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  • [RECENSIONE] L’ultima notte di Amore (Andrea Di Stefano)

    Prendetevi due ore di tempo e andate a vedereL’ultima Notte di AmorediAndrea Di Stefano.

    Un po’ di tempo perun film che parla di tempo, che delnoirè uno dei temi principali.

    Tempo in scadenzaper il poliziotto Franco Amore (Pierfrancesco Favino) a poche ore dal traguardo della pensione, che forse mai vedrà perché i suoi impicci rischiano di salire a galla. Una corsa contro il tempo, per una Milano notturna, cercando di sistemare le cose, proteggendo le persone che si amano (Linda Caridi), quelle che smuovono i doveri e i sensi di colpa (Martin Francisco Montero Baez).Tempo che procede inesorabile verso l’inevitabile, verso il crollo delle certezze.

    L’ultima notte di Amoreincolla alla poltrona soprattutto nella ansiogena sequenza principale in auto, quella che dà il vero avvio agli eventi. Anche lì si respira appieno lo spirito profondamentenoirdel film con i sorpassi degli altri mezzi nel tunnel e gliocchi puntati nervosamente sullo specchietto retrovisore. Un tunnel che diventa anche metafora delle tenebre che avvolgono il protagonista e la sua vicenda.

    Il film è il terzo diretto dall’attoreAndrea Di Stefano, dopoEscobar(2014) eThe Informer(2019).

    L’ultima notte di Amoreè distribuito nelle sale daVision Distribution.

  • [RECENSIONE] Unico Indizio la Luna Piena (Daniel Attias)

    Quattro anni dopo il divertente cultUn Lupo Mannaro Americano a Londradi Landis, il cupoL’Ululatodi Dante e solo un anno dopo il poetico capolavoro di JordanIn Compagnia dei Lupi, Dino De Laurentiis decide di continuare a cavalcare l’onda della licantropia con questo ambizioso progetto scritto daStephen Kinged ispirato a un suo romanzo breve del 1983 uscito in Italia con il titolo diUnico Indizio la Luna Piena.

    Il romanzo (Cycle of the Werewolfnell’edizione originale) è strutturato sotto forma di un calendario, (inizialmente doveva essere solo quello, quindi con spazio limitato per i testi… e questo spiega il perché nel romanzo tutto è abbozzato e poco sviluppato) dove per ogni mese c’è un capitolo ed un’illustrazione. In Italia non viene più stampato dal lontano 1991, fu laSalania pubblicarlo per l’ultima volta.

    Unico indizio la luna pienanon spicca nella vasta produzione di King, ma per i collezionisti italiani è diventato quasi un oggetto di culto, da custodire con gelosia o da ricercare ossessivamente…

    La pallottola d’argento di Stephen King.

    Il film prende da noi lo stesso titolo (in originale èSilver Bulletovvero pallottola d’argento) adottato per il breve romanzo di King ed è stato famosissimo negli anni ’80, per poi cadere man mano nell’oblio, specialmente in Italia. Spesso se si parla di film a tema, viene a malapena citato… e i più giovani amanti dell’horror non lo han nemmeno visto. Colpa come al solito della pessima distribuzione italiana che lo lascia fuori catalogo da tempo, dopo una uscita con una nuova cover orribile e anticommerciale che è andata a sostituire l’iconico poster di Enzo Sciotti.

    Unico Indizio la Luna Pienaha generalmente riscontrato un’accoglienza critica mista.

    SuRotten Tomatoesdetiene l’indice di gradimento del 50%, mentre in USA come in italia si è piazzato fra il 69esimo ed il 62esimo posto al box office.

    Daniel Attiasesordisce con questo film, ma poi si dedicherà con successo solo alla regia di serie TV e telefilm (fra cuiI SopranoseTrue Blood).

    Il cast è straordinario:

    Gary Busey (Arma Letale,Un mercoledi da leoni) lo sfortunato Corey Haim (Ragazzi perduti) ed Everett McGill (Dune) ma non solo… Armando Nannuzzi alla fotografia (Porcile,Vaghe stelle dell’orsa) e Jay Chattaway alle musiche (Maniac,Maniac cop) fino a Carlo Rambaldi agli effetti speciali.

    Nonostante la presenza dei due adolescenti protagonisti, non siamo di fronte a una “commedia horror”, o ad uno di quegli horror con toni smorzati, e scanzonati – o peggio, smielati.

    Qui i personaggi son ben definiti e caratterizzati, i dialoghi mai banali, e c’è una certa crudeltà ostentata che sorprende. Il clima stereotipato della quieta e cattolica cittadina americana fa inizialmente temere nel prevalere del moralismo a cui la Disney e certe produzionispielberghianeci han abituato.

