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  • Il programma del terzo Selva Nera – International Fantastic Film Festival

    Si svolgerà dal 22 al 24 novembre ilSelva Nera – International Film Festival, giunto quest’anno alla terza edizione. L’evento si terrà aTencarola, frazione diSelvazzano Dentroin provincia diPadova, nei locali dell’Associazione Mica Male.

    Ecco il programma delle tre giornate al termine delle quali verranno assegnati ilPremio al miglior film,laMenzione Speciale per il 2° e 3° posto, ilPremio al film più originale e innovativo, ilPremio al miglior cortometraggio (1° posto),laMenzione speciale – 2° postoe ilPremio al miglior cortometraggio splatterdedicato alla memoria del compiantoAlessandro Vicini.

    Il registaLorenzo Bianchiniriceverà il Premio alla Carriera della terza edizione.

    L’ingresso per i tre giorni è gratuito.

    VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2019

    Concorso Cortometraggi italiani – 1ª parte, ore 15.00 – 17.05

    7 scialli insanguinati di Walter Salami Jr.
    Eva di Paolo Budassi.
    Script di Piero Cannata.
    ScaryPig di Federico Tadolini.
    My Sweet Raptus di Nicolò Magno Boncore.
    Ho fame! di Kristian Masi.
    Souvenir di Saverio Maro.
    Che gita di merda di Roberto Albanesi.
    Godzilla di Stefano Oliva.
    Il disegno dell’illusionista di Brando Improta.
    Feralia di Davide Cancila.
    Carnaval di Italo Sabetta.

    Concorso Cortometraggi italiani – 2ª parte, ore 17.30 – 18.55

    L is for Last di Brace Beltempo.
    The Saint Friday di Davide Pesca.
    Zero X Infinity Travel Beyond di Daniel Frevert.
    I sacrificati di Massimiliano Romualdi.
    Domine 2 – Reditus di Enrico Fernandez.
    Little Trouble in Big Eatery di Nicola Pattaro Pegg.
    Il caso della belva del plenilunio di Andrea Maccarri.

    Cortometraggi stranieri fuori concorso (proiezioni in lingua originale), ore 20.00 – 20.40

    Lo queocultanlastinieblas di Romeo Lopez Aldana (Guatemala, 2019).
    The Great Domini di Celine Moukarzel (Libano, 2018).
    The Lightning Bird di Natalie Thompson (Giamaica, 2018).
    Maisie di Ray Sullivan (Irlanda, 2013).

    Concorso cortometraggi italiani – 3ª parte, ore 20.50 – 22.30

    Lion di Davide Melini.
    Il richiamo della strega di Eros Bosi.
    DNA Magik di Emanuele Arciprete.
    Draw In di Alessandro Fantini.
    Nyctophobia di Francesco Longo.
    Lover’s Inn di Francesco Foletto.
    Demon Inside di Matteo Pellegrino.
    Paradox House di Valerio Marchesin.
    Per sempre di Cristian Melenzi.
    Mamma racconta di Luca Alessandro.

    Ore 22.40 – 00.10

    FP2: BEATS OF RAGE di Jason Trost (Usa, 2018 – Film fuori concorso, sottotitoli in inglese).

    SABATO 23 NOVEMBRE 2019

    FILM IN CONCORSO

    Ore 15.00 – 15.35
    Ragnarok di Ole Fredrik Wannebo (Norvegia, 2018 – Film in concorso, sottotitoli in italiano).
    Ore 15.45 – 17.15
    Malerba di Simone Corallini (Italia, 2018 – Film in concorso).
    Ore 17.25 – 18.55
    L’ultima notte di Francesco Barozzi (Italia, 2018 – Film in concorso).
    Ore 19.05 – 20.35
    Me and The Devil di Dario Almerighi (Italia, 2019 – Film in concorso).
    Ore 21.20 – 22.50
    Liza, a rokatunder di Karoly Ujj Meszaros (Ungheria, 2015 – Film in concorso, sottotitoli in italiano).

