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  • [RECENSIONE] Milarepa (Louis Nero)

    In un futuro postapocalittico la giovane Mila (Isabelle Allen) si ritrova al centro di una faida che la coinvolge direttamente.

    Deve (è la madre vedova che glielo ordina) travestirsi da ragazzo e imparare le arti magiche (perché alle donne non è permesso) per poter controllare la natura e ottenere così vendetta. Ma una volta ottenuta si sviluppa in lei un senso di colpa che può placare solamente con un percorso magico al contrario fatto di meditazione, redenzione ed espiazione, ma anche di rabbia e frustrazione.

    Da un lato è apprezzabile la volonta del regista e sceneggiatoreLouis Nerodi voler utilizzare inMilarepaun contesto fantascientifico efantasyper veicolare messaggi spirituali e pacifisti.

    Purtroppo però il risultato è un film che va oltre la sospensione dell’incredulità. Non si tratta quindi di domandarsi come faccia Mila a muovere gli oggetti con il pensiero. Quello che stona e che non torna sono altre logiche a cominciare dal travestimento della protagonista in ragazzo che inganna tutti tranne il compagno apprendista mago Zimoty (Michael Ronda).

    Peccato perché le intenzioni di fare qualcosa di diverso e fuori dalle regole commerciali ci sono ma il risultato è davvero discontinuo, e vedere poi stelle internazionali come Harvey Keitel (Pulp Fiction), F. Murray Abraham (Amadeus) o Angela Molina (Quell’oscuro oggetto del desiderio) utilizzate così un po’ dispiace.

    MilarepadiLouis Neroè distribuito nelle sale daL’Altro FilmePFA Films.

  • [RECENSIONE] Mickey 17 (Bong Joon Ho)

    Che nel fantascientificoMickey 17diBong Joon Hotutto finirà nel migliore dei modi, con il bene che trionferà sul male, lo si capisce da subito, dalla ironica voce off narrante del protagonista Robert Pattinson.

    Lui è un volontario “sacrificabile”, può cioè morire e rinascere grazie alla tecnologia medica. È lui che crepando e rinascendo (mantenendo ogni volta la sua vecchia memoria, il che gli fa invece modificare la sua personalità) apre la strada per lacolonizzazionedi un nuovo pianeta finanziata da un ex politico (Mark Ruffalo, sua moglie è interpretata da Toni Collette) stupido come un sasso, bugiardo e narcisista.

    Sul pianeta freddissimo abitano dei vermoni inoffensivi che però il magnate, anche guarrafondaio, è deciso a sterminare.

    L’eroe Mickey 17, diventato sacrificabile in quanto povero in canna, salverà l’umanità che merita di vivere, si scontrerà con la suaombra, il suo doppio, che diventeràalleatonella lotta contro il male del capitalismo colonizzatore facendo trionfare gli ultimi, lagiustizia proletaria.

    Un eroe che si impegna alla causa. Esitante o coraggioso si sacrifica per essa ma fa comunque ritorno dal viaggio per far sì che tutto finisca il meglio possibile.

    Lotta di classe che è uno dei temi ricorrenti nel cinema diBong Joon Ho. Ma se nel premiatissimoParasitediventa una guerra tra poveri qui inMickey 17c’è la soluzione finale che non prevede battaglie.

    In questo tritume di cose già viste e riviste, che nella realtà dei paesi capitalisti che hanno finanziato il film non accadranno mai,Mickey 17diBong Joon Hodà forse il peggio di sé quando tenta, senza averne il coraggio, di farsi pruriginoso: nell’accenno al triangolo sentimentale che si instaura tra i due Mickey e Nasha (Naomi Ackie), che poi allude anche ad un quadrato quando interviene il personaggio di Kai Katz (Anamaria Vartolomei protagonista deLa scelta di Anne – L’événement).

    Mickey 17è un film di puro e semplice intrattenimento per tutta la famiglia che racconta una umanità ancora una volta alla deriva ma meritevole di essere salvata. Non ci sono svolte, false strade che mettono mai in dubbio lo spirito positivo e leggero del film. La cupezza e il cinismo sono banditi, la satira vira su un grottesco che non sempre morde. Ed è un peccato perché gli argomenti avrebbero meritato uno approccio diverso, sfaccettato.

    Toccherebbe leggere il romanzo diEdward Ashton(pubblicato da Fanucci) da cui tutto parte.

  • [RECENSIONE] A Meltykiss lost in the Abyss (Paolo Del Fiol)

    Paolo Del Fiolcon il suo nuovo lungometraggioA Meltykiss lost in the abysssi dimostra ancora una volta un autore indipendente ma nel vero senso del termine, capace cioè di fregarsene delle mode.

    E il suo sguardo originale sta anche nel fatto che ha avuto la fortuna di incontrareReiko Nagoshi, la sua compagna giapponese portatrice sana di una serie di influenze artistiche che i due fanno confluire in storie, in film e cortometraggi, originali.

