Tag:Ethan Coen

  • Honey Don’t!: il nuovo film di Ethan Coen della sua trilogia lesbo

    Mentre aspettiamo il ritorno deifratelli Coen, con un film che a quanto pare sarà un horror sanguinolento (link alla notizia),Ethansta completando la post-produzione del suo nuovo film da regista che ha per titoloHoney Don’t!

    Il film è la seconda parte della sua personale trilogia iniziata conDrive-Away Dollscaratterizzata da tematiche e personaggi lesbo.

    E dal primo film torna l’attrice Margaret Qualley che sarà affiancata questa volta da Aubrey Plaza e Chris Evans. Con loro Charlie Day, Kristen Connolly, Don Swayze, Gabby Beans, Talia Ryder, Billy Eichner.

    Qualley interpreterà un investigatore privato, Plaza una donna misteriosa ed Evans il leader di una setta. Come nel precedente film ci sarà un viaggio.

    AncheHoney Don’t!è stato scritto daEthan Coeninsieme a sua moglie Tricia Cooke.

    Honey Don’tè un brano del 1956 scritto e interpretato da Carl Perkins.

  • [EXTRA] I fratelli Joel e Ethan Coen e Sam Raimi: le connessioni

    Cosa c’azzeccano I fratelliJoel e Ethan CoenconSam Raimi? Quali sono i nessi tra gli autori diFargoeIl Grande Lebowskicon il regista delle trilogieEvil Dead/Army of DarknesseSpider-Man?

    I collegamenti sono tanti e non li scopriamo certo noi diklub99.itma un articolo che lo ribadisca non farà male.

    Le frequentazioni tra i tre partono da lontano quando condividevano lo stesso appartamento insieme al futuro regista e produttore Scott Spiegel (Intruder) e a agli attori Bruce Campbell, Holly Hunter, Frances McDormand e Kathy Bates.

    In quegli anniSam Raimidecide con Campbell e l’amico comune Rob Tapert di fondare una casa di produzione (la Renaissance, Rinascimento in inglese) e di girare un lungometraggio horror, da noi si intitoleràLa Casa,The Evil Deadin lingua originale, convinti di incassare facilmente.

    Il film non solo incasserà ma, forse andando al di là delle loro aspettative, farà scuola grazie all’utilizzo di una forte componente grottesca e alle inedite soggettive dell’entità fuori la casa nel bosco.

    Ed è qui che avviene la prima collaborazione:Joel Coenè infatti assistente diEdna Ruth Paulal montaggio. Nello stesso anno (1981) le sta affianco anche inFear No EvildiFrank LaLoggia.

    Arriviamo al 1985 quando Raimi dirige il suo secondo lungometraggio: la bizzarra commedia noirI Due Criminali Più Pazzi del Mondo(Crimewave), da lui scritta insieme ai Coen.

    Il film fu un fiasco al botteghino. I tre si difesero dicendo che l’idea originale era stata massacrata dal produttore Embassy Pictures.

    Nel frattempo l’anno prima Joel e Ethan avevano fatto il loro esordio dietro la macchina da presa con il noirBlood Simple – Sangue Facile.

    Nel 1987 i fratelli dirigono il loro secondo film: la commediaArizona Junior(Raising Arizona). Neanche qui Raimi collabora in alcun modo ma le soggettive della motocicletta durante gli incubi di H.I. (Nicolas Cage) non possono non ricordare quelle della entità deLa Casa. In quell’anno poi Raimi scrive e dirige il sequel-remake (La Casa 2) in cui le soggettive dello spirito si fanno ancor più complesse e vertiginose.

    Un piccolo nesso traArizona JunioreI due criminalilo ritroviamo nello stesso nome della società di sicurezza “Odegaard-Trend”. Nella pellicola dei Coen appare velocemente quando l’impiegato del minimarker rapinato da H.I. preme il pulsante d’allarme.

    Nel film dei fratelli recita in un piccolo ruolo Frances McDormand, già protagonista del loro primo film.

    Giungiamo al 1990, al gangster movieCrocevia della Morte(Miller’s Crossing) dei Coen.

