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  • Terry Gilliam cerca (ad Annecy) talenti per il suo prossimo film

    Ieri è cominciato il festival francese diAnnecy, dedicato al cinema di animazione. Tra gli ospiti della prima giornata il registaTerry Gilliam(Brazil, L’esercito delle 12 scimmie, Tideland) che ha tenuto una masterclass (link) durante la quale ha dichiarato che una delle ragioni per cui si trova lì è di scovare nuovi talenti dell’animazione per il suo prossimo film dal titoloThe Carnival at the End of Days.

    Lo fa saperedeadline.

    Queste le parole diTerry Gilliam:

    “Cerco un ragazzo o una ragazza, un uomo o una donna, qualunque sia la parola corretta, oppure adulto o adulta… Sto cercando di fare qualcosa che non è il mio stile di animazione: in parte è instop motion, in parte sarà digitale. Annecy ospita alcuni dei più grandi animatori del pianeta, quindi sono qui solo per incontrare persone. Proprio ieri sera ho incontrato delle persone molto interessanti.”.

    Le riprese diThe Carnival at the End of Daysdovrebbero cominciare a gennaio e del cast faranno parte Johnny Depp, Jeff Bridges, Adam Driver e Jason Momoa.

    La trama:

    Dio pianifica di distruggere l’umanità ma Satana gli presenta una giovane coppia che crede possa essere la nuova Adamo ed Eva, convincendo Dio a dar loro una possibilità.

    E sarà proprio Depp ad interpretareSatana, mentre Bridges interpreterà Dio.

    Depp con Gilliam ha recitato in due film: Paura e delirio a Las Vegas e Parnassus, altrettanto ha fatto Bridges con La leggenda del re pescatore e Tideland.

    The Carnival at the End of Daysè scritto daTerry Gilliaminsieme a Christopher Brett Bailey (Dream Agency).

  • [RECENSIONE] The Zero Theorem di Terry Gilliam (al Lucca Film Festival)

    Ci tenevo veramente tanto a vedereThe Zero Theoreme a vederlo bene, seduto al calduccio di un cinema nostrano.Terry Gilliamè garanzia di vino che invecchia con equilibrio e coerenza e ci ha mostrato anche di recente dei pezzi veramente interessanti (tra i quali ancheTideland: lo so, film per stomaci e cervelli forti, a me ha lasciato un segno e oggigiorno non è affatto banale).

    Purtroppo, visto che nessun distributore italiano al momento ha acquistato i diritti del film, mi stavo rassegnando a rimandare il piacere della visione quando ho scoperto che ilLucca Film Festivaldi quest’anno (edizione magnifica) avrebbe dedicato un’intera parte del festival all’exMonty Python, nonché la serata inaugurale proprio aThe Zero Theorem.

    Dopo mezz’ora di festeggiamenti solitari conseguenti a questa scoperta, ho raccolto la giusta compagnia e organizzato il breve viaggio alla volta di Lucca. Sarà stata autosuggestione (di solito suddivido gli altri spettatori in intellettualoidi, improvvidi e, residualmente, amanti focosi  come me), ma l’ambiente che abbiamo trovato era veramente rilassato, piacevole, con una  passione per il cinema che non è né vezzo intellettualoide né una posa, ma semplicemente passione: già fantascienza ancor prima dell’inizio del film?

    La presentazione diTerry Gilliamin persona, buffone semplice e alla mano, mi ha ricordato la gigioneria diMario Bava: quello spargere ironia come antidoto da parte di chi dentro di sé vive dimensioni profonde, complesse e inquietanti che sono pienamente trasmissibili solo attraverso l’arte.

    Lo accompagnava l’ormai fido Sancho Panza della fotografia, l’italianoNicola Pecorini, con una camicia da boscaiolo inimitabile e un ombrellino pieghevole (fuori piovigginava) appeso alla cintura. Mi sono convinto che Pecorini salirebbe così anche sul palco dell’Oscar e mi ha ispirato subito una naturale simpatia.

    E il film?

    The Zero Theoremè low budget sin dalle prime inquadrature, ma quel low budget che trasuda invenzioni e soluzioni intelligenti di fotografia, scenografia e regia, quindi, per me, il massimo.

    Dopo le prime scene ho deciso di lasciar perdere i confronti conBrazile di godermi questa storia, per quanto possibile, così come si presentava davanti ai miei occhi fotogramma dopo fotogramma.

    L’inizio aiuta, in questo senso, perché è criptico e labirintico: entrare nel mondo futuribile di Gilliam costa fatica e concentrazione, ma una volta dentro diventa difficile uscirne. Sul fatto che Christoph Waltzsia stata una scelta giusta per questo film, devo ancora far pace con me stesso. Waltz sottintende sempre un filo di ironia che a volte mi è sembrato azzeccato, perfetto, suggestivo, ma in altre scene invece fuori luogo, sopra le righe, fuori contesto, come se forzasse una qualche parte inamovibile di se stesso.  Non so, lascerò questo aspetto così, sospeso non come un dubbio, ma come un lato affascinante.

    L’altro lato affascinante del film è il concetto principale, quello che sottintende lo “Zero Theorem”. Non rovinerò la sorpresa a nessuno, ma quando un film ha una filosofia di fondo semplice e rivoluzionaria come questa, c’è già quello che manca invece in intere filmografie.