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  • [RECENSIONE] Siccità (Paolo Virzì)

    In una Roma-Italia del futuro-presente dai contornipostapocalitticiin cui l’acqua è il bene più prezioso, e una mortale epidemia sta prendendo sempre più piede, si muovono ed intrecciano le loro esistenze una serie di personaggi.

    SiccitàdiPaolo Virzìparte col botto con dei titoli di testa da antologia per come presentano al pubblico i primi protagonisti della storia. Molti personaggi diversi tra loro: fragili, forti, ipocriti, genuini, contraddittori, fuori tempo e contesto, oppure comodamente immersi nel caos che regna. Una umanità arida e perduta che poco mostra luci di speranza in fondo al tunnel buio. Personaggi da prendere a legnate accanto ad altri da abbracciare e sostenere.

    Si passa con le loro storie dai registri della commedia al thriller, dal dramma della solitudine al comico della disperazione, passando per momenti mistico-surreali.

    Sono personaggi in cerca di una redenzione, in tutti i significati e le sfumature possibili: vogliono liberarsi, riscattarsi, emanciparsi, trovare la pace che scacci i fantasmi del passato.

    E come accade nella vita c’è chi resta a terra senza che nessuno lo soccorra e chi invece si rialza perché sostenuto da qualcun’altro. Ed è questa la chiave secondo il film per uscire dai guai personali ma soprattutto collettivi: trovare l’appoggio dell’altro, fare squadra.

    È forse questo l’unico modo per non estinguerci, per non diventare bacarozzi da schiacciare.

    In questo desiderio di libertà qua e là si affaccia la retorica, la lacrimuccia facile, un po’ di paraculaggine, qualche eccesso. Pensiamo ai fantasmi che tormentano di continuo il personaggio di Mastandrea (qui in una delle sue migliori interpretazioni) o alla riconciliazione tra padre e figlia.

    Al di là di questoSiccitàconferma ancora una volta chePaolo Virzìè uno dei registi più importanti che abbiamo in Italia, per la sua capacità di entrare nel cuore del Paese e di ritrarlo senza moralismi, mostrandolo da diversi punti di vista.

    SiccitàdiPaolo Virzìè distribuito nelle sale daVision Distribution.

  • [RECENSIONE] Il Sacro Male (Evan Spiliotopoulos)

    Il Sacro Maleè il cassico prodotto commerciale che promette bene, o almeno qualcosa, ma non mantiene quasi nulla.

    Protagonista Alice (Cricket Brown): una ragazzina sordo muta che inizia improvvisamente a parlare in nome della Vergine Maria. Indaga un giornalista (Jeffrey Dean Morgan) poco attendibile per aver creato in passato notizie false. La giovane attirerà l’attenzione dei media compiendo una serie di miracoli: fa camminare un bambino costretto sulla sedie a rotelle, guarisce lo zio sacerdote da una malattia polmonare.

    Pian pianino esce fuori il raggirodiabolicoe con esso arriva anche il campionario dei cliché horror. A cominciare dall’aspetto della creatura ingannatrice incappucciata, vestita di scuro, che si dissolve in cenere utilizzando la peggiore, palesemente falsa Computer Grafica.

    Il Sacro Maleti cattura con l’inganno della bella sequenza di apertura della soggettiva della “strega” che brucia. Prosegue bene per tutto il primo atto, per poi iniziare a scivolare nelle banalità telefonate che non spaventano affatto, fino al finale rassicurante.

    Forse c’entra qualcosa il fatto che lo sceneggiatore e regista (qui al suo debutto)Evan Spiliotopoulosha nel suo curriculum le scritture di film per bambini comeIl Libro della Giungla 2,Il Re Leone 3,Winnie The Pooh e gli elefanti. Sceneggiatura qui basata sul romanzo dello scrittore horrorJames Herbertdal titoloShrine.