    Lì Raimi interpreta il cammeo di un poliziotto che viene crivellato dai proiettili dei fuori legge assediati. Un pegno scherzoso forse da pagare perché in quell’anno la McDormand (sposata con Joel Coen dal 1984) è protagonista con Liam Leeson del suo action-horrorDarkman. E pare che tra l’attrice e il regista, nonostante l’amicizia datata, ci siano state diverse divergente legate allo sviluppo del personaggio di Julie da lei interpretato. Gli stessi Coen appaiono brevemente nel film di Raimi a bordo della Oldsmobile (la stessa de La Casa e di molti altri suoi film) durante un inseguimento.

    Saltiamo al 1994, anno della commediaMister Hula Hoop(The Hudsucker Proxy), diretta dai Coen e da loro scritta insieme a Raimi ai tempi deiDue Criminali.

    Raimi si occupa anche della regia della seconda unità.

    Qui l’influenza visionaria dell’amico e collega si avverte nelle sovraimpressioni che svolazzano sui pensieri dell’ingenuo protagonista Norville Barnes (Tim Robbins). Qualcosa di simile l’avevamo vista nei titoli di testa del suoLa Casa 2presentando il maledetto Libro dei Morti.

    Comunque sia, i pezzi del film diretti da Raimi sono quelli dei cinegiornali d’epoca che raccontano l’ascesa dell’Hula Hoop e del suo inventore. Un’occasione che riporta Raimi indietro negli anni, quando realizzava spot televisivi aziendali. La silhouette del regista appare nella scena del brainstorming per decidere il nome da dare all’oggetto.

    E poi c’è da segnalare la presenza nel cast di Bruce Campbell: attore feticcio di Raimi protagonista nel ruolo di Ash Williams della trilogia La Casa, La Casa2, L’Armata delle Tenebre. InMister Hula HoopCampbell interpreta il giornalista Smitty collega della infiltrata Amy (Jennifer Jason Leigh).

    Campbell aveva girato con i fratelli il trailer acchiappa finanziatori diBlood Simple. È lui che esce dalla macchina e si accascia al suolo. Il film sarà poi interpretato da Dan Hedaya.

    Vedete la clip promozionale qui sotto.

    Ma la cosa fondamentale è un’altra:

    InMister Hula Hoopdei Coen è 100% Raimi l’importanza del tempo.

    Il regista di Detroit già dal suo esordioLa Casaaveva manifestato il suo interesse per l’argomento. Il pendolo dell’orologio che si ferma all’improvviso e manda in trance Cheryl (Ellen Sandweiss) è il vero inizio dell’orrore nella storia raccontata.

    Nel remake-seguito viene riproposta più o meno la stessa situazione, o meglio lo stesso concetto.

    InDarkman, lo scienziato protagonista sfigurato ha i minuti contati (99) ogni volta che indossa la pelle sintetica di sua invenzione a causa del fatto che si distrugge facilmente se esposta alla luce.

    Nel western leonianoPronti a Morire(1995) le gare tra pistoleri si svolgono lungo la via principale della cittadina capeggiata da un enorme torre dell’orologio. I duellanti si possono sparare (per uccidersi) allo scoccare dell’ora stabilita. Un rumore metallico inoltre anticipa di qualche attimo l’avanzare della lancetta dilatando in qualche maniera quell’attimo brevissimo, preparandoci allo scontro a fuoco.

    InMister Hula Hoopil palazzo del potere dove si svolge buona parte della vicenda è corredato da un enorme orologio (sotto il quale c’è la scritta “the future is now”) che a un certo punto verrà bloccato fermando magicamente il tempo sulla Terra permettendo così a Barnes di non finire spiaccicato al suolo.

    Non è sbagliato supporre che in quel grattacielo si produca proprio il Tempo: diversi indizi durante il film permettono questa interpretazione, come ha evidenziatoFranco Marineo*.

    Quali sono le differenze tra i Coen e Raimi? Alcune sono piuttosto evidenti:

    Joel e Ethan Coensi approcciano al cinema con l’intenzione di giocare con i generi e con i personaggi che lo abitano, ma in maniera fredda e calcolata, cervellotica verrebbe da dire. Nei loro film esce fuori l’assenza di valori dei suoi protagonisti e del loro ambiente. La crisi economica (Blood Simple, Arizona Junior), il mondo di Hollywood (Barton Fink, Ave Cesare!) e dell’industria più in generale (Mister Hula Hoop) sono alcuni dei temi presenti nella loro filmografia.