    Ore 23.00 – 00.15
    Stomach di Alex Visani (Italia 2019 – Film in concorso).
    Ore 00.30 – 01.55
    Who’sWatching Oliver di Richie Moore (Thailandia/USA, 2017 – Film in concorso, sottotitoli in italiano).

    DOMENICA 24 NOVEMBRE 2019

    Concorso cortometraggi italiani, 4ª parte, ore 14.30 – 15.25

    La casa di Eva di Matteo Perazzolo.
    Pratiche dall’altrove di Francesco Santoro.
    The Call di Morris Bragazzi.
    D.A.P. – dentro altri posti di Luca Angioli.
    It’s Coming di Marco Coppola.

    Ore 15.35 – 15.50
    Intervista alla scrittrice Rosalba Vangelista.

    Ore 15.50 – 16.10
    Intervista al regista Alberto Bogo.

    Ore 16.10 – 16.40
    Intervista ai registi e produttori di DON’T R.I.P. Volume 2.

    Ore 16.45 – 18.30
    Proiezione DON’T R.I.P. Volume 2 (fuori concorso).

    Ore 18.40 – 19.10
    Proiezione cortometraggio Khalimbu (fuori concorso), alla presenza del regista Nicola Pattaro Pegg.

    Ore 19.15 – 19.35
    Proiezione teaser del lungometraggio Dawn of Vincent, alla presenza dei registi Riccardo Ceppari e Andrea Maccarri.

    Ore 19.40 – 20.10
    Intervista allo scrittore e fumettista Paolo Di Orazio.

    Ore 20.50 – 21.05
    Presentazione del libro La grande illusione di Natale Luzzagni.

    Ore 21.10 – 21.20
    Presentazione progetto Home Movies, alla presenza di Giacomo Ioannis.

    Ore 21.25 – 21.55
    Intervista al regista Lorenzo Bianchini(Custodes bestiae, Oltre Il Guado) e consegna del Premio alla Carriera.

    Ore 22.00-22.20
    Intervista a Davide Pesca e presentazione teaser del lungometraggio Dead Butterfly.

    Ore 22.25-22.50
    Premiazioni finali

  • [EXTRA] Ed Gein nella storia del cinema

    ATTENZIONE: il post può contenere informazioni sulle trame e sui finali dei film trattati che sono: Psycho, Non Aprite Quella Porta, Deranged – Il Folle, Maniac, Manhunter, Il Silenzio degli Innocenti, La Casa di Jack.

    La Casa di JackdiLars von Trierè l’ennesimo film che si ispira alla figura di Ed Gein, il serial killer che sul finire degli anni ’50 sconvolse gli Stati Uniti d’America con le sue efferatezze.

    Ed Gein viene arrestato nel 1957. Nel suo capanno e nella sua abitazione trovano un po’ ovunque resti umani utilizzati come oggetti per la casa: colonne vertebrali trasformate in lampade, calotte craniche usate come ciotole e femori adibiti a gambe da tavolo.

    Due anni dopoRobert Blochpubblica il romanzoPsychoche l’anno successivo viene adattato daAlfred Hitchcock. Il protagonista Norman Bates ricorda quello di Gein soprattutto per quanto riguarda il rapporto morboso con la iperprotettiva e bigotta madre.

    Quattordici anni dopo arrivaNon Aprite Quella PortadiTobe Hooperche invece evidenzia altre perversioni di Gein come quella di crearsi maschere di pelle umana. Nascono così Leatherface e la sua folle famiglia cannibale. Hooper si concede parecchie libertà rispetto alla biografia dell’assassino, calca ancor di più la mano ed inventa la motosega come arma prediletta per uccidere rispetto al suo fucile.

