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  • [RECENSIONE] Don’t look At The Demon (Brando Lee)

    C’è un po’ tutto il catalogo dei più abusati luoghi comuni del cinemahorrornel film maleseDon’t Look At The DemondiBrando Lee.

    Dalla troupe televisiva che si occupa di paranormale, con la sua protagonista veggente dal passato oscuro rimosso, alla casa infestata con la sua bella cantina, le sue stanze segrete, le porte che si chiudono da sole, le apparizioni improvvise di fantasmi, fino ad arrivare alle solite possessioni e levitazioni con il demone che parla con la vociona dimostrando di conoscere la storia trascorsa dei protagonisti.

    Un po’ dispiace perché alcune cose non sono male, soprattutto i temi legati alla gestazione e alla maternità, importanti ma che passano in secondo piano, affacciandosi solamente verso la fine.

    Un argomento -quello della gravidanze- che si lega alle tradizioni malesi sul paranormale, insieme ad altre suggestioni locali collegate a tatuaggi e medaglioni protettori. Considerandoil cast internazionale, e quindi una (facile) distribuzione mondiale, approfondire sugli sconosciuti costumi della Malesia occulta avrebbe sicuramente aumentato la paura nello spettatore occidentale. Così inveceDon’t Look At The Demonrimane più che altro un film che scimmiotta quel cinema statunitense fatto con lo stesso solito stampino.

    Don’t Look At The Demonè distribuito nelle sale da102.

  • [RECENSIONE] La Danza Nera (Mauro John Capece)

    C’è molta rabbia e delusione nella testa e nella vita di Manola, protagonista in cerca di vendetta e di riscatto del filmLa Danza NeradiMauro John Capece.

    Tutte le porte che le hanno sbattuto in faccia, le prese in giro da parte del Potere rappresentato da un sindaco che predica bene e razzola male, e da un impresario teatrale (Franco Nero) che col primo cittadino va a braccetto.

    Un sindaco arrivista, capace con le chiacchiere di abbindolare la sua comunità a tal punto da tentare il salto di qualità candidandosi alla Camera.

    Manola (Corinna Coroneo) è stanca delle bugie, delle falsità, delle ipocrisie, delle promesse non mantenute. Nessuno si salva, neanche la sua amante Soriana (Michela Bruni) che cela alla madre (Giorgia Trasselli) e al mondo la loro relazione saffica.

    Il racconto dell’Italia nel filmLa Danza Nera.

    Nella sua trama e caratterizzazione dei personaggiLa Danza NeradiMauro John Capecefunziona, anche se (o forse proprio perché) durante tutto il film si resta in bilico tra archetipo e stereotipo, sfiorando l’enfasi della retorica.

    Il personaggio del sindaco, ben interpretato dal videoartistaFlavio Sciolè, è quello che più di tutti si muove sul filo del rasoio. Lui è il rappresentante dell’italianità e della classe politica che la precaria e plurilaureata Manola detesta: quella che alle parole non fa mai seguire i fatti, arraffona, bulimica, bugiarda, cafona e kitsch.

    Capece, ma anche la Coroneo che ha firmato insieme al regista la sceneggiatura, insistono davvero tanto su questa (visione dell’) Italia: dalle didascalie con i colori della bandiera nazionale, tricolore che fa da sfondo in una delle scene finali, all’inno di Mameli più volte riproposto. Si rischia di finire nel didascalismo, nella banalità del politico che ruba, della solita Italia dei furbetti che la fanno sempre franca a discapito degli onesti, e in cui tutto deve rimanere com’è. Ma non succede. Per poco, ma non accade.

    L’aver utilizzato il genere thriller e noir, e il sottogenere della vendetta, per raccontare il nostro paese, e in un modo per certi versi funambolesco per giunta*, rende questo film interessante e meritevole di almeno una visione.

    *:ci sono momenti quasi surreali.

    GuardaLa Danza Nerain streaming.

  • [RECENSIONE] Delta (Michele Vannucci)

    Nessuno mi toglie dalla testa che inDeltadiMichele Vannuccisia la presenza delle forze dell’ordine durante il funerale il particolare che ci fa entrare definitivamente nel buio più nero, nella nebbia più fitta.

