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[RECENSIONE] Apocalisse Zero (Francesco Picone)

Io ho una filosofia… da appassionata in primis (e poi in secondo piano come studiosa di cinema – TUTTO il cinema – indifferentemente da annata, nazione e genere) sono anche una accanita sostenitrice degli Indipendenti (specie Italiani, perché son quelli che han bisogno di maggior supporto) e mi son sempre ripromessa una cosa: Antonietta (mi dico, chiamandomi per nome, da sola… come una pazza) usa il mezzo della scrittura per promuovere, costruire, “istruire” – laddove ti è possibile – e con umiltà. Abbandona (Antonietta) la ferocia che va tanto di moda fra gli scribacchini improvvisati che pullulano fra testate non riconosciute e blog (che per loro natura sarebbero già amatoriali, ma che prevalentemente nel “belpaese” riescono a esserlo ancora di più… e nel senso negativo che può avere il termine amatore, laddove esso non ama infatti, ma disprezza, deride, spesso diffama).
Se un film non ti piace, Antonietta… non ne parlare. L’oblio è la migliore “recensione”.

Ma ci son eccezioni che mi spingono a muovere le dita freneticamente sulla tastiera, anche a notte fonda quando (come in questo caso), a distanza di ore la rabbia non smonta e prevale sulla ragione. Sì, perché quella che mi spinge a scrivere è rabbia mista ad una grande delusione. Forse, più che recensire, vorrei domandare. E una sola domanda avrei da rivolgere, indifferentemente, ai produttori, ai registi e agli attori che prendono parte a questi scempi: ma chi ve lo fa fare?

Qui si parla di zombie (o così si dovrebbe), ma gli unici zombie sembrano coloro che han fatto il film, e che forse han vagato sul set senza mai porsi delle domande prima, durante e dopo.
Capita che un film non piaccia… capita che i gusti siano diversi.

La sottoscritta però, è una appassionata di zombie e nel bene o nel male son riuscita oggi a trovare elementi positivi pure in prodotti insalvabili come Le Notti del Terrore di Bianchi… un film povero, sgangherato… ma almeno divertente, scopiazzato sullo script degli zombi fulciani (stesse sequenze di eventi e spesso anche le modalità dei delitti) e con effetti firmati da un maestro (in quel momento svogliato o comprensibilmente demotivato) come De Rossi, resi ancor più “sbagliati” da una pessima regia ed una fotografia diurna che invece di nascondere il trucco, lo palesava.

Oppure, entrando nel mucchio dei ricordi “trash” ripeschiamo perfino volentieri le poetiche nebbie, la fotografia irreale e le bizzarrie sadiche de La Casa degli Zombi di Robert Voskanian.
Una cosa c’è che resta vivida in certe opere: ed è il “sapore”… il sentore, che a fare il film è una crew di “mestiere” (che bella parola, mestiere… ne evoca anche un’altra… GAVETTA!), una crew che magari applicava male le basi di una certa cinematografia (e, forse, anche della cinematografia stessa) ma… queste basi erano da tutti conosciute e ben presenti. In “film” come questo… mancano le basi oltre che la vera passione.

Insomma, arrivare a farmi disprezzare gli zombi ce ne vuole davvero, e qui non si tratta se a ME il film PIACE o MENO… qui si tratta di constatare che oggettivamente la visione annoia, non decolla, non mantiene nulla perché in fondo non promette nemmeno… sembra solo che tutti facciano a gara per mettersi in mostra, emuli/cloni di una recente subcultura esterofila mainstream/milionaria, che ha senso di esistere solo E PROPRIO per il fatto che è MILIONARIA! Non è così difficile capire che senza soldi, World War Z non si fa. DIAMINE. Non è così difficile da capire che solo il pensare di avvicinare uno stile (che non è nemmeno uno stile, ma solo un marchio di fabbrica) dettato dal denaro, quando non lo si ha è stupidamente presuntuoso, oltre che controproducente.

Pensiamo per un attimo a un film minimale e poverissimo come Shock Waves (L’occhio nel triangolo) di Ken Wiederhorn: pochissimo trucco, tre zombie e tanta, tutta atmosfera… cos’altro dobbiamo chiedere ad un film horror?

Parole (e male parole) su Apocalisse Zero – Anger of the dead di Francesco Picone ne son state spese, e tante anche dal pubblico… un pubblico scontento a giudicare dai commenti nei blog, nei DVD forum ma, soprattutto… sotto gli articoli “entusiasti” di qualche critico di bocca (o anima) buona.

Vi dico cosa non va? Una regia senza stile, che scopiazza cliché abusatissimi invece di ricercare momenti personali, e magari sfruttando/analizzando al meglio ciò che si ha a disposizione; questo difetto però emerge anche nei precedenti lavori del regista, corti ambizioni che sebbene confezionati con cura sotto l’aspetto musicale, fotografico e di effetti speciali, restano carenti nella scelta della qualità degli attori (o nella loro direzione?) e nelle trovate di regia e scrittura, sempre debitrici a predecessori di moda, risultando quindi banali.

In Apocalisse Zero viene però a mancare anche l’aspetto fotografico “ben curato” che è presente nei corti, e quindi la povertà della messa in scena fa apparire come produzioni più grosse perfino film come Toxic Zombies di Charles McCrann.
Sia chiaro, acquistando il film non mi aspettavo l’erede di Romero, nulla più di un film di intrattenimento… qualcosa di godibile come poteva esser stato Eaters (fra l’altro degli stessi produttori)… ma manca il clima apocalittico promesso dalla copertina e dal titolo, e forse siamo noi spettatori a non capire che proprio il titolo ci voleva avvisare che – appunto – l’apocalisse è ZERO.

Cosa funziona? Indubbiamente il reparto effetti speciali a cura di Carlo Diamantini e Tiziano Martella, gli unici elementi che possono davvero tenere testa alle tanto aspirate produzioni Americane e che mi sorprende, non abbiano ancora ricevuto corteggiamenti da parte di qualche grande cineasta/produzione d’oltreoceano.

Nel cast (dove tutti o quasi fan cose a caso senza avere mai una reazione credibile) emerge una sola attrice degna di chiamarsi tale, una che non si è mai smentita in ogni film che ha fatto: Desirée Giorgetti. In lei la passione, il talento, la credibilità non mancano MAI. Inaccettabile che abbia preso parte a un film di questo tipo, dopo aver letto poi uno script (dello stesso Picone) che è fra l’altro l’ennesima nota dolente dell’intero lavoro.

Chi è che diceva che un film dovrebbe essere come una fontana pietrificata di IDEE? Ah, sì, Cocteau.
Alla fine, questo film mi ha dato uno spunto per riflettere su certe atmosfere del passato e sull’approccio dei cineasti di allora rispetto a quelli moderni. Mi ha permesso di rispolverare e suggerire magari a chi non li conosce dei titoli anni ’80 di cui consiglio la visione (caldamente nel caso di Zombi 2 di Fulci o L’occhio nel triangolo e, per spensierata cultura personale, nel caso dei titoli più “trash” come La Casa degli Zombi)… ed insomma a qualcosa di buono è servito.

Perché quindi mi arrabbio? Perchè è un tradimento che una appassionata come me non si merita, e proprio dal cinema indipendente… quello che dovrebbe essere libero, sperimentale, coraggioso… quello che dovrebbe essere l’alternativa e non l’emulazione… Nei film non ci sono regole, è vero… ma ci sono peccati, ed il peccato maggiore è la pigrizia.

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