Tag:Mario Bava

  • Nuova edizione per Kill Baby Kill! Il cinema di Mario Bava

    Nella puntata di ieri della trasmissione radiofonica di Rai Radio 3Hollywood Partysi è parlato della nuova edizione del libroKill Baby Kill! Il Cinema di Mario Bavacon i suoi due autoriGabriele AcerboeRoberto Pisoni.

    Uscito per la prima volta nel 2007 conUn mondo a Parte, il volume raccoglieva interviste, considerazioni e piccoli saggi di registi, attori, gente dello spettacolo, addetti ai lavori e critici sul cinema diMario Bava.

    La nuova edizioneè pubblicata dallacasa editrice Biettieconta su diversi nuovi contributitra i quali: Elena Bava, primogenita di Mario, Guillermo del Toro, Nicolas Winding Refn, e i fratelli Manetti, nelle sale da ieri con la loro versione diDiabolik.

    Gabriele Acerboè giornalista professionista e autore televisivo. Ha collaborato con le trasmissioni Target e Report. Dal 1999 ha lavorato per i programmi di cinema di Tele+ e di Sky Cinema, per cui ha curato i ritratti-intervista a Dario Argento, David Lynch, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Paolo Virzì, Ennio Morricone. insieme a Roberto Pisoni ha realizzato il documentario Mario Bava – Operazione Paura.*

    Roberto Pisoniè senior producer dei canali Sky Cinema. Dal 1999 ha scritto, diretto e realizzato programmi di cinema per Studio Universal, Sky Cinema e altri canali satellitari. È stato direttore della rivista Close-Up, nel 2003 ha curato il volume John Sayles e il cinema indipendente USA.*

    A questo link poteteascoltare la trasmissione di Hollywood Party di ieri in cui i due autori hanno parlato del libroKill Baby Kill! Il Cinema di Mario Bavainsieme ai conduttori Dario Zonta e Steve Della Casa.

    *: dalla prima edizione diKill Baby Kill! Il Cinema di Mario Bava.

  • [EXTRA] Online Kill, Bava Kill!: documentario sul film Operazione Paura

    Le cose non accadono mai per caso. Datemi del pazzo irrazionale ma è così.

    Sono giorni che ruoto attorno all’idea di scrivere un pezzo suOperazione Paura, stupefacente film diMario Bavadel 1966 nei confronti del quale sono particolarmente affezionato essendo stato uno dei miei primi horror visti in assoluto quand’ero neanche preadolescente.

    Ricordo ancora il terrore provato per la risatina di Melissa e la sua palla rimbalzante. Mi cagavo addosso nonostante fuori il sole illuminava ancora tutto.

    Sì perché a quei tempi in pieno pomeriggio emittenti private trasmettevano robe comeLa Mummiadella Hammer oFantasmidiDon Coscarelli.

    Sono giorni che giro attorno all’idea di parlare di quel film che tanto mi ha segnato quando giusto ieri, per la legge delle coincidenze, sul canale YouTube dellaSeverin Filmsè stato caricato un interessante documentario del 2007 diretto daDavid Gregorydal titoloKill, Bava Kill!.

    In venticinque minuti scarsi affronta proprio quel gran film diMario Bavae lo fa attraverso una intervista realizzata da un giovaneAlberto Farina, figlio del regista Corrado (Baba Yaga, Hanno Cambiato Faccia) e oggi tra gli autori del programma tv su Rai Movie MovieMag, aLamberto Bava(le riprese sono di Sonia Antonini) che per il film del padre lavorò come assistente.

    Il luogo scelto per la chiacchiera è Faleria, paesino in provincia di Viterbo dove sono state girate parecchie riprese esterne del film diMario Bava.

    Questo il divertente testo di presentazione al doc.

    Il regista di Dèmoni ci riporta nell’antico paese d’Italia dove suo padreMario Bavaha realizzatoOperazione Paura. Abbiamo guidato circa un’ora fuori Roma e pranzato in un’altra antica città che Bava pensava fosse il posto giusto, ma dopo aver guardato intorno ci siamo accorti che eravamo nel luogo sbagliato. Fortunatamente, il villaggio giusto era a pochi minuti da lì.

    https://www.youtube.com/watch?v=zJ3rK6IHUqA

  • [SPECIALE] 10 film che hanno segnato lo sviluppo del Giallo in Italia. (1/2)

    La ragazza che sapeva troppoè un film del 1963, diretto daMario Bava; questa fu la sua ultima pellicola realizzata in bianco e nero, ed è generalmente considerato come il capostipite del giallo all’italiana. Il titolo cita esplicitamenteL’uomo che sapeva troppodiAlfred Hitchcock, e le riprese notturne di Roma verranno riproposte in questo stile in molti film diDario Argento(a partire daL’uccello dalle piume di cristallo).