    È da lì che (nonostante la loro presenza) i contorni della legalità si annientano per sempre e il raziocinio si abbandona una volta per tutte alla brutalità primitiva senza regole.

    È da quel momento in poi che i due protagonisti Elia (Alessandro Borghi) e Osso (Luigi Lo Cascio) restano da soli a sbrigarsi i sospesi, a farsi una guerra degenerata più grande di loro che fa sparire i confini della ragione e del torto, del bene e del male, dei vincitori e dei vinti.

    Lo capisce bene Anna (Emilia Scarpati Fanetti), indecisa su quale parte appoggiare. Attratta dal solitario e non integrato bracconiere romeno Elia, ma anche ex del compaesano Osso, promotore di tante battaglie ecologiste. Nelle sue incertezze adotta dei comportamenti quasi bipolari.

    C’è delnoirin tutto questo: lo scandagliare nell’animo umano più segreto e istintivo; la lotta tra due fazioni opposte che poi così diverse in fondo non sono; un ambiente circostante che diventa personaggio a sé, luogo metaforico; l’assenza di eroi senza macchie.

    Anche per questo si esce piuttosto provati daDelta, senza più speranze per quella cosa complessa che chiamiamo umanità.

    DeltadiMichele Vannucciè (stato) distribuito nelle sale daAdler Entertainment.

  • [RECENSIONE] Dark Matter (Stefano Odoardi)

    Dark Matterè un film del 2023 diretto daStefano Odoardie da lui scritto conSytske Kok.

    Un fisico (Alessandro Demcenko) specializzato nell’ignota Materia Oscura si ritrova catapultato in una nera e tenebrosa realtà quando nel giro di un giorno gli muore l’anziano padre (Orso Maria Guerrini) e suo figlio undicenne (Giulio Cecchettini) viene rapito.

    Antonio si troverà costretto a fare i conti con la sua più intima natura, ad interrogarsi sulla sua assenza come padre e marito (Eleonora Giovanardi). E mentre la sua vita va a rotoli ed è sottoposta ad un bilancio, seguiamo anche la vicenda di Thomas, sequestrato da una donna (Angelique Cavallari) e da suo padre (Thierry Toscan).

    E se da una parteDark Matterriesce a coinvolgere lo spettatore per quel che riguarda il percorso interiore di Antonio e le sue angosce, sul versante della storia che si concentra sul figlio non riesce ad appassionare allo stesso modo.

    Nonostante la nerissima pista pedofila che inizia a farsi strada, gli sviluppi del rapporto (violento e morboso) tra i due rapitori e tra il ragazzino e la donna, manca la giusta partecipazione emotiva. Tutto viene raccontato in maniera troppo fredda e distaccata togliendo a questothrillerla necessaria partecipazione emotiva.

    Un certo fascino peròDark Matterce l’ha ed è piuttosto evidente nella ricerca estetica come anche nei parallelismi tra la Materia Oscura, oggetto di studio della fisica, e gli abissi dell’anima (altrettanto sconosciuti).

    Dark Matterè distribuito nelle sale italiane daSuperotto Film Production.

  • [RECENSIONE] Devil Times Two (Paolo Del Fiol)

    Paolo Del Fiolha qualche anno meno di me ma appartiene comunque alla stessa generazione, cresciuta a guardare e registrare in VHS film horror trasmessi di notte in tv.

    Devil Times Two – Quando le tenebre escono dal boscoparte da qui, dall’invenzione di un vecchio b-movie del terrore perduto (e poi ritrovato) le cui uniche due messe in onda sono avvenute su un canale privato veneto nei primi anni ’80.

    Ruota intorno ad un convento di campagna in rovina, circondato dai boschi, dove avvengono dei brutali omicidi. Sono collegati ad una leggendaria porta dell’inferno e ad unesorcismoavvenuto lì anni prima. Due preti e una suora tenteranno di fermare le forze del male, incarnate in due ragazze ritornanti, belle, provocanti, seduttrici, ingannatrici, letali.