    I fratelli si rifanno ad un cinema del passato, stravolgendo i codici dei generi per adattarli al loro inedito gusto, e ambientano i loro lavori in epoche passate con un occhio quindi sempre alla Storia, del cinema .

    Quello diSam Raimiè invece un cinema più libero e selvaggio, votato all’intrattenimento puro, apparentemente senza ambizioni autoriali, ma con un approccio innovativo, anarchico e rivoluzionario. Il cinema dell’orrore non è stato più lo stesso dopo il suoLa Casa. La trilogia da lui diretta diSpider-ManconTobey MaguireeDoctor Strange nel multiverso della folliasono enormi produzioni che ambiva di dirigere da sempre, e il suoDarkmanne è la dimostrazione.

    Forse perché, come scrive Mark Horowitz su Film Comment, “Raimi […] è il regista che i Coen vorrebbero essere se non fossero in due, se esistesse un solo Coen e tutti e due non fossero oppressi dalla consapevolezza di sé, intrappolati un quella stanza degli specchi che è la vita della mente.”.**

    Su questa “trappola” i consapevoli fratellini hanno ragionato nel loro capolavoroBarton Fink.

    Per la scrittura di questo pezzo sono stati d’aiuto:

    *:Franco Marineo,Il cinema dei Coen, Falsopiano, 1999.

    **:Vincenzo Buccheri,Joel e Ethan Coen, Il Castoro Cinema, 1999.

    Giacomo Manzoli,Tertium Datur. Sam Raimi e i fratelloni, Garage –Joel e Ethan Coen, Scriptorium, 1997.

  • Drive-Away Dolls: la prima clip italiana della commedia di Ethan Coen

    Universal Pictures Italiaha diffuso la prima clip tratta daDrive-Away Dolls: la commedia on the road diretta daEthan Coene da lui scritta insieme alla moglieTricia Cooke.

    Il film sarà distribuito nelle sale a partire dal7 marzoesclusivamente inlingua originale con i sottotitoli in italiano.

    Nel cast le due protagoniste Margaret Qualley (C’era una volta a Hollywood, Sanctuary), Geraldine Viswanathan (Cat Person). Con loro Beanie Feldstein, Colman Domingo, Bill Camp, Pedro Pascal e Matt Damon protagonisti di due memorabili cameo.

    Drive-Away Dolls è il primo film di finzione diretto da Ethan Coen senza il fratello Joel *. I due insieme hanno scritto, prodotto e diretto film divenuti celebri come Barton Fink(Palma d’oro 1991),Il Grande Lebowski,Non è un paese per vecchi, ASerious Man.

    La separazione tra i due comunque sembrerebbe già terminata: presto gireranno insieme il loro primo horror (link alla notizia).

    La trama diDrive-Away Dolls:

    Jamie (Qualley) è uno sfrenato spirito libero che si dispera per l’ennesima rottura con una fidanzata, mentre la sua timida amica Marian (Viswanathan) ha un disperato bisogno di lasciarsi andare. In cerca di un nuovo inizio, le due si avventurano in un viaggio improvvisato verso Tallahassee in Florida, ma le cose precipitano rapidamente quando incrociano un gruppo di inetti criminali durante il tragitto.

    Ed eccovi la prima brevissima clip (sottotitolata in italiano) tratta daDrive-Away DollsdiEthan Coen.

    *: nel 2022 sempre da solo ha diretto il documentarioJerry Lee Lewis: trouble in mind.

  • Drive-Away Dolls: il trailer del film on the road di Ethan Coen

    È arrivato il trailer della commedia on the roadDrive-Away DollsdiEthan Coen, nelle sale italiane dal7 marzo. Il distributore Universal Pictures International Italy lo proietterà solamente inversione originale sottotitolata in italiano.

    Il film è interpretato dalla sempre più in ascesaMargaret Qualley(The Substance) e daGeraldine Viswanathan.

    Completano il cast Beanie Feldstein, Colman Domingo, Joey Slotnick, C.J. Wilson, Bill Camp, Pedro Pascal e Matt Damon protagonisti di due memorabili cameo.

    Drive-Away Dollsè il primo film diretto daEthan Coensenza il fratello Joel. I due insieme hanno scritto, prodotto e diretto film divenuti celebri comeBarton Fink, Fargo, Il Grande Lebowski, Fratello dove sei?.

    La pausa tra i due pare comunque già finita: presto dirigeranno insieme un horror molto sanguinolento (link alla notizia).

