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  • [RECENSIONE] 2028: la ragazza trovata nella spazzatura (Michal Krzywicki)

    Arriva oggi 23 marzo nelle sale italiane2028: la ragazza trovata nella spazzatura: film polacco scritto e interpretato daMichal KrzywickieDagmara Brodziak, diretto dal solo primo.

    In una cornice da fantascienza distopica in cui in Polonia i reati penali più gravi vengono scontati dai condannati con un collare che gli soministra costantemente droghe sedanti che ne annullano la volontà e la detenzione carceraria,2028: la ragazza trovata nella spazzaturavuole essere un elogio del libero arbitrio e del dovere di disobbedire alle regole sbagliate anche se farlo comporta rischi notevoli.

    Ma è anche uno sprono a guardare la vita (le persone, i piccoli avvenimenti quotidiani) andando al di là delle apparenze; una esaltazione della necessità che abbiamo di stare con gli altri per sopravvivere.

    Di contro è una storia che condanna lo sfruttamento delle persone, e che ci mette in guardia sulla pericolosità della nostalgia quando rischia di trasformarsi in nostomania. Rimpianti legati a dagli amori finiti male, o magari a dei rapporti famigliari difficili su cui pesano sensi di colpa e quant’altro.

    Su tutto ciò vince lo sguardo innocente di Blue (la Brodziak), capace con i suoi occhi nuovi di ricominciare daccapo senza filtri né pregiudizi, smascherando l’assurdità delle violenze.

    Vincitore dell’ultimoFantafestival,2028: la ragazza trovata nella spazzaturaè distribuito nelle sale daP.F.A. Filmse Cooperativa Cinema Mundi.

  • [RECENSIONE] 2551.01 (Norbert Pfaffenbichler)

    Durante la lavorazione deIl Monello,Charlie Chaplinperse suo figlio Norman Spencer, nato con gravi malformità e vissuto solamente tre giorni.

    A cento anni da quel film l’austriacoNorbert Pfaffenbichlerrealizza con2551.01un suo personalissimo omaggio che ne cala la storia in un futuro mondopost apocalittico, distopico, popolato da una umanità mostruosamente mutata che vive isolata sotto terra e copre il suo volto con orride e grottesche maschere.

    Tutti si nascondono la faccia tranne il nostro grosso protagonista (Stefan Erber), che salva da uno scontro tra forze dell’ordine e manifestanti un ragazzino (David Ionescu) che pare, per il telo che copre il suo volto, il Jason diL’assassino ti siede accanto. Il nostro eroe vagabondo è l’unico che utilizza sulla sua faccia oggetti che non servono per coprire ma per proteggersi: occhiali e benda per la bocca. Per tutti gli altri le maschere sono la normalità tant’è che appaiono anche nei volantini delle persone scomparse. Lui invece, che è Charlot, vacontro il sistema e le regolee se ne va in giro con la sua bella faccia senza dover nascondere nulla.A suo modo è un puro, un’eccezione.

    I temi deIl Monellodi Chaplin sono presenti in questa interpretazione coraggiosamente indipendente diNorbert Pfaffenbichler. A cominciare dalla netta contrapposizione tra il mondo degli emarginati e quello del Potere, rappresentato dalla polizia ma anche dai brutali esperimenti condotti dai medici sui poveri cristi del sottosuolo.

    Utilizzando un 4/3 in bianco e nero, solo con qualche occasionale inquadratura colorata, un montaggio che passa da 0 a 100 in un secondo, eliminando i dialoghi e lasciando solo tracce audio diegetiche e musiche di accompagnamento metal o che richiamano le pellicole del muto per alcuni momenti comici o grotteschi,2551.01si cala nella storia di questi due personaggi che si ritrovano nella loro solitudine per sostenersi reciprocamente, ai margini di un mondo di emarginati, e ci ricordano che solamente con i sentimenti, la solidarietà, si può uscire dal buio.

    2551.01diNorbert Pfaffenbichlerha vinto una menzione speciale afFestival di Sitges 2021, ed è stato proiettato in Italia all’ultimo Fantafestival.

  • [RECENSIONE] 17 A Mezzanotte (AA.VV)

    Vorrei dare la mia opinione su questo film, se così si può chiamare questa emblematica mescolanza di disperati tentativi di emulazione cinematografica, ma non posso non fare prima considerazioni su come certi siti ne hanno parlato.

