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  • [RECENSIONE] Piggy (Carlota Pereda)

    !!! Leggete solo se avete visto il film Piggy !!!

    Ma quanto sarebbe stato fico vedere Sara (Laura Galán) vendicarsi delle sue coetanee perseguitatrici, abbandonarle con il pazzo maniaco o peggio aiutarlo a farle fuori? Probabilmente è la mia parte animale che scrive, quella da maschio stupido che applica la legge del taglione e cede facilmente al fascino della violenza.

    Nel film scritto e diretto dalla spagnolaCarlota PeredaSara invece perdona. Reprime la sua animalità, non si lascia attrarre dal lato oscuro, e sceglie l’assoluzione. Un’azione fortissima, in qualche modo impensabile in un film del genere.

    Ma forse è proprio per la sua aderenza al reale che il film non poteva che finire così. Non perché sia diseducativo, immorale, mostrare una reazione del genere. Forse ci voleva un punto di vista femminile per trattare l’argomento bullismo, che è ben diverso dal rape and revenge.

    Sara ci dà una bella lezione: ci insegna che la vendetta è un piatto che non va servito né caldo né freddo. Ovviamente il percorso per arrivare al perdono non è così immediato, e cedere al fascino del sangue (e della carne) è molto facile.

    Cosa che non accadeva nel cortometraggio del 2018Cerditada cui tutto ha avuto inizio, sempre scritto e diretto daCarlota Peredae interpretato daLaura Galán, dove invece si taglia corto, per l’appunto, e la bullizzata lascia le tormentatrici al loro destino.

    https://www.youtube.com/watch?v=vmL0BZy-2bg

    Come non accadeva nel classico degli anni ’70 (del cinema e della letteratura)Carrie lo sguardo di satanadove solo chi non era presente durante il ballo di fine anno si salva dalla furia cieca di Carrie.

    Dopo cinquant’anni cambia l’approccio al tema. Le famiglie adesso sembrano normali ma in realtà continuano a generare mostri perché sono poco attente ai problemi degli altri. C’è solo egoismo, incapacità di provare empatia. E se non è orribile questo…

    Malgrado tutto questo e grazie ai tempi lunghi di un film, Sara ha il tempo di contare fino a dieci e di trasformare la rabbia, strumento di per sé violento come un fucile.

    Un po’ come nel libro di David Mamet “I tre usi del coltello”.

    Sullo stesso tema esisteThe Shed(2019) diFrank Sabatella, ancora inedito da noi. Il trailerlo potete vedere a questo link.

  • [RECENSIONE] What the Waters Left Behind: Scars (Nicolás Onetti)

    Tornano gli assassini cannibali argentini di Epecuén diWhat the Waters Left Behind(qui la recensione) e questa volta se la prendono con un gruppo rock in tournée.

    Come avviene per (quasi) ogni sequel di uno slasher anche questoScars(diretto dal soloNicolás Onetti) non aggiunge niente di nuovo rispetto al primo film e dopo averci presentato i personaggi si diverte ad ammazzarli nella seconda parte.

    Un secondo capitolo coprodotto daBlack Mandala, etichetta fondata in Nuova Zelanda nel 2017 dal regista argentinoNicolás Onettie dal produttore Michael Kraetzer proprio in occasione del primoWWLB, e dall’italianaMinerva Pictures.

    Il modello di riferimento, come per l’altro film, è sempreNon Aprite quella PortadiTobe Hooper.

    InWhat the Waters Left Behind: Scarstroviamo dunque da una parte un gruppo musicale con qualche ruggine e stress di troppo e con le sue dinamiche interne che si formano e trasformano, dall’altra la famiglia psicotica con i suoi membri che restano o cambiano.

    Tra i nuovi personaggi meritano particolarmente attenzioneMagui Bravinel ruolo della bellissima esca Carla con le sue espressioni psicotiche edEugenia Rigonin quelli della malcapitata Sophie. E torna l’attoreGermán Baudino: più “chiacchierone” il suo personaggio rispetto al primo film. Divertente poi il nuovo ingresso del redivivo papà Tadeo (Mario Alarcón) che pretende rispetto puntando di continuo la sua pistola contro “ospiti” e famigliari.