    Prodotto e scritto da Ethan Coen insieme a sua moglie Tricia Cooke,Drive-Away Dollsha per protagoniste Jamie (Qualley), uno sfrenato spirito libero che si dispera per l’ennesima rottura con una ragazza, e la sua timida amica Marian (Viswanathan) con un disperato bisogno di lasciarsi andare. In cerca di un nuovo inizio, le due intraprendono un viaggio improvvisato a Tallahassee in Florida, ma le cose precipitano velocemente quando incrociano un gruppo di inetti criminali durante il tragitto.

    Ed eccovi il trailer diDrive-Away Dollsin lingua originale con i sottotitoli italiani. In questa modalità sarà distribuito nella sale daUniversal Pictures International Italy.

  • I fratelli Coen tornano insieme, per un film horror!

    I fratelli Joel e Ethan Coen torneranno a dirigere un film insieme mettendo fine alla pausa iniziata dopo il western a episodiLa ballata di Buster Scruggsdel 2018.

    L’annuncio è arrivato durante il norvegeseTromsø International Film Festival, come riporta il sito del postoMontages.

    Durante una masterclass lì svolta e aperta al pubblico, è stato Ethan Coen a parlare del nuovo filmche, con una certa sorpresa, sarà un horror: genere fino ad ora mai affrontato dai due registi e sceneggiatori, né in coppia né tantomeno in solitaria.

    È un film horror puro, e a un certo punto diventa pieno di sangue. Se vi è piaciuto Blood Simple, penso che vi piacerà anche questo“.

    Joel e Ethan Coennella loro lunga carriera, iniziata proprio con il violento noirBlood Simple – Sangue Facile(1984), hanno diretto film premiati nei festival e di successo di pubblico comeCrocevia della morte,Barton Fink,Fargo,Il Grande Lebowski,Fratello dove sei?,A serious man.

    Con la sceneggiatura già scritta, per l’avvio della lavorazione toccherà aspettare che i due fratelli concludano prima i loro precedenti impegni.

  • [EXTRA] I trent’anni di Barton Fink – È successo a Hollywood

    L’origine di Barton Fink.

    !!! Leggete solo se avete visto il film !!!

    Durante la scrittura del film sui gangsterCrocevia della Morte,Joel e Ethan Coencominciano a rallentare il loro ritmo di lavoro. Sono in difficoltà soprattutto per i tantissimi personaggi presenti, quasi tutti fondamentali per lo sviluppo della trama, anche se di fatto si vedono poco. Decidono allora di prendersi una pausa da quel lavoro e di dedicarsi a qualcosa di più semplice e in qualche modo autobiografico: la storia di uno scrittore in crisi. Nasce così nel giro di tre settimane la sceneggiatura diBarton Fink. Il film sarà da loro realizzato subito dopoCrocevia della Mortee presentato in concorso al Festival di Cannes il 18 maggio 1991.

    1941.Barton Fink(John Turturro) è un drammaturgo di New York che, grazie al successo di uno spettacolo teatrale da lui scritto e incentrato sulla gente comune (“Cori in rovina” è il titolo), viene chiamato ad Hollywood. La casa di produzione di b-movies che lo ingaggia (la Capitol Pictures) gli chiede di scrivere un film sul wrestling. Niente di più semplice, una robetta che un altro eseguirebbe a occhi chiusi. Lui invece non riesce neanche a cominciare. Il blocco lo farà scivolare sempre più in una dimensione delirante.

    Qual è il motivo che non fa scrivereBarton Fink? Principalmente perché predica bene e razzola male perdendosi tra mille pippe mentali. Professa che bisogna saper ascoltare gli uomini comuni per poterne scrivere, anzi si sente, dice di sentirsi, uno di loro. Ma quando conosce un suo rappresentante, Charlie, il chiassoso ed invadente vicino di stanza (interpretato da John Goodman) delfatiscente hotel di Hollywood dove alloggia, fa esattamente il contrario. Dice di stare dalla parte dell’uomo della strada però in realtà non ha mai visto un film commerciale sul wrestling, confessa addirittura di andare poco al cinema. Insomma è un intellettuale parecchio snob convinto di essere chissà chi, chiuso nella sua bolla.Un personaggio parecchio contraddittorio. Con questo ingaggio il nostro creatore di storie idealista, ipocrita, con la puzza sotto al naso, sbatte il muso sulla realtà ed entra a tutti gli effetti in un nuovo mondo.

