Tag:2018

  • [RECENSIONE] La Vedova Winchester (Michael e Peter Spierig)

    Della Winchester Mystery House ne abbiamo parlatopochi giorni faper segnalarvi il video che ne mostra i complicati se non assurdi interni.

    Sulla storia della casa costruita da Sarah Winchester (moglie del figlio del fondatore della fabbrica di fucili) esiste, dicevamo anche questo, un film diretto dai fratelliMichael e Peter SpierigdiUndeadeDaybreakers.

    La Vedova Winchesterracconta la storia dell’abitazione prendendosi le dovute libertà artistiche, a cominciare dall’invenzione del personaggio del medico Eric Price (Jason Clarke), incaricato dagli azionisti dell’industria Winchester di fare alla donna del titolo (Helen Mirren) una perizia psichiatrica che ne stabilisca o meno la sua instabilità mentale vista la sua folle idea di costruire ininterrottamente la sua villa californiana per placare gli spiriti delle persone morte a causa delle armi da fuoco della fabbrica.

    Solo che anche il dottore non è proprio stabile di mente: schiavo del laudano e dell’alcool non ha ancora assimilato la morte violenta della matta moglie (Laura Brent), suicidatasi dopo aver tentato di ucciderlo con un fucile, guarda caso, Winchester. E sarà proprio questa sua esperienza passata, quasi del tutto rimossa dalla sua mente, ad essere determinante per lo sviluppo della storia.

    Perché ovviamente Price dopo un iniziale scetticismo inizierà a credere al fantastico, oltrepasserà la soglia fino ad entrare nella cavernà più oscura per tornare indietro con l’elisir che qui a ben vedere sono più di uno: libererà la casa dal fantasma più rancoroso, violento e mentitore, farà pace con i suoi sensi di colpa per la morte della moglie, liberandosi dalla schiavitù da droga e alcool, e stabilirà dunque con la sua perizia che la vedova Winchester non è affatto pazza.

    Tutto raccontato con una certa eleganza formale ma secondo schemi narrativi già visti e rivisti fino allo scontato e solito lieto fine.

    Interessante l’idea della vedova che in trance disegna le stanze nuove da costruire, esatte riproduzioni dei luoghi in cui sono avvenute le morti violente a causa dei fucili. Una trovata che ci introduce nel rimosso del dottor Price ma anche nella prevedibile rabbia sprigionata dal fantasma di Ben (Eamon Farren), altra invenzione (la strage da lui compiuta nella fabbrica) del film che si poteva evitare per non scadere nel banale.

    Peccato quindi perché di idee ce ne sono ma non sempre vengono sviluppate nella giusta direzione.

    Insomma, se ci si accontenta di poco (nell’ennesimo film su una casa infestata), anche dei soliti improvvisi -ma mica tanto- salti di paura,La Vedova Winchesterva più che bene.

    I più esigenti storceranno il naso.

  • [RECENSIONE] Notte Nuda (Lorenzo Lepori)

    Mentre tutti, o quasi tutti, vanno verso direzioni facili e alla moda, Lorenzo Lepori con Notte Nuda continua su una strada che se ne sbatte delle regole della logica, e della narrazione tradizionale.

    In Notte Nuda quello che succede molto spesso non viene spiegato: l’irrazionale accade perché accade e basta, improvvisamente, come nel miglior Lucio Fulci, tanto per scomodare un nome importante, anche perché il film Lepori lo ha scritto insieme ad Antonio Tentori, che Fulci conosce piuttosto bene.

    C’è l’anarchia del suo cinema, la dissoluzione del senno oltre le regole degli horror tradizionali fatti con il solito stampo e in cui tutto alla fine deve essere chiarito. E lo fa con una certa ironia, senza prendersi troppo sul serio, anzi divertendosi nel lasciare lo stronzo protagonista -interpretato da Pascal Persiano (Voci dal Profondo di Fulci, e due)- trascinato dalla corrente del suo destino inevitabile, perso nella selva oscura della sua vita sbagliata e dissoluta, corrosa dai sensi di colpa e dalla paranoia. Una ironia calcolata e studiata, volutamente grottesca e mai involontaria.

    E poi ci sono le tre donne (Simona Vannelli, Concetta Pagliarella): nude, morte, un po’ vampire, un po’ streghe, in qualche modo ritornanti, vendicative. Conferiscono al film un sapore e un’atmosfera provenienti da altre epoche, abbastanza lontane.

    Notte Nuda racconta una storia sporca di delinquenza e di vendetta ultraterrena utilizzando un luogo (il bosco di Ponte Buggianese) scosceso, fangoso, angusto che con le sue reali difficoltà morfologiche è andato ad arricchire il film diventando un vero e proprio personaggio aggiunto, uno spazio metaforico.

    Lepori è stato infatti capace di fare di necessità virtù, di trarre a suo vantaggio i vari ostacoli, compreso l’incredibile caldo di quell’estate di due anni fa, migliorando il suo lavoro. Azzeccate sono in questo senso anche le riprese a mano capaci di trasmettere il caos dentro e fuori il protagonista e il suo amico Andrea (Henrj Bartolini).

    Alle cose che funzionano meno, l’aggressione dei malviventi ai due protagonisti, i pochissimi effetti digitali, ci passiamo volentieri sopra perché il resto -nella sua semplice e sporca regia- funziona.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] The Pool (Ping Lumpraploeng), la recensione

    In un palazzo abbandonato una troupe ha appena finito di girare un video. Vanno tutti via tranne lo schiavo-art director Day (Theeradej Wongpuapan), incaricato dal regista di ripulire la piscina in cui si sono svolte le riprese. Resterà bloccato sul suo fondo insieme alla fidanzata Koi (Ratnamon Ratchiratham) senza possibilità di poter uscirne. Come se non bastasse un alligatore scappato finisce nell’impianto rendendo la sopravvivenza davvero difficile.

