Tag:2019

  • [RECENSIONE] Letto numero 6 (Milena Cocozza)

    Il cinema horror, fantascientifico, ha la possibilità di raccontare la nostra società meglio di quei generi che lo affrontano direttamente. Questo grazie l’ausilio di metafore, allegorie, similitudini.

    Gli zombi di George A. Romero che diventano il mezzo per parlare di consumismo o di esercito militare sono l’esempio più classico quando si vuole parlare di film del terrore sociali o politici. Così come le invasioni aliene erano il mezzo per il cinema statunitense degli anni ’50 di parlare di guerra fredda al pericolo comunista sovietico.

    Letto numero 6diMilena Cocozzaè un filmhorrorche racconta l’orrore dei manicomi in Italia.

    E lo fa attraverso il fantasma di un bambino (Riccardo Bortoluzzi). Che appare ad una dottoressa (Carolina Crescentini) durante i turni di notte in una clinica pediatrica. Che un tempo era un ospedale psichiatrico infantile.

    Esordio nel lungometraggio diMilena Cocozza,Letto n. 6si muove tra una narrazione prevedibile, fatta dalle solite apparizioni da storia di fantasmi, e un tema sociale importante come quello degli O.P. italiani, dove il film esprime invece il suo meglio anche per quel che riguarda l’impatto visivo.

    Ma stiamo parlando di un film co-prodotto daRai Cinemapensato quindi con certi criteri, più che altro per non scioccare le masse e assicurarsi una programmazione televisiva in prima serata. E trovare in un prodotto del genere momenti di autorialità vuol dire cheRai Cinemanon è fessa e che riconosce la bravura diMilena Cocozzacome narratrice.

    Le visioni della protagonista Bianca, sogni in cui vive le torture dell’elettroshock a cui erano costretti i poveri sfortunati bambini rinchiusi nel reparto psichiatrico, sono immagini angoscianti che rendono bene l’idea degli orrori che si vivevano in quegli spazi fino all’arrivo della Legge Basaglia. E che dimostrano la sensibilità della regista verso certe atmosfere e tematiche.

    A tirar le sommeLetto numero 6non spicca il volo ma si ferma nella zona del vorrei ma non posso, del download che si blocca verso la fine facendoci smadonnare.

  • [RECENSIONE] L’immensità della notte (Andrew Patterson)

    L’esordienteAndrew Pattersondirige conL’immensità della notte(t.o.The Vast of Night) un omaggio allafantascienzastatunitense degli anni ’50.

    Quella che vedeva dischi volanti ed extraterrestri (elaborazioni paranoiche di invasioni sovietiche da guerra fredda) ad ogni angolo. Sconvolgimenti che colpivano sempre piccoli centri abitati, coi i suoi piccoli ma coraggiosi eroi pronti a dare la vita pur di evitare la vittoria del nemico.

    Protagonisti diL’immensità della nottesono Everett, un conduttore radiofonico (Jake Horowitz), e Fay, una giovane centralinista (Sierra McCormick). Quando quest’ultima durante il suo turno di lavoro ascolta uno strano disturbo sulla linea telefonica chiama subito lo speaker per farglielo sentire.

    La loro indagine congiunta farà emergere una storia di dischi volanti che comprende segreti militari e sparizioni di persone.

    Il film si svolge tutto nell’arco di un notte e il registaAndrew Pattersonce lo evidenzia attraverso lunghe inquadrature che sublimano con il lungo piano sequenza (il dop è M.I. Littin-Menz) che a mezz’ora parte da Fay al centralino, attraversa le strade deserte della città, entra dentro il palazzetto dello sport dove è in corso la partita di basket della squadra locale, e si conclude alla stazione radio di Everett.

    Stazione che si chiama WOTW, acronimo diWar of the Worlds, la cui trasposizione radiofonica di Orson Welles mandò in panico gli Stati Uniti d’America nel 1938. Così come c’è un riferimento anche nel nome della piccola città del Nuovo Messico in cui si svolge la vicenda, Cayuga: nome della casa di produzione della serie tvAi Confini della Realtà.

    Ed è proprio lo spirito di quei telefilm che aleggia più di tutti nel filmL’immensità della notte.

    Nella sua conclusione poco rassicurante e poco hollywoodiana, che Patterson realizza in maniera elegante e allusiva. Suggerendo la minaccia aliena per tutto il film.