    Nello stesso anno, ma molti mesi prima, esce negli Stati Uniti d’AmericaDeranged – Il Folleco-diretto daJeff Gillen e Alan Ormsby e con Robert Blossom nella parte del protagonista Ezra Cobb. Il film è abbastanza fedele alla vera storia di Ed Gein, con le sue maschere di pelle umana, il morboso attaccamento alla defunta madre, la passione per la tassidermia e quegli accenni al travestitismo.

    Nel 1980 è la volta diManiac, interpretato e co-sceneggiato daJoe Spinellper la regia diWilliam Lustig. Racconta di Frank Zito un uomo che ammazza donne a New York per addobbare dei manichini che ha in casa con i loro scalpi. Un film che colpisce non tanto per gli ottimi effetti speciali di makeup del mago Tom Savini, quanto piuttosto per il ritratto dello schizofrenico assassino ricco di una vasta gamma di sfaccettature che vanno dall’orribile al commiserevole.

    Nel 1986 arrivaManhunter – Frammenti di un omicidiodiMichael Mann, primo film in cui appare Hannibal Lecter: il folle psichiatra antropofago creato dello scrittore Thomas Harris qui interpretato da Brian Cox.

    Cinque anni dopo esce -diretto daJonathan Demme–Il Silenzio degli Innocenti. In questo caso lo psicopatico collaboratore di giustizia, soprannominato The Cannibal, è interpretato da Anthony Hopkins il quale riprenderà il personaggio anche inHannibal (2001) di Ridley Scott eRed Dragon (2002) di Brett Ratner.

    Immancabile il film che racconta la gioventù del maniaco dal titoloHannibal Lecter – Le Origini Del Malediretto da Peter Webber nel 2007.

    Nel film diLars von Trierdal titolo italianoLa Casa di Jack, il protagonista (interpretato daMatt Dillon) ricorda Gein per la sua fissazione di conservare i cadaveri delle vittime modellando i loro corpi a suo piacimento. Dal sorriso forzato del bambino che non voleva sorridere, alla costruzione finale della casa utilizzando tutti loro corpi assemblati.

    Altri film prendono spunto dall’assassino seriale statunitense:Three on a Meathook, scritto e diretto daWilliam Girdler, racconta di quattro ragazze con l’auto in panne aiutate dalla famiglia sbagliata. Motel Helldel 1980 diretto daKevin Connornarra invece di una famiglia di agricoltori che rapiscono poveri turisti e viaggiatori per creare la loro carne speciale.

    Due sono invece i film che hanno il nome di Gein nel titolo e sonoEd Gein – Il Macellaio di Plainfielddiretto daChuck Parellonel 2000 eEd Gein: The Butcher of PlainfielddiMichael Feifer.

    Tra i lavori più recenti che si ispirano a Gein segnaliamo il cortometraggio statunitenseChateau Sauvignon: terroir (scritto e diretto daDavid Marie) su un padre e un figlio vignaioli assassini. Il cortometraggio è stato selezionato per la quinta edizione dell’Abruzzo Horror film Festival.

  • [EXTRA] FILM E POLITICA – “Gonzo” di Alex Gibney: la politica meglio del sesso?

    “Carburante principale di ogni campagna presidenziale sono rabbia e lussuria e chiunque decida di impegnarsi in quella corsa sarà ridotto a un relitto balbettante, nel giorno delle elezioni”
    Hunter S. Thompson, “Meglio del sesso”.

    A un mese dalle elezioni politiche più sgarrupate e confuse che si ricordino nel paese dello stivale,può sembrare da fuori di testa che la politica possa ispirare ancora passione e coinvolgimento tra Italiani annoiati, dediti ad attendere la botta di culo del gratta e vinci per poter mandare affanculo amici, parenti e vicini di casa.

    Figuriamoci allora se è possibile concepire un momento storico in cui uno scrittore con una complessa serie di dipendenze potesse candidarsi come sceriffo della contea di Aspen, Colorado, presentando un simbolo che al centro portaval’inequivocabile effige del pejote. Rischiando seriamente di vincere, oltretutto.

