpreta Thana, una sfortunata ragazza muta che viene violentata due volte nello stesso giorno; la seconda volta la ragazza reagisce e uccide l’uomo, quindi esce con una pistola nella borsetta decisa a fare fuori ogni uomo possa rappresentare per lei un molestatore.

    La protagonista è stata sfortunata anche nella vita; a diciassette anni entra a far parte di un movimento politico studentesco e diventa assistente personale del regista ed attivista politico di origini polacche Edouard de Laurot. Nonostante abbia uno spiccato talento per la composizione musicale, la giovane Zoe è dell’idea che sia il cinema il vero veicolo con il quale esprimere la propria personalità, e soprattutto i suoi ideali politici. Per questo motivo, sebbene non abbia particolari aspirazioni a divenire una attrice, accetta di diventare a soli diciotto anni la giovane protagonista del film di Ferrara. È morta a 37 anni per un’overdose di cocaina.

    E voi, di quali donne avete “paura”?

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (2/2)

    Torso, conosciuto anche comeI corpi presentano tracce di violenza carnale, è un film del 1973 diSergio Martino. All’estero è stato, assieme al filmReazione a catenadiMario Bava, il precursore del filone degli slasher movie statunitensi (di cui fanno parte titoli comeHalloween – La notte delle streghee la saga diVenerdì 13) sebbene molti condividono il pensiero che al primato vada affiancato anche il titolo diBlack ChristmasdiB. Clark.

    Torsoperò presenta tutti gli elementi che verranno poi presi in prestito in modo letterale negli slasher americani degli anni successivi. Martino non lesina in momenti gore e dettagli sexy… fa crescere la tensione e soprattutto contestualizza il rapporto vittima-carnefice, con vette claustrofobiche riuscite.

    TRAMA: Un serial killer colpisce a Perugia tra gli studenti universitari e tre studentesse si ritirano in una casa di montagna per dimenticare gli ultimi efferati delitti. Purtroppo per loro vengono raggiunte da un’amica e anche dal serial killer che continua a uccidere fino a un finale sconvolgente. BravissimaSuzy Kendall(L’Uccello dalle piume di cristallo) sulle cui spalle si regge quasi tutta la tensione del film.

    La tarantola dal ventre neroè un film del 1971 diretto daPaolo Cavara, ed uno dei film dal “titolo zoologico” nato sulla scia deL’uccello dalle piume di cristallodiDario Argento. Il documentarista Cavara, agli inizi degli anni sessanta entrò in contatto conAngelo Rizzoliper il quale realizzò come autore e regista, conGualtiero JacopettieFranco Prosperi,Mondo cane(1962) eLa donna nel mondo(1963). In origine si trattava di un unico film che fu poi diviso in due a causa dell’enorme materiale da lui realizzato.Mondo canefu considerato il primo documentario shock e fece in breve tempo il giro del mondo.

    Morricone alle musiche,Giancarlo Giannini,Barbara BoucheteStefania Sandrellinel cast sono una garanzia per la visione.

    TRAMA: Dopo aver subito il ricatto di un misterioso individuo a causa di una foto che la ritrae con il suo amante, Maria Zani viene trovata morta con il ventre orribilmente squarciato. Mentre il commissario Tellini inizia le indagini, Paolo, marito della vittima, incarica Catapulta, un investigatore privato, di individuare il personaggio fotografato con la defunta moglie. La situazione si fa complessa e drammatica quando si scopre che l’assassino, prendendo a modello quello che l’ape fa alla tarantola, usa immobilizzare la vittima con una puntura per poi vivisezionarla ancora viva e sensibile.

    Se l’intreccio risulta a volte poco avvincente, la regia ci restituisce – tramite bellissime inquadrature e dettagli curatissimi – tutta la forza del GIALLO all’italiana: il primo delitto, quello di Barbara Bouchet, è da antologia!

