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  • [RECENSIONE] Hokum (Damian McCarthy)

    HokumdiDamian McCarthyparte mettendo subito in chiaro le intenzioni con la sequenza in cui il protagonista (Adam Scott), mentre sta scrivendo la parte finale del suo nuovo romanzo, vede una presenza avvolta nella penombra che sparisce per riapparire alle sue spalle. Sequenza anticipata dal distributoreLucky Redgiorni prima l’uscita.

    Salto dalla sedia che sin dall’inizio lascia capire quale sia la grammatica adottata dal film. Un linguaggio canonico per una storia convenzionale in cui i mostri sullo schermo sono un riflesso di quelli interiori del protagonista. Personaggio principale e i suoi sensi di colpa, che maschera con degli atteggiamenti verso gli altri che più stronzi e antipatici non si possono.

    Ma nel corso della vicenda che lo vede coinvolto, e che ruota attorno ad una stanza di hotel infestata da una strega e alla sparizione di una barista che in quel posto lavorava, lo scontroso farà pace con i suoi demoni smettendo di essere così cinico e insopportabile.

    Nella storia raccontata dall’irlandeseDamian McCarthy(Oddity) il personaggio destinato a finire male, perché ancora più stronzo dello scrittore, è un altro. Per il protagonista e per il film quindi ci sarà il lieto fine, che è una cosa che neglihorrorandrebbe abolita per legge insieme alla regola secondo la quale i cattivi muoiono e i buoni sopravvivono.

    Si salvano comunque le sequenze dentro la stanza maledetta, i racconti sulla strega fatti dai lavoratori del fatiscente hotel, le immagini televisive che stuzzicano i sensi di colpa del protagonista.

  • [RECENSIONE] Backrooms (Kane Parsons)

    L’industria del cinema prende in un sol colpo il fenomeno web dellebackroomse il giovanissimo (21 anni questo mese) videomakerKane Parsonsesploso qualche anno fa propriocavalcando l’ondadi quellacreepypasta.

    Lebackrooms, nell’interpretazione dello sceneggiatoreWill Soodik(Ash Vs. Evil Dead), diventano lo strano luogo in cui il concetto estetico disublimetrova la sua casa. Un posto che attrae e spaventa allo stesso tempo e che catturerà irreversibilmente il protagonista.

    Che poi, detto tra parentesi, dietro il concetto del sublime c’è il segreto del successo del genere horror. Quella mano davanti agli occhi per vedere e non vedere.

    Clark (Chiwetel Ejiofor) è un architetto fallito, separato dalla moglie e proprietario (indebitato) di un salone di mobili senza clienti.

    La scoperta delle labirintiche backrooms nel seminterrato del suo negozio (che è anche diventato il suo alloggio) gli ridà una inaspettata voglia di vivere che aveva sostituito con la rabbia. In quei luoghi strani, e stranamente a lui familiari, si sente a casa, a proprio agio.

    Questo accade perché quei posti in realtà lo stanno sempre più catturando con un inganno, un trucco, una sostituzione. E piano piano non può farne più a meno perché come il suo alcolismo anche le backrooms stanno rendendo meno triste la visione della sua vita.

    Chiwetel Ejiofor. Credit: Courtesy of A24
    Chiwetel Ejiofor. Credit: Courtesy of A24.

    E poi c’è la terapista Mary (Renate Reinsve) verso la quale Clark esprime rancori e frustrazioni, ma anche la sua attitudine a commiserarsi senza però trovare mai soluzioni ai problemi.

    Mary, la razionale e scettica, che continua però anche lei nella sua intimità a rimuginare sul suo passato senza venirne a capo.

    È un horror anomaloBackrooms.

    Con i momenti spaventosi raggruppati principalmente nella seconda parte che funzionano finché creano tensione con il non visto e il sonoro.

    Solo nella parte finale il film perde in efficacia quando cede alle regole di mercato che vogliono il palesarsi del mostro sullo schermo.

    Finché si sviluppa intorno ai nebulosi pensieri negativi di chi visita questi non luoghi mantiene intatta la sua forza.

    Anzi, con i suoi due adulti con parecchi problemi da risolvere, descrive bene una generazione allo sbando, senza più punti di riferimento, persa in una società che gli è cambiata sotto gli occhi.

    Con questi due protagonistiKane Parsonspartecipa emotivamente e dimostra anche un certo pessimismo per un mondo in cui i suoi coetanei sono solo comparse destinate a durare poco.