    Rispetto al primo film sparisce il rancore dei pazzi abitanti di Epecuén verso i turisti della tragedia (e lo Stato argentino colpevole di aver dimenticato il posto). Qui per scatenare la mattanza è sufficiente incontrare la persona sbagliata.

    Da un punto di vista della drammaticità e della tensione così va più che bene, ma quel risvolto politico in qualche modo elevava l’altro film sopra la media.

  • [RECENSIONE] Monstrous (Chris Sivertson)

    Attenzione: questa recensione sul filmMonstrousdiChris Sivertsoncontiene anticipazioni sulla trama.

    Quando il bistrattato cinemahorror(e di genere più in generale) diventa il mezzo per raccontare qualcos’altro.

    È il caso diMonstrous: nuovo film diChris Sivertson, scritto da Carol Chrest e interpretato da Christina Ricci e Santino Barnard, nei ruoli di una donna e del suo figliolo Cody in fuga da un passato da dimenticare.

    Monstrousè il racconto della elaborazione di un lutto attraverso due invenzioni.

    Il primo è il periodo storico scelto da Laura per assimilare la morte di Cody: gli anni ’50.

    E poi c’è il mostro femminile uscito dalle acque del laghetto vicino la loro nuova casa intenzionato a portargli via il figlioletto, che però è già morto annegato in piscina tempo prima a causa di una distrazione del marito, mentre lei era altrove.

    E se piccoli indizi lasciano capire quale sia la verità, la vera realtà, sia sui fittizi anni ’50 da lei immaginati e che sostituiscono il tempo reale, ma anche per quel che riguarda l’immaginaria presenza di Cody nella sua vita,quello più grande ed evidente ha a che fare con la rappresentazione del mostro che vuole portarglielo via.

    Una mostro palesemente digitale, che si muove però in una cornice anni ’50 quando il cinema horror e soprattutto di fantascienza era popolato da mostruose creature realizzate con effetti speciali vecchia scuola: cerone sul volto, maschere, lattice e costumi di plastica. Qui invece si ricorre alla solita GCI.

    È l’indizio più evidente del processo mentale dentro la fragile Laura, il segnale della mancanza di accordo tra le sue idee.

    O forse è l’ennesima creatura che all’artificio manuale che interagiva dal vivo sul set con gli attori sostituisce una post produzione che costringe gli interpreti ad interagire col nulla contro un telo colorato.

    La prima ipotesi sarebbe più affascinante ma il dubbio che si tratti n realtà della seconda strada facile in qualche modo resta. Perché al di là di questo aspettoMonstrousripropone tutta una serie di clichè visti e rivisti che tutto fanno tranne che spaventare.

  • [RECENSIONE] M3GAN (Gerard Johnstone)

    Dai quei furbetti di Jason Blum e James Wan arrivava nel 2022M3GAN: film diretto daGerard Johnstonecon l’alta ambizione di dire qualcosa di nuovo sul tema delle macchine che si ribellano all’uomo.

    Questa volta si parla di un’androide sperimentale (pensato per essere venduto nei negozi) che ha l’aspetto di una ragazzina e che la sua creatrice Gemma (Allison Williams, già protagonista diScappa – Get Out) regala alla nipote Cady (Violet McGraw) da poco orfana per distrarla e consolarla.

    M3GAN(Amie Donald), che è dotata di una sorprendente intelligenza artificiale, dimostrerà presto tutto il suo violento disprezzo per l’umanità, come ribellione robot impone.

    E se è facile immaginare come si svilupperà la vicenda, quello che sorprende inM3GANdiGerard Johnstonesono un paio di trovate che arrivano inattese lungo il racconto.

    La prima idea interessante che il film propone sono i due momenti in cui ilrobotcanta a Cady sdolcinate canzoni come se improvvisamente ci ritrovassimo in un musical stile Disney. Sono scene che rappresentano bene, attraverso il subdolo lavaggio del cervello che l’androide sta facendo sulla vulnerabile e condizionabile ragazzina, la pericolosità che questi dispositivi elettronici hanno. Tant’è che Cady avrà pure un paio di violente crisi di astinenza, come una tossicodipendente, quando sarà necessario separarla dalla bambola.

    E poi c’è la scena (anche questa gioca con i canoni del musical) in cui la robot, oramai fuori controllo, di fronte al capo di Gemma inizia a ballare in maniera snodata e surreale, quasi come se fosse una versione robotica della Regan deL’Esorcista.