    Qui lei interpreta Umeko: un personaggio che, anche se si vede poco, è importante per lo sviluppo della storia che ruota attorno a cinque donne che si sottopongono ad una terapia medica innovativa che promette di riequilibrare il cervello (superando così problemi psicologici di vario genere) grazie all’ascolto di suoni ad alta frequenza provenienti dall’oceano.

    L’attrice che nessuno vuole più (Erika Saccà, di nuovo con Del Fiol dopoDevil Times Two), la ballerina infortunata (Martina Vuotti), l’ex tossica (Francesca Cavallo), la donna in carriera dall’appetito incontrollabile (Ilaria Monfardini), e per finire la candida assistente dello studio medico (Fabiola La Gala) dove la terapia viene effettuata.

    Trattamento condotto dai dottori Fabio Moretti (Paolo Salvadeo) e Carmen (Amira Lucrezia Lamour) Hernandez. Con loro c’è anche il fratello di Carmen, Toto, (lo stesso Del Fiol).

    Che la cura miracolosa diA Meltykiss Lost in the Abyssavrà le sue micidiali conseguenze sulle povere cinque cavie è abbastanza scontato, perché è così che deve andare in questo genere di storie. DovePaolo Del Fiolsi differenzia è negli sviluppi di questo declino che si fa sempre più lisergico, folle e splatter (effetti curati da Davide Pesca), tra influenze orientali e occidentali. In questo audace accostamento degli opposti, potremmo dire, il sorpasso definitivo dalla massa Del Fiol lo effettua forse nel poetico finale: in quell’ingresso nell’aldilà in bilico tra crudeltà e dolcezza, realtà e allucinazione finale.

  • La natura si vendica nel corto Monitus di Diego Carli

    Diego Carliè il regista del cortometraggioMonitus, un racconto horror ecologico che vede protagoniste quattro ragazze con qualcosa da nascondere e una natura vendicativa, che non dimentica.

    Un eco-vendetta che sfocia in un folk horror crudele e allucinatorio.

    Le quattro ragazze sembrano però rappresentare tutta la superficiale e distruttiva società bene che di generazione in generazione, in un modo o in un altro, contribuisce in maniera significativa alla rovina del mondo. E a niente servirà il pentimento della giovane interpretata daJenni Tatani, di nuovo diretta da Carli dopoTwo Sisters, le sue parole sull’ipocrisia e l’integrità: anche lei è colpevole, malgrado il senso di colpa.

    Una risposta dall’aspetto innocente (Anna Lecini) ma dai risultati sanguinari.Una natura che sa essere ingannatrice e crudele.

    E il monito, il richiamo, avviene anche attraverso le immagini desolanti di un paesaggio devastato (dalle fiamme, che richiamano quelle da loro provocate tempo prima).

    Ingannatrice e crudele ma anche indulgente, benevola, capace di voltare pagina nonostante continui la presenza dello stupido essere umano. Anzi in qualche modo pare che sia proprio la natura a fare un primo passo verso la riconciliazione, a tendere una mano verso l’umanità nonostante le violenze subìte per causa sua.

    Non diciamo di più anche perchéMonitusdiDiego Carliè attualmente distribuito nei festival da Prem1iere Film.

    Il corto è interpretato da Jenni Tatani, Eden Ray, Anna Lecini, Camilla Carli, Letizia Tessarini, Emma Dal Molin, Barbara Grazia Pasetto, Alex Caliaro, Andrea Baronio, Anjo Ciman.
    Soggetto e sceneggiatura: Diego Carli e Matilde Bresciani.
    Produzione: MovieArtPro, Massimo Bezzati, Giovanni Montomoli, Luca Marchetto.
    Direttore della fotografia: Damiano Negri.

    Diego Carli(come attore è apparso nella serie tvL’alligatorediretta daDaniele VicariedEmanuele Scaringie inDiabolik: Ginko all’attacco!deiManetti Bros.) è il regista anche del cortoOnora il padre e la madrecontenuto nel collettivoDeath of the ten commandments.

  • [RECENSIONE] Megalopolis (Francis Ford Coppola)

    È un film fuori dal tempoMegalopolisdiFrancis Ford Coppola. Lo è come i due protagonisti capaci addirittura di manipolarlo, lo è la metropoli in cui vivono divisa tra ricostruzioni dell’antica Roma e nuove tecnologie.

    Una New York/New Rome divisa tra patrizi e plebei. Una città piena di contrasti ma sarà proprio da questi che si accenderà la miccia, forse risolutiva, per il futuro di una umanità ancora e sempre più allo sbando: dalla imprevista e indivisibile unione tra le due fazioni elitarie che a distanza si detestano detenendo il potere. Famiglie che si contrastano (o addirittura odiano) anche al loro stesso interno.

    Come nelletragedie classiche, come neinoir.

    C’è lafemme fataleWow Platinum (Aubrey Plaza), vamp manipolatrice assetata di potere che non accetta viali del tramonto e pensa ad un Piano B con sfacciato opportunismo manipolatorio.

