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[RECENSIONE] Chernobyl Diaries – La mutazione (Brad Parker)

Protagonisti di Chernobyl Diaries – La mutazione sono i soliti sei ragazzi americani in vacanza all’estero che finiscono in un mare di guai.

Invece di andarsene a Mosca preferiscono visitare i dintorni di Chernobyl dove avvenne il famoso disastro nucleare. A guidarli un tizio del posto che guarda caso sarà il primo a sparire/morire lasciando i sei da soli nel nulla di una città, Pripyat, evaquata all’epoca in fretta e furia e dove oggi si aggirano bestie feroci e soprattutto mutanti ché da quel posto non sono mai andati via.

La solfa è sempre quella: il gruppo si divide e pian piano muore inesorabilmente, vuoi per i mutanti incazzati o per le radiazioni ancora altissime. La cosa che in qualche modo sorprende è che non si tratta di un POV vero e proprio ma di un film con inserti POV che per il resto del tempo adotta comunque la ripresa a spalla pur non essendoci nessuna telecamera diegetica accesa.

Ecco dunque il tipico effetto del vedo e non vedo per via delle riprese mosse e dell’illuminazione scarsa dovuta soprattutto dalle torce elettriche. Lo stile dunque è quello che è, efficace ma anche per alcuni da voltastomaco o da mal di testa. Quello che posso rimproverare non è la ripresa mossa, né il fatto che ambientare una storia in un luogo dove è avvenuta una tragedia sia immorale. Quello che avrei voluto è una storia dallo svolgimento meno banale. La luna, lo so.

Chernobyl diaries lo si deve ad Oren Peli, il regista di Paranormal activity, che qui produce scrive soggetto e (in parte) sceneggiatura. Location delle riprese sono state l’Ungheria e la Serbia quindi per niente vicini al luogo della tragedia (a proposito negli end credits si ringrazia anche il Nucleo antiterrorismo Serbo). Peli affida la regia a Bradley Parker, un tizio che nel cinema non aveva fatto assolutamente niente prima di questo film.

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Chernobyl Diaries - La mutazione - locandina USA

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