    È forse non un caso che il film di Bava narri la storia di una straniera giunta in Italia per fare la turista che resta invischiata, suo malgrado, in una storia più grande di lei (fatta di delitti e misteri) un po’ come avveniva ai protagonisti di quasi tutti i migliori film di Argento, dal citato L’uccello…, passando per Profondo Rosso e Tenebre che si può considerare quasi la chiusura del filone giallo (e che in comune con questo film di Bava ha anche l’attore John Saxon!).

    TRAMA: Nora Davis (una magnificaValentina Cortese), è una giovane turista americana che si reca a Roma in vacanza. Nella notte, davanti alla Trinità dei Monti, Nora viene scippata da un borseggiatore, e perde i sensi dopo essere caduta. Quando rinviene, seppure intontita, vede una donna uscire da una villa nobiliare, che poi stramazza al suolo in una pozza di sangue, con un coltello piantato sulla schiena.

    Il film è considerato in tutto il mondo un cult movie. Morando Morandini nel suo Dizionario dei film loda questo “esercizio di regia anche perché la paura e il fantastico non nascono dal buio, dall’ombra, ma dalla luce in un suggestivo bianconero”, in una magistrale fotografia curata da Bava stesso.

    Sette Scialli di Seta Gialla (1972).

    Sergio Pastore, regista di questo film, iniziò a lavorare come giornalista collaborando con alcuni quotidiani, prima di entrare come corrispondente a Paese Sera. Passò alla cronaca e poi, trasferitosi a Roma, divenne giornalista del mondo dello spettacolo. Rimasto affascinato dal mondo del cinema, decise di fondare una sua casa di produzione, laMezzogiorno Nuovo d’Italiacon la quale dal 1968 firmò una dozzina di pellicole di genere (molte a basso costo).

    Morì improvvisamente, a soli 54 anni, per un ictus cerebrale fulminante mentre si trovava al Cinema Fiamma di Roma per la prima di quel film che sarà la sua ultima pellicola,Delitti.

    TRAMA: Paola, fotomodella presso un atelier di Copenaghen e fidanzata di Peter, pianista cieco, viene trovata morta prima di una sfilata. La morte sembra essere causata da fatti naturali ma Peter scopre che la fidanzata, poco prima di morire, aveva ricevuto in dono uno scialle. Dopo la morte di Helga, altra indossatrice dell’ atelier, Peter, con l’aiuto dell’amica Margot e del maggiordomo Burton, scopre che ad uccidere le modelle è stato il graffio delle unghie d’un gatto, cosparse di curaro. (FONTE:wikipedia).

    Remake non dichiarato di23 passi dal delitto, con l’aggiunta di contrafforti argentiani – già dal titolo – e baviani (l’ambientazione nel corrotto mondo della moda diSei donne per l’assassino). La sceneggiatura, grossolana e con non poche incongruenze, si ricorda per la totale antipatia dei personaggi, nessuno escluso… ed un finale per l’epoca estremamente violento che fa il verso aPsycho.

    Cosa avete fatto a Solange?è un film italiano del 1972, diretto daMassimo Dallamanoe con protagonista un giovanissimoFabio Testi. Il film è vagamente ispirato al romanzo diEdgar WallaceL’Enigma dello Spillo(The Clue of the New Pin).

    TRAMA: L’insegnante Enrico Rosseni ha una relazione segreta con una sua studentessa. Quando alcune ragazze nel college in cui insegna iniziano a venire brutalmente assassinate con coltelli piantati nella vagina, ovviamente i sospetti della polizia si concentrano proprio su di lui.

    Assenza di sangue e di effetti raccapriccianti, per sviluppare con carattere un tema già forte di suo: aborti clandestini e traumi adolescenziali. Il film vanta la fotografia diAristide Massaccesie la colonna sonora diEnnio Morricone, all’epoca molto attivo e disponibile verso i film di genere. In più di un’occasione (ed in particolar modo nella splendida scena dell’omicidio di Elizabeth) Dallamano utilizza la visuale dell’assassino, una scelta stilistica che poi farà scuola e diventerà più famosa conDario Argento.

