Un gruppo di studenti di una facoltà di scienze viene convocata da un prete in una chiesa fatiscente, forse abbandonata?, dove è stato ritrovato un monolite che racchiude, secondo alcuni carteggi, niente di meno che Satana. Lo scetticismo dei ragazzi si affievolisce sempre di più, alcuni barboni (tra i quali si riconosce la rock star Alice Cooper) impediscono a questi di uscire dal posto, mentre il liquido verde contenuto nel monolite stesso dà sempre di più inquietanti segnali di vita.
Diviso tra ordine e caos (tra i segnali emessi dal monolite ci sono anche incomprensibili calcoli matematici), vita e morte (perché chi muore risorge), tra l’ancoraggio alla razionalità e la consapevolezza che la realtà è ben diversa da quella immaginata, tra sogno e realtà (il sogno uguale che tutti fanno è un messaggio proveniente dal futuro), tra un mondo e un altro che è il suo opposto, e la presenza degli specchi fa capire abbastanza questo ambivalenza, Il signore del male (Prince of darkness) è uno di quei film che proprio per il suo dire e non dire, per il suo modo di passare da un mondo a un altro, da un punto di vista a un altro, ha un fascino tutto suo.
E proprio su questo filo del rasoio scorre il film. Visti argomenti trattati ed approccio il rischio di andare troppo oltre, da una parte e dall’altra, c’è ma non si concretizza quasi mai. Le sbavature semmai stanno altrove ad esempio nella scena in cui la radiologa, quella con gli occhiali, fa insospettire Walter (Dennis Dun) perché fino a un attimo prima si trovava in corridoio e mica perché stava lì impalata e non proferiva parola o perché era senza occhiali. O forse è il diavolo che ha imbambolato anche Walter?
A parte queste sospette imperfezioni (la sceneggiatura la firma il regista sotto pseudonimo), Il signore del malefunziona molto bene e riesce a trasmettere un certo senso impalpabile del terrore e rimane a tutt’oggi uno dei migliori film di John Carpenter, sicuramente uno dei suoi più complessi per la molta carne che mette sulla brace.

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