    È una delle storie che raccontail premio Oscar Alex Gibney nel documentario “Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson” (Paura e delirio nell’arte di Hunter Thompson).

    Siamo nel 1970 e uno dei movimenti politici che appoggia la candidatura di Thompson è ilFreak Power. Nel programma elettorale di Thompson si leggevano promesse del tipo:“Fanculo le strade: tirar su tutto l’asfalto con martelli pneumatici e usarlo per construire un parcheggio auto in periferia. (…) In città ci si muoverà a piedi e le forze di polizia gestiranno un parco bici a noleggio”.

    Utopie ritornate di moda nei giorni nostri,almeno se non vi prendete la briga di guardare le statistiche del traffico cittadino che ci ammorba.Si dice che Thompson, promettendo tra l’altro di eliminare la speculazione sulla vendita di droghe, avesse attirato alle urne molte persone che non avevano mai votato in vita loro. Beh, oggi qui nella patria dell’astensione sarebbe forse più utile partecipare, rispetto a votare. Ma si sa, non tutte le anime sante hanno voglia di esporre pubblicamente la loro coscienza. Chi lo fa di solito è perchè non ha niente da esporre.

    Dopo la delusione della sconfitta, l’amarezza di Thompson crebbe a dismisura, insieme ai suoi eccessi, ma la passione per la politica non si affievolì mai. Memorabili suoi reportage per la campagna presidenziale del 1972, in cui oltre a cercare di schiacciare la minaccia del vuoto spinto di Nixon,scoprì l’abuso di stimolanti di un candidato alla presidenza dei democratici.Anche questo è raccontato, con dovizia di particolari divertenti, dal doc di Gibney.

    Non cercate lì l’obiettività del giornalismo anglosassone, ammesso che sia mai esistita. Se infatti per Thompson la politica è solo “l’arte di controllare il proprio territorio”, allora il giornalismo obiettivo cos’è, se non un limite alla tua libertà di espressione e al tuo modo di rincorrere, come un pazzo, la verità?

  • Alla ricerca di un film perduto. Intervista a Cristiana Astori

    Il 1970 è stato l’anno in cui le cose per l’attrice Soledad Miranda iniziavano a girare per il verso giusto. Dopo anni di anonimato girava con il regista Jesus FrancoIl conte Dracula recitando il ruolo di Lucy a fianco di Christopher Lee. Franco vedeva in lei un fascino che le altre attrici non avevano: un misto di dolcezza e sensualità, di eros e thanatos che si fondevano nel suo sguardo. Dopo questo film la richiamava nello stesso anno anche per Vampyros Lesbos e She Killed in ecstasy film un po’ più spinti per i quali utilizza una volta lo pseudonimo di Susann Korda. Tutto sembrava andare per Soledad a gonfie vele. Il 18 agosto 1970 invece tutto improvvisamente finisce. L’attrice, impegnata sul set di un altro film di Franco, Una venere senza nome per l’ispettore Forrester, viaggiava con il marito José Manuel da Conceiçao Simoens lungo la strada dell’Estoril vicino Lisbona. L’auto su cui si trovavano si scontra con un camion, nello schianto Soledad resta uccisa mentre il marito -ex pilota di rally- rimane illeso.Fatto inquietante è che sei anni prima in quella stessa strada i due avevano girato Un dia en Lisboa un cortometraggio che sparisce nel nulla e che si crede per questa coincidenza sfortunata maledetto. A Torino quaranta anni dopo Susanna, una ragazza che non ne può più di fare la cameriera in una squallida pizzeria, riceve la proposta di ritrovare quella pellicola.

    Tutto quel nero è la storia di questa ricerca che porta la protagonista in un mondo sotterraneo che ignorava del tutto. Autrice del romanzo (Giallo Mondadori n° 3041 – ottobre 2011) è Cristiana Astori che noi del klub 99 abbiamo intervistato riuscendole a strappare anche qualche anticipazione sui suoi prossimi progetti.