    La coda dello scorpioneè un film del 1971 diretto daSergio Martino. Il titolo del film fa riferimento ad una coppia di gemelli con la forma di uno scorpione, indizio che sarà rilevante per la scoperta della verità nelle indagini.

    TRAMA: La signora Baumer, rimasta vedova dopo la morte del marito Kurt, a causa dell’esplosione dell’aereo su cui stava viaggiando, si reca ad Atene per riscuotere i soldi dell’assicurazione che il defunto marito aveva stipulato sulla sua vita. La donna entra così in possesso di un milione di dollari. Ma la società assicuratrice che ha stipulato la polizza incarica l’investigatore Peter Lynch di indagare se la moglie non sia in qualche modo coinvolta nella morte del marito. E proprio nella città greca la signora Baumer viene brutalmente uccisa da un misterioso assassino, che le porta via tutto il denaro. (FONTE:wikipedia).

    Quello che più colpisce in questo film (a parte le musiche di Nicolai) è la simmetria con cui vengono composte le inquadrature e una certa ossessione per lo stile che diventa quasi eccessivo in ogni dettaglio ma, soprattutto, il montaggio diEugenio Alabisioche crea passaggi e transizioni temporali con un linguaggio tutto suo che andrebbe studiato nelle scuole di cinema.

    Sergio Martinofu costretto a rinunciare aEdwige Fenechperché in quel periodo era incinta, e molti critici non perdonano al film questo “vuoto”, a mio parere ben riempito daAnita Strindberg(Milano Odia La Polizia Non Può Sparare,L’Anticristo,Una Lucertola Con La Pelle Di Donna).

    Se nei thriller con la Fenech, la donna è vittima o apparente vittima di losche e insospettabili trame, qui invece la figura femminile del film è un personaggio dinamico, con una funzione precisa e decisiva nella risoluzione della complessa trama. È un thriller che potremmo definire “solare”, sia per i bei paesaggi greci e poi per quella presenza costante e costruita ad arte di battute ironiche che accompagnano lo svolgimento delle indagini sui delitti.

    Sette note in neroè un film del 1977, diretto daLucio Fulci. Contende la presenza in questa lista con il precedenteUna Lucertola con la Pelle di Donna, sempre di Fulci, ma fra i due ho preferito optare per questo… perché la componente paranormale qui si radica per la prima volta in una dimensione credibile e contestualizzatissima, rendendo il film un cult senza tempo (a parte la datata canzone dei titoli di testa!).

    L’idea iniziale del film era un riadattamento al romanzoTerapia mortalediVieri Razzini, ma il regista, in collaborazione conRoberto Gianviti, non trovando sbocchi sulla sceneggiatura, decise di modificarla con l’aiuto diDardano Sacchetti. La nuova sceneggiatura prende spunto anche dal raccontoIl gatto nerodiEdgar Allan Poe, dove una donna viene murata viva e ritrovata grazie a un “suono”… che il miticoQuentin Tarantinoha omaggiato nel suoKill Bill Vol. 1, utilizzando proprio il tema principale della colonna sonora, nella scena del risveglio della sposa (Uma Thurman).

    TRAMA: Fin da bambina Virginia ha avuto delle visioni: ha previsto per esempio il suicidio della madre. Ora, fresca sposa di Francesco Ducci, “vede” l’omicidio di una donna murata nella villa del marito. Questi finisce dapprima in carcere poi, scagionato, esce, ma l’omicidio previsto da Virginia deve ancora accadere.

    La scena iniziale (l’unica cruenta) con i dettagli della donna suicida mentre cade da una scarpata, viene ripresa dal suoNon si sevizia un paperino del 1972. Il regista indianoPartho Ghoshha girato un remake B-movie del film intitolato100 Days, uscito nel 1991.

