Tag:2021

  • [RECENSIONE] Bestia di Hugo Covarrubias (cortometraggio)

    Non sorprende affatto scovare, tra i nomi dei titoli di coda del cortometraggio cilenoBestiadiHugo Covarrubias, quello del connazionaleCristóbal León. E non solo per il fatto che entrambi sono animatoristop-motion.Quello che li unisce qui è più che altro la loro volontà di affrontare la dolorosa recente Storia della loro nazione.

    Bestia(che il regista ha scritto con Martín Erazo) vede protagonista una donna sola che vive con il suo cane e lavora per la polizia segreta cilena (DINA) durante la dittatura di Pinochet. Con il suo viso quasi sempre fisso sulla stessa espressione (tutti i volti dei personaggi sono realizzati in ceramica) passa le giornate tra casa e lavoro contribuendo con il suo operato alla cancellazione di vite e principi civili e democratici. Ed in questo senso è davvero efficace l’immagine della pallottola che non solo uccide ma cancella con il suo passaggio tutte le tracce della persona eliminata.

    Ed il luogo di lavoro della donna altro non è che laVenda Sexy, una abitazione di Santiago trasformata dal regime di Pinochet in un centro di detenzione e tortura. L’immagine esterna più volte riproposta non lascia dubbi.

    La donna fa brutti sogni e inoltre vede una persona senza volto/occhi spiarla. Elementi che rappresentano le sue paure, un certo suo inappagamento e frustrazione. Ma anche la sua coscienza, le paranoie, i sensi di colpa che pressano, i fantasmi delle persone fatte sparire. Roba sua ma anche della nazione che ancora oggi elabora.

    Bestiaè il terzo cortometraggio diHugo Covarrubias, visto on-line al Sundance Film Festival.

    Il personaggio della donna è ispirato aÍngrid Felicitas Olderöck Benhard, agente della DINA di origini tedesche e dalle simpatie naziste soprannominata “La mujer de los perros“.

  • [RECENSIONE] La fiera delle illusioni – Nightmare Alley (Guillermo del Toro)

    Guillermo del ToroconLa Fiera delle Illusioni – Nightmare Alleyabbandona i territori del fantastico (Il Labirinto del Fauno,La Forma dell’acqua) per raccontare la storia di un mago della truffa che, negli anni intorno al secondo conflitto mondiale, si spaccia per veggente. Non solo provinciali spettatori del luna park in cui lavora ma, più in là, una volta raggiunto il successo nelle grandi città, anche facoltosi dal cuore spezzato o carichi di sensi di colpa. Nel passaggio entra in gioco una psichiatra e si scivola sempre più nel noir.

    Due personaggi, il truffatore Stanton Carlisle (Bradley Cooper) e la dottoressa Lilith Ritter (Cate Blanchett), diversamente bastardi fino al modollo, con conseguente attrazione fatale. Si stimano, si seducono, si ingannano.

    Perché neLa Fiera delle Illusionisi parla di inganni, manipolazioni, raggiri. Atti spregievoli fatti per il solito spregievole interesse economico, ma anche per riscattare (e rimuovere) una vita di calci in bocca, povertà, frustrazioni. Carlisle non si accontenta della fiera itinerante che lo accoglie senza farsi (e fargli) domande sul suo passato. Avido e arido scopre di avere un talento nel dominare gli altri attraverso la manipolazione delle loro paure, alimentando così le loro speranze illusorie. Potere sugli altri e denaro vanno di pari passo e diventano un buco nero che inghiotte chi ne abusa, nonostante gli avvisi di Zeena (Toni Collette) e di Molly (Rooney Mara). E come in tutti i noir i conti, una volta svalicato il limite, quanto prima si pagano e tutti i nodi vengono al pettine. Moralismo, karma, chiamatelo come volete.