    The Poolè un film thailandese scritto e diretto daPing Lumpraploengche riesce ad intrattenere piuttosto bene sfruttando una semplice idea in cui la priorità dei personaggi è quella di restare in vita. Tanti colpi di scena, imprevisti e impedimenti, superamenti dei limiti, prove varie di coraggio, volontà e carattere, poche -come sempre- le botte di fortuna e i problemi che contengono al loro interno la soluzione al problema stesso.

    A rendere il film interessante è anche il rapporto tra i due personaggi grazie al quale, oltre ad andare avanti uno degli sviluppi emozionali e narrativi, scopriamo cose di una nazione, la Thailandia, che si conosce poco rispetto ad altre.

    Al di là delle nuove nozioni socio-culturaliThe Poolresta un Survival Movie dal sapore retrò (per il grosso animale da sconfiggere, purtroppo palesemente CGI) e capace di sfruttare bene uno spazio non così usuale a cinema come una piscina vuota.

    The Poolha vinto il “Premio Ciciarampa” come film più originale del festival Oltre Lo Specchio (ex equo conThe Final Land).

  • [OLTRE LO SPECCHIO] Cutterhead (Rasmus Kloster Bro), la recensione

    Claustrofobico e angosciante: non ci sono altri termini per definireCutterhead, film danese diRasmus Kloster Brosu una giornalista (Christine Sønderris) che mentre sta documentando i lavori per la costruzione della metropolitana di Copenaghen, per un incidente resta intrappolata in una camera di pressione insieme a due operai: il greco Ivo (Kresimir Mikic) e il rifugiato Bharan (Samson Semere).

    Aspettando i soccorsi nel ristretto spazio metallico e sporco, ovviamente la tensione e il nervosismo tra i tre salirà alle stelle, mantenere il controllo (la calma) sarà sempre più difficile e gli egoismi prenderanno il sopravvento sugli altruismi.

    Unica impreparata alla situazione, la protagonista Rie per sopravvivere metterà alla prova la sua forza di volontà e il suo equilibrio mentale, ed il sangue che le esce dalle orecchie forse simboleggia anche questo.

    L’esordiente nel lungometraggioRasmus Kloster Bro(che ha anche scritto il film conMikkel Bak Sørensen) racconta tutto nei veri cantieri della metropolitana danese con riprese a mano (Blackmagic Pocket Cinema Camera e GoPro) e con un uso azzeccato del sonoro tra rumori sordi, striduli e fuori campo, affidandosi però soprattutto alla bravura dell’interpreteChristine Sønderristotalmente calata nel personaggio e nella circostanza estrema.

    Cutterheadè in concorso per il festivalOltre Lo Specchio.

    Curiosità: nel film appare all’inizioSalvatore Striano(Gomorra, Cesare deve Morire), nel ruolo di Alfredo, operaio italiano impegnato nella costruzione del tunnel.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] Monstrum – Caccia alla bestia (Jong-Ho Huh), la recensione

    1527: La Corea guidata dal re Jungjong attraversa un brutto periodo a causa di una tremenda epidemia di peste. Come se non bastasse corre voce che una creatura sanguinaria si aggiri di notte.

    Monstrum(Mulgoe) nella prima parte si concentra tra chi crede nell’esistenza del mostro e chi no, tra chi pensa che sia una invenzione della dinastia dei Joseon per generare terrore e tenere a bada la popolazione e chi crede che sia reale anzi la vera causa della diffusione della peste.

    Quando da un certo punto in poi la creatura si dimostra reale il film si concentra tra chi è fedele al re e chi vuole tradirlo. Inoltre si approfondisce la storia della belva sanguinaria scoprendo le sue origini, e la si vede in azione in tutta la sua furia splatter.

    Monstrum(Mulgoe) diJong-Ho Huhha tutto quello che ci si aspetta da un film del genere: botte da orbi tra lame affilate e arti marziali, personaggi disposti a sacrificare la loro vita per il bene di tutti, complotti e cospirazioni ad ogni angolo, vendette trasversali. Funziona tutto piuttosto bene tranne l’aspetto della bestia assetata, ma chissene quando squarta le persone come se fossero fogli di carta.

    Monstrumè un film della Corea del Sud in concorso per il festivalOltre lo Specchio.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] Averno (Marcos Loayza), la recensione

    Tupah (Paolo Vargas) è un lustrascarpe di La Paz che in cambio di denaro va a cercare lo zio trombettista niente meno che all’Averno, vale a dire l’inferno. Tra rivisitazioni di personaggi danteschi e mitologici, il giovane protagonista supererà diverse prove, sconfiggerà nemici e stringerà alleanze muovendosi tra scenari decadenti e surreali nei quali convivono povertà e ricchezza.

    Tupah, come in tutti iviaggi dell’eroe, arriverà a capire che il peggior nemico da sconfiggere è sé stesso, che i dubbi e le paure sono solo una parte del gioco.

    Averno, scritto e diretto daMarcos Loayza, è ambizioso ma ha anche le sue ingenuità. L’aspetto più interessante sono i reali ambienti fatiscenti di La Paz che fanno da scenografie alle varie prove dell’eroe e più in generale il bisogno economico come base di partenza nella ricerca del parente dello sciuscià.

    Avernoè in concorso per il festivalOltre lo Specchio.