    Se son arrivata (da appassionata di horror e fantastico che sono) a conoscere di questo progetto, è solo grazie alle entusiastiche presentazioni che ho letto in giro. Ora, mi chiedo: codeste recensioni se le scrivono da soli gli autori sotto pseudonimo, o han davvero tutti così tanti amici? Perché davvero non mi spiego come sia possibile arrivare ad un punto di presa in giro e non rispetto totale del proprio lettore, da parte di certi siti.

    Il proprio gusto e la soggettività di analisi non si discutono; ma ci son limiti oggettivi a cui si deve fare fronte:17 a mezzanotteè un progetto fallimentare, amatoriale, spesso imbarazzante nella sua pretenziosità. Per di più, annoia… annoia tremendamente per lo spettacolo del vuoto che propone; laddove non sono la noia, l’amatorialità o il vuoto a prevalere, laddove accade qualcosa, è qualcosa che abbiamo già visto mesi, se non anni fa in altri film. Ok, low budget, ma quanto costa avere idee? Ecco, forse questo manca oggi per esser filmmakers: le idee.

    Manca anche l’onestà per scrivere però, di film, con il giusto distacco ed obiettività. Come si fa a scomodare un prodotto filmico come ABC OF DEATH anche solo per fare il paragone? Come si può usare l’aggettivospettacolareper qualcosa che non rientra quasi nemmeno nel concetto di spettacolo stesso e che presenta una povertà di idee e mezzi da far perfino rivalutare i famosi (e divertenti) trash di Bianchi?? Come si fa ancora oggi a far confusione e mescolare il concetto di disgusto con quello diterrore? Forse l’assonanza fra splatter, viscere e sangue per qualcuno è sconvolgente, ma il terrore è un sentimento “nervoso”… emotivo, non una prova per lo stomaco. Ilterroreva costruito da una narrazione e con una sapiente regia.

    Non sono una persona che ama vedere negativo, ma qui davvero (in generale) c’è poco da salvare se non le buone intenzioni di alcuni… vediamo a “caldo” cosa mi resta impresso di positivo:

    In alcuni episodi la tecnica è sopra lo standard: cito quindi diFederico Scargiali(il suo episodio è Through Your Lips) che si presenta disegnato da una bella fotografia ed effetti curati, ma su cui si insiste troppo fino a palesarne la (seppur ovvia) finzione. La storia non porta a nulla di particolare ed’è un peccato che si ripieghi in se stessa. Il regista ha poi presentato un buon prodotto con LOVE.LIFE.REGRET in cui la cura per i dettagli, fotografia ed effetti si sposano ad una storia di senso compiuto mostrando una soddisfacente crescita.

    “Assuefazione” rivela un regista che sa il fatto suo, e non a caso è l’unico con una filmografia di rilievo e una indiscutibile esperienza:Edo Tagliavini. Il corto presenta un concetto di orrore che poi diviene anche spunto di riflessione, e non si ferma solo sulla superficie di ciò che abbiamo appena guardato. Peccato per la povera fotografia che di certo non esalta il buon lavoro fatto… e peccato vedere uno come lui mischiato fra così tanti amatori.

    Buona la fotografia e la direzione degli attori anche perDavide Scovazzo: “Tutto il male del mondo” risulta una idea buttata li e, forse fuori contesto se rapportata all’intera l’operazione.

    Fuori contesto anche lo scanzonato “Signori, Buonanotte” diRoberto Albanesi e Simone Chiesache risulta simpatico, ma decisamente non Horror (tantomeno horror comedy). Avrei gradito una maggiore attenzione alla cura della recitazione, e sentire (da spettatrice) meno fretta nell’allestimento generale e nella cura della fotografia (la vera piaga degli indie a quanto pare). Virare sulla commedia forse è un escamotage facile quando non si sa affrontare la paura… magari anche gli altri autori ne sarebbe usciti vittoriosi, ma credo l’intento del film fosse fare un horror.

    Andrea Malkaviancon “Il gioco” dimostra un gusto estetico interessante, e ci fa sperare in un nuovo nome da seguire, più in là… peccato anche qui la “storia” sia alla lunga noiosa perché ripetitiva e banale (e purtroppo parliamo di cortometraggi).