    Tutto questo non sarebbe possibile senza un altro personaggio del film: l’Earle Hotel dove Barton Fink alloggia.

    Lì si svolge metà della vicenda e avvengono gli accadimenti cruciali. Il posto sembra avere una vita propria ed una vera simbiosi con Charlie. E poi ha un nome, Earle (ear in inglese vuol dire orecchio), che la dice lunga sul protagonista e i suoi problemi nel non saper/voler ascoltare gli altri. Un luogo che pare deserto se non fosse per la presenza di Charlie, del portiere Chet (Steve Buscemi), del vecchietto dell’ascensore (Harry Bugin), delle scarpe lasciate fuori le porte dai clienti e dei loro rumori che le sottili pareti lasciano arrivare ovunque.Una struttura che perde pezzi e pare disabitata, polverosa, vuota come la testa del protagonista, dove il suono ha un’importanza fondamentale sin dal suo arrivo lì, con ilcampanello nella reception che pare non interrompere mai il suo rumore metallico e che anticipa a Barton il tema del film sul wrestling che dovrà scrivere.

    La stanza dell’hotel comunicaanchecon Barton.
    Gli ribadisce in diversi modi la presenza del vicino di stanza, ospita zanzare rendendo la sua permanenza lì ancora più difficile e trasformando l’impossibile in possibile, visto che Hollywood è costruita sulla sabbia. Gli toglie la concentrazione necessaria per scrivere in diversi modi. Ma gli parla principalmentecon quell’immagine appesa al muro della sua stanza di una ragazza su una spiaggia. Un vassoio di legno consumato, la personale finestra sul mondo di Barton, sopra la sua macchina da scrivere col foglio sempre bianco. Una immagine che evoca al nostro scrittore il rumore del mare.

    E poi ci sono, dicevamo, le relazioni tra il posto e Charlie.
    La carta da parati che si stacca dal muro come entra o esce dalla stanza di Barton. L’infezione al suo orecchio, di nuovo a richiamare il nome dell’albergo, le fiamme nel finale a rappresentarel’inferno nella sua testa. Perché a un certo punto salta fuori che Charlie si chiama in realtà Karl Mundt ed è un serial killer.
    L’albergo trasuda umidità, marciume. Sensazione ottenuta anche grazie alle scenografie diDennis Gassnere alla fotografia diRoger Deakins, qui alla prima collaborazione con i Coen.

    Barton Fink e il suo nuovo amico Charlie.

    Charlie possiede tutte le caratteristiche che Barton non ha ma (sotto sotto) vorrebbe avere. Appartiene alla classe sociale che si è prefissato di raccontare, e come se non bastasse conosce il wrestling e aiuta anche Barton insegnandogli qualche mossa. Di più: Charlie/Karl compie (o parrebbe compiere) tutte le azioni che Barton non fa per mancanza di coraggio. A cominciare dall’uccidere Audrey (Judy Davis) e W.P. Mayhew (John Mahoney): i due personaggi (chiave per la sua evoluzione) che incontra ad Hollywood. Il secondo è uno scrittore di una certa età (ispirato aWilliam Faulkner) che Barton adora, o meglio adorava finché non scopre che è un disilluso e cinico alcolizzato che spaccia per suoi i lavori in realtà scritti dalla sua maltrattata segretaria-amante Audrey. Glielo confessa lei quando va da lui, nell’albergo, per dargli una mano con la sua scadenza sul film sul wrlesting.Odia Mayhew anche perché vede in lui se stesso da vecchio.Mayhew tratta Barton come fa questi con Charlie: con aria di superiorità, interrompendolo non appena apre bocca.

    Così diversi eppure così uguali: Charlie/Karl il nazista, Barton l’ebreo comunista.

    E lì, vuoi l’hotel, vuoi la presenza del vicino o la rivelazione fatta da lei la notte prima, accade l’impossibile. Barton si sveglia il giorno dopo con Audrey ancora affianco a lui (hanno consumato mentre la mdp entrava nel tubo del lavandino) ma morta ammazzata. E se ne accorge grazie ad una zanzara. Lui urla terrorizzato, corre al volo da Charlie che, credendo ciecamente nell’innocenza dell’amico, si offre di sbarazzarsi del corpo. E dopo un po’ salta per l’appunto fuori che Charlie in realtà si chiama Karl ed è un assassino seriale che decapita le sue vittime.

