In questo periodo in cui sul tema horror delle case infestate la fa da padrone Jason Blum con le sue produzioni ruffiane, patinate, banali ma ricche di seguaci (non solo spettatori, ma anche registi), arriva dal Canada come un fulmine a ciel serenoSkinamarinkdiKyle Edward Ball.
Skinamarinkè un film che accoglie alcune caratteristiche del sottogenere per raccontarle con un approccio d’altri tempi: vicino aVal Lewtone, andando ancora più indietro,George Méliès.
Si racconta di due fratellini che si svegliano di notte scoprendo che i genitori sono spariti. Con loro ci sono delle presenze che gli parlano e si manifestano facendo sparire oggetti, trasmettendo un (profetico) vecchio cartone in tv, sovvertendo la logica dello spazio-tempo.
Kyle Edward Ballnarra la vicenda attraverso una fotografia buia e sgranatissima, utilizzando un sonoro disturbato dai fruscii perenni. In altre parole suggerendo l’orrore.
Il non visto è la carta vincente diSkinamarink. Neanche i due bambini vengono mostrati chiaramente in volto e sono sempre inquadrati di spalle, o tagliando loro la testa (giusto un profilo verso la fine). Due ragazzini che sono la cosa più inquietante del film per come affrontano gli eventi misteriosi, con una naturalezza che va dallo spavento all’accettazione delle nuove crudeli e spaventose regole del gioco.
Skinamarinkè il primo lungometraggio diKyle Edward Balled èin concorsoalTOHorror Fantastic Film Fest 2022.

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