    Il Sacro Male(The Unholy) è un horror ingannevole (nel senso che parte bene ma poi si smoscia) che racconta di una serie di miracoli religiosi in realtà opera del diavolo. Due truffe in una praticamente. Peccato che il film (produzione dei gran paraculi Raimi, Tapert) non insista di più sulla (becera) spettacolarizzazione dei miracoli religiosi come Lourdes, Fatima e simili, portatori di soldi più che di spiritualità.

  • [RECENSIONE] Senza Rimorso (Stefano Sollima)

    Secondo film americano diStefano SollimadopoSoldado,Senza Rimorsoracconta una storia di spionaggio, di apertura degli occhi di un soldato dei Navy Seal, della sua elaborazione di un terribile lutto che lo colpisce. Punto di partenza il romanzo diTom Clancy.

    E per arrivare al suo obiettivo non si ferma, ovviamente, davanti a niente. John Kelly fa fuori chiunque lo ostacoli ma, a differenza del solito action americano, lo fa con un certo grado di sofferenza. Suda, ansima, sputa, sanguina, tribola e patisce, rischia la vita ogni volta ma ogni volta ce la fa, lottando minuto dopo minuto, centimetro dopo centimetro.La prima cosa che esce fuori del film è, di conseguenza, una certa concretezza e fisicità. Una consistenza che si trasforma inpiani sequenza al cardiopalmacome quelli all’interno dell’aereo che precipita di notte in mare.L’Acqua, il fuoco, la notte. Sono temi cari a Sollima che tornano anche qui insieme a quello del Potere (poco o tanto criminale) che tutto manovra senza farsi vedere*.

    John Kelly (Michael B. Jordan) è un personaggio consapevole di questo. Sa benissimo di essere una pedina ma ha perso tutto e si ribella alle regole, diventando un pedone che sfida il re. E lo fa con una certa ironia: da archetipo di eroe che gioca (quasi?) a fare lo stereotipo. Tutti i personaggi che incontra sono rappresentati in modo da essere sin da subito associabili ad un archetipo. Ed è questo forse il punto debole del film: la monodimensionalità di parecchi personaggi di contorno. Il che si traduce in una certa prevedibilità loro e della storia.

    Ma questo è il prezzo da pagare quando giri ad Hollywood.

    Senza Rimorsoalla fine dei conti risulta essere discontinuo, con momenti altissimi e lontani dal solito film d’azione americano, ma rivela anche la solitaretorica americanadell’eroe puro e disposto a tutto pur di ammazzare i suoi demoni e sconfiggere i nemici che credeva “amici”, anche se sono potenti e intoccabili in cima alla piramide.

    E qui Sollima dimostra la sua impotenza, quando il film si conclude in modo cazzuto e aperto proprio come Hollywood ordina. Il finale alla Sollima che ti lascia stordito, depresso e senza parole per tre giorni è stato anche girato e inserito nel film. In una realtà parallela il film si sarebbe chiuso lì. La coda che (purtroppo) segue, conoscendo Sollima come un autore pessimista, è il contentino per le major e il loro pubblico allargato. Quel resto lo voglio leggere come il compromesso, la paraculata.

    Considerando le mille regole economiche che Hollywood impone bisogna ritenersi soddisfatti del risultato.

    *: e alle automobili che investono personaggi da eliminare.

    Dopo aver proseguito conSoldadoilSicariodiDenis Villeneuve, questa voltaStefano Sollimaapre conSenza Rimorsola strada ai probabili sequel che la storia e il finale lasciano intuire. Insomma, si è adattato bene nel sistema Hollywood, esperienza che gli tornerà sicuramente utile in futuro. Non sappiamo se ci sarà sempre lui dietro la macchina da presa semmai questi seguiti si dovessero fare.

    A quanto pare il suo prossimo progetto saràColt, storia di formazione di tre giovani che diventano uomini nel far west. Un western con cui si confronterà con il genere cinematografico che ha reso celebre suo padre Sergio.

  • [RECENSIONE] Seven Little Killers (Matteo Andreolli)

    Seven Little Killersè la storia di un gruppo di ragazzini dell’entroterra pugliese coinvolto, negli anni ’80, nella morte del vagabondo del loro paese. Trent’anni dopo l’accadimento riemerge dall’oblio.