    L’uccisione di Audrey in qualche modo sblocca il protagonista. Anche se il vero momento che lo fa partire è un altro, come vedremo tra un po’. Scrive entusiasta la sua sceneggiatura che viene però bruscamente rifiutata dal capoccia della Capital Pictures Jack Lipnick (Michael Lerner) principalmente perché non ci sono combattimenti, cioè quello che il pubblico vuole.

    Il che vuol dire che Barton non vuole o non sa cambiare, che è un pesce fuor d’acqua che con quel posto non c’entra nulla. Rimane quello di prima: un idealista incatenato ai suoi modi sbagliati (per Hollywood), incapace dunque di accettare la realtà, qualunque essa sia. Ma è sotto contratto per cui dovrà restare a disposizione della casa di produzione.

    Barton Fink resta quindi prigioniero di se stesso, della sua presunzione, del suo idealismo e delle sue convinzioni. Ma resta incatenato anche al nuovo mondo (di Hollywood) che manipola la realtà trasformandola in finzione e menzogna, ci precipita dentro senza neanche rendersene conto.

    Forse.

    Difficile dare una sola interpretazione ad un film così stratificato comeBarton Fink.

    Certo è che l’Earle Hotel dà una bella spinta all’infernale prigionia del drammaturgo.
    Sempre al suo arrivo il portiere Chet gli domanda se è un “pass” o un “res”, se è di passaggio o resta per più tempo. Il giovane scrittore non sa ancora che quelli come lui arrivano ad Hollywood per non andarsene più. E infatti una volta salito in camera una delle prime cose che vede è la impolverata carta intestata con la scritta “A Day or a lifetime”, un giorno o tutta la vita.

    La mecca del cinema fa questo con vocazione naturale: prende nuovi talenti, nomi in voga da qualche parte, li spreme e li plasma a seconda delle sue esigenze fino a ridurli in qualcos’altro, in prigionieri a vita sotto contratto.La menzogna è lì la normalità. Non si parla tanto della menzogna che c’è dietro il racconto cinematografico. Qui si parla più che altro della bugia come muro portante del palazzo Hollywood. Geisler (Tony Shalhoub) della Capitol Pictures che racconta balle al capo Lipnick per coprire i ritardi di Burton; Mayhew che si fa scrivere le cose da Audrey; i tanti scrittori, in attesa da qualche parte, in grado di scrivere con lo stile (o il tocco) di Barton Fink, come gli urla Lipnick quando commenta la sceneggiatura.Barton Fink, il commediografo che voleva raccontare la realtà, la vita vera, in particolare quella dei bassifondi, le piccole cose che accadono a piccoli uomini comuni,resta prigioniero di un infernale mondo alla rovescia in cui la manipolazione della verità sostituisce la vera realtà. E in quel finale enigmatico, di lui sulla spiaggia che incontra la ragazza del quadro, avviene il definitivo attraversamento di Barton nel nuovo mondo.
    Forse. Anche, ma non solo.

    Barton Fink è un film decisamente non convenzionale.

    Sembra andare in una direzione ma improvvisamente ne prende un’altra. Pone domande ma raramente dà risposte, e quelle poche sono incomplete o peggio avvolgono ancora più nel mistero il tutto, le accettiamo anche se non ci convincono del tutto. Per questi motivi è stato etichettato come kafkiano, lynchiano, polanskiano.

    Non a caso il festival di Cannes del 1991, con la giuria capitanata dal regista polacco diRepulsion, premierà il film con la palma d’oro, il premio per la regia e per l’interpretazione di John Turturro. Primo caso nella storia della rassegna francese che una sola pellicola prendesse tutti i premi principali.

    Ed è un film con una logica tutta sua che lo spettatore accetta senza batter ciglio, anche quando vira di colpo verso qualcos’altro.
    C’è un particolare che i terribili fratelli Coen riescono a far passare quasi inosservato ma che ha (o potrebbe avere) in realtà un’importanza fondamentale per capire veramente il film.Barton si sveglia con Audrey morta ammazzata affianco a lui nel letto, dice però a Charlie di non essersi accorto di nulla. Lì c’è forse la chiave per capire il film. Ma ai Coen piace prendere in giro e tormentare non solo il loro protagonista ma anche lo spettatore.

