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  • [RECENSIONE] Shame (Steve McQueen)

    Shame è un film che parla di incomunicabilità, solitudine. Il protagonista Brandon è una persona incapace di esprimere i propri sentimenti positivi, come rimedio a questo suo handicap passa tutto il suo tempo, giorno e notte, scopando a destra e a manca, masturbandosi dove capita, si potrebbe tranquillamente dire che per la maggior parte del tempo ragiona col cazzo e non con la testa.

    Lo fa perché c’è un vuoto dentro (e fuori) sé che niente e nessuno riesce a colmare, perché ha paura di impegnarsi, di stare al mondo in maniera adulta, perché la chiusura a riccio è molto più facile dell’apertura, la fantasia e molto meglio della realtà. Brandon invece è aperto solo ad ogni tipo di esperienza sessuale, quando però si tratta di fare sul serio, quando sente dentro di sé che la cosa con Marianne (Nicole Beharie) si sta facendo seria -che stanno entrando in gioco i sentimenti e i colori- gli si blocca la cosa che gli riesce meglio, quella in grado di farlo fuggire dal grigiore della realtà.

    La versione di New York New York che sua sorella Sissy canta in un locale non solo fa capire in che tipo di film siamo, ci aiuta a comprendere anche il rapporto complicato tra i due: due persone così lontane eppure così vicine nella loro disperazione.

    In Shame, secondo lungometraggio di Steve McQueen, non si va ad indagare sulle origini dei loro mali, non ci sono flashback o cose simili, Brandon (Michael Fassbender) e Sissy (Carey Mulligan) sono a loro modo autodistruttivi e incapaci di liberarsi da quelle invisibili catene che li bloccano da una vita.

  • [RECENSIONE] Il Signore del Male (John Carpenter)

    Un gruppo di studenti di una facoltà di scienze viene convocata da un prete in una chiesa fatiscente, forse abbandonata?, dove è stato ritrovato un monolite che racchiude, secondo alcuni carteggi, niente di meno che Satana. Lo scetticismo dei ragazzi si affievolisce sempre di più, alcuni barboni (tra i quali si riconosce la rock star Alice Cooper) impediscono a questi di uscire dal posto, mentre il liquido verde contenuto nel monolite stesso dà sempre di più inquietanti segnali di vita.

    Diviso tra ordine e caos (tra i segnali emessi dal monolite ci sono anche incomprensibili calcoli matematici), vita e morte (perché chi muore risorge), tra l’ancoraggio alla razionalità e la consapevolezza che la realtà è ben diversa da quella immaginata, tra sogno e realtà (il sogno uguale che tutti fanno è un messaggio proveniente dal futuro), tra un mondo e un altro che è il suo opposto, e la presenza degli specchi fa capire abbastanza questo ambivalenza, Il signore del male (Prince of darkness) è uno di quei film che proprio per il suo dire e non dire, per il suo modo di passare da un mondo a un altro, da un punto di vista a un altro, ha un fascino tutto suo.

    E proprio su questo filo del rasoio scorre il film. Visti argomenti trattati ed approccio il rischio di andare troppo oltre, da una parte e dall’altra, c’è ma non si concretizza quasi mai. Le sbavature semmai stanno altrove ad esempio nella scena in cui la radiologa, quella con gli occhiali, fa insospettire Walter (Dennis Dun) perché fino a un attimo prima si trovava in corridoio e mica perché stava lì impalata e non proferiva parola o perché era senza occhiali. O forse è il diavolo che ha imbambolato anche Walter?

    A parte queste sospette imperfezioni (la sceneggiatura la firma il regista sotto pseudonimo), Il signore del malefunziona molto bene e riesce a trasmettere un certo senso impalpabile del terrore e rimane a tutt’oggi uno dei migliori film di John Carpenter, sicuramente uno dei suoi più complessi per la molta carne che mette sulla brace.

  • [RECENSIONE] Super 8 (J. J. Abrams)

    1979, un gruppetto di ragazzini sfigati gira un film di zombie quando un treno deraglia per colpa di un fuoristrada tra i binari. Una creatura mostruosa ne esce fuori e per i ragazzi inizia il viaggio in una storia che li cambierà. Certo, tutta la comunità di quella cittadina cambierà eppure quei cinque o sei piccoli impiastri sapranno cavarsela meglio degli adulti impegnati più che a unirsi per fronteggiare il nemico comune (che poi nemico non è) a mettersi i bastoni tra le ruote. Niente di nuovo dunque inSuper 8diJ.J. Abrams, un po’ come in E.T. anche qui c’è la solita pippa trita e ritrita del mondo salvato dall’innocenza dei bambini tanto cara al produttore Spielberg, solo che qui l’alieno è molto incazzato perché tenuto prigioniero per anni invece di essere lasciato libero di riparare la sua astronave e togliersi dalle palle.