    L’esordio nel lungometraggio diMatteo Andreolliaveva le carte giuste per essere un buon prodotto in tutto e per tutto. Purtroppo però si perde un po’ per strada appiattendo la rappresentazione dei protagonisti: troppo abbozzati per essere profondi e quindi credibili, in entrambe le epoche. Come se gli archetipi che rappresentano fossero offuscati dagli stereotipi.

    Considerando i bravi attori coinvolti è un peccato. La cosa si ripercuote nello sviluppo narrativo, perché bastano davvero i primi minuti per lasciarlo intuire. Problema quindi che riguarda in qualche modo la sceneggiatura scritta da Lucio Gaudino (anche produttore esecutivo) e Giovanna Guidoni, ispirata al romanzoL’estate neradiRemo Guerrini.

    Funziona meglio invece ilnon motivoche spinge il gruppetto di giovanissimi ad importunare il povero Benni (Pietro Ciciriello). Una noia mascherata di pregiudizi e odio che va a braccetto con la calma piatta del paesino del sud Italia in cui la vicenda si svolge. Baby gang che si sente autorizzata e protetta nella sua stupida e insana azione, influenzata sicuramente dai comportamenti del mondo adulto. E convince anche il rancore mai sopito che ruota attorno la vicenda.

    Un’occasione quindi in parte sprecata per un film che risulta alla fine un po’ indeciso e senza una vera identità. La bravura e l’inventiva del regista comunque ci sono e lasciano ben sperare per il futuro: basti pensare all’inquadratura sulla zolletta di zucchero che cade nel caffè utilizzata per far ben capire altro.

    Seven Little Killersè interpretato da Gianmarco Tognazzi, Nicola Nocella, Michele Venitucci, Anna Gigante, Rosaria Russo, Gianluca Delle Fontane, Luca Cirasola, Gianluca De Marchi, Giacomo Tarsia, Vincenzo Lifranchi e Lorenzo Mele.

    Il film dal 19 giugno è disponibile Su Amazon Prime con 102 Distribution.

    Curiosità: la fotografia è diDario Germani, regista diLettera H: film premiato all’ultima edizione dell’Abruzzo Horror Festival.

    Guarda il trailer del film.

  • Online Naturaleza Muerta di Gabriel Grieco

    Il canale YouTube della casa di produzioneCrepusculumha caricato poche ore faNaturaleza Muerta: primo lungometraggio diGabriel Grieco, regista del recenteRespira.

    Il film racconta di una giornalista (Jazmín Alsina) che nella città di Zapala in Argentina indaga sulle sparizioni di alcune persone dell’industria del bestiame da macello.

    Nel cast Ezequiel De Almeida (l’operatore tv), Mercedes Oviedo, Patricio Sardelli, Néstor Sánchez, nei ruoli degli allevatori. Fanno loro da antagonisti Amin Yoma (regista diMadre), Nicolás Maiques, Nicolás Pauls e i loro personaggi vegani.

    Ecco il film (titolo internazionaleStill Life), in lingua spagnola con i sottotitoli opzionabili in inglese (automatico) o spagnolo.

    Subito dopo ne parlo.Leggete solo se lo avete visto.

    https://www.youtube.com/watch?v=nDVIcReyAmc

    Una riflessione a caldo suNaturaleza Muerta.

    Pur essendoNaturaleza Muertaun film per sensibilizzare sul tema delle ragioni del veganesimo, fino a un certo punto non si pone in una posizione piaciona che dipinge i vegani come tutti santi. Anche tra loro si nascondono folli, questo sembrava voler dire. Un punto di vista assolutamente intrigante: se anche un vegano, che dovrebbe essere pacifico per natura, sbotta e inizia ad ammazzare chi macella animali allora non c’è da fidarsi davvero più di nessuno. Ma nei gialli come nei thriller, purtroppo e per fortuna, sappiamo benissimo che mai niente è come sembra.