    E c’è per l’appunto iltempo, elemento cardine del noir (e del cinema in generale), che i due distanti ma sempre più vicini protagonisti Cesar (Adam Driver) e Jiulia (Nathalie Emmanuel) riescono magicamente a fermare. Il tempo futuro in cui la vicenda si svolge, un’epoca distopica che attinge dal passato senza però realmente conoscerlo tant’è che ne ricommette anche gli errori. Il tempo passato che tormenta il protagonista con i sensi di colpa per il suicidio della moglie. C’è poi la lunga resistenza al tempo del Megalon, il materiale di costruzione che fa vincere a Cesar Catilina il Nobel. Un tempo che è in qualche modo agli sgoccioli per ogni personaggio e per la stessa città, minacciata dal rientro di un satellite russo, da una folla sul punto di esplodere.

    Appunto, lafollache poco o niente conta, subisce, si rivolta, inneggia e cambia subito preferenze scatenando la sua ira e frustrazione su chi fino a poco fa aveva sostenuto, innescando una situazione a metà tra Capital Hill e Mussolini.

    Perché quando c’è avidità si farà sempre una brutta fine prima o poi, soprattutto se dal passato non si è imparato nulla e non se ne vuole uscire. Che è un po’ la trappola in cui finisce Elisabeth Sparkle diThe Substance.

    L’architetto Cesar Catilina a differenza del suo quasi omonimo romanoLucio Sergionon è corrotto e non si fa corrompere, non è maniaco del potere e non prepara complotti ma li subisce. È solo parecchio megalomane, come la città che vuole costruire, il suo grandioso sogno utopistico.

    Cesar Catilina con la sua folle visione del mondo è quindi più vicino ad essere l’alter ego diFrancis Ford Coppola: l’unico che ha creduto inMegalopolis, solo contro tutti.

    C’è tanta carne al fuoco, questo è sicuro: tra complotti di famiglia, fantascienza distopica e apocalittica, tragedie e drammi di vario tipo, situazioni da film sentimentale, da thriller, elementi da noir. Il racconto di questo caos ogni tanto rallenta ma mai si inceppa. Il risultato è quindi un film nella media con i suoi pregi e difetti, che non entusiasma ma che non è neanche la grande fregatura del 2024.Povere Creature!è stato peggio, per dire.Alien Romulusè stato una fregatura. Per non parlare del film che ha chiuso male il 2023, ovveroL’Esorcista il credente. Tre registi molto più giovani di Coppola ma già completamente (due di loro al 100%) ammansiti e appiattiti.

    MegalopolisdiFrancis Ford Coppolaè distribuito nella sale daEagle Pictures.

  • [RECENSIONE] Monstrous (Chris Sivertson)

    Attenzione: questa recensione sul filmMonstrousdiChris Sivertsoncontiene anticipazioni sulla trama.

    Quando il bistrattato cinemahorror(e di genere più in generale) diventa il mezzo per raccontare qualcos’altro.

    È il caso diMonstrous: nuovo film diChris Sivertson, scritto da Carol Chrest e interpretato da Christina Ricci e Santino Barnard, nei ruoli di una donna e del suo figliolo Cody in fuga da un passato da dimenticare.

    Monstrousè il racconto della elaborazione di un lutto attraverso due invenzioni.

    Il primo è il periodo storico scelto da Laura per assimilare la morte di Cody: gli anni ’50.

    E poi c’è il mostro femminile uscito dalle acque del laghetto vicino la loro nuova casa intenzionato a portargli via il figlioletto, che però è già morto annegato in piscina tempo prima a causa di una distrazione del marito, mentre lei era altrove.

    E se piccoli indizi lasciano capire quale sia la verità, la vera realtà, sia sui fittizi anni ’50 da lei immaginati e che sostituiscono il tempo reale, ma anche per quel che riguarda l’immaginaria presenza di Cody nella sua vita,quello più grande ed evidente ha a che fare con la rappresentazione del mostro che vuole portarglielo via.

    Una mostro palesemente digitale, che si muove però in una cornice anni ’50 quando il cinema horror e soprattutto di fantascienza era popolato da mostruose creature realizzate con effetti speciali vecchia scuola: cerone sul volto, maschere, lattice e costumi di plastica. Qui invece si ricorre alla solita GCI.

    È l’indizio più evidente del processo mentale dentro la fragile Laura, il segnale della mancanza di accordo tra le sue idee.

    O forse è l’ennesima creatura che all’artificio manuale che interagiva dal vivo sul set con gli attori sostituisce una post produzione che costringe gli interpreti ad interagire col nulla contro un telo colorato.

    La prima ipotesi sarebbe più affascinante ma il dubbio che si tratti n realtà della seconda strada facile in qualche modo resta. Perché al di là di questo aspettoMonstrousripropone tutta una serie di clichè visti e rivisti che tutto fanno tranne che spaventare.