    Paolo Del Fiolresta impresso per l’originalità di “Tomie Again”, sebbene anche qui con una cura maggiore della fotografia (senza dover per forza ripiegare su “iper-saturazioni” salvagente e scontati, abusatissimi filtri “grindhouse”) ed effetti, si sarebbe sfiorati il buono.

    Segnalo anche “Finché Morte Non Ci Separi” girato daStefano Rossie sceneggiato da Lorenzo Paviano (l’accoppiata vincente di “Recording”) ed Alessandro Tentati… ma riciclare lo stesso incipit e situazione di RECORDING certo non marca bene sulla impressione di “voglia di fare” e le idee che lasciano gli autori.

    Per il resto, non so quasi cosa dire se non che bisogna esser davvero di bocca buona e con molto tempo a disposizione per restare soddisfatti dalla visione completa di un film che, laddove promette di basarsi solo sullo “splatter” lo fa con effetti dozzinali (e nel 2015 rimpiangere le frattaglie di D’Amato e di Gordon Lewis è dura da mandare giù), e laddove vuole creare tensione lo fa con clichè e scopiazzature di scene madri di film, così noti ed abusati, da portarci alla conclusione degli eventi, a pochi secondi dall’inizio.

    Non sto entrando nel merito del mio gusto, sto analizzando solo certi aspetti base che sono la natura stessa del concetto di un film… e indipendente e amatoriale non son la stessa cosa; tanto meno esser così dannatamente di parte da “parte”di certi recensori può aiutare davvero la crescita professionale di qualcuno…

    Quando leggo in giro gli autori difendersi con “ma è low budget, è girato in poco tempo” mi irrito, e risponderei: nessuno vi ha obbligato a farlo. Se prendete un impegno, lo spettatore vuole vedere il sudore e la fatica versati per onorare il vostro obiettivo e le promesse (vane) sbandierate ai 4 venti (“terrore come non mai”, “splatter insostenibile” e quant’altro!).

    Nel 1981 Sam Raimi realizzava low cost e “fra amici” l’indipendenteLa casa/The Evil Dead… e direi che qui si dà al genere un dietrofront imbarazzante al punto di confermare la modernità pionieristica di un film di oltre 30 anni prima… e mi chiedo a questo punto cosa avrebbe saputo fare Raimi se avesse avuto all’epoca a disposizione il digitale per poter girare e montare con costi minori e tempi più rilassati.

    17 a mezzanottenon èoggettivamentela rinascita del genere italiano, non èoggettivamentespettacolare, non è nemmenooggettivamenteun film. C’è davvero molta strada davanti agli autori, per confrontarsi con un pubblico ampio, o semplicemente, abituato a una certa Idea di qualità: al pubblico non interessa giustificare quanti soldi o tempo avevano gli autori a disposizione per fare un film o il corto.

    Ragazzi: dovete prendervi la responsabilità del prodotto che presentate, e questo è solo un brutto lavoro amatoriale in cui alcuni registi con buone potenzialità, non sollevano affatto il risultato finale, ma ne restano soffocati e trascinati in basso. Dovrei eticamente suggerire allo spettatore che mi legge, di farsi la propria idea guardando il film, certo sarebbe giusto, ma non mi sento di assumermi la responsabilità di consigliare la visione intera di un prodotto così. Son stati già scomodati perfino Lynch, Carpenter e Cronenberg, io non mi sento di scomodare nessuno.

    Di seguito, la lista completa degli episodi e un breve riassunto della trama presa da “Il cinematografo.it”.