    Un remake non ufficiale invece, ha scatenato moltissimi “rumors” all’estero negli ultimi anni, per il fatto di non aver mai apertamente riconosciuto il debito a Fulci: stiamo parlando del filmLe verità nascostediRobert Zemeckiscon la Pfeiffer e Ford, in cui al muro e alla “nicchia” si sostituiscono il muro d’acqua del mare e l’interno dell’automobile affondata, ma per il resto tutto si svolge uguale.

    Suor Omicidi (1979).

    Non si può concludere la lista se non con quest’opera kitsch e coraggiosa, ispirata ai delitti di Suor Godfrida – come venne soprannominata Cecile Bombeek – una suora della Congregazione apostolica di San Giuseppe e responsabile nel reparto di geriatria in un ospedale pubblico in Belgio; Cecile fu ufficialmente accusata di aver ucciso tre pazienti, ma si scoprì che ne aveva uccisi più di 30 tra il 1976 e il 1978 con atti di sadismo.

    A dispetto del quasi ridicolo titolo italiano (titolo internazionaleKiller Nun), siamo di fronte a un giallo malato e molto crudele, e negli States pare esista addirittura un fans club che venera questo film alla pari di pellicole qualiIl MonacoeI Diavolidi Russell.

    TRAMA: Suor Gertrud scopre di essere malata di tumore al cervello e, per questo motivo, viene sottoposta ad un delicato intervento. L’intervento riesce perfettamente ma, dopo l’intervento, suor Gertrud viene sottoposta ad una cura a base di morfina. La religiosa finisce col diventare tossicodipendente e l’uso-abuso del farmaco diventa una vera e propria ossessione (FONTE:wikipedia).

    Anita EkbergeJoe Dallessandrosono i protagonisti di questo trip in cui non ci vengono risparmiati nudi integrali (anche maschili), sadismo e blasfemia…
    Giulio Berrutifirma un’opera controversa che iscrive di diritto questo film nel folto calderone delle opere maledette, distrutte sul nascere dalla cecità di preconcetti ideologici che poco hanno a che fare con la qualità artistica di un prodotto, al punto da spingere un regista promettente (che fu co-sceneggiatore e aiuto regia inHanno Cambiato FacciaeBaba YagadiCorrado Farina, e regista diNoi siam come le lucciole) ad abbandonare il cinema.

    «Dopo le disavventure produttive diSuor Omicidi, mi passò totalmente la voglia di continuare a fare quel tipo di cinema e decisi di dedicarmi solo ai documentari, nei quali ero libero di potermi esprimere … è la prima volta, in trent’anni, che presentoSuor Omicididavanti a una platea per una proiezione pubblica … questo film, per tanti anni, è stato dimenticato e per lungo tempo ho sperato che finisse nell’oblio e che nessuno lo ricordasse più … ultimamente, invece, ho scoperto che esso vive ancora, così come me e alcuni attori che lo interpretarono. Noi non vogliamo morire, questo film non vuole morire!».

    Sono queste le parole che un visibilmente emozionatoGiulio Berrutiavrebbe pronunciato prima della proiezione diSuor Omicididurante la quarta edizione delRavenna Nightmare Film Fest.

  • [RECENSIONE] Punto Zero (Richard C. Safarian)

    Punto zero (Vanishing point) è la storia di un uomo che deve consegnare un bolide (una Dodge Challenger 70) dal Colorado fino in California. Sarà inseguito dalle polizie di mezza America ma troverà anche la solidarietà da parte di hippie, redneck del deserto e dj locali che vedono in lui un paladino della libertà. Perché scappa dagli sbirri non ci viene mai spiegato, forse è semplice intolleranza verso le forze dell’ordine, forse è per il suo stile di vita non propriamente legale per via dell’utilizzo di droghe stimolanti come la benzedrina.