    Nightmare Alleyè un bell’esercizio di stile che dimostra ancora una volta la bravura diGuillermo del Toro. Si avverte però la sua non totale partecipazione emotiva. Sarà perché manca l’agnello sacrificale, il personaggio di punta indifeso e innocente tra le pagine della Storia.

    Fonte:Searchlight Pictures Italia.
  • [RECENSIONE] America Latina (Damiano e Fabio D’Innocenzo)

    Fare una recensione suAmerica Latina, terzo film dei fratelliDamiano e Fabio D’innocenzo, senza fare danni è difficile. C’è il rischio di dire troppo, di tradirsi un po’ come fa il protagonista Massimo (Elio Germano) combattuto tra realtà e fantasie, tra accettazione e rifiuto della realtà nella indagine alla scoperta del suo lato oscuro.

    America Latinaracconta di un uomo che lotta per accettare sé stesso, la realtà. Una realtà complessa, ambigua, contraddittoria come il titolo del film, che annulla l’uomo, l’umanità, e la sua presenza, come suggerisceuna inquadratura con Massimodietro le finestre della villa, quasi trasparente, invisibile, inglobato nella bruttezza di ciò che lo circonda. Di ciò che c’è fuori e dentro.

    E Massimo (come tutte le persone) inventa, fantastica, crea maschere, personaggi e mette su una recita che nasconde ma allo stesso tempo scoperchia. Lancia segnali di aiuto al mondo, lotta tra accettazione e negazione, nel territorio tra due mondi. Un mondo di sopra che prova a salvarlo dal mondo di sotto, ma è anche il contrario: è il mondo di sotto ad aprirgli gli occhi su quello di sopra.

    Ecco, sto esagerando.America Latinaè un film su una dolorosa presa di coscienza che corrisponde in qualche modo ad una rinascita. Su un uomo che, come tutti noi, fantastica su ciò che non ha mai avuto; sulla solitudine e sugli abissi che affrontiamo cercando di non perdere la bussola.

    America Latinaè nelle sale conVision Distribution.

  • [RECENSIONE] Matrix Resurrections (Lana Wachowski)

    Matrix Resurrectionnon è esattamente un seguito né un rifacimento della trilogia.

    È qualcosa che sta più nel mezzo perché il protagonista è lui ma non è lui, anche se ad interpretarlo è sempreKeanu Reeves. È semplicemente Thomas Anderson il programmatore, ma senza acqua alla gola e una vita da hacker con gli agenti federali che lo cercano. Ed è l’autore di una vendutissima trilogia di videogiochi di nomeMatrixche ha per protagonisti Neo, Trinity, Morpheus, l’agente Smith e tutti gli altri che noi abbiamo visto nella trilogia cinematografica. Il progetto di realizzare un quarto gioco è la goccia che fa traboccare il vaso del suo fragile equilibrio psichico, ma che gli permette anche di vederci chiaro. Forse le storie e i personaggi non li ha inventati di sana pianta. Magari sono invece l’elaborazione della vita che lo circonda, oppure, meglio ancora, i ricordi di un’altra vita. Questo spiegherebbe davvero molte cose, al contrario di quello che gli dice l’analista (Neil Patrick Harris) anestetizzandolo con l’ansiolitico blu.

    Ma alcune cose sono inevitabili perché il destino è già scritto, anche se la realtà e i fatti portano a pensare il contrario. E Anderson è e resta Neo, L’Eletto, anche se adesso appare agli occhi degli altri come un vecchio.

    Matrix Resurrectionci ricorda che c’è chi combatte e chi si accontenta.

    Che nella nostra vita, nel nostro viaggio, incontriamo archetipi che ci liberano o ci imprigionano: zavorre o insegnanti di volo. Che c’è un potere che tutto decide trasformandoci in pecore che si accontentano. Matrix, il potere, il sistema, esiste e il suo raggiro sta nel non farlo capire. Chi capisce l’inghippo può decidere di cabiare le cose, non solo la sua vita ma anche quella degli altri, perché no. Ognuno di noi può diventare il virus che infetta il sistema. Il punto è sempre quello: svegliarsi, scegliere da che parte stare, anche sela scelta è un illusione perché è tutto già stabilito.