    L’incidente libera l’alieno che inizia a vendicarsi un po’ della forzata prigionia mangiucchiando qua e là qualche essere umano. E mentre gli adulti si fanno la guerra per vari motivi i ragazzi passano all’azione. Le incomprensioni che esistono tra di loro (una piccola rivalità d’amore tra Charles e Joe per Alice) vengono presto superate, molto prima di quelle che ci sono ad esempio tra il padre di Joe (Kyle Chandler) e quello di Alice (Ron Eldard). E infatti quando i genitori seppelliscono l’ascia di guerra e decidono di riprendersi insieme i figli scomparsi scoprono che questi già si sono salvati e ritrovati da soli perché insieme hanno affrontato l’ultima soglia nella caverna più buia.

    Un’operazione nostalgia, quella diSteven SpielbergeJ.J. Abramsche però segue in qualche modo anche le tendenze moderne, penso ad esempio alla scelta di far vedere fin troppo e bene l’alieno rancoroso. Senza scivoloni la sceneggiatura di Abrams va avanti seguendo strade già viste e per questo rassicuranti fino al finale in cui tutti (i buoni dall’inizio e i cattivi che diventano buoni durante) sono contenti di riportare a casa la pellaccia. Questo voler accontentare tutti, i giovani di oggi come quelli di ieri, finisce però per non soddisfare appieno nessuno.

    Sui titoli di coda poi c’è il film dei ragazzi sui morti viventi, forse la cosa migliore di tutta la pellicola, quella che veramente omaggia lo spirito con cui tanti registi di quel periodo si sono fatti le ossa un po’ per gioco un po’ sul serio.

  • [RECENSIONE] Solo per Vendetta (Roger Donaldson)

    Solo per vendetta il professore di lettere Will (Nick nella versione originale) si ritrova in un bel casino. Sua moglie Laura viene violentata e un uomo che si fa chiamare Simon gli offre gratuitamente di fare fuori lo stupratore. Se accetta la proposta deve però contraccambiare il favore con qualche lavoretto facile facile. Chiaramente Will, accecato dalla rabbia, accetta l’insolita proposta. Il violentatore di sua moglie viene ucciso ma si ritroverà ben presto a dover fare favori tutt’altro che facili. Tornare indietro però non è possibile.

    Un Nicolas Cage così vulnerabile non lo si vedeva da parecchio tempo, almeno nella prima parte, ma è pur sempre il cazzutissimo Nicolas Cage che nella seconda inizia la sua trasformazione, perché i ricatti dell’associazione di Simon fanno uscire fuori l’inaspettato e il peggio che è il lui. I salti tra una condizione di passività ad una un cui è lui padrone della situazione sono comunque tanti perché questa misteriosa organizzazione è più ramificata di quanto sembrava. Il che si traduce in una serie di complotti, paranoie, morti, ricatti, battaglie, inseguimenti e colpi di scena. Insomma niente di nuovo all’orizzonte, tutto procede secondo i collaudati canoni del caos e dell’ordine che procedono di pari passo, solo il finale per niente consolatorio riscatta questo film.

    Anche Roger Donaldson (il regista di Cocktail, Specie mortale e La rapina perfetta) dirige senza eccessiva convinzione, un peccato perché con un po’ di inventiva di fondo in piùSolo per vendettapoteva forse fare il botto.

  • [RECENSIONE] Satanik (Piero Vivarelli)

    Trasposizione dal fumetto omonimo in voga dagli inizi degli anni ’60 in Italia, ideato e realizzato dal duo Magnus e Max Bunker, Satanik vede come protagonista una donna bruttissima (Magda Konopka), assistente di un famoso biologo al lavoro su una formula in grado di rigenerare le cellule per rincorrere l’antico mito dell’eterna giovinezza. La donna uccide lo scienziato (Nerio Bernardi), si somministra l’elisir, diventa bellissima, cambia (varie volte) identità e inizia ad abbordare uomini facoltosi con il solo scopo di ucciderli e derubarli.

    Per sua sfortuna la medicina non dura in eterno, c’è quindi un bisogno continuo di somministrarsi nuovamente il farmaco, in più sulle sue tracce si mettono le polizie di mezza Europa. Satanik è una rivisitazione del Dottor Jekill e Mister Hyde in una chiave però che accentua di più gli aspetti sessuali a discapito di quelli horror che invece erano una componente essenziale del fumetto.

