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  • [VENEZIA 76] Fulci For Fake (Simone Scafidi) – Recensione

    Lucio Fulciè un po’ comeNicola Nocella, l’attore che lo impersona inFulci For Fake: il documentario su di lui diretto daSimone Scafidi. Col trucco e senza trucco vedi due persone completamente diverse: una faccia che ne nasconde un’altra. Un’intuizione che ci aiuta a capire la complessità del regista diPaura nella città dei morti viventi,L’aldilà,Lo Squartatore di NYeQuella Villa Accanto al Cimiteroe l’impossibilità, dunque, di dargli dei contorni netti.

    Le interviste alle figlie Camilla ed Antonella, Enrico Vanzina, Fabio Frizzi, Michele Soavi, Paolo Malco, Sergio Salvati, Berenice Sparano, Sandro Bitetto, Michele Romagnoli e Davide Pulici aiutano a delineare la sua figura ma solo parzialmente perché Fulci non era solamente quello da loro raccontato ma anche altro. Come suggerisce Antonella più dei ricordi, delle testimonianze, a volte divertenti altre strazianti, è grazie alla visione e analisi dei suoi film che possiamo avvicinarci a capire chi era veramente.

    Fulci era e resta un mistero: un uomo e artista capace di essere tutto e il contrario di tutto, burbero e gentile, incredibilmente diretto ma anche sfuggente, misogino ma anche no, disastroso per alcune cose pratiche e capacissimo per altre. E sfortunato, parecchio sfortunato, altro tassello importante se si vuole provare ad esplorare la persona e il personaggio.

    Fulci for Fakenon ha la presunzione di delineare dunque il ritratto definitivo del regista romano e la scelta di Scafidi di imboccare una strada fatta anche di bugie e finzione è azzeccata per farsi largo nel ginepraio.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] The Final Land (Marcel Barion), la recensione

    In un pianeta ridotto malissimo due sopravvissuti (uno evaso, l’altro disertore) trovano una piccola astronave e la utilizzano per andarsene nello spazio alla ricerca di luoghi più vivibili dove poter cominciare una nuova vita.

    Da questo incipit il film tedescoDas Letzte Land(The Final Land) diMarcel Barionracconta un viaggio astrale fatto di conflitti tra i due protagonisti (posizioni tra i due che inevitabilmente si ribalteranno più volte), paranoie, situazioni claustrofobiche, segnali ignoti come inAlien, tracce, messaggi e segni misteriosi del precedente equipaggio.

    Girato con pochi mezzi,The Final Landha il difetto principale di durare un po’ troppo. Due ore con solamente due personaggi a reggere il tutto è un’impresa difficile che a Barion riesce solo in parte. Il film resta comunque un buon prodotto, a suo modo ambizioso.

    Das Latzte Landè in concorso per il festivalOltre Lo Specchio.

  • [OLTRE LO SPECCHIO] Il Cerchio Delle Lumache (Michele Senesi), la recensione

    Che strano film èIl Cerchio Delle Lumache…

    Protagonista un uomo che, nel giorno del suo compleanno, ha un incidente con l’automobile. L’impatto lo fa schizzare fuori dal veicolo tra le erbe della campagna di Recanati. Impossibilitato a parlare e a muoversi, praticamente invisibile agli occhi di chi passa di lì per svariati motivi, Marco (Mauro Negri) scivolerà in un mondo di ricordi, pensieri e allucinazioni.

    Secondo lungometraggio diMichele SenesidopoBumba Atomika,Il Cerchio delle Lumacheè un ritratto di una umanità sempre più distratta, raccontato in maniera non convenzionale e sperimentale, con uno spirito nichilista ma ironico e dalle influenze surrealiste o meglio ancora dadaiste.

    È proprio il pessimismo appoggiato su una base sarcastica la carta vincente del film, il suo lato più interessante ed originale a restare nella mente dopo la visione. Questo più una certa follia visiva, a tratti lisergica.

    NeIl Cerchio delle Lumacheci sono echi diMineeLa Corta Notte Delle Bambole di Vetro, per i protagonisti tra la vita e la morte impossibilitati a muoversi o parlare, Senesi però va coraggiosamente per la sua strada anticonformista senza tornare indietro, utilizzando un umorismo che non tralascia temi scomodi come la religione.

    Ne esce un lavoro originale ma non per tutti i gusti e sensibilità. Noi una visione ve la consigliamo.

    Il Cerchio delle Lumacheè in concorso per il festivalOltre Lo Specchio.