    Adesso aspettiamo con una certa curiosità il suo nuovo film dal titoloThe Rivals of Amziah King, thriller in pre-produzione interpretato dal premio OscarMatthew McConaughey.

  • [OLTRE LO SPECCHIO 2] Noise di Jeremy Laval. La recensione

    Noiseè il primo lungometraggio diJeremy Laval.

    Vincent (Guillaume Duhesme) diventa improvvisamente sordo. Perde lavoro, cambiano le abitudini e la sua vita. A un certo punto però si rende conto di riuscire a captare i pensieri della gente che ha vicino. Il suo medico ovviamente non gli crede ma Vincent se ne frega e comincia ad usare il suo superpotere (che perfeziona sempre più) per alzare un po’ di soldi. Come? Rubando i bancomat di chi ha appena prelevato dopo aver intercettato il pin. Va avanti così per un po’ finché non viene contattato da una ragazza (Bérangère Mc Neese) che invece crede nelle sue capacità straordinarie. La sua proposta è di ritrovare sua sorella, sparita nel nulla tempo prima. L’eogismo e la rabbia per la sua nuova condizione si faranno da parte. Perché da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

    Ed è questo il punto sia di unione che di rottura diNoisedai cinecomix.

    Qui non ci sono nemici pazzi da sconfiggere che hanno superpoteri devastanti e che minacciano una intera città se non il mondo intero. Qui c’è un eroe con una disabilità che diventa la sua forza, dunque prima contrario ad aiutare, poi esitante e infine pronto ad intervenire. E lo fa utilizzando un dono dal potenziale infinito ma che resta in qualche modo sempre invisibile. Niente effetti speciali sboroni quindi. Che l’evoluzione dei suoi poteri vada verso la direzione che poi effettivamente prende importa poco perché resta comunque la paura che nonostante questi non possa farcela, solo e con poca esperienza contro molti navigati criminali.

    ConNoiseil produttore, regista e sceneggiatore franceseJeremy Lavalsi muove nei territori noir e thriller, di una cupa storia di formazione. Tra modelli americani e non (What Women Want, Scanners, Inception, Drive e Baby Driver) si allontana volentieri da alcune convenzioni hollywoodiane. Ne esce è un film sorprendente ma non perfetto, teso ma anche ironico, disperato e con un finale azzeccato, inevitabilmente amaro ma a suo modo anche consolatorio, che apre e chiude allo stesso tempo.

    Noiseha vinto il Premio Ciciarampa come miglior film alla seconda edizione del festivalOltre Lo Specchio.

  • [OLTRE LO SPECCHIO 2] Dead Dicks (Chris Bavota, Lee Paula Springer). La recensione

    Un ragazzo dalle tendenze suicide, sua sorella costretta a stargli dietro notte e giorno, e una vagina muraria che sforna cloni nell’appartamento per primo.

    Dead Dicks(2019) è un ragionamento, scritto e diretto dai coniugi canadesiChris BavotaeLee Paula Springer, sulle possibilità che abbiamo nella vita di riprovarci, sulla forza necessaria che occorre per staccarci da certi vincoli, di voltare pagina, di lasciarsi alle spalle certi problemi. La strada intrapresa è quella della commedia e dell’asciugatura generale, di location e personaggi. Una commedia dai confini drammatici che sconfina nello splatter e in qualche modo nel cinema del connazionaleDavid Cronenberg.

    Come primo lungometraggio non c’è male. Il solo Bavota aveva in precedenza (nel 2017) scritto e diretto il corto horrorEven the Darkness Has Arms.

    Dead Dicksha vinto il Premio Ciciarampa per il film più originale dellaseconda edizione del festival Oltre lo Specchio.

  • [RECENSIONE] Dio non ti odia (Fabrizio La Monica)

    L’uomo deve sempre trovare una giustificazione per le sue cazzate, i suoi limiti, le sue cattiverie. E la religione è l’alibi perfetto per tutto ciò e molto altro. È il posto ideale dei vigliacchi dove potersi rifugiare.