    Klub 99: Quando ti si è accesa la lampadina? Quando hai capito che valeva la pena di scrivere il tuo romanzo Tutto quel nero?

    Cristiana Astori: Quando ho visto il Dracula di Jess Franco, la scena in cui Christopher Lee morde Lucy/Soledad Miranda. Lo sguardo di lei mi ha inquietato più di quello del Conte e ho sentito che andava raccontato.

    K: Tutto quel nero è un titolo polisemico, si riferisce al buio della sala cinematografica, simboleggia l’oblio che circonda i film perduti di cui parli, il lato oscuro dell’animo umano. È così? C’è dell’altro?

    C. A.: Le tematiche che hai citato ci sono tutte. In più il nero si riferisce all’amnesia post traumatica che investe uno dei personaggi (non anticipo quale per spoiler), amnesia simboleggiata a livello cinematografico dalla dissolvenza in nero che tutto cancella. Inoltre è il colore che rimanda direttamente alla Morte, che è il tema e la chiave di risoluzione della storia.

    K: Il tuo romanzo parla di film scomparsi ma anche di ossessioni. Tu sei laureata in psicologia. Quanto hanno influenzato i tuoi studi nel descrivere certi meccanismi psicologici?

    C. A.: Sicuramente mi hanno influenzato parecchio. La psicoanalisi, soprattutto quella junghiana, ti permette di guardare i fatti in trasparenza e nello stesso tempo di cogliere le motivazioni nascoste di molti comportamenti, anche i più insoliti. Edgar Allan Poe ha visto bene: è la mente umana a custodire gli orrori più inquietanti.

    K: La protagonista Susanna è una lavoratrice precaria che senza pensarci troppo accetta un lavoro anomalo (ritrovare il film perduto Un dìa en Lisboa) ma ben retribuito. Volevi fare una critica contro il mondo del lavoro di oggi o più semplicemente dare alla tua protagonista un lavoro più credibile?

    C. A.: Be’ in effetti vista la situazione dei precari oggi credo che molti accetterebbero di cercare una pellicola maledetta, anche per una cifra molto più bassa… scherzi a parte, la mia idea era quella di creare non un’eroina invulnerabile, ma una persona vera con difficoltà e problemi legati alla realtà. Inoltre non amo i personaggi fuori dal mondo, quelli che nei romanzi non sai mai che mestiere fanno oppure scopri che suonano il violoncello, scrivono poesie o hanno un’agenzia investigativa come nei noir anni Cinquanta. La mia prima domanda è: okay, ma come tirate avanti?

    K: Parlaci un po’ delle inquietanti coincidenze e immedesimazioni progressive di Susanna con Soledad Miranda, musa di Jesus Franco e protagonista del corto Un dìa en Lisboa che Susanna deve ritrovare, eventi che (sappiamo) in qualche modo hanno invaso la realtà contagiando anche te.

    C. A.: Non vorrei anticipare troppo il contenuto del libro, per chi ancora non l’avesse letto. È vero comunque che Tutto quel nero ha dato origine a un gioco di identificazioni progressive, in particolare io stessa non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in Susanna, la protagonista, perché come lei ho dovuto mettermi in cerca della famosa pellicola maledetta per poterla descrivere nella storia. Quando alla fine mi ero rassegnata a considerare Un dìa en Lisboa e tutto ciò che ci sta dietro una semplice leggenda metropolitana, il film è venuto fuori. Il ritrovamento è stato merito di Carlos Aguilar, critico madrileno e grande esperto di Jess Franco e della Miranda che l’ha rinvenuto alla Cineteca di Madrid, in un’unica copia. La cosa inspiegabile è che quando ho visionato il film mi sono accorta che era identico a quello che avevo inventato per esigenze narrative. I misteri inoltre non si fermano qui, anzi, più mi documentavo più le coincidenze aumentavano. Posso dire inoltre che tutto ciò che è realistico nel libro è stato inventato, mentre per descrivere i fatti più inquietanti non ho dovuto creare nulla, mi è bastato ispirarmi a ciò che mi è stato raccontato o che ho scoperto attraverso le ricerche.