    Nel film c’è un tentativo di depistare mettendo a credere che le morti siano causate da un animale selvaggio con soggettive varie. Ma è davvero difficile dare credito a questa pista e non ci riesce neanche la testimonianza di Joaquín sul puma.

    All’eco vendetta si preferisce quindi il pazzo assassino.

    Anzi, ci si concentra sempre più su un personaggio facilitando il compito di indovinare chi tra i tanti sia il responsabile di tutto.

    Ovvio che la soluzione del folle sia più facile da realizzare, in un film a basso budget comeNaturaleza Muerta, rispetto a quella di una vendetta della natura. E se un pazzo deve essere piace l’idea dell’assassino che applica sulle sue vittime la legge del taglione, facendole morire negli stessi modi da loro utilizzati per ammazzare il bestiame. Soprattutto è buona l’idea dell’assassino che fa loro vedere, attraverso un vecchio televisore 4/3, in che modo stanno per morire. Questo modus operandi è però un indizio di quella che sarà la rivelazione finale cha alla fine tutto ribalta in modo spiazzante ma anche deludente.

    Nel finale infatti c’è un ribaltamento. Scopriamo che l’assassino gira di città in città cambiando sempre nome ed identità. Si insinua quindi neanche il dubbio ma la certezza che non sia davvero un vegano impazzito ma solo un pazzo che utilizza qualsiasi motivazione pur di uccidere. Va via quindi la magnifica idea che anche un vegano possa essere un potenziale serial killer. Cosa mai accaduta nella vita reale ma che in un film ci poteva stare.

    Restano impresse comunque le scene delle torture che hanno lo scopo di far identificare le persone uccise, e quindi gli spettatori, con i poveri animali da macello.

    Gabriel Griecova dunque tenuto d’occhio a cominciare dal recupero degli altri suoi due filmHipersomniaeRespira. Anche qui temi legati alla stronzagine umana.

  • [RECENSIONE] Lo Sciacallo – Nightcrawler (Dan Gilroy)

    Sembrerebbe impossibile neLo Sciacallo – Nightcrawlertrovare un pregio nel personaggio interpretato da Jake Gyllenhaal, provare empatia, identificarsi in lui. Eppure basta guardare senza filtri ipocriti per rendersi conto che i suoi comportamenti sono in fondo lo specchio di una società marcia e alla deriva, basata su princìpi tutt’altro che sani. E non parliamo esclusivamente degli Stati Uniti ma di tutte le società capitalistiche o aspiranti tali.

    Louis Bloom all’inizio della storia è un ladruncolo che, a Los Angeles, passa per caso sul luogo di un incidente automobilistico dove arriva al volo una troupe televisiva. Stanco di quella vita e di ricevere sempre secchi rifiuti quando va a chiedere un lavoro onesto baratta una bici (rubata) con una piccola videocamera e uno scanner radio per intercettare la frequenze della polizia. Inizia così a fare il videomaker specializzandosi nella cronaca nera, sanguinolenta, morbosa e macabra che tanto fa audience, assumendo, maltrattando e sottopagando un disperato giovane senzatetto (Riz Ahmed) ed entrando in affari con una rete televisiva del posto.

    Più Bloom si fa strada come operatore tv della tragedia, più esce fuori la sua totale incapacità di provare empatia e rispetto per la morte. Non solo: con l’accrescere del suo potere comincerà a volerne sempre di più, sconfinando in ben più gravi illegalità dei furtarelli di prima e arrivando a ricattare sottoposti e datori come la direttrice del tg interpretata da Rene Russo.

    In questo senso è interessante notare come al deterioramento della morale del personaggio interpretato da Gyllenhaal il regista esordienteDan Gilroy(anche sceneggiatore) faccia corrispondere un suo decadimento fisico, evidenziato dal volto sempre più scavato e marcato dalle occhiaie.

    Lo Sciacallo – Nihtcrawlervuole poi suggerire che una volta imboccata la strada perduta della scalata al potere e del fascinoso dio danaro è impossibile tornare indietro, soprattutto quando è la società ad incoraggiare certi comportamenti.