    Orgasmo(1969) è il primo incontro tra il registaUmberto Lenzie l’attrice statunitenseCarroll Baker, reduce daIl dolce corpo di DeborahdiRomolo Guerrieri. In seguito Lenzi e l’attrice gireranno altri gialli considerati unanimemente dei classici.

    Quello che – anche secondo il regista – è il migliore film della sua carriera, venne in parte “rovinato” all’epoca da una discutibile decisione della produzione, che mutò il titolo originale (Paranoia, poi riutilizzato per una delle pellicole seguenti di Lenzi) prima inI Perversie poi nel definitivoOrgasmo(inteso dai produttori come sinonimo di “tensione” ma al tempo stesso giudicato perfetto per attirare il pubblico in sala).

    Questa scelta si rivelò invece controproducente, in quanto il film venne tolto dalle sale dopo pochi mesi, con l’avvento della Pasqua, proprio per via del titolo pruriginoso, decretando così un incasso complessivo non troppo soddisfacente.

    Paranoiasarà il titolo della versione americana, più spinta di quella italiana, nella quale è possibile vedere la Baker completamente nuda in alcune scene.

    TRAMA: Una ricca vedova americana (Carroll Baker) si ritrova nella sua villa un giovane, accompagnato dalla sorella. I due cercano di farla impazzire. Dietro c’è un piano ben preciso, per toglierle tutto il suo patrimonio. Una volta riusciti nell’intento, però, i tre scoprono una scomoda verità. (FONTE:Wikipedia).

    Lo stereotipo della donna vittima di complotti verrà successivamente interpretato quasi sempre daEdwige Fenechnei gialli diSergio Martino(Lo strano vizio della signora Wardh,Tutti i colori del buio) come daMimsy FarmerneIl profumo della signora in nerodiFrancesco Barilli.

    5 bambole per la luna d’agostoè un film thriller italiano del 1970, diretto daMario Bava. È liberamente ispirato al romanzo diAgatha ChristieDieci piccoli indiani. Lo sceneggiatore Di Nardo, aggiorna il soggetto secondo i gusti del giallo erotico all’italiana e quindi colloca la vicenda in una villa lussuosa e modernissima posta su un isolotto sperduto di modo che, tra un omicidio e l’altro, lo spettatore si può godere le bellezze femminili correre mezze nude sulla spiaggia.

    Sembra che Bava non tenesse in grande considerazione questa opera, arrivando persino a considerarlo il suo peggior film. Eppure questa pellicola rivista oggi appare in tutta la sua straordinaria forza, spiazzante e stordente, ipnotica, astratta persino e quasi sperimentale al punto che sembra un test per il successivo Reazione a Catena.

    TRAMA: Il ricco industriale George Stark, invita nella sua villa in un’sola sperduta un brillante inventore, Fritz Farrell, assieme ad altri ospiti per convincerlo a vendere il brevetto di una nuova resina sintetica da lui ideata. Naturalmente anche gli ospiti di Stark sono interessati al brevetto di Farrell, e tra di loro i rapporti sono ambigui: lo stesso Farrell nonostante sia sposato con Trudy, è l’amante della moglie di Stark, Jill; Nick Chaney è sposato con l’avvenente Marie, e non ha nulla in contrario se sua moglie va a letto con altri, se questo può permettergli di dare uno slancio alla sua carriera.

    Quentin Tarantino, che già altre volte ha reso omaggio aMario Bavanei suoi film, ne ha riprodotto una scena inKill Bill vol. 1, quella nella quale il gestore del club spegne le luci, quasi uguale a quella in cui il maggiordomo compie la medesima azione all’inizio del film di Bava.

  • [SPECIALE] I 10 horror esteticamente più belli. (2/2)

    Sei donne per l’assassino.

    Diretto daMario Bavanel 1964, è considerato un film estremamente importante per il cinema italiano di genere, perché codifica definitivamente le regole del giallo all’italiana.Sei donne per l’assassinoè stato anche l’ispiratore inconfessato dei primi film di Dario Argento. Il killer vestito di nero, senza volto e con i guanti sarà uno dei topoi del genere giallo italiano. Il film ottenne buone critiche alla sua uscita nelle sale cinematografiche. I commenti si soffermarono sull’uso della fotografia e sul sadismo dei delitti, ritenuto però eccessivo.Alla fotografia un fedele di Bava, Ubaldo Terzano, che è stato operatore (guarda caso!) anche per Argento.

    In compagnia dei lupi.

