[EXTRA] Lettera H: il plastico della ricostruzione

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Avviso: da leggere solo se si è visto il film.

A Dario Germani basta una sola immagine del suo Lettera H per lanciare due messaggi con un sol colpo. L’inquadratura in questione (che vedete nella foto in basso) mostra la 127 con a bordo i due protagonisti muoversi di notte nel boschetto dove stanno per appartarsi. È una rapida ripresa dall’alto realizzata utilizzando un modellino dell’automobile e delle miniature create da Tonino Di Giovanni dell’ambiente che attraversa.

Per prima cosa così facendo va in controtendenza rispetto agli esagerati utilizzi delle riprese aeree con i droni, sempre più in voga tra gli indipendenti anche quando non sono necessarie ai fini del racconto.

Inoltre con questa immagine Germani anticipa in qualche modo quello che sta per accadere: la tragedia imminente, la morte dietro l’angolo. È come se quei modellini volessero richiamare ad un plastico realizzato per ricostruire gli avvenimenti di sangue legati a quella notte.

Seba (Marco Aceti) è un carrozziere con un passato del quale non va fiero, fatto di rapine e delinquenze varie, Patty (Giulia Todaro) è la sua giovane ragazza dalla famiglia molto borghese che mal vede la loro relazione.

Nel giorno del suo compleanno Seba si apparta con Patty in un boschetto a bordo di una 127 da lui restaurata. Nel giro di poco l’idillio si trasforma in un incubo dai contorni sempre più deliranti e violenti.

Scritto da Andrea Cavaletto, Lettera H ha vinto la quinta edizione dell’Abruzzo Horror Film Festival.

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