AlphadiJulia Ducournauè il racconto della incasinata vita di una tredicenne francese che vive da sola con la madre.
La storia di una crescita in un mondo dove gira un virus, che si trasmette attraverso il sangue e ammazza trasformando in statue le persone infette, che la protagonista Alpha (Mélissa Boros) forse ha contratto (facendosi un tatuaggio mentre era incosciente durante una festa, dannata gioventù).
È la narrazione della ribellione e delle paure di una appena adolescente con le sue prime esplosioni ormonali, il suo corpo che cambia. Ed è un film sulla famiglia, sui legami di sangue, su un passato che torna per dire la sua, che sia la nonna berbera (Zohra Benbetka) con le sue credenze-superstizioni popolari o lo zio tossicodipendente Amin (Tahar Rahim) che non ricordava di avere (nonostante la dura e tenera sequenza d’apertura che li vede insieme) e che improvvisamente spunta fuori.
Alphaper certe cose pare quasi lo speculare diTitane.
Se nel film Palma d’oro c’è una trasformazione fisica che è in fin dei conti un inno alla vita (di una nuova carne), inAlphal’umanità diJulia Ducournausi sgretola senza scampo persa in una realtà che sovrappone e alterna passato e presente, sogni, speranze, memorie, fantasie, paure.
Alphaè distribuito nelle sale daI Wonder Pictures.

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