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  • [RECENSIONE] L’immensità della notte (Andrew Patterson)

    L’esordienteAndrew Pattersondirige conL’immensità della notte(t.o.The Vast of Night) un omaggio allafantascienzastatunitense degli anni ’50.

    Quella che vedeva dischi volanti ed extraterrestri (elaborazioni paranoiche di invasioni sovietiche da guerra fredda) ad ogni angolo. Sconvolgimenti che colpivano sempre piccoli centri abitati, coi i suoi piccoli ma coraggiosi eroi pronti a dare la vita pur di evitare la vittoria del nemico.

    Protagonisti diL’immensità della nottesono Everett, un conduttore radiofonico (Jake Horowitz), e Fay, una giovane centralinista (Sierra McCormick). Quando quest’ultima durante il suo turno di lavoro ascolta uno strano disturbo sulla linea telefonica chiama subito lo speaker per farglielo sentire.

    La loro indagine congiunta farà emergere una storia di dischi volanti che comprende segreti militari e sparizioni di persone.

    Il film si svolge tutto nell’arco di un notte e il registaAndrew Pattersonce lo evidenzia attraverso lunghe inquadrature che sublimano con il lungo piano sequenza (il dop è M.I. Littin-Menz) che a mezz’ora parte da Fay al centralino, attraversa le strade deserte della città, entra dentro il palazzetto dello sport dove è in corso la partita di basket della squadra locale, e si conclude alla stazione radio di Everett.

    Stazione che si chiama WOTW, acronimo diWar of the Worlds, la cui trasposizione radiofonica di Orson Welles mandò in panico gli Stati Uniti d’America nel 1938. Così come c’è un riferimento anche nel nome della piccola città del Nuovo Messico in cui si svolge la vicenda, Cayuga: nome della casa di produzione della serie tvAi Confini della Realtà.

    Ed è proprio lo spirito di quei telefilm che aleggia più di tutti nel filmL’immensità della notte.

    Nella sua conclusione poco rassicurante e poco hollywoodiana, che Patterson realizza in maniera elegante e allusiva. Suggerendo la minaccia aliena per tutto il film.

    Adesso aspettiamo con una certa curiosità il suo nuovo film dal titoloThe Rivals of Amziah King, thriller in pre-produzione interpretato dal premio OscarMatthew McConaughey.

  • [RECENSIONE] The Iced Hunter (Davide Cancila)

    Tornando a quello chescrivevo qui, ancheThe Iced HunterdiDavide Cancilagira in qualche modo attorno alla religione cattolica. Si parla di balordi scelti dalla chiesa per cercare ed uccidere i “marchiati”, delle entità maligne che vorrebbero prendere il controllo del pianeta.

    I “buoni” domini lupi vivono fuori dal tempo in un eterno medioevo e si servono di un muto cacciatore dai poteri fuori dal comune che sarebbe in grado di porre fine una volta per tutte a questa guerra. Questi però reagisce alle violenze di uno di loro e lo uccide dandosi alla fuga. I domini lupi capitanati dal fratello dell’ammazzato gli dànno subito la caccia servendosi di un misterioso individuo simile al guerriero di ghiaccio.

    Ed è proprio il rapporto tra Alexei (Alessio Cherubini) e suo fratello maggiore Dimitri (Alberto Marconcini) uno dei punti più interessanti del film. Un legame in cui sottomissione e soggezione sono elementi portanti che, insieme ad una educazione improntata sulla violenza e la repressione dei sentimenti, hanno portato Alexei ad una mancanza di fiducia in se stesso.

    Dall’altra parte c’è il guerriro di ghiaccio (Ivan King) ed il legame con il suo mentore Rafael. Un addestramento duro ma svolto con umanità e rispetto. Forse perché Rafael (Alex Lucchesi), da condannato che ha ricevuto la grazia, conosce bene il valore della libertà, che all’iced hunter è stata invece tolta.

    Il protagonista del titolo stringe un legame anche con due ragazze. La prima (Federica Bertolani) la conosce durante il suo apprendistato con Rafael. Muta come lui, ai margini come lui, totalmente indifesa. L’altra (Gea Martina Landini) la incontra dopo la sua fuga. Anche lei scappa da un passato infausto e il suo ingresso sarà in qualche modo decisivo allo sviluppo della storia. Soprattutto quando tutto passerà a sorpresa su un altro piano, con l’introduzione di una realtà fatta di sensi di colpa. O forse di reincarnazioni? Sto rischiando di dire più del dovuto, o di sparare cazzate, mi fermo prima che sia troppo tardi.