    Matrix e il suo universo sono sempre più attuali.

    Le convenzioni sempre più pressanti, gli stupidi sempre più palesi e numerosi. Regole sociali che bloccano Thomas Anderson nella sua (apparente) vita di successo, e Tiffany (Carrie-Anne Moss) con la sua (noiosa) famiglia dalla quale scappa con le uscite in motocicletta. E se Anderson è sempre stato Neo L’Eletto, Tiffany è sempre stata Trinity perché anche per lei la scelta è risaputa.

    E qui entrano in gioco le regole cinematografiche, drammaturgiche, estetiche. Da una parteMatrix Resurrectionsin qualche modo infatti abbandona la veste coreografica-registica della trilogia. La realizza in maniera meno spavalda, in linea con due personaggi (in là con gli anni) che si cercano dentro e fuori, e forse anche perché quell’estetica appartiene oramai ad un altro mondo. E ripropone altri personaggi dei vecchi film in maniera diversa. In particolare il nuovo agente Smith (Jonathan Groff), che adesso da collega di lavoro di Anderson-Neo riesce in qualche maniera a personificare meglio l’archetipo dell’ombra, del suo lato oscuro da arrivista. E contribuisce, con dei déjà-vu*, a fargli sorgere il sospetto che dietro ci sia altro.

    Non succede però la stessa cosa con il sentimento cinematografico più abusato di tutti ovvero l’amore, che ritorna anche in questo nuovo capitolo ma in una veste esagerata, stucchevole.

    Ricordiamo però cheMatrix Resurrectionsnasce da un compromesso tra la registaLana Wachowskie la Warner Bros.. Il che rende davvero sottile il confine tra il nuovo film e il nostro mondo, tra Neo e Lana. Una specularità che il film affronta con una certa ironia, mossa quanto mai azzeccata per descrivere al meglio il mondo (della casa produttrice) con i suoi bimbi minchia cresciuti al comando.

    *: Il déjà-vu si riscontra negli stati emotivi eccezionali o tossici. È stato spiegato come un funzionamento non equilibrato dei due emisferi. (Fonte:Treccani).

  • [RECENSIONE] Freaks Out (Gabriele Mainetti)

    Esco dalla sala diFreaks Outcon la sensazione di aver preso una fregatura.

    E sono diverse le ragioni di questo inganno. Il meno grave probabilmente riguarda i quattro freaks protagonisti. Matilde, Cencio, Fulvio e Mario. Interpretati da attori truccati da “fenomeni da baraccone” o peggio che interpretano persone normali ma con poteri paranormali nascosti. Eccetto Giancarlo Martini, affetto da nanismo. Tutto molto lontano dallo spirito diTod Browninge il suo film maledetto che gli costò la carriera, ma decisamente meglio che nel film Brutti e Cattivi (2017) con Santamaria senza gambe “asportate” in CGI.

    È già più grave la prevedibilità della sceneggiatura cheNicola GuaglianoneeGabriele Mainettihanno scritto. Una storia telefonata pur nella sua riscrittura della Storia, quella dell’occupazione nazista italiana dopo l’armistizio di Badoglio del 3 settembre 1943. PerchéFreaks Outrielabora quelle vicende ma solo per modo di dire, senza il coraggio diBastardi Senza Gloriacon l’uccisione di Hitler nel teatro parigino di Shosanna. Le rielabora mettendo dentro i quattro freaks e i loro suerpoteri il cui unico scopo è riunirsi e ritrovare il loro amico ebreo Israel.