    Certo è che l’hotel tutto è tranne che un semplice hotel. Forse è addirittura una rappresentazione del cervello e dei pensieri del protagonista mentre lotta per uscire dal suo blocco creativo e che trovano una loro forma materica nell’albergo e in particolare nella sua stanza.

    Spieghiamo meglio.

    Il protagonista deve scrivere una sceneggiatura sul wrestling ma non riesce a partire. Ecco che dalla stanza affianco si presenta Charlie, un omone grosso che più in là gli insegnerà anche qualche mossa. In altre parole incontra, immagina, crea, il suo protagonista. Una manna dal cielo che però Barton non sfrutta, con la puzza sotto il naso che si ritrova neanche gli stringe la mano all’inizio.

    Essendo un parto della sua mente è la proiezione di una parte di sé. Un personaggio solo, come Barton, insoddisfatto, come Barton. Ma è anche, come dicevamo prima, il suo opposto (uno sovrappeso, l’altro magro), che fa quello che lui non ha il coraggio di fare: uccidere il sé da vecchio (Mayhew) e la sua donna ghost writer che partorisce idee. Diversi ma simili, con i tappi per le orecchie che Charlie usa per colpa di una infezione e Barton per isolarsi definitivamente e scrivere così la sua sceneggiatura. Gli altri ospiti dell’albergo, che non incontra mai ma ne percepisce la presenza, potrebbero rappresentare altre sue idee, altre storie, altre vite, che non trovano una forma, che restano nascoste.

    Quindi l’hotel è, sarebbe, il luogo che rende possibile a Barton di uccidere i suoi fantasmi, ma è anche il suo personale ingresso per l’inferno.

    Audrey però,attenzione, è l’unico personaggio che incontra sia al di fuori che dentro l’hotel. E questo, continuando con questa interpretazione, apre un bivio. La visita che fa a Barton nella sua stanza è una fantasia o è reale? La scoperta della sua uccisione ci viene mostrata in modo irrealistico, con il sangue ancora fresco che straripa da sotto il suo corpo sul letto. Il che non escluderebbe che sia una fantasia dello scrittore.Potrebbe essere una sua immaginazione anche quello che avviene fuori dall’Earle?Non appena Geisler suggerisce a Barton di parlare con qualche scrittore per uscire dal blocco, dialogo che avviene al New York Cafè, nostalgia di casa o gentilezza del produttore?, lui va in bagno dove per caso incontra per la prima volta Mayhew (ubriaco che vomita l’anima).

    E se così fosse, cosa contieneil pacco che Charlie gli lascia in custodiadopo aver fatto sparire il corpo di Audrey? Scatola dalla quale Barton non si separa più portandola fuori l’albergo.Banalmente la testa di Audrey o metaforicamente la creatività dello scrittore, la sua testa?Non è un caso che il blocco del drammaturgo termini non appena Charlie/Karl gli lascia il pacco. Se il contenuto fosse stato davvero la testa della donna la puzza della sua decomposizione avrebbe insospettito qualcuno visto che con il pacco se ne va dappertutto. Barton lo porta con sé anche quando va alla Capital per prendersi un bel cazziatone da Lipnick, il quale gli dice che la sceneggiatura fa schifo (anche se l’ha letta un altro per lui) e la sua testa presuntuosa e vuota appartiene a loro. E poco prima Charlie/Karl confessava all’amico che il pacco in realtà non è suo.

    La seconda ipotesi è decisamente più affascinante anche perchéBarton Finkparla di irrazionalità e di follia.

    Di due mondi, quello di Barton da una parte e quello reale dall’altra, che convivono in qualche modo pur essendo separati. Come una gigantesca dissolvenza incrociata che comincia con il suo arrivo ad Hollywood per non finire mai. L’hotel è il luogo in cui completa il suo isolamento nei confronti del mondo che non accetta.

    È un film su una situazione che è sul punto di esplodere. Ed è ambientato negli Stati Uniti del 1941, anno della sua entrata nel secondo conflitto mondiale. Chi esplode però sono il protagonista bloccato dalla sua crisi creativa e il suo vicino Charlie/Karl. Così distanti eppure così simili per molti altri versi.

    Barton Fink è il film dei Coen in cui i loro personaggi sopra le righe trovano una storia e una dimensione ideale.