    Tra fantasy, avventura, combattimenti ed elementi horror,The Iced Hunterè davvero un buon prodotto indipendente che ha il suo principale pregio nel sapere bene dove andare, cosa e soprattuttocome raccontaresenza scivolare su una buccia di banana.

    The Iced Hunterè il primo lungometraggio diDavide Cancila, regista dei cortiNon desiderare la roba d’altrieFeralia.

  • [RECENSIONE] (2) It (Andy Muschietti)

    Con questo secondo film Muschietti non vuole dimostrare di essere un bravo regista horror, ma un bravo regista.

    Che non è poco… ma nell’horror non basta.

    Supportato da un reparto tecnico di altissimo livello (fotografia del pluripremiato Chung-hoon Chung – Lady Vendetta, Oldboy – e scenografia su tutti) e da un cast di giovanissimi e talentuosi attori ben diretti (su tuttiJeremy Ray Taylornel ruolo di Ben eSophia Lillisnel complesso ruolo di Beverly) Muschietti si gioca il passe-partout in stile hollywoodiano, ma senza avere la sensibilità di Spielberg… né il coraggio di un LaLoggia che su temi infantili e orrorifici, ha giocato con estrema delicatezza e crudeltà nel suo magnificoScarlatti.

    Ogni ripresa è mirata a dimostrare un “lo so fare” ma non a “raccontare”… eITche è forse fra i migliori e sfaccettatamente complessi romanzi di King, avrebbe necessitato meno virtuosismi e più sostanza. Tutto diventa stucchevole e stereotipato fra musiche pretenziose e dialoghi prevedibilissimi.

    Le musiche “paracule” per il pubblico giovanile forse son fra le cose più fastidiose di tutto il film.

    Alcuni momenti buoni non mancano (la scena del lebbroso, la sassaiola, il bagno di sangue, l’omicidio del padre di Beverly) ma son troppo pochi su una durata di oltre 2 ore.

    Considerato il capolavoro per eccellenza diStephen King,Itè una lunga e sinistra saga corale che si espande tra orrori inquietanti e drammi umani senza speranza, trattando i temi che in seguito diventeranno il simbolo dell’autore: la forza soverchiante della memoria, la profonda incisività dei traumi infantili, il prezzo della violenza occultata dietro una fragile maschera di felicità, la grettezza e la bassezza umana nascosta dietro le apparenze di una ridente e piccola cittadina. Per quanto It sia considerato principalmente un romanzo horror, in esso sono presenti molti elementi comuni al romanzo di formazione. Il romanzo è la storia di sette amici provenienti dalla fittizia città di Derry, nel Maine, ed è raccontata alternando due diversi periodi temporali.

    Il film raggiunge la sufficienza per via della qualità tecnica e della scorrevolezza, ma lascia il vuoto. Ogni movimento di macchina diventa prevedibile; sapremo già che ORA CI METTE UN DRONE, ORA IL DOLLY SCENDE SULLA VIA… tutto è accademico, impersonale. E, cosa peggiore, il clown non fa mai paura.

    Nel suo sforzarsi di essere spaventoso,Bill Skarsgårdnel ruolo di Pennywise manca totalmente l’obiettivo assieme aAndy Muschietti, e sfiorano entrambi il caricaturale. Ogni apparizione è citofonata, prevedibile, anticipata da cambi di musica scontati e… non fa paura.

    Laddove il grande (troppo grande)Tim Currystava stretto nel modesto film TV di Wallace, ci ha comunque regalato comunque una prova recitativa straordinaria: Curry era clown al 100% quando doveva esserlo, per diventare mostro nel momento necessario.Bill Skarsgårdinvece per tutto il tempo strizza gli occhi e fa la boccuccia cercando di essere minaccioso anche laddove non servirebbe.

    Non c’è mai un cambio, è sempre uguale e diventa monotono.

    Gli FX invece non sono male, tranne quando si scade nella CGI altalenante… con la quale Muschietti sembra esser fissato dai tempi diLa Madre(2013), film che sarebbe riuscito completamente se avessero usato una attrice e del buon make up.

    A proposito de La Madre, anche inItuna figura dichiaratamente ispirata alla pittura di Modigliani è presente nel film.

    Sostenuto da una notevole campagna di Marketing (davvero azzeccata) il film è stato campione di incassi, ma ha lasciato anche tanto amaro in bocca.