    Fra i film del regista diIntervista col vampiroeLa moglie del soldatotroviamo il poco diffuso In compagnia dei lupi; stiamo parlando di quel genio che èNeil Jordan, che meriterebbe di stare in questa lista anche per il magnificoBizantyum.

    TRAMA: In sintesi, la fiaba diCappuccetto Rosso, come mai è stata raccontata, ricca di pulsioni sessuali e sottotesti. Rosaleen è una ragazzina dalla fervida fantasia, figlia di una famiglia ricca, e che vive in una grande casa al limitare di una brughiera. Un giorno la ragazza si addormenta nella sua stanza e comincia a sognare. Nel sogno si ritrova in epoca medioevale, e vive con i genitori e la sorella in un paesello al limitare di un bosco fiabesco infestato dai lupi, che attaccano spesso il paese uccidendo bestiame e, talvolta, anche qualcuno degli abitanti. Una notte la sorella, avventuratasi nel bosco, viene assalita e uccisa da un branco di lupi. Dopo i funerali della ragazza, Rosaleen decide di trascorrere la notte a casa della nonna, un’anziana signora eccentrica.

    Il film, del 1984, è ispirato alle storie sui lupi mannari presenti nella raccolta di raccontiLa camera di sanguediAngela Carter(La compagnia di lupi, Lupo-Alice e Il lupo mannaro). La stessa scrittrice collaborò con il regista alla stesura della sceneggiatura; il film e fu girato interamente in Inghilterra negli Shepperton Studios. Vincitore di festival quali SITGES, FANTASPORTO, AVORIAZ. Agli effetti speciali (indimenticabili)Christopher Tucker(Il quarto uomo, Elephant man, Il senso della vita) eRodger Shaw(Dark Crystal, Indiana Jones e il tempio maledetto) ealla fotografia Bryan Loftus(indimenticabile quella del gioiello drammaticoIl giardino indiano, l’horrorAntisociale vari videoclip di Madonna).

    Le orme.

    Angosciante, sperimentale, diverso.
    Footprints on the Moonè un film del 1974, scritto da Mario Fenelli e Luigi Bazzoni, coerentemente sviluppato tra psicodramma e fantascienza, e diretto daLuigi Bazzoniregista purtroppo poco attivo, scomparso nel 2012.

    TRAMA: Alice (Florinda Bolkan) trascura il lavoro e gli amici ossessionata da un improvviso sdoppiamento di personalità che le fa credere di vivere contemporaneamente due vite diverse e di essere minacciata da un misterioso assassino. La donna tenta di sfuggire all’angoscia abbandonandosi alla droga e viaggiando, ma, durante una vacanza in Turchia, crede di riuscire a far luce in se stessa mettendo assieme labili indizi e seguendo strane premonizioni. Causa del suo malessere sarebbe il trauma per avere assistito ad un filmato nel quale un cinico scienziato (Klaus Kinski) sottoponeva a dolorosi esperimenti un astronauta atterrato sulla Luna. Ma l’equilibrio psichico è ormai compromesso e per Alice, macchiatasi dell’omicidio di un uomo che forse intendeva aiutarla, si aprono inesorabilmente le porte di una clinica per malati mentali.

    La bellezza glaciale della Bolkan incarna alla perfezione il personaggio bipolare di Alice. Tutto in questo film è un estraniante BIANCO, tutto è LUCE… quasi in una anticipazione/ispirazione per il FILM BIANCO di Kieslowki.

    Alla fotografia c’è un nome che non ha bisogno di presentazioni:Vittorio Storaro. Suggestiva l’ambientazione geometrico/metafisica romana (quartiere EUR) contrapposta alla bellezza manieristica e “morbida” di Garma, in Turchia.

    Il quarto uomo.

    Indubbiamente uno dei miei film preferiti di sempre, questo misconosciuto (ai giorni nostri, ahimè!) film diretto dal regista olandesePaul Verhoeven(RoboCop) è uno di quei film che non dovrebbero mancare nella collezione di ogni appassionato. Questo spietato e fatalista thriller del 1983 è tratto dal romanzo omonimo di Gerard Reve, ed è interpretato magistralmente da Jeroen Krabbé (Il fuggitivo, Ocean’s Twelve) e Renée Soutendijk.

    TRAMA: Gerard è un giovane scrittore di successo, omosessuale, con gravi turbe psichiche di tipo paranoide. Invitato a tenere una conferenza in una città olandese, conosce Christine, misteriosa ed affascinanto donna, della quale accetta la corte serrata. Invitato a trascorrere con lei tutto il fine settimana, Gerard accetta ma non tanto per le insistenze della donna, quanto perché vuole conoscere un altro amante della donna, da lui casualmente incontrato il giorno prima alla stazione, e dal cui fascino era rimasto turbato.