    Kowalski (Barry Newman) resta comunque un personaggio complesso, disilluso, ed i molti flashback che lo riguardano ci aiutano a capirlo, ma con una sua etica: asso del volante ex campione di corse automobilistiche, quando con la sua guida spericolata fa cappottare le auto della polizia si ferma per accertarsi, forse?, che i guidatori non siano rimasti feriti. Il nostro driver fugge, corre a più non posso, non si ferma perché non può e non vuole, perché la velocità allieva i suoi mali interiori dandogli la sensazione di libertà. L’automobile è la sua casa, un po’ come accadrà anche per i camionisti protagonisti de Il bestione, il solo posto in cui tutto funziona secondo le sue regole, il suo microcosmo perfetto che lo fa vivere nel presente e non nel passato dei drammatici flashback.

    Punto zero è diventato in America da subito un film di culto tant’è che Tarantino lo cita, per bocca delle sue protagoniste, nel suo A prova di morte. Qui da noi più che altro è noto il remake tv con protagonista Viggo Mortensen.

  • [EXTRA] I 40 anni di Arancia meccanica di Stanley Kubrick

    La storia di Alex, ragazzo di buona famiglia dedito con i suoi amici all’esercizio dell’ultraviolenza, ancora a distanza di quaranta anni suscita perplessità, polemiche, musi storti. Alla base di Arancia meccanica c’è il romanzo di Anthony Burgess scritto nel 1961 e ispirato in parte ad un fatto vissuto dallo scrittore.
    «Per me, ritrarre la violenza doveva essere un atto catartico e caritatevole insieme, perché mia moglie è stata vittima di una violenza crudele e inconsulta a Londra nel 1942, all’epoca dei bombardamenti: è stata violentata e picchiata da tre disertori americani. Forse i lettori del mio libro ricorderanno che l’autore dell’opera dal titolo Arancia meccanica è uno scrittore la cui moglie è stata violentata»*.

    La celebre trasposizione cinematografica che ne fa Stanley Kubrick dieci anni dopo, nel 1971, resta fedele allo spirito e al testo del romanzo. Alex (A-lex, senza legge, senza parole comuni ma con un linguaggio tutto suo) sceglie liberamente la violenza, le violazioni di domicilio, gli stupri, nonostante gli amerovoli (ma un po’ assenti) genitori preoccupati per la sua condotta, nonostante l’assistente sociale, nonostante la passione per la musica classica in particolare l’amatissimo Ludovico Van. Sceglie tutto questo e finisce in galera. Lì per farla franca e tornare a piede libero decide di sottoporsi ad una cura sperimentale consistente in abbuffate di film violenti sotto l’effetto, si badi bene, di un medicinale che scatena in lui un rigetto verso tutto ciò che vede e sente. Arriverà a pietrificarsi verso ogni provocazione violenta e anche sessuale, ma la cura gli farà odiare anche l’amato Beethoven.

    E il cinematografo aveva una certa influenza nella sua immaginazione di violento. Leggendo la bibbia o ascoltando Beethoven si immaginava vampiro, centurione romano intento a fustigare Cristo durante la via crucis come in un film americano, gli venivano in mente le immagini catastrofiche di vecchi film della Hammer come La lotta del sesso 6 milioni di anni fa. È stato questo a scatenare le infinite polemiche che accompagnarono il film: alcuni squilibrati si ispirarono al film per qualche loro efferatezza fornendo a comitati e censori l’occasione per sbraitare a vanvera. L’accostamento tra finzione e realtà è stato un vero e proprio pretesto per boicottare il film in mille modi fino al ritiro dalle sale inglesi dove fu proiettato in anteprima il 19 dicembre del 1971.