    Ora con la lavorazione del capitolo 2, stan tentando di nuovo la carta del creare HYPE con “le scene più sanguinose mai viste” etc ma diciamo che oramai queste cose han davvero rotto le scatole e non ci crede più nessuno.

    Speriamo Muschietti metta da parte la forma per dedicarsi solo alla sostanza. Con questo romanzo di King, la sostanza c’era ma diciamo che in altre mani, magari con meno soldi e meno virtuosismi (e meno voglia di piacere a un pubblico di famiglie per la gioia dei botteghini) avremmo avuto un capolavoro.

  • [RECENSIONE] Isabelle (Mirko Locatelli)

    Dove può spingersi una persona per proteggere chi ama?IsabellediMirko Locatelliè il racconto di un piano organizzato maluccio per aiutare quella persona. Una messa in scena che fa acqua da tutte le parti, e la cosa piano piano esce fuori. Incongruenze, contraddizioni, la sottovalutazione delle conoscenze degli altri (la lingua madre francese parlata dalla protagonista del titolo interpretata da Ariane Ascaride), una certa avventatezza dettata dall’urgenza di aiutare, insomma, una generale inadeguatezza al ruolo fanno sì che chi non doveva capire capisce e chi non doveva proprio accorgersi di nulla intuisce, ha la sensazione, che c’è qualcosa di strano.

    La situazione scivola di mano anche per altri motivi: perché tra la manipolatrice e il manipolato nasce qualcosa di indefinito che contemporaneamente pare andare, ed effettivamente va, verso direzioni diverse e lontane tra loro, con i ruoli che inevitabilmente a un certo punto si ribalteranno contribuendo allo sciogliersi della vicenda.

    Isabelle -grazie ad una asciugatura generale della messa in scena del racconto- non spiega chiaramente molte cose: il più delle volte le lascia intuire, costringendo il cervello a continue rivalutazioni, costanti ripensamenti, ad una maggiore attenzione. Le sfumature e le contraddizioni dei personaggi, le loro debolezze, gli opportunismi, escono fuori dando a questi spessore e credibilità.

    Isabelle non è un film per le masse.

    La storia, nel suo scheletro, è stata già raccontata molte altre volte. Qui però Mirko Locatelli e la sceneggiatrice Giuditta Tarantelli (già insieme al regista ne I Corpi Estranei e nel precedente Il Primo Giorno D’inverno) affrontano il dramma (borghese) e ilgialloprendendo una strada non usuale e poco calpestata, e lo fanno in punta di piedi mettendosi in qualche modo in disparte, guardando tutto da un punto di vista diverso dal solito.

    Non tutto funziona al meglio, qui e là qualcosa non convince a pieno, ma bisogna assolutamente apprezzare la volontà di Locatelli di andare contro corrente raccontando i temi della vita e della morte, dell’inesorabile scorrere del tempo, dei sensi di colpa, dei segreti, delle menzogne e delle ipocrisie che viaggiano con noi e ci accompagnano nelle nostre esistenze, senza ricorrere a soluzioni facili, immediate e chiassose.

    IsabellediMirko Locatelliè distribuito nelle sale daStrani Filmin collaborazione conMariposa Cinematografica.

  • [RECENSIONE] (1) It Follows (David Robert Mitchell)

    Dopo aver vistoIT Followsin una calda serata d’estate, con un cinema stranamente pieno di gente di mezza età, mi sono fatto l’idea che il titolo abbia un doppio significato.

    Non si riferisce solo a un’entità che, lentamente, ma inesorabilmente, insegue sotto varie sembianze. Si riferisce anche al fatto che il film segue un filone ben preciso e non fa niente per nasconderlo. Inevitabile che l’ambientazione riporti al primo“Halloween”di John Carpenter.

    Lunghi viali alberati costeggiati da case di legno, intorno ai quali la macabra entità fa la sua comparsa da lontano. Quando i personaggi vanno poi a chiudersi in una casa sul lago, col pontile in bella vista, è stato inevitabile pensare aReazione a catenadi Mario Bava (ma anche a “Shock”) o al suo remake de facto, “Venerdì 13”.

    Quando poi, in una scena del tutto interlocutoria,una bambina bionda attraversa la strada inseguendo una palla bianca, mi è sembrato evidente che questoIt Followsè fatto principalmente di rielaborazione di citazioni. Nonostante questo, il film ha alcuni buoni momenti di paura e soprattutto mostra una periferia americana non più così perfettina e curata. Abbonda infattila descrizione di zone abbandonate, di case con le finestre murate, di famiglie distrutte in cui i genitori quasi non esistono più.E oggi queste notazioni fanno senz’altro onore all’autore.