    La fotografia è di Jan de Bont, che oltre aver firmato la fotografia di cult comeCujooBasic Instinctha anche diretto film comeSpeedeTomb Rider: Cradle of life.

    Il nido del ragno.

    Curioso, originalissimo e sottovalutato film del 1988 diretto daGianfranco Giagni, regista che dopo aver diretto la serie erotica fantasy per la TVValentinaconDemetra Hampton, si è dedicato alla regia di documentari.

    TRAMA: Alan Whitmore è un professore di religioni orientali incaricato di andare a Budapest per indagare sul perché il suo collega, il professor Roth, non fa più avere sue notizie. Withmore riesce a raggiungerlo e a parlargli poco prima che il professore venga ritrovato impiccato nella sua camera. Da quel momento Withmore si ritrova invischiato in una serie di affari loschi con al centro una misteriosa setta segreta.

    Echi “lovecraftiani” in questo horror-fantastico di difficile reperibilità home video, in cui spiccano i notevoli effetti di Sergio Stivaletti (qui in uno stato di grazia).

    La fotografia è del maestro Nino Celeste, che ha lavorato nella sua carriera – tra gli altri – nei film di Pier Paolo Pasolini, Damiano Damiani, Carlo Lizzani, Lucio Fulci, Mario Bava, Roberto Faenza, Liliana Cavani, Umberto Lenzi. Celeste gioca con luci colorate ed atmosfere rarefatte che costruiscono una Budapest magica.

  • [EXTRA] I Quarant’anni di Reazione a Catena a.k.a. Ecologia del Delitto

    Se c’è stato un autore che ha gettato le basi per il giallo italiano questi è senza dubbio Mario Bava. Con La ragazza che sapeva troppo e 6 donne per l’assassino si stabiliscono dei criteri che poi saranno sviluppati da Argento in primis, quello che viene considerato (forse a sproposito) in suo inventore. Gli elementi che Bava introduce sono un protagonista testimone di un fatto di sangue al quale sfugge però il particolare rivelatore, un assassino in abito scuro che uccide per follia e non per beccarsi qualche eredità, un’ambientazione cittadina e moderna non più legata dunque ai decadenti castelli del gotico.

    Negli anni sessanta Bava per primo capisce che la paura va rinnovata e che a spaventare non sono più i fantasmi che si reincarnano o cose simili ma un pazzo che circola liberamente in città uccidendo persone comuni. Dario Argento sarà colui che più di altri ritornerà su questi elementi innovativi già col suo primo film L’uccello dalle piume di cristallo, da quel film il giallo italiano esplode e non sarà più lo stesso. L’incasso del film crea una immediata gara tra produttori per realizzare qualcosa di simile, magari semplicemente inserendo un nome di animale nel titolo, in tutti questi cloni di Argento si trovano facilmente però gli elementi inventati da Bava.

    La risposta di Bava, che è come dire che solo lui può riscrivere i cliché, arriva nelle sale l’8 settembre del 1971 con Reazione a catena vero e proprio ribaltamento per certi versi di quelle stesse basi che ha contribuito a creare.

    Innanzitutto gli omicidi non sono commessi da un solo assassino: nel film tutti i protagonisti sono carnefici e vittime allo stesso tempo proprio per effetto di una reazione a catena che fa accrescere sempre di più la violenza e li fa diventare ora ricattatori ora ricattati. Omicidi tutti eccessivamente complicati e violenti e per questo in fondo divertenti. Eccessi che gli americani hanno riproposto meno di dieci anni dopo con Venerdì 13, che con il film condivide pure l’ambientazione con la baita vicino al lago.

    Parte del merito si deve senza dubbio al soggetto di Dardano Sacchetti intitolatoCosì imparano a fare i cattivie ai raccapriccianti effetti speciali curati da Carlo Rambaldi. Quello che resta del vecchio Bava è il solito Bava, è il tipico inganno nello sguardo che fa sembrare le cose altre cose, che non ci fa fidare più delle apparenze, sono le sue carrellate i suoi zoom impazziti. Esattamente quaranta anni fa con Reazione a catena (conosciuto anche come Ecologia del delittoMario Bava ribadisce ancora una volta di far parte dei grandi del nostro cinema e non solo.