    Invece il talentuoso regista ci rivela da subito la faccia di una medaglia malsana, insoddisfatta e repressa dove tutti han qualche scheletro nell’armadio di famiglia:

    il ragazzino disabile (davvero incredibile la preparazione attoriale del giovanissimo Haim) è spesso insultato dalla sorella, come anche dal padre della ragazzina che lui “corteggia” – e da cui viene apostrofato con termini davvero “nazisti”. La prima vittima è una giovane ragazza incinta, che non solo decide di suicidarsi nonostante la gravidanza, ma viene invece poi fatta a pezzi dal licantropo.

    Gli omicidi son tutti ben costruiti, e lasciano poco all’immaginazione.

    Solo in due suggestive scene non assistiamo a squarci, impalamenti e spellamenti, ma la tensione costruita da Attias è perfino più disturbante.
    La prima è l’annunciata morte del primo bambino, di cui in un eco allaLangvediamo solo l’aquilone insanguinato, e poi lo struggente ritrovamento del corpicino da parte del padre che finirà col perdere la ragione.
    La seconda è quando una improvvisata “ronda” notturna fra la nebbia, si concluderà con una carneficina dopo che i personaggi si accorgono che la bestia è lì fra loro, nascosta nella nebbia bassa.

    Molto bella anche l’idea della voce narrante che amalgama la vicenda, affidata in modo curioso alla sorella del protagonista, creando quindi un ulteriore senso di mistero sulla futura sorte di esso.

    SPOILER. Di chiarissimo debitofulcianoanche l’identità del licantropo, che si rivela essere più che un salvatore di anime, uno straziatore di corpi, che agisce però sempre mosso da una sua distorta ispirazione divina.SPOILER

    Quello che nel filmUnico Indizio la Luna Pienacolpisce in senso negativo, non soddisfacendo appieno, son proprio le creature di Rambaldi.

    Il makeup e gli “animatroni pupazzosi” dell’effettista (due volte premio Oscar) non solo non son all’altezza dei precedentiE.T.edAlien, ma non son proprio all’altezza con le strabilianti trasformazioni dei precedenti film di Landis, Dante e Jordan. Questo probabilmente avrà inficiato molto sul pubblico che già all’epoca aveva il palato affinato sul tema, mentre ai giorni nostri, questi FX son invecchiati male e senza mantenere nemmeno un fascino “vintage”.

    Nonostante tutto il film resta godibilissimo e ci troviamo comunque davanti ad un lavoro di alto livello e con dei delitti davvero spietati.

    Una curiosità: rispetto al romanzo, le vittime del film sono in numero nettamente inferiore. La prima – il ferroviere – nel romanzo riesce a ferire la bestia, mentre nel film è un ubriacone che a malapena si rende conto di cosa accade.

    Molto diverso invece il personaggio di Stella: nel libro è vergine, sovrappeso e presa in giro da tutti, al punto che il giorno di San Valentino usa mandare a sé stessa dei biglietti d’amore firmandoli con i nomi di personaggi famosi. Vede il licantropo fuori dalla sua finestra e lo lascia entrare in casa, credendo di sognare… ma il lupo mannaro si avventa su di lei uccidendola nel suo letto.

    Nel film Stella è incinta e abbandonata dal suo compagno, e per questo decide di uccidere se stessa e il bambino con una massiccia dose di tranquillanti.

  • [EXTRA] La Natura secondo Hitchcock

    Gli uccelli (The Birds) è un film del 1963 diretto da Alfred Hitchcock e tratto dall’omonimo racconto di Daphne Du Maurier, pubblicato dieci anni prima.

    Il film in realtà si ispira ad un bizzarro fatto di cronaca che avvenne a Santa Cruz nel 1961 (e citato nel film stesso) e che colpì molto il regista britannico, al punto da fargli ricordare il fulcro del racconto della Du Maurier (ossia l’attacco degli uccelli contro gli umani) e da cui si sviluppa una storia abbastanza diversa ed originale.

    Cupo, apocalittico, suggestivo, moderno, ecologista… è giustamente considerato uno dei migliori film di Hitchcock, ma anche uno dei migliori film del mondo al punto che nel 2016 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

    Prototipo di tutti gli eco-vendetta che seguiranno,Gli Uccellisi può considerare anche l’unico “horror” firmato da Hitchcock.

    LA TRAMA:

    Melania Davies (Tippi Hedren) arriva a Bodega Bay, cittadina californiana vicino San Francisco, per regalare una coppia di pappagallini “inseparabili” a Mitch (Rod Taylor), un avvocato che vive sul posto assieme alla madre e alla sorellina e che aveva conosciuto in un negozio di animali. Mentre sta attraversando la baia su un piccolo motoscafo, viene colpita da un gabbiano. Sembra solo un incidente. Gli attacchi invece si faranno sempre più frequenti e arriveranno a minacciare l’intera comunità.