    Sull’argomento risponde così a Michel Ciment:
    «Non è affatto dimostrato che la violenza eserciti un effetto diretto sulle azioni degli spettatori adulti. Anzi, tutto sembra provare il contrario. È stato dimostrato che le persone, anche sotto ipnosi o in stato postipnotico, non compiono azioni contrarie alla propria natura»**.
    Insomma, chi è pacifico di natura non andrà mai in giro a stuprare dopo aver visto Irreversible o L’angelo della vendetta. Non è Alex il mostro, è la società, il governo, che prima lo rinchiude e poi se lo ricompra, cosa che fa anche con i suoi ex amici drughi divenuti poliziotti, è la scienza che si allea e si vende al governo per permettere lavaggi del cervello moralmente discutibili. È il concetto stesso di educazione ad essere messa in discussione nel film. Tutti argomenti scottanti, ma si sa che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, che chi si sente chiamato in causa preferisce sempre rispondere cambiando discorso, spostando l’attenzione su un problema fittizio che nasconde quello reale.

    *lettera di Anthony Burgess al Los Angeles Times, pubblicata in italia in Anthony Burgess Arancia meccanica, Einaudi, pp 223-224.
    **: Anthony Burgess, Arancia Meccanica, Einaudi.

  • [EXTRA] I 40 anni di Cane di Paglia di Sam Peckinpah

    Quella di David Sumner è una evoluzione o una involuzione? È tutta qui probabilmente la questione morale ed etica legata al film Cane di paglia di Sam Peckinpah. David Sumner si trasforma e per due motivi legati l’un l’altro:-per proteggere lo scemo del villaggio-dal conseguente assedio alla sua casa.Era un innocuo professore di matematica, razionale, fuori luogo in quanto americano trapiantato in Inghilterra, pacifista, passivo, però assolutamente non assolutista; si trasforma in una macchina da guerra pronta a tutto pur di proteggere i suoi ideali e i suoi principi, pur di non contraddire la sua animalità riemersa dalle tenebre, il suo lato oscuro, le sue contraddizioni.

    Sumner forse inconsciamente ha sempre saputo di questo contrasto nello spirito umano. Lo lascia intuire per esempio nel dialogo con il prete che gli fa visita in casa. Lui lo provoca dicendogli che l’uomo scientifico anche se pacifista è responsabile della bomba atomica, il professore gli risponde che anche la chiesa si è macchiata di sangue nel corso della storia.

    L’uomo è per sua natura violento. Anche il più docile degli individui se stimolato nei punti giusti si trasforma in carnefice applicando la legge dell’occhio per occhio dente per dente,e manda a farsi benedire tutto ciò che c’è di pacifico in lui compresa la frase che dice ai redneck che non ci saranno scene di violenza in casa sua.

    Tutto questo David lo sa e il riemergere sublime di essa lo spaventa. Il pretesto, la molla che scatta, è una invasione di domicilio, un vero e proprio assedio da western contemporaneo, e la decisione di proteggere un debole barricato con loro in casa. Basta invadere il suo territorio fisico (la casa) ed etico (i suoi principi).

    Lo stupro della moglie Amy non rientra tra le sue motivazioni semplicemente perché ne resta allo scuro altrimenti per i bifolchi sarebbero stati ancora più cazzi amari. Il matematico americano confuso dalla scoperta della sua animalità, da questa sua rinascita, si chiede se è quella la vera retta via da seguire con un sorriso ambiguo che lascia di stucco.

    Cane di paglia (Straw dogs), primo film non western di Sam Peckinpah (anche se come abbiamo già detto l’assedio finale ricorda in chiave moderna quello dei western classici ma anche le entrate di Hoffman nella locanda ricordano quelle nei saloon) per le numerose scene di violenza viene tagliato dalla censura di molti paesi (soprattutto la sequenza dello stupro) e vietato ai minori, nonostante tutto ottiene ugualmente un buon successo di pubblico.