    Altra importante novità, la dottoressa Bannister non è un mad doctor ma l’assistente di un luminare che non ha affatto intenzioni brutte, infatti vuole rimandare il test del siero su un essere umano se prima non risolve alcuni problemi legati all’aggressività che gli animali da laboratorio hanno manifestato durante le prove. La Bannister a causa della sua bruttezza è sessualmente frustrata e il siero per lei rappresenta una rivalsa, il mezzo per prendersi quello che le spetta di diritto. Non a caso le sue uccisioni avvengono quando è brutta. Il che tra l’altro contraddice quanto visto dallo scienziato sugli animali. Le uccisioni della Bannister (che mai nel film assume il nome di Satanik…) infatti non avvengono dopo essersi somministrata il siero ma quando il suo effetto finisce.

    Metafora del libero arbitrio, della capacità dell’uomo e solo dell’uomo di poter scegliere se stare sulla retta via o sul sentiero tortuoso.Satanik nonostante i quaranta anni e più dobbiamo ammettere che non invecchia poi così male. Scorre piacevole, si apprezzano certe trovate di Piero Vivarelli e poi, diciamola tutta, Magda Konopka è da urlo.

    Se vogliamo poi c’è anche un piccolo mistero su questo film: dice Vivarelli (nel doc Sataniko Piero) che il film è stato prodotto da Romano Mussolini che compose anche le musiche, però sia i titoli di testa del film che l’imdb dicono che il musicista è Manuel Parada. Il mistero forse è subito risolto: Satanik è infatti una coproduzione italo-spagnola e nelle coproduzioni finiscono spesso nei titoli di testa persone che non c’entrano nulla con il film, solo per motivi di percentuale dei soldi cacciati dalle varie nazioni coinvolte nella produzione. Come dire, serviva un nome spagnolo per rispettare quella percentuale e Manuel Parada è così rientrato tra i credits. Magari Parada aveva composto delle musiche per il film che poi sono state scartate oppure utilizzate solo per tre secondi e mai più. Vai a sapere.

    Satanik è un film leggero leggero, furbetto, un filino moralista ma anche anarchico e rivoluzionario, sicuramente in sintonia con lo spirito dell’anno in cui fu girato: il 1968, pieno di esagerazioni a tal punto da far pensare che alcune siano in realtà involontarie. ’68 che fu anche l’anno di Diabolik di Mario Bava.

    Il DVD della Cinekult rende giustizia al film con una bella versione restaurata corredata da due documentari, il citato Sataniko Piero e Cinecomix made in Italy, realizzati da quelli di Nocturno (curatori della collana).

  • [RECENSIONE] Soffocare (Clark Gregg)

    Soffocare racconta in maniera anche divertente cose serie se non riprovevoli come le malattie sessuali, le demenze, le colpe dei genitori che in qualche modo ricadono sui figli, la solitudine (tutti elementi concatenati nella vicenda).Soffocaresi muove su un confine sottilissimo, come un funambolo su una lama e accidenti se ci riesce a mantenere quel difficile equilibrio. Basti pensare a tutte le scene in cui Victor va a trovare la mamma matta Ida che non lo riconosce mai. Stratosferica Anjelica Huston nel ruolo della sciroccata, un paio di gradini sopra tutti gli altri bravi interpreti: Sam Rockwell nel ruolo del protagonista Victor, Brad William Henke nella parte dell’amico pipparolo Denny, Kelly Macdonald in quelli della ragazza/dottoressa dell’ospedale psichiatrico che fa prendere una sbandata a Victor.

    Nonostante i nomi coinvolti, il film tra l’altro è tratto dal romanzo omonimo di Chuck Palahniuk (edito da Mondadori, l’autore è lo stesso di Fight Club, ma questo lo sanno per davvero anche i sassi), Soffocare (Choke) è passato da noi inosservato, distribuito a suo tempo nelle sale col contagocce, esposto oggi nei negozi controvoglia, quasi nascosto.

    Forse è per i temi trattati -come dicevamo sopra- con una certa (all’apparenza) leggerezza? Oh, sia chiaro (in realtà dovrebbe esserlo già): Soffocare, proprio per i temi trattati e per come li tratta non è un film per tutti e proprio per questo motivo merita una riscoperta.

    Clark Gregg (al suo debutto dietro la macchina da presa, autore anche della sceneggiatura e attore in un divertente ruolo) riesce nell’impresa difficile di non sconfinare da nessuna parte soprattutto nel ridicolo, aggirandosi tra territori sconosciuti che solo in pochi hanno affrontato. Ne esce uno strano e originale ibrido film in cui sentimenti e situazioni contrastanti convivono insieme con conseguenze inaspettate sotto molti punti di vista e questo è un piccolo miracolo.

    GuardaSoffocarediClark Greggin streaming.