    Molte le storie e gli aneddoti sulla complessità della lavorazione del film, le cui riprese durarono circa quattro mesi, e che narrano di incidenti continui dovuti agli uccelli veri presenti sul set e che colpirono in particolare i due protagonistiRod Taylor(al suo primo ruolo importante) e l’esordienteTippi Hedren, modella, poi riconfermata protagonista inMarnie.

    Hitchcock decise di optare per attori poco noti, in quanto il budget del film verteva molto sui sofisticati (e ancora oggi impareggiabili) effetti speciali: i giochi ottici che moltiplicano gli uccelli, furono inventati e curati da Ub Iwerks (storico animatore che con Walt Disney creò l’anima grafica di Topolino) e che per questo film venne nominato all’Oscar.

    Registicamente molto contenuto rispetto ai virtuosismi a cui il maestro ci ha sempre abituato, qui tutto è minimale, in attesa,dilatato: la suspense non è fatta da ritmi frenetici, ma da piccole tessere che con pazienza certosina vanno a comporre grandi mosaici di orrori.

    Magnificamente coraggiosa anche la scelta di non avere una vera colonna sonora: alle altisonanti orchestrazioni ossessive del fidatoBernard Hermann(che resta comunque citato come consulente) qui abbiamo solo suoni e rumori della natura e degli uccelli, ma rielaborati come partiture emotive daMatthew RosseOskar Sala.

    Alcune scene son addirittura affidate al silenzio, come il NON urlo della madre del protagonista che scopre il primo cadavere martoriato dagli uccelli, ed altre narrate con una tecnica che ricorda i “tableau vivant” (un’espressione francese che significa significa «quadro vivente») come quella in cui una scioccata Hedren segue passo passo l’inevitabile catastrofe annunciata alla pompa di benzina.

    Hitch gioca a richiamare se stesso, reinventando la famosa sequenza della doccia diPsychoe le sue svariate angolazioni di ripresa, nella scena della protagonista bloccata dagli uccelli nella cabina telefonica.

    Il film parte come una commedia degli equivoci e sviluppa attorno alla trama principale, complesse caratterizzazioni di drammi umani, tutti accomunati dalla solitudine: ed è proprio questo elemento che rende terribile lo scenario apocalittico in cui delle “personalità” così fragili e vulnerabili, vengono catapultate.

    Argento ricalca inInfernola scena in cui la Nicolodi viene attaccata dai gatti in una soffitta, così come qui la Hedren è attaccata dai gabbiani (scena in cui si ferì davvero) nella mansarda.

    Per diverso tempo Hitchcock e lo sceneggiatore Hunter discussero sul finale del film e soprattutto se alla fine ci sarebbe stata una spiegazione di questi eventi incomprensibili, alla fine decisero di non dare una risposta razionale ma inserirono la scena del ristorante in cui l’anziana esperta in ornitologia (Ethel Griffies), mentre servono pollo con le patate, sentenzia:

    “Gli uccelli non sono aggressivi, portano bellezza su questa terra. Sono gli esseri umani invece che rendono insopportabile la vita su questo pianeta. Gli uccelli popolano questo pianeta, il primo l’archaeopteryx viveva 140 milioni di anni fa. Strano che abbiano cominciato solo adesso la loro guerra… contro l’umanità”.

    L’orrore è un orrore totale, a cui Fulci sarà molto debitore nell’elaborare le sue dinamiche, e allo spettatore – cui non è concessa nessuna spiegazione – non resta che vivere la paura e il mistero.

    C’è chi nell’aperto finale vi ha letto la paura dell’atomica durante la Guerra Fredda, chi la vendetta della natura contro l’uomo, chi (come me) un grande potere del cinema: smuovere paure inconsce.

  • [RECENSIONE] L’ultimo terrestre (Gianni Pacinotti)

    E alla fine del filmL’Ultimo Terrestre(esordio registico di Gipi) arriva la rivelazione. Quella che fa capire in che razza di mondo siamo cresciuti, un mondo che ci ha fregato mettendoci in testa strane e false idee che ci negano la felicità, o per lo meno qualcosa che ci si avvicina. A darci la fregatura sono le persone che meno ci si aspetta, perché tutta la società è malata quindi anche la famiglia. Dovrebbero arrivare gli alieni per svegliarci in extremis dal nostro intorpidimento aprendoci gli occhi, neanche troppo dolcemente, facendoci capire in fin dei conti che niente può cambiare, che comunque vada siamo spacciati perché neanche una pacifica visita aliena può farci cambiare capoccia. E allora forse è meglio distruggere tutto.