    Guarda in streamingIt FollowsdiDavid Robert Mitchell.

  • [RECENSIONE] In Time (Andrew Niccol)

    C’è tutto sommato un certo equilibrio tra la parte action e quella politica di In time. L’idea di base è molto buona: nel futuro viene sconfitta la vecchiaia, tutti si fermano a venticinque anni ma il tempo da vivere, potenzialmente eterno, è un lusso che non tutti si possono permettere. Il tempo che rimane è impresso in una specie di tatuaggio luminoso che tutti hanno sull’avambraccio. Il tempo diventa la sola valuta corrente, per telefonare devi dare un minuto del tuo tempo, per andare sull’autobus due ore e via discorrendo.

    I ricchi da una parte i poveri dall’altra, la solita storia distopica che racconta un mondo uguale al nostro presente se non fosse per un piccolo particolare macroscopico. I poveri come Will Salas (Justin Timberlake) per poter continuare ad esistere devono vivere alla giornata: alzarsi presto la mattina per lavorare in cambio di poche ore di vita, arrangiarsi in mille modi, soprattutto correre correre correre. Fino a quando Will non incontra un tizio abbiente che non ne può più di vivere e prima di suicidarsi gli regala oltre un secolo di vita e lo porta a conoscenza del terribile divario che esiste tra classi sociali perché, tanto per cambiare, i ricchi hanno rubato ai poveri e vivono in quartieri isolati irraggiungibili per chi vive nei ghetti come Will.

    Presa coscienza dell’ingiustizia rapisce la figlia del riccone Weis (Jesse Lee Soffer), che ha in cassaforte un milione di anni. Sylvia (Amanda Seyfried) all’inizio spaventata si fa prendere la mano sempre più, ci prende gusto a maneggiare pistole e a rubare al padre il tempo che egli a sua volta ha rubato a tutti quei poveracci che vivono nei quartieri poveri. Will e Sylvia diventano una specia di Bonnie e Clide pronti a tutto pur di ridare equità al mondo. Sulle loro tracce si mette l’agente Leon (Cillian Murphy) una specie di finanziere incaricato di vedere chi ha più tempo del dovuto illegalmente.

    Ecco, la parte puramente ludica, fatta di inseguimenti, sparatorie, conti alla rovescia funziona piuttosto bene così come la parte impegnata quella cioè in cui esce fuori l’aspetto politico, arrabbiato e se vogliamo anche nichilista del film. Quello che non convince è l’unione tra questi due mondi, l’incontro tra poveri e ricchi desinato, sembrerebbe, a cambiare il mondo. Sylvia di punto in bianco passa dalla parte di Will, d’accordo che c’era attrazione tra i due ancor prima che il ragazzo decidesse di rapirla, va bene l’iniziale ostilità della ragazza che non ci sta a passare da un momento a un altro da uno status a un altro, cosa che accade esattamente al contrario a Will che vince al tavolo di gioco del padre di lei oltre un secolo di vita.

    È la presa di coscienza di entrambi i protagonisti a non convincere, ok, lui perde la madre il giorno del suo compleanno e la cosa gli fa girare le palle quanto basta, ma lei? Quando capisce l’ingiustizia che il padre contribuisce a proliferare? In che momento vediamo il classico primo piano a stringere sulla protagonista? Cos’è la sua? Una semplice ribellione ai genitori? A parte questi interrogativi che possono essere anche dovuti ad una scarsa attenzione da parte mia, probabilmente è così, il film, lo ripeto, funziona piuttosto bene anche se il finale lascia veramente poco spazio all’immaginazione. La coppia Clyde-Bonnie va avanti per la sua strada che è quella di riportare giustizia nel mondo e nessuno riuscirà a fermarli.

    Va bene, forse Andrew Niccol ci vuole dire che l’unione fa la forza. Oppure che i ricchi (che volevano tutto per sé, con la scusa che è meglio così, che è meglio cioè che i poveri muoiano per non dare loro sofferenze e preoccupazioni) si ritroveranno una mazza da baseball nel culo, tanto per citare Mister Pink, ché per loro la pacchia è finita. C’è un messaggio anticapitalista, senza dubbio, e il fatto che In time sia un film hollywoodiano lascia trapelare evidente una contraddizione grossa come l’Everest. Forse questo sarebbe da approfondire. Se si fa in tempo.

    Guarda in streamingIn TimediAndrew Niccol.