  • [RECENSIONE] Dead Butterfly: Prophecy of Suffering Bible (Davide Pesca)

    Nuova opera estrema diDavide Pesca, divisa in atti/segmenti che sono:
    HEAVEN’S DOORS
    THE SAINT FRIDAY
    THE SECRETS
    DO NOT STEAL
    THE JUDGMENT
    Esattamente come nel primoThe Suffering Bible, dove venivano reinterpretati in versione gore (in un calderone di blasfemia in cui si mescoleranno sesso, violenza e morte) alcuni versi del testo sacro, e in particolare di 5 dei Dieci Comandamenti, anche qui abbiamo 5 storie (i restanti) legate idealmente da un segmento conduttore, THE ANGEL, che è quello almeno visivamente più riuscito.

    Pesca è regista indipendente italiano noto per aver realizzato diversi film estremi (Tales From Deep Hell, ed i segmentiFeed me morenel coraleDeep Web XXXedHemophobianel collettivo internazionaleA taste of Phobia).

    Se ho apprezzato molto il lavoro di Pesca nei 2 corali sopra citati, dove ho visto ottime potenzialità e inventiva, devo dire che questa operazione sulla Bibbia (davvero intrigante e affascinante sulla carta) delude un po’ troppo nella realizzazione. C’è molta ripetitività nelle torture, compiute fra l’altro su basi davvero scontate di suo, ma che diventano quasi un cliché del regista (ennesima enucleazione, eviscerazione, taglio di lingua – addirittura in versione doppia qui – in 2 segmenti diversi), fotografia a tratti assente – come la recitazione – e make up altalenante fra il riuscito e l’amatoriale (si inquadrano senza cura bordi scollati del lattice o tratti dove il trucco non è applicato).

    La scena del parto del “ragno” antropomorfo ha il suo perché, peccato che le insistenti inquadrature sulla creaturina riuscita bene davvero solo a metà, ne smontino completamente poi la resa. A volte non mostrare è meglio che mostrare troppo. Gli scavalcamenti di campo non si contano e, sebbene in alcuni momenti essi son funzionali – e forse voluti – in molti altri sembrano ciò che sono: errori.

    Sembra tutto girato di fretta, e spero sia così… perché altrimenti aver dedicato tempo a risultati simili, sarebbe grave. L’episodio cornice è quello che, grazie a un bianconero contrastatissimo, grazie all’atmosfera rarefatta ed al realismo delle pene autoinflitte (infatti c’è un performer di body art che non simula nulla, ma si trafigge e flagella senza effetti speciali) rende meglio. Forse modificando l’aspetto del performer minimizzando espansioni, piercing e tatuaggi l’effetto sarebbe stato ancora più efficace e meno “prevedibile” ma questa – come il resto – è solo la mia opinione, non me ne si voglia per esprimerla.

    Il sound design quasi di matrice espressionista funziona molto, e mi domando… se il regista si fosse affidato nuovamente a buoni professionisti nella recitazione e fotografia – come in certi precedenti lavori – e se non avesse avuto fretta, che gioiellino potremmo aver avuto oggi fra le mani. Invece qui abbiamo costumi poverissimi, attrici con capelli arruffati, trucco assente (e ricordiamoci che è cinema, solo cinema, ci son dei reparti che non possono e non devono essere trascurati!), scene che vanno dal sottoesposto al sovraesposto… il risultato è davvero amatoriale per poter essere considerato sperimentale.

    Normalmente non recensisco ciò che non mi piace, o colpisce, ma… qui son spinta dal fatto che ho davvero apprezzato alcuni dei lavori precedenti del regista… e ho visto qualcosa di buono in lui; magari la mia voce fuori dal coro potrà servire a bilanciare anche le eccessive recensioni fin troppo “benevoli” del primo film che mi han predisposta alla visione del secondo con alte aspettative, forse donandomi troppa hype verso qualcosa che… se non brutto, è allora senz’altro modesto… e decisamente non capolavoro.

    SicuramenteDead Butterfly : Prophecy of Suffering Bibleavrà i suoi estimatori, ma in un’opera non guardo solo la buona volontà e le idee (o i mezzi tecnici a disposizione), ma anche la realizzazione… e ci son tanti registi che han dimostrato ampiamente che con 2 soldi e poco tempo si possono sfornare gioiellini di film curati in ogni dettaglio: vogliamo scomodare i primi corti/film di Lynch fatti quando egli non era Lynch e aveva solo 22 anni, senza soldi… perché no? Non era indie e squattrinato e sconosciuto anche lui?

    Diciamo che fare film nel ’66 non era come farli oggi con mezzi a disposizione alla portata di tutti che abbattono costi di produzione e postpropduzione. Ma se non vogliamo puntare così in alto, fra gli indie contemporanei possiamo citare Scott Schirmer ed i suoi magnifici PLANK FACE e FOUND… insomma non me ne vogliate, cinema estremo si, ma che sia sempre CINEMA.

    Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.

    (Akira Kurosawa).

    Gli attori principali sono, fra i vari, Enrico Calloni, Ornella Sestito, Barbara Sirotti e Samaang Ruinees.