[RECENSIONE] The Lobster

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Vietato essere single. Solo coppie. Etero o omosessuali. Va bene tutto purché non si resti soli. No ai bisex perché le mezze misure non sono più accettabili, come i mezzi numeri delle scarpe.

Gli scompagnati vengono portati in un hotel dove hanno quarantacinque giorni per trovare l’anima gemella che deve avere, attenzione attenzione, con l’altra metà una caratteristica in comune, se ciò non accade verranno trasformati in un animale a loro scelta.

David (Colin Farrell) scaricato dalla moglie finisce lì insieme al suo cane Bob, che è in realtà suo fratello, e dichiara che in caso di fallimento vorrà trasformarsi in un’aragosta da qui il titolo del film The Lobster.

Sin da subito comincia nella struttura una campagna di convincimento che in coppia si sta meglio basata su vari livelli di indottrinamento e di violenza.

Si comincia immobilizzando il primo giorno ai nuovi ospiti la mano che usano abitualmente dietro la schiena, perché devono capire che con due (quindi in due) le cose si fanno più facilmente; si va avanti tra cameriere che stuzzicano sessualmente gli ospiti maschi per testarne gli appetiti e la velocità delle reazioni, divieti di masturbarsi (spettro di un retaggio cattolico?) pena l’obbligo di infilare la mano colpevole in un tostapane acceso, dimostrazioni “recitate” sul perché sia meglio affrontare gli imprevisti in coppia piuttosto che da soli, una sveglia ansiogena che ogni mattina ricorda quanti giorni rimangono prima della trasformazione, e cacce nel bosco ai single scappati con fucili caricati con dardi narcotizzanti per guadagnare giorni in più di permanenza nella struttura.

Esce fuori che pur di stare in coppia trionfa la bugia e si è disposti a fare di tutto.

Lo zoppo (Ben Whishaw) autolesionista per fingere di soffrire di epitassi come una delle ospiti (Jessica Barden), David che simula di essere freddo come la donna (Angeliki Papoulia) campionessa nello sparare ai single nel bosco, la giovane cameriera (Ariane Labed) che non sopporta il vecchio marito (Anthony Dougall).

Le bugie alla lunga escono fuori, David scoperto scappa e finisce dalla padella alla brace accolto nel bosco dalla comunità dei single fuggitivi (quelli che vengono cacciati dagli ospiti dell’albergo) dove le regole in uso sono speculari a quelle dell’albergo e quindi della società.

Due mondi, due realtà una più spaventosa dell’altra. I sentimenti sono da una parte una ridicola messa in scena per creare false famiglie perfette, dall’altro sono pertanto banditi perché non se ne riconosce e accetta più una autenticità. Due mondi in cui mentire, avere un cuore di pietra, compiere gesti estremi, trovarsi dalla parte sbagliata sono la norma.

In questa storia assurda il primo film internazionale del greco Yorgos Lanthimos termina con David di fronte all’opportunità di dimostrare davvero il suo amore per la donna miope (Rachel Weisz) conosciuta nel bosco e di vivere insieme a lei.

La situazione in cui alla fine si trovano i due protagonisti ribadisce una volta per tutte la matafora che sta dietro al film.

Quanto siamo disposti ad essere onesti con noi stessi e con gli altri nelle nostre relazioni sentimentali? Cose siamo disposti a fare e ad accettare pur di non restare soli o di aver salva la vita? Quanto influenzano le imposizioni della società nelle nostre scelte di coppia?

Lanthimos lascia David e noi spettatori in sospeso, indecisi come lui su quello che pensiamo.

The Lobster spiattella tutto questo, e molto altro a dir la verità, attraverso archetipi, contrasti, accostamenti, trovate e immagini senza mai dare risposte. Ed è questa la vera carta vincente del film: stuzzicare la mente lasciandola persa tra mille domande che poi ognuno deve sbrigarsi guardando dentro e fuori.

Una locandina italiana per il film The Lobster di Yorgos Lanthimos.
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