    Qui tutto è lucidamente folle, irrazionale, cerebrale, concettuale, freddo, distaccato e odoroso di tragedia. Come il suo protagonista. E se pensiamo che l’idea della storia di uno scrittore in crisi viene dal “blocco” dei Coen perCrocevia della Morteviene da dedurre che il film sia – più degli altri – un autoritratto in cui, nel modo ironico che li contraddistinguono, confluiscono i loro pensieri su la vita, il cinema, l’universo e tutto quanto.

    Qualche curiosità su Barton Fink.

    Seconda veloce apparizione nella filmografia dei Coen, dopo quella inCrocevia della Morte, perSteve Buscemi. In seguito con i due fratelli avrà ruoli più importanti inFargoeIl Grande Lebowski.

    Harry Bugin, l’attore che interpreta l’anziano ascensorista dell’Earle Hotel, appare anche neIl Grande Lebowskinel ruolo dello scrittore Arthur Digby Sellers costretto nel polmone d’acciaio.

    È uno dei film preferiti daCharlie Kaufman, lo sceneggiatore diEssere John Malkovich,Se Mi Lasci Ti Cancello,Anomalisa.

    Il personaggio di Barton Fink è ispirato aClifford Odets, regista e sceneggiatore deIl Ribelle(1944). Odets fu definito daGary Cooper“poeta del reale”.

    Sui titoli di testa il logo della 20th Century Fox è silenzioso e non accompagnato dalla solita musica.

    Barton Finkè stato accostato aShiningper diversi motivi. Il tema dello scrittore in crisi; l’albergo che fa salire in superfice la follia; la neve (il freddo) da una parte e il caldo dall’altra; per i nomi dei due hotel che hanno a che fare con due distinti sensi: l’Earle (ear in inglese vuol dire orecchio, ribadiamo) di Barton Fink e l’Overlook (guardare) di Jack Torrence.

    Il personaggio interpretato daJohn Goodman,Karl Mundt, era il nome di un senatore degli Stati Uniti del South Dakota attivo dal 1948 al 1973. Mundt è stato vicepresidente HUAC (House Un-American Activities Committee). Il comitato distrusse i mezzi di sussistenza di sceneggiatori, attori, registi, produttori e chiunque altro fosse accusato di avere tendenze comuniste. E Barton vuole difendere e raccontare i poveri.

    John Turturroha preso lezioni di dattilografia per imparare ad usare la macchina da scrivere. Nelle pause di lavorazione ha scritto la prima stesura diRomance & Cigarettesutilizzando la macchina da scrivere Underwood del film.

    William Faulkner, il personaggio che ha ispirato WP Mayhew, appena arrivato ad Hollywood ha scritto Flesh (1932), un film di wrestling con protagonistaWallace Beery. Beery è anche il protagonista del film che Barton Fink deve scrivere.

    La fittizia Capital Pictures tornerà nel filmAve, Cesare!, sempre diretto dai fratelli Coen.

    Il 22 novembre 1991Barton Finkesce nelle sale italiane.

    Bibliografia:

    Vincenzo Buccheri, Joel e Ethan Coen, Il Castoro, Milano, 1999.
    Franco Marineo, Il Cinema dei Coen, Falsopiano, 1999.
    AA.VV, Joel e Ethan Coen, Garage, Scriptorium, n°9, febbraio 1997.
    AA.VV, Joel e Ethan Coen, Script/Leuto n°18, Dino Audino, 1991.(FUORI CATALOGO).
    Giacomo Manzoli, Joel e Ethan Coen, Marsilio, 2013.
    Alessandro Agostinelli, Un Mondo Perfetto – I Comandamenti dei fratelli Coen, Controluce (Nardò), 2013.
    Vittorio Renzi, La Forma del vuoto, Bulzoni, 2005.
    Claudio Rugiero, Barton Fink: dalla letteratura al cinema, Booksprint, 2017.

    Barton Finkoggi è un film di difficile reperibilità in Italia. Nessuna piattaforma streaming lo ha nel suo catalogo. Ancora più grave è il fatto che il DVD è fuori catalogo da anni (Filmauro) ed è venduto su Amazon a dei prezzi da rapina. I BD e DVD esteri non contengono la traccia in italiano né i sottotitoli nella nostra lingua. Sarebbe ora di una edizione italiana fisica come cristo comanda, con dei contenuti speciali che non si riducano al solo trailer.