    Il trio di religiosi è interpretato daEnrico Luly(indimenticabile kebabaro pazzo nel corto diDavide Scovazzodal titoloRigorosamente Dissanguati Vivi, contenuto nel collettivoSangue Misto),Paolo Salvadeo(attore ricorrente nei lavori di Del Fiol) e dalla ballerina e performerAmira Lucrezia Lamour. Le due ritornanti sono invece impersonate daReiko Nagoshi, moglie ed effettista del regista già apparsa in altri suoi corti (comeMochi, altro frammento diSangue Misto) e dall’esordienteErika Saccà.

    Cinque attori tutti convincenti nel loro ruolo, in special modo le tre donne con i loro sguardi folli.

    Devil Times Two – Quando le tenebre escono dal boscoci immerge in un’atmosfera onirica che scivola sempre più in un incubo.

    Un brutto sogno diabolico, efferato, fatto di squartamenti, mostruose apparizioni, sparizioni che vanno contro ogni regola della logica, sodomie e uno snuff movie che vede come vittima lo stesso registaPaolo Del Fiol,qui al suo primo lungometraggio, per mano delle due tremende ragazze.

    A determinare la buona uscita del film contribuiscono le musiche diWilliam Novati. Il brano principale non te lo togli più dalla testa e funziona al meglio come contrappunto nei momenti horror, comeCannibal Holocaustha insegnato.

    A riportarci nelclima cinematografico di quel periodo(a cavallo tra gli anni ’70 e ’80) contribuiscono i vari rimandi a titoli comeL’aldilà, per il portale infernale,La Casa, per il bosco malefico,Antropophagus, per alcuni suggerimenti musicali iniziali. Senza contare i vari film legati al filone demoniaco che daL’Esorcistain poi si sono diffusi un po’ a macchia d’olio in Italia.

    Sono richiami però più che altro concettuali, tematici, di ambientazione, solo qua e là più chiaramente citazionisti come nei momenti in cui le due entità femminili spariscono dietro gli alberi, un po’ come faceva la resuscitata Linda nel secondoEvil Dead(che a sua volta richiamava Freddy Krueger apparire con un balzo dietro il lampione nel film di Wes Craven).

    A trasportarci indietro nel tempo è anche la postproduzione, ricreando i colori impastati delle VHS, le immagini distorte (e fuori sync) dovute al deterioramento del nastro magnetico.

    Devil Times Twoguarda al cinema horror del passato con amore, rispetto e un pizzico di nostalgia, ma cerca comunque una sua strada.

    Il difetto principale è l’eccessiva durata della versione estesa da noi visionata che si dilunga su momenti tutto sommato accorciabili come le camminate nel bosco del trio religioso. Quella da un’ora e mezza circa realizzata daRoger Fratter(se ricordo bene ciò che il regista ha detto in una diretta suOre d’orrore), che non abbiamo visto, sicuramente giova al film avvicinandosi, tra le altre cose, alla durata canonica dei film dell’epoca.

  • [ToHorror 2022] Devil’s Residents (Katsumi Sasaki). La recensione

    Come se fosse posseduto dallo spirito di Lucio Fulci che più ci piace, l’horrorDevil’s Residentsblocca la razionalità oltre il normale film di genere.
    E lo fa per raccontare questo nostro pazzo mondo fatto di inganni e basato sulle apparenze qui rappresentato dalle tre protagoniste ma soprattutto dal loro agente.

    Devil’s residents, del giapponeseKatsumi Sasaki, ti inganna per prenderti e trascinarti verso una seconda parte folle e ultra splatter. Un’anarchia totale che arriva senza logica né preavvisi annullando quanto precedentemente raccontato.

    Nel film si narra di un terzetto di giovani donne in cerca di fama e successo inviate a passare una serie di giorni (e di notti) in un complesso residenziale che una leggenda locale dice infestato.

    In scarsi 80 minutiDevil’s Residentsdepista, diverte, disgusta, sciocca, ribalta più volte le carte e le aspettative fino al suo epilogo tanto liberatorio quanto disturbante.
    Un film in cui la brutale violenza ha uno spirito così esagerato da spiazzare anche l’appassionato più incallito.

    Devil’s Resident, secondo lungometraggio diKatsumi Sasaki, è inconcorsoalTOHorror Fantastic Film Fest.