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[ESCLUSIVA] Il Giallo quarant’anni dopo: intervista a Luciano Onetti per Francesca

Dopo il buon successo di critica e pubblico di Sonno profondo (2013), i due fratelli argentini Nicolás e Luciano Onetti tornano a illuminare i Festival internazionali con il Giallo del nuovo film Francesca. È un dovere e un piacere seguire chi, come loro, riesce con pochi mezzi a suggestionare le platee mondiali. Quindi ho chiesto a Luciano se poteva rispondere a qualche domanda per Klub 99 e ne è stato ben felice. Ecco cosa ci ha risposto.

Stefano Nicoletti: Con “Sonno profondo” sei riuscito, insieme a tuo fratello, a realizzare ciò che ogni videomaker sogna, cioè produrre un film con pochissimi soldi e farlo girare per tutto il mondo: secondo te è stato un caso irripetibile o potrebbe essere davvero un modo realistico di fare cinema?

Luciano Onetti: Oggi giorno grazie all’avvento della tecnologia è molto più facile riuscire ad avere risorse che una volta non si potevano avere. In effetti, nell’ambito della musica oggi è molto più facile registrare il tuo album comodamente da casa e anche con il cinema succede qualcosa di simile. Se tu hai una videocamera non professionale puoi comunque plasmare la tua idea senza il bisogno di ricorrere a macchine grosse e nemmeno devi spendere un sacco di soldi. Devo però sottolineare, che non è facile fare un prodotto che poi arrivi a tutti o che almeno raggiunga certe gare nei festival di cinema. Sappiamo che oggi è più facile fare un film ma questo non vuol dire che sia più facile raggiungere gli obiettivi. Bisogna dedicare tantissime ore di lavoro, sforzo, volontà, ore e ore di tutto questo e in mezzo ci sono i contrattempi, gli stati d’animo, a volte le frustrazioni, è vero: è un modo realistico di fare cinema, però alla fine tutto questo si vede nel prodotto. Se devo essere sincero, posso dire che oggi come oggi chiunque può fare un film, da quello che ha già la storia fino a quello che poi fa la regia. Il motivo per il quale esistono i festival è proprio per fare una selezione della quantità incredibile che ci sono di film e quelli che poi vengono fuori sono film che hanno qualcosa di diverso. Attualmente, ci sono un sacco di film sui fantasmi, con un livello di produzione molto buono e non è strano che un film fatto con meno risorse chiami l’attenzione, magari perché è diverso, ha un aria differente da respirare in mezzo a tutto quello che esce e che si assomiglia. Probabilmente questo è successo con Sonno profondo, magari potrebbe ripetersi, ma è difficile, soprattutto in un genere come il giallo, che,sinceramente, poca gente conosce. Qualsiasi film del genere giallo degli anni ’70 è molto difficile che oggi venga percepito bene da un ragazzo di 18 anni. Loro vogliono zombies, fantasmi, esorcismi ma ci sono migliaia di film di questo genere ogni anno. Perché è quello che vende di più, giusto? Noi siamo molto felici di essere riusciti a fare un film come Sonno profondo con pochi soldi e di essere arrivati in tanti paesi, visto che questa era la mia prima composizione visuale. Potrebbe ripetersi la stessa cosa e succederà sempre che ci si metta in gioco con qualcosa di diverso in mezzo a tanti prodotti.

S.N.: Sono un grande appassionato del Giallo all’italiana, ma non riesco a spiegare cosa mi attrae così tanto di questo genere… forse il fatto di vedere sempre i personaggi usati come cavie… cos’è che invece ha spinto te a riproporre oggi questo genere?

L.O.: Il giallo è un bellissimo genere da tanti punti di vista: estetico, narrativo, l’ambientazione, la musica, il modo di recitare. Io ho sempre detto che è la bellezza della semplicità. Non c’è presunzione nei film del genere giallo. L’idea era di tornare a fare un giallo ma come se non fossero mai passati gli anni. Riuscire a ricreare l’atmosfera dei film di quel periodo. Il giallo non è un genere molto usato per fare un film, come dicevo prima, perché non è commerciale, non vende. Però è una bellissima opportunità per fare vedere i lati artistici, oltre al fatto che io mi sono sentito molto a mio agio con questo genere sin dall’inizio e potevo anche cogliere l’opportunità per mostrare il mio lato musicale. Siccome non conoscevo gente che si occupasse di cinema nella mia città, non ho potuto affrontare un progetto troppo ambizioso dove ci voleva più gente, più soldi, più attrezzature. Ho scelto quello più semplice ma altrettanto bello per cominciare.

S.N.: Oggi si può riuscire a essere originali realizzando cinema di genere, come il Giallo? Che valore ha per te l’originalità?