    A volte il raggiro religioso ci viene somministrato per tutta l’esistenza senza che neanche ce ne accorgiamo. Altre volte per i casi della vita ci sbattiamo il muso violentemente, o peggio ci viene chiesto di far parte di questo grande inganno. Il padre (Roberto Romano) protagonista diDio Non Ti Odia, secondo lungometraggio diFabrizio La MonicadopoVork and the Beast, apre gli occhi, non ci sta, si ribella e combatte. Lotta contro se stesso, la sua coscienza, i suoi sensi di colpa, si batte in opposizione alle norme umane dietro la giustificazione divina, alle leggi per piacere ad un dio che non c’è, forse non c’è mai stato, o forse è morto. Affronta una religione che fa rima con superstizione, ostacolato da chi ciecamente obbedisce, mosso da una paura che non ha età.

    Fronteggia il lato peggiore dell’uomo, immerso in una natura che se ne sta a guardare indifferente, e dà il via ad una reazione a catena dagli effetti imprevedibili, ricca di colpi di scena spiazzanti.

    La nota dolente diDio Non Ti Odiaè la recitazione degli attori, troppo caricata soprattutto nelle parti parlate. Va meglio quando si lavora di sottrazione e ad esprimersi sono solamente gli sguardi e il corpo.

    Quello che più convince è l’ambiguità sotterranea, la non univocità delle interpretazioni che il film solleva e suscita. Un aspetto che era già emerso nel suo cortometraggioAbyssuspresente nel collettivoAfter Midnight 2 – The Evil Building.

    Adesso aspettiamoIl Buio Del Giorno, il nuovo film del regista bagherese arricchito dagli effetti speciali di sua maestàSergio Stivaletti.

  • [RECENSIONE] Respira – Transgenesis (Gabriel Grieco)

    RespiradiGabriel Griecoracconta di un pilota di aerei (Lautaro Delgado) che accetta l’infame lavoro di spargere veleno in alcuni campi coltivati argentini.

    Il lavoro è breve ma ha la malaugurata idea di portarsi dietro moglie (Sofía Gala) e figliolo (Joaquín Rapalini). I tre si ritroveranno subito coinvolti nelle violente proteste degli arrabbiati abitanti della zona, stufi di respirare merda.

    Gabriel Griecocontinua, dopo l’interessante debutto conNaturaleza Muerta, ad usare i generi che più ci piacciono per parlare di cose serie.

    Si parte dalla mancanza di denaro. È questo il motivo che spinge Leonardo ad accettare l’infame lavoro di fumigatore di campi:la crisi economica. Con un figlio da crescere e bollette da pagare si è disposti a tutto. Ragazzino per di più asmatico, un elemento che ha il suo peso nella presa di coscienza del protagonista se si parla dipesticidi, dizozzure da respirare e da mangiare.

    Dopo una parte iniziale e centrale preparatoria forse un po’ moscetta, nel finale il film si accende e mostra i soliti poteri forti pronti a far di tutto pur di proteggere gli avvelenatori. Lì la tensione e l’ansia salgono ad un certo livello e arrivano anche piacevoli citazioni: dal ragazzino messo in salvo dalla madre facendolo passare dalla finestrella del bagno, ai due cattivi che, ai margini di un campo di granoturco, telano quando vedono arrivare l’aereo guidato a bassa quota dal protagonista.

    Di che film parliamo? Volete scrivercelo nei commenti?

    Dal thriller/slasher pro-vegano del suo esordioGabriel Griecopassa inRespiraad atmosfere più vicine al thriller puro, con spruzzate di noir per raccontare la lotta ìmpari tra due fazioni.
    Da una parte dei poveri cristi che cercano in ogni modo di far valere i loro diritti, dall’altra chi detiene il potere o lavora per esso che glielo impedisce.

    A volte però basta l’ingresso della persona giusta per ribaltare la situazione.

    Ma non c’è capovolgimento senzapresa di coscienza, senza unbagaglio di esperienzeche aiutano.

    Leo ce li ha e una spintarella gliela dà anche il coinvolgimento nella faccenda della sua famiglia. Le sue e le loro azioni faranno pendere l’ago della bilancia dalla parte giusta. Almeno temporaneamente. Perché se qualche elemento marcio viene tolto di mezzo, arriverà subito qualcuno a sostituirlo. Lo diceva in qualche modo Burroughs, William non Edgar, a proposito dei pusher.
    In questo senso il finale è solo apparentemente positivo, perché arriverà presto chi prenderà il posto di Emilio e Leo.

    Respiraè prodotto da Black Mandala e lo trovate in lingua originale spagnola sul canale YouTube diWatch Movies Now!.