    K: Nella stesura del romanzo ci sono state delle influenze letterarie?

    C. A.: Certo, ma non solo. Adoro il cinema e la mia idea era quella di riuscire a riprodurre attraverso le parole lo stile e l’atmosfera di registi e film che mi hanno appassionato. Per quanto riguarda la letteratura mi sono ispirata al noir di Jim Thompson e Richard Stark, all’horror di Henry James, Stephen King e Edgar Allan Poe, alla detection classica di Agatha Christie, ma anche a Joe R. Lansdale, Joyce Carol Oates e Patrick Mc Grath. Le influenze cinefile vanno da Cronenberg a Lynch, a John Carpenter, ma soprattutto al giallo italiano anni Settanta (Umberto Lenzi, Mario Bava, Dario Argento, Sergio Martino) e, ovviamente, ai film di Jesus Franco con la Miranda.

    K: Quanto ci hai messo per scriverlo?

    C. A.: Tanto. Troppo. Più di un anno, compreso il tempo di documentarmi e anche di tradurre un paio di Dexter e altri romanzi. Anche se forse ci ho messo più tempo per pubblicarlo. Sembrava che sul romanzo incombesse una strana maledizione per cui veniva rifiutato da tutte le case editrici, soprattutto perché parlava di un’attrice sconosciuta morta negli anni Settanta. Poi per fortuna Sergio Altieri e Franco Forte, editor Mondadori, hanno creduto nella mia storia.

    K: «Una scrittrice di storie lucide e taglienti, una stella brillante che diffonde rapidamente il suo chiarore nei cieli della letteratura». Quando hai letto questa frase che Joe Lansdale ti ha dedicato per il lancio del tuo Il re dei topi e altre favole oscure cos’hai pensato? Qual è il suo romanzo che preferisci?

    C. A.: Be’ quando l’ho letta sono praticamente svenuta. Lansdale mi ha insegnato molto a livello di scrittura, ne apprezzo la capacità affabulatoria, le metafore sempre incisive e l’ironia che anziché distanziarti dalla storia ha il potere di coinvolgerti ancora di più. Scegliere tra i suoi libri è arduo; potrei citare tre titoli a cui sono legata: La notte del drive in (Einaudi, n. d. r.) perché descrive alla perfezione le sensazioni che provavo quando andavo a vedere i film horror da ragazzina, Maneggiare con cura (Fanucci, n. d. r.), perché contiene storie fulminanti come Nel deserto delle cadillac con i morti, Piccole suture sulla schiena di un morto e Un signor giardiniere, e infine Fiamma fredda (Fanucci, n. d. r.) per come riesce a essere spietato e insieme toccante nel descrivere una storia di freak.

    K: Questa è la vera domanda cretina. Nell’ipotesi di un sequel di Tutto quel nero, e i fan spingono in quella direzione, Susanna riuscirà a laurearsi?

    C. A.: Sì, sempre se riuscirà a sopravvivere. Perché stavolta sarà proprio la sua tesi a cacciarla nei guai.

    K: Miglior film del 2011?

    C. A.: Drive. Refn è uno che sa raccontare. È uno dei rari casi in cui il film è superiore al romanzo. Starei a guardare quella pellicola per ore senza stancarmi.

    K.: Prossimi progetti?

    C. A.: A marzo uscirà in ebook per Milano Nera un mio racconto sempre di ispirazione cinefila: il primo esperimento di slasher letterario e insieme la sua parodia. Per tutti quelli che, come direbbe Lansdale, “non andarono all’horror show.” Per il resto ci sono un po’ di cose che bollono in pentola, ma taccio per scaramanzia…