L.O.: È possibile essere originali in questo genere ma è abbastanza difficile. Il giallo ha dei cliché ben definiti in tutti i film che sono stati fatti, quindi quando si usano quei cliché i critici subito dicono che è stata fatta una parodia, un omaggio o un’altra cosa. Insisto sul fatto che è qualcosa che non capisco. I film gialli di una volta erano tutti simili, uguali. Nessuno faceva riferimento a un altro e se tu li guardi si assomigliavano parecchio! Attualmente ti paragonano su tutto, dicono che imiti sempre qualcosa e quindi è molto complicato. Così succede con la musica. Se fai qualcosa, subito dicono “Mi fai ricordare i Doors” oppure “Il suono è uguale a quello dei Pink Floyd”. Non si possono negare le influenze del passato che uno ha già nel suo background, è stato fatto tutto. E’ vero che in quel periodo potevi essere più originale perché cominciavano a inventarsi delle cose. Per esempio Amer (film di Hélène Catter e Bruno Forzani, gli stessi di L’étrange couleur des larmes de ton corps, N.d.r.) ha usato praticamente i primi piani del giallo e le luci blue e rosse, ma per me il giallo è molto più di questo. Per non parlare quando viene usata la stessa musica che è stata usata in altri film. Quindi, fino a che punto possiamo parlare di originalità? Posso dire che l’originalità di questo film è l’assenza di dialoghi, perché se fai un giallo “parlato” diventa subito un poliziesco. Nel caso di Sonno profondo è stato fatto al 100% dal punto di vista dell’assassino, tralasciando il lato poliziesco e sapevo benissimo che non volevo fare qualcosa di commerciale, allora mi sono permesso di giocare con alcune scene deliranti che solo i fan del genere possono capire. Sonno profondo non è per tutti, coloro che dicono che Sonno profondo non ha una storia devo dire che si sbagliano. Ha una trama molto interessante, so che è difficile da capire, e questa è una cosa voluta. L’altra cosa originale è che è stata ambientata praticamente negli anni ’70 sia da un punto di vista visivo che per l’audio, perché penso che un giallo moderno non sia un giallo, non riesco a immaginarmi un assassino con i guanti di pelle nera che usa uno smartphone, perché il dito non potrebbe assolutamente scivolare sul display e se vuoi essere originale, sicuramente finisci per trasformare l’assassino classico del giallo in un criminale come Jigsaw nel film Saw.

S.N.: Mentre realizzavi “Francesca” hai pensato di migliorare qualcosa di cui non eri contento in “Sonno profondo”?

L.O.: Quando abbiamo pensato a Francesca con mio fratello Nicolas, sapevamo che sarebbe stato diverso rispetto a Sonno profondo, perché quando abbiamo fatto il nostro primo film non pensavamo di partecipare ai festival di cinema. Avevo quindi un altro tipo di libertà che invece dopo ho perso. Abbiamo imparato molto sui festival, le critiche… Sono cose che ti portano a valutare molto se vuoi continuare con il mondo del cinema, devi migliorare certi aspetti. Pensiamo che Francesca significhi una crescita per noi, nella parte tecnica, visiva, sonora, narrativa. Francesca è un film giallo che non soltanto piacerà ai fan ma anche a quelli che non conoscono il genere.

S.N.: Potendo scegliere, quali sarebbero stati gli attori ideali per “Francesca”, anche tra quelli del passato?

L.O.: Ci sono dei grandi attori italiani che andavano benissimo per Francesca: Giancarlo Giannini, ad esempio… però voglio rispettare gli attori che mi hanno aiutato in questo progetto, perché loro sono stati bravissimi nel rappresentare il soggetto che abbiamo scritto io e mio fratello. La mia idea era trovare dei visi che fossero perfetti per la macchina da presa ma soprattutto che fossero facce dell’epoca nella quale è stato ambientato il film.

S.N.: Da “Francesca” ci possiamo aspettare più paura o suspense?

L.O.: Francesca ha molta suspense, ha tutto del film del genere giallo classico di quel periodo ma diversamente da Sonno profondo, in Francesca ci sono attori, come in qualsiasi altro film normale, è un giallo poliziesco come quelli di una volta. Ci sono degli elementi personali come in Sonno Profondo, scene asfissianti e ipnotiche, ma soprattutto è tutto incentrato nella storia raccontata nella trama. Una storia che ti tiene inchiodato alla sedia dall’inizio alla fine.

S.N.: Quale complimento in particolare  ti piacerebbe ricevere per “Francesca”?

L.O.: Mi piacerebbe che dessero valore alla crescita che abbiamo potuto far vedere nel film. È sempre positivo che la critica sappia riconoscere certi aspetti del film, al di là del fatto che la critica sia positiva o negativa, siamo consapevoli che ci può servire in futuro quando arriva il momento di affrontare un progetto e chiaramente gli elogi ti fanno sentire che sei apprezzato e ti invogliano a continuare a produrre.

S.N.: Qual è il film più pauroso che hai mai visto?

L.O.: È una domanda un po’ difficile cui rispondere perché secondo me i film che producono una paura reale sono quelli che vedi quando sei piccolo. Infatti il film che mi ha fatto davvero paura l’ho visto da piccolo ed era Il giorno degli zombi di George Romero. Ora è un po’ difficile fare paura. Ti spaventi molto con gli impatti visivi della cinepresa, fatti con un movimento repentino della macchina abbinato a un suono molto forte. Queste sono le cose che ti fanno fare un salto dalla tua poltrona al cinema!

(traduzione di Silvina Grippaldi).

https://www.youtube.com/watch?v=r_J7wFrQTOE

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