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Flesh Contagium - locandina

[RECENSIONE] Flesh Contagium (Lorenzo Lepori)

Lorenzo Lepori è un regista anomalo nel nostro panorama horror indipendente. Più di tanti suoi colleghi, se ne frega delle mode e lo fa anche adesso col suo nuovo low budget Flesh Contagium.

Malgrado questa volta le apparenze di una classica storia di mutanti-zombi, scatenata da un vaccino mal funzionante ispirato da tutto il casino che stiamo vivendo con questo Covid-19, se ne va per una sua strada fatta di dolore, desolazione e lerciume.

Il primo distacco Lepori lo mette in pratica nelle atmosfere che sono drammatiche ma anche grottesche, esagerate, allucinanti. Con questi toni dà al film un’impronta non convenzionale e l’amalgama il più delle volte, in un modo che ha del misterioso, funziona. E questo rientra nello stile del regista. È una sua caratteristica che possiamo ritrovare nel precedente Notte Nuda insieme alle riprese a spalla, realizzate questa volta dal produttore e regista Alex Visani*. Fotografia che rispetto all’altro film è più curata (lo si capisce dall’illuminazione degli interni) e ripulita.

Flesh Contagium ruota attorno a tre personaggi, due dei quali femminili: Vera, interpretato da Simona Vannelli, moglie del regista, e Ornella (Shiri Binder).

La prima è una mutante antropofaga sfamata dal folle amore del marito Udolfo (Pio Bisanti), il terzo personaggio. La seconda è una giovane che si abbassa alle peggio umiliazioni pur di avere salva la vita. Vera e Ornella da una parte, Udolfo nel mezzo. La prima con le sue nenie ossessive, i movimenti sgraziati, le gelosie, è il personaggio più interessante del film, spericolatamente sul filo del rasoio.

Poi ci sarebbe un quarto personaggio: il figlio di Udolfo e Vera. E qui ci addentriamo nei territori del body horror e degli animatronics di Lorenzo Parlanti. Udolfo, costretto dalla sua mutazione ad occuparsi della gestazione del figlio, impazzisce regredendo ad uno stato selvaggio che gli consente rarissimi momenti di lucidità. Con l’arrivo della non contagiata/infetta Ornella pare possibile per Udolfo una specie di ritorno alla normalità, invece si rompono gli equilibri già precari, aiutando gli eventi a precipitare. O meglio, a tornare com’erano prima. Bisanti marca molto la sua recitazione senza però dargli quelle sfumature necessarie per renderlo davvero credibile. La Binder si impegna e dà tutta se stessa, un esordio coraggioso da premiare anche se l’inesperienza un po’ si avverte.

Flesh Contagium
Shiri Binder e Pio Bisanti nel film Flesh Contagium.

E poi ci sono gli “esecutori” incaricati dai poteri forti di eliminare i mutanti. Un altro elemento che aumenta il pessimismo dietro la storia narrata dandogli un accento politico. Perché in questo quadro desolante non c’è spazio per l’ironia. E a calarci in questo clima contribuiscono anche le musiche di Daniele Marinelli.

Flesh Contagium è consigliato a chi ama i luoghi devastati dall’apocalisse in corso, le situazioni al collasso, ai disfattisti (come me) che in questi lunghi mesi hanno visto e vedono l’immutabilità degli eventi.

Argomenti che dànno al film un retrogusto d’altri tempi, che ricordano Bruno Mattei e i suoi post-apocalittici. Cosa che hanno già detto tutti e noi ci accodiamo.

Girato questa estate, quando l’allentamento delle restrizioni governative-sanitarie anti Covid-19 lo hanno permesso, Flesh Contagium esce in DVD e BD il 24 febbraio con DigitMovies.

*: Lepori e Visani insieme ad Antonio Tentori sono autori della sceneggiatura.

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Commenti

Una risposta a “[RECENSIONE] Flesh Contagium (Lorenzo Lepori)”

  1. Avatar rey
    rey

    Per essere un low budget fatto in un periodo difficile per chiunque mi sembra che ci siano tutti gli ingredienti per essere una pellicola più che valida rispetto alla media che si vede in giro. Il tentativo disperato di un ritorno ad una normale umanità è più che apprezzabile in un contesto in cui tutto precipita in un gorgo infernale senza speranza, nel senso che ci sta tutto, in primis la brutalità. Contestualizzare uno scenario del genere sono sicuro non sia di facile approccio e pertanto non si capisce quali altre sfumature il protagonista Pio Bisanti avrebbe dovuto performare: più di così il film avrebbe probabilmente preso una direzione grottesca e, forse, pure noiosa, come una torta troppo ricca di inutili zuccheri che stuccano il palato. Forse una ventina di minuti in più di azione avrebbe dato al film una spinta maggiore, ma anche no. Il film fila liscio e, se si entra nel mood (Fusco evidentemente non sa neanche cosa vuol dire) lo si può solo amare, non solo apprezzare. Buone le performance delle altre due protagoniste e, a parte Simona Vannelli a cui va un plauso particolare, l’altra avrebbe sì potuto fare meglio ma, per essere all’esordio, non è stato malaccio. Un altro plauso va assolutamente alla colonna sonora che dà al film un impronta di livello medio alto. Sono sicuro, anzi sicurissimo che all’estero il film piacerà.

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