    Chi vuole cambiare la storia ma non ci riesce è il quinto “mostro”, Franz: nazista con sei dita per mano, virtuoso del pianoforte che si sfonda di etere ed ha visioni dal futuro sull’imminente fine di Hitler e del terzo reich. Il personaggio di Franz (interpretato da Franz Rogowski) non funziona, soprattutto i suoi eccessi da fulminato, le sue faccette. Franz non affascina e la sua condizione di freaks non ci fa empatizzare con lui nenanche per un momento. Né simpatico né antipatico, un personaggio senza sfumature insomma.

    Freaks Outdà inoltre la sensazione che Gabriele Mainetti, dopo Lo Chiamavano Jeeg Robot, si sia un po’ montato la testa.

    Sono le due autocitazioni nel corso del film a farmelo pensare, il botto più grande di tutti i botti, o giù di lì, pronunciato da uno dei personaggi, e il Jeeg Robot nei titoli di coda tra i disegni che Franz realizzava da fatto.

    Una eccessiva fiducia in sé che ritroviamo nella troppo lunga battaglia finale in cui i protagonisti, insieme a un gruppo di partigiani guidati dal gobbo Max Mazzotta, fanno il culo ai nazisti fermando un treno diretto verso un campo di concentramento.

    Pare che non funziona nulla. No, non è così.

    Ci sono anche dei pregi, a cominciare dalle due ore e venti che volano.
    I quattro protagonisti poi sono disegnati bene, i loro dialoghi e battibecchi divertono. La ferocia nazista è ben rappresentata da alcune uccisioni brutali e improvvise. La sequenza di Matilde che sclera con Mazzotta, che le fa un po’ da mentore, coinvolge emotivamente.
    Si apprezzano infine glieffetti visiviche nel rappresentare i poteri dei cinque, in particolare di Cencio, Matilde e le visioni di Franz, distraggono anche dai difetti di un film che sembra accontentarsi di un compitino ben eseguito e parecchio paraculo.

    Freaks Outè distribuito nelle sale italiane da01 Distribution.

  • [RECENSIONE] La Casa in Fondo al Lago (Alexandre Bustillo, Julien Maury)

    La Casa in Fondo al Lagoè un film del 2021 diretto e sceneggiato daAlexandre BustilloeJulien Maury, il duo francese diÀ l’intérieureLeatherface.

    Si racconta di una coppia, lavorativa ma anche nel privato, che realizza per YouTube documentari spaventosi, recandosi in posti disabitati, inaccessibili, stregati. Lui (James Jagger) entusiasta, lei (Camille Rowe) molto meno, però lo segue brontolando di nascosto.

    Li vediamo inizialmente all’opera in un manicomio abbandonato per poi spostarsi in un lago in Francia dove pare che, dicono che. Arrivano lì e la delusione si fa presto largo. L’incontro con un tizio del posto riaccende le speranze: sotto la superfice dello specchio d’acqua, in una parte difficilmente raggiungibile, c’è un intero paese. Tra le varie case sommerse ce n’è una in particolare che pare faccia proprio al caso loro.

    I due si immergono armati di tutto il necessario. Scopriranno che nella casa accadono cose impossibili come muri che appaiono all’improvviso bloccando il percorso lì dove poco prima erano passati. Con l’ossigeno delle bombole che piano piano diminuisce, il panico comincia a farsi largo insieme al susseguirsi di avvenimenti sempre più spaventosi.

    La Casa in Fondo al Lagoinizia leggero, quasi come una presa in giro del sottogenere “luoghi posseduti”, con la visita dei due protagonisti nel manicomio abbandonato. La parte sott’acqua modifica gradualmente le atmosfere e lo spirito, con l’ironia che sfuma sempre più fino a sparire del tutto. Sì, perchéLa Casa in fondo al Lago(The Deep House) termina con coraggio come dovrebbe fare un film dell’orrore: senza illusioni, senza speranze. Un finale che forse è da interpretare come uno stimolo a lottare, più che per la sopravvivenza, per il proprio libero arbitrio.

    La Casa in Fondo al Lagoè distribuito in Italia daNotorious Pictures.