    Peep Show– Un cliente assiste al peep show di un’avvenente ragazza. Ma la visione non è sufficiente, lui desidera anche qualcos’altro.
    Assuefazione– Un bambino piange mentre un uomo è immobilizzato sul letto.
    Signori, buona notte!– Diverse situazioni e luoghi – un gabinetto, corna, rapine ai cinesi, Freud e una canottiera – generano una vera storia dell’orrore.
    Tunnel– Un ragazzo come tanti e la sua visione del tunnel post-apocalittico della crisi economica.
    Corri puttana– Una tranquilla passeggiata in auto si trasforma in un incubo senza fine.
    La mano di Dio– Una ragazza in fuga trova aiuto in un uomo che tenta di tranquillizzarla. Ma quali sono le sue vere intenzioni?
    Il ritorno di Elena– Elena si sta preparando per una cena romantica con l’uomo dei suoi sogni. Tutto sembra perfetto, ma ben presto i sogni si trasformano in incubi.
    Finché morte non ci separi– Due fratelli, all’insaputa l’uno dell’altro, intrattengono una relazione con la stessa donna. Quest’ultima mentre torna a casa riceverà una strana sorpresa.
    Il gioco– Cosa accadrebbe se ci trovassimo nell’aldilà, nelle mani di un dio capriccioso, orgoglioso e debole? Saremmo sicuramente uno dei suoi giocattoli.
    Through Your Lips– Un club esclusivo, dove solo i suoi iscritti possono assaggiare un frutto prelibato e raro.
    Il fiore– Una terribile maledizione da cui non si può fuggire.
    West ‘n’ Zombi– Lo zombie di un guerriero indiano viene risvegliato per sbaglio da un capo tribù nel 1864. Per mettere fine alla sua follia omicida dovrà intervenire il cacciatore di taglie Johnny Bullet.
    Video Nasty– Due ragazzi guardano un film maledetto realizzato da un regista suicida e la loro giornata non sarà più la stessa.
    Venia mortis– Luca sta scappando. Perché? e da cosa?
    Tomie Again– In un futuro immaginario, Pinky cerca sua sorella, colpevole di averle portato via il fidanzato, assieme ad una misteriosa ragazza giapponese…
    La malaradis– Due fidanzati sono in una foresta dove aleggia una oscura leggenda. Il cellulare di lei verrà ritrovato in seguito, con all’interno alcuni video che documentano gli atroci risvolti di quell’avventura.
    Tutto il male del mondo– Storia di un’assassina votata alla dannazione.

  • [RECENSIONE] 1921 – Il mistero di Rookford (Nick Murphy)

    1921 – Il mistero di Rookford è uno di quegli horror che affronta il genere suggerendo la paura più che mostrandola. Si parla di una giovane donna specializzata nello scoprire truffe legate al mondo del paranormale chiamata ad indagare su un fantasma che pare aggirarsi tra le mura di un collegio maschile scozzese. La mente razionale della scrittrice ben presto dovrà riconoscere che in quei luoghi c’è davvero qualcosa di spaventoso che scaturisce non dalla suggestione ma da qualcos’altro da ricercare nella memoria di quei luoghi e non solo. E mi fermo qui onde evitare di dire troppo rischiando maledizioni e dintorni.

    Una paura, dicevo, che più che essere mostrata viene suggerita da tutta una serie di espedienti come un rumore forte e improvviso o una apparizione fugace che gioca col vedo e non vedo.

    Primo lavoro per il grande schermo di Nick Murhpy, 1921 – Il mistero di Rookford non è un brutto film d’atmosfera se vi piacciono le storie di paura e di mistero che si risolvono in un finale spiazzante che ci ricordano sempre in fin dei conti la stessa cosa che la realtà cioè a volte è dura da accettare.Il déjà vù qui più che altrove si nasconde dietro l’angolo.

  • [RECENSIONE] 13 Assassini (Takashi Miike)

    Mi ha detto l’amico Odoardo, esperto di cultura orientale che ho incontrato per caso alla proiezione, che la storia di 13 assassini si ispira a fatti realmente accaduti, segno che, penso io, almeno nella realtà il viaggio dell’eroe non finisce sempre bene.

    Di 13 assassini pronti a tutto pur di far fuori un potente-prepotente-sadico più che mai ne rimarranno ben pochi alla fine, giusto quelli, messaggio dell’autore, che con la professione dell’assassino c’entrono poco o niente.

    Segno che solo i grandi autori come Takashi Miike sono in grado di osare storie dai finali cosi anti convenzionali e criptici. E se c’è un messaggio che si vuole trasmettere, l’inutilità del codice dei samurai?, non c’è retorica nella scena dei due guerrieri allievo e maestro che muoiono uccisi dai nemici l’uno di fronte all’altro: si passa subito ad altro senza dilatare neanche di un secondo quella morte straziante, cosa su cui parecchi invece avrebbero sguazzato. L’azione si sposta su quelli che restano combattendo ancora per la giusta causa forse perché non è piangendo ma combattendo che si rispetta la morte di un samurai morto in battaglia, forse perché questo episodio storico rappresenta un po’ la fine della loro epoca. Una cosa molto crudele che però è il fascino di questo film sporco di fango e sangue a tal punto da lasciar sentire quegli odori.

    Guarda in streaming13 assassinidiTakashi Miike.