    Due spunti intriganti che dànno un po’ di colore e personalità ad un film per altri aspetti assolutamente canonico.

    Intanto si lavora già al sequel dal titoloM3GAN 2.0, uscita prevista 2025. Sempre diretto daGerard Johnstone, ancora una volta interpretato dal trio Williams, McGraw e Donald, e sempre sceneggiato daAkela Cooper(senza più Wan).

    Guarda in streaming o acquistaM3GAN.

  • [RECENSIONE] Smile (Parker Finn)

    Non c’è niente di nuovo nella storia raccontata inSmile, esordio nel lungometraggio diParker Finn.

    Il solito compitino ben eseguito ma parecchio prevedibile nel suo svolgimento. Protagonista la psichiatra Rose che finisce al centro di una catena di suicidi.

    Avvenimenti sempre più allucinatori che rischiano di farla crollare psicologicamente. Ma ovviamente pazza non è e le sue indagini lo dimostreranno.

    E come è naturale che sia negli horror pensati per invadere le sale e i servizi on demand, più si rispettano le convenzioni e più il film lo si porterà a casa senza sforzi. Ed ecco allora i salti dalla sedia, le voci distorte e dalle frequenze basse delle entità mostruose che dicono cose alla protagonista sul suo passato faticosamente rimosso. Eroina sola contro tutti se non fosse per un unico alleato.

    Forse la cosa che resta più impressa del film scritto e diretto daParker Finnsono le lacrime di Rose (Sosie Bacon, figlia di Kevin) per tutto il film, perché inserite in una storia in cui un sorriso mostruosamente innaturale (loSmiledel titolo) è l’elemento da cui scappare, e i due momenti in cui la sua voce si trasforma in quella della bambina problematica che era, che fa molto Marnie di Alfredino Hitch.

    Ma è davvero poco e dispiace sempre dirlo quando si guarda un film pensato per le masse. Perché si ha quasi sempre l’impressione che si voglia sottovalutare lo spettatore, mancandogli di rispetto con un prodotto niente affatto fresco.

    E invece di autori capaci di dire qualcosa di nuovo nelgenere horrore di incassare ce ne sono, perché il pubblico, soprattutto quello appassionato di film dell’orrore, non ha assolutamente voglia di essere imboccato come un deficiente. Magari è impigrito da centinaia di visioni tutte uguali tra loro ma se gli dai un bello scossone si desta e di solito apprezza.

    Anche nel caso diSmile, ma pensate un po’, si parte dal secondo cortometraggio diParker Finndal titoloLaura Hasen’t Slept, premiato nel 2020 al SXSW Film Festival.

    Anche questo breve lavoro contiene un po’ tutto quello che negli horror convenzionali abbonda. Ma al peggio non c’è mai fine:Smile 2, sempre scritto e diretto daParker Finn, è in post-produzione ed arriverà ad ottobre del 2024.

  • [RECENSIONE] Manodopera (Alain Ughetto)

    È sempre attuale la storia che raccontaAlain Ughettonel suoManodopera. Quando il posto che ci ha dato i natali non offre niente per campare dignitosamente si va da un’altra parte. E se non basta un’altra città si va in un’altra nazione. Anche noi italiani lo abbiamo fatto (e lo facciamo ancora). E così è stato all’inizio del 1900 per la famiglia del regista che dalle alpi piemontesi del Monviso se ne è andata in Francia.

    E se è scontato scrivere che emigrare, abbandonare le proprie radici, non è mai un’azione che si fa a cuor leggero, inManodoperala Storia e il racconto si intrecciano in modi spesso beffardi e crudeli. Perché chi subisce gli eventi della Storia sono sempre le classi sociali più deboli come quella degli Ughetto: usati dai potenti come manovali, soldati, minatori, privati dai preti e dai fascisti del meglio di quel poco che hanno.

    Girato in animazionestop-motion, musicato dal nostro Nicola Piovani,Alain Ughettorende omaggio al coraggio sofferto dei suoi nonni emigranti e ci invita a non farneticare di invasione oggi quando navi cariche di disperati arrivano dall’Africa. Perché quello che ieri eravamo oggi, che l’empatia latita, ci spaventa.

    ManodoperadiAlain Ughettoèdistribuito nelle sale da Lucky Red.