    «La cosa che mi ha veramente entusiasmato è la quantità di soldi che mi hanno dato per farlo. Per Dio, Cane di paglia è basato su un libro, The siege of Trecher’s Farm. Il libro è una schifezza che ha una sola buona sequenza d’azione e di avventura, e cioe l’assedio stesso. Ora ti assumono per trarre un film da questo brutto libro. ti danno un soggettista, David Goodman, un attore Dustin Hoffman, e ti dicono di fare un film. Ti danno una storia e tu fai del tuo meglio, ecco tutto. Cos’è tutta questa merda, questo parlare di onestà e dire che il film non è un’opera di grande intelligenza? Goodman ed io abbiamo cercato di trarre qualcosa di valido da quel libro: ci siamo riusciti e l’unica cosa che è rimasta è l’assedio. Guarda, se mi avessero dato da fare Guerra e Pace invece di Trencher’s Farm, sono abbastanza sicuro che avrei fatto un film diverso. Se leggi quel maledetto libro, morirai soffocato nel tuo vomito…È totalmente sbagliato pensare che David Sumner, il personaggio principale, goda per la strage finale. C’è un punto, a metà circa dell’assedio, in cui David si sente male tanto è nauseato e si dice: -Forza premi il grilletto-. È inorridito di doverlo fare, di se stesso, della violenza che scopre in se stesso. Mi sembra impossibile che non si sia compreso questo: ha appena usato una sbarra per uccidere un uomo che aveva cercato a sua volta di ucciderlo… guarda ciò che ha fatto con disperazione e orrore totali, in quel momento non gli importa nulla di vivere o morire» *

    Azzeccato tutto il cast del film da Susan George nel ruolo di Amy, la moglie di David, al gruppo dei bifolchi ubriaconi Peter Vaughan e Del Henney su tutti, per finire con David Warner con il suo personaggio di Henry Niles, lo scemo del villaggio.E mentre questo film festeggia il quarantesimo compleanno (la prima inglese è avvenuta il 3 novembre del 1971) è prevista in Italia per il 2 dicembre l’uscita del remake dal titolo Cani di paglia diretto da Rod Lurie e interpretato da James Marsden e Kate Bosworth.

    *: dichiarazione di Sam Peckinpah tratta dal Castoro di Valerio Caprara.

  • [EXTRA] I Quarant’anni di La Corta Notte Delle Bambole di Vetro di Aldo Lado

    L’immagine di Ingrid Thulin che urla disperata alla fine de La corta notte delle bambole di vetro è una di quelle cose che ti segnano a vita. Non ho mai sofferto di depressione o cose simili, neanche il fottuto terremoto ci è riuscito, figuriamoci, ma con questo film credo di essermi avvicinato a quello stato d’animo. Perchè quel finale è davvero uno di quelli che non si dimenticano mai.

    Fondamentalmente perché si ha la precisa sensazione (anzi è una consapevolezza) che siamo spacciati, burattini, oggetti che non contano un cazzo di niente, che chi conta è una elite vecchia, conservatrice che annienta la nuova generazione per sopravvivere.

    Chinatown ma anche L’uomo nell’ombra (entrambi di Polanski) e Society hanno una cosa in comune con La corta notte delle bambole di vetro ed è l’annientamento, in un modo o in un altro, del protagonista voluto da un potere che deve mantenere tutto com’è per la sua incolumità.

    Eppure il film di Aldo Lado, qui al suo esordio dietro la macchina da presa, ha un qualcosa in più che ti butta davvero giù.

    Merito anche della sceneggiatura di Ernesto Gastaldi capace di creare mistero e paura con pochi elementi, dell’ottima musica di Ennio Morricone, della fotografia di Giuseppe Ruzzolini (a lavoro nello stesso anno anche in Giù la testa di Sergio Leone), degli azzeccati interpreti Jean SorelBarbara BachMario Adorf oltre, naturalmente, la già citata Thulin.

    Produce La corta notte delle bambole di vetroEnzo Doria, un nome fondamentale per gli amanti dei generi che più piacciono a noi del klub 99. E proprio la pellicola di Lado -che il 28 ottobre di quaranta anni fa usciva nelle sale d’Italia- ha ispirato il titolo a questo sito. Il che spiega la venerazione per un’opera che a molti risulta persino noiosa, poveri inutili fessi.