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  • [ESCLUSIVA] Interviste ad Adam Ford, Domiziano Cristopharo e Matteo De Liberato su Torment

    Periodo d’oro questo, per i CLOWNS dell’orrore; mettendo da parte il pluri-discusso IT (ma a me incuriosisce non poco anche TERRIFIER – tratto dall’omonimo corto), considerando il trionfo di TORMENT al NIGHTMARE FEST e le positive recensioni, la vostra Antonietta Masina è andata a fare “2 chiacchiere” virtuali con il protagonista del film Mattia De Liberato e gli autori Adam Ford e Domiziano Cristopharo… in attesa di fare una dettagliata recensione!

    TORMENTè un film liberamente ispirato alle vicende del serial KILLERJohn Wayne Gacy, uno dei più “prolifici” e sadici della storia, nonché uno dei più inquietanti: Gacy spesso uccideva tra-vestito daPOGO il clown, un alter ego creato da lui stesso per intrattenere bambini durante fiere e feste di beneficenza. Questa figura sembra aver ispirato proprioStephen Kingper creare “Pennywise” il clown del suo romanzoIt.

    AM – Adam Ford, hai diretto – prima di questo horror – un porno con Roberta Gemma che è diventato un piccolo cult nel suo genere IL MUSEO DELLA CARNE, e sei stato a tua volta porno attore…. fra l’altro partner di Miti come Sofia Gucci e Jessica Rizzo, nonché la Gemma stessa in HYDE’S SECRET NIGHTMARE… come ti sei trovato a passare alla regia di un horror estremo con tematiche – fra l’altro – omosessuali?

    AF – Beh, TORMENT è un film HORROR a tutti gli effetti… così come IL MUSEO è un film ADULT a tutti gli effetti, quindi con le dovute caratteristiche che differenziano e contraddistinguono i due generi! Il mio approccio registico è stato però sempre lo stesso: amo la fotografia curata, la recitazione realistica e le trame con diverse sfumature… e questo script è pazzesco; quando l’ho letto ho detto… WOW! Riguardo le scene di “sesso”… sebbene molto verosimili, sono simulate. Non sono omofobo e non ho nessun problema a vedere uomini nudi. Anche Matteo e Ricky han fatto un ottimo lavoro, e mi ha fatto piacere vedere l’affiatamento e il divertimento che c’era fra loro nonostante contatti così intimi, ma sempre rispettosi. Nonostante il film sia un PUGNO allo stomaco, prima, durante e dopo il set c’erano solo risate e buon cibo.

    AM – Quante sfumature ci sono in TORMENT?

    AF – Molte: si passa dal dramma psicologico all’horror, con qualche bizzarro spiraglio fantascientifico appena suggerito… è una curiosità SCOOP quella che ti dico, ma con Domiziano (che ha scritto la storia, n.d.r.) volevamo suggerire che la mente del malcapitato rapito, per accettare la realtà terribile che sta vivendo, sogna… immagina… di essere stato rapito dagli alieni. Volevamo che la cosa fosse solo accennata e Domiziano – che ha curato anche la fotografia – è stato molto bravo a disegnare le sequenze oniriche con quei colori fluorescenti e così diversi dal resto del film. In alcuni sogni vediamo che l’aspetto del CLOWN è diverso: è quasi quello di una creatura aliena con artigli ed il viso che non è più un trucco, ma una deformità. Anche la figura del ragazzo che sussurra alla vittima di stare calmo e tornare a casa è una immagine presa direttamente dai racconti di chi sostiene di essere stato “rapito dagli alieni”, dove un ologramma umanoide cerca di calmare gli addotti per far accettare loro più serenamente gli esperimenti. La musica, in questo film è molto minimalista ed elettronica proprio per creare un distacco sensoriale emotivo fra immagini e situazioni eMauro Crivelliè stato bravissimo.

    AM – E la tua carriera di porno attore?

    AF – Nulla che rinnego: son sempre stato incuriosito dal mondo del porno… è stata una delle mie più grandi passioni assieme alla musica, il sesso, lo sport ed il cinema. Mi sono cimentato in tutti questi campi, non amo inquadrarmi in una cosa sola, forse perché ho paura di annoiarmi.

    AM – Domiziano Cristopharo, regista e, oramai anche produttore… questa TRILOGIA DELLA MORTE sembra essere una idea vincente davvero: Il primo film (SACRIFICE, diretto da Poison Rouge) diventa il quarto AMERICAN GUINEA PIG e ora questo secondo segmento che è già un titolo ricercatissimo prima ancora di esser distribuito!

    DC – Sì, devo dire un anno fortunato. Son stato felice di aver condiviso questo progetto con 2 amici e due persone che stimo tantissimo come Poison Rouge e Adam che ho visto crescere professionalmente e mi son sempre stati accanto nelle sperimentazioni filmiche più folli (Flesh Mannequins, Hyde’s, POE). Vederli in qualche modo “debuttare” entrambi su film così difficili è stato emozionante, e dal loro fresco approccio alla regia ho imparato anche io cose nuove. La trilogia si conclude col film XPIATION che dirigo io stesso e le cui riprese son finalmente in fase di chiusura.

    AM – Hai scritto anche la sceneggiatura, quanto c’è di biografico?

    DC – Tutto e niente. Il nostro Gacy è l’incarnazione del male assoluto, è nero e non bianco come POGO il clown originale, e la trama non racconta un fatto di cronaca realmente accaduto, ma è una somma di tutte le perversioni del noto Killer.

    AM – Un ricordo del set particolarmente intenso?

    DC – Il freddo… abbiamo girato fra Friuli e Slovenia… a dicembre! La luce calda e le nudità ostentate, donano al film una calda dimensione “primaverile”, ma in realtà c’erano 2 gradi e abbiamo portato a termine le riprese tutti con qualche malanno. Indubbiamente il vero protagonista, la voce che mi incuriosisce più ascoltare è quella del giovanissimo Matteo De Liberato, che incarna il terribile clown del film.

    AM – Matteo, qui sei al tuo primo lungometraggio; come è stato esordire in un ruolo impegnativo come quello di GACY in Torment? Quanto c’è di biografico e quanto di creativo in ciò che vediamo?

    MDL – La prima cosa che ho pensato quando mi è stato proposto di essere un super cattivo è stata “Cazzo! Il mio primo ruolo non sarà in una fiction italiana bensì in un cazzuto horror”… e poi gioia. Ripreso dal piacevole choc mi sono reso conto che la parte richiedeva una concentrazione sia fisica che mentale elevata, ma ho accettato la sfida e mi sono buttato a capofitto nello studio. Nel film Gacy viene raccontato nella maniera più viscerale delle sue gesta, quindi biograficamente non dovevo cambiare nulla, mentre dell’aspetto creativo ho provato a far emergere il malessere e la continua solitudine che personaggio prova, sopratutto in alcune scene, anche per cercare di renderlo umano e con sentimenti… perché sì, anche i mostri hanno sentimenti!

    AM – Come ti sei trovato sul set con i tuoi partner di scena, e come hai affrontato la durezza e l’esplicita sessualità presentata?

    MDL – Da premettere che abbiamo girato molte scene a temperature glaciali, quindi freddo! Avevamo questo rito prima di girare: prenderci un Tè con lo zenzero e parlare di star, specialmente donne della musica italiana anni ’80. Ero il più piccolo sul set, quindi venivo trattato come il fratellino a cui badare: tutti super disponibili e gentili, automaticamente dopo pochi giorni mi sentivo a casa, senza inibizioni né pudore pur girando scene “oscene” con “sconosciuti”.

    AM– Conoscevi già la vita/storia di questo serial killer? Cosa ti ha colpito di essa?

    MDL – Sì, credo tutti la conoscano… io personalmente non la avevo mai davvero approfondita, quindi il film è stata una occasione di studio. La cosa che mi ha colpito di più è stata l’abilità di Gacy nel mascherare la sua vita sociale, con quello che era il suo terribile segreto, senza far sospettare mai nulla a nessuno.

    AM – In che tipo di film ti vedi nel futuro?

    MDL – Ecco una bella domanda! Spero in molti generi differenti, però adoro i thriller psicologici e mi piacerebbe interpretare un supercattivo genialoide, magari meno violento sul piano fisico e più sadico mentalmente.

    AM – Come è stato il rapporto col regista Adam Ford e con Cristopharo?

    MDL – ” Tu sei un ribelle” è stata una delle prime frasi che Adam mi disse mentre parlavamo su cosa provavo nel recitare una parte omosessuale (essendo io etero) e dove ci sarebbero state prove fisiche molto dure. È stato di un’umanità unica, teneva a me come se fossi una pianta, mi ha accudito per tutto il set con calma e professionalità fuori dal normale. Domiziano invece, si “incazzava” più facilmente, essendo lui alla camera e alla fotografia (con la febbre!)… mi dava posizioni che poi non rispettavo e questo mio muovermi troppo lo faceva impazzire! Ma la cosa più bella è che a inizio e fine set mi abbracciava, ed era il suo magnifico modo di rispettarmi e ringraziarmi; cose così non si vedono tutti i giorni.

  • [ESCLUSIVA] Il ritorno alle origini. INTERVISTA a Luigi Pastore per Deliriumpsike

    Sempre alla ricerca di visioni originali, ho cercatoLuigi Pastoreper parlare del suo nuovo thriller,Deliriumpsike, un progetto improntato alla più grande libertà. Luigi ci ha raccontato molto anche di sé, della sua visione del cinema, di un nuovo modo di lavorare.

    STEFANO NICOLETTI: C’è un discreto e nemmeno tanto silenzioso ritorno al giallo nelle produzioni indipendenti. Cos’è che affascina tanto nel giallo all’italiana?

    LUIGI PASTORE: Per quanto mi riguarda, in questo momento trovo il genere horror troppo ripiegato su se stesso. Stessi cliché ripetuti fino alla nausea, atmosfere da videogioco, abuso del digitale, insomma è un genere che sento molto lontano dai miei interessi. Anch’io, lo ammetto, sono caduto nella trappola di un filmaccio horror splatter comeViolent Shit – The Movie, che se potessi tornare indietro non rifarei proprio per i troppi condizionamenti che ho subìto durante la lavorazione. Trovo più interessante ritornare al thriller d’atmosfera, cosa che già avrei voluto fare conLa Fiaba di Dorianma che non ho più avuto voglia di riprendere dopo la scomparsa della sua protagonista.

    Adesso, dopo una lunga pausa di riflessione, sento di voler raccontare una storia che è nata quasi spontaneamente in un periodo particolare della mia vita. È un po’ un ritorno alle origini, come accade al protagonista e come è accaduto anche a me per vicende personali che mi hanno costretto a ritornare di frequente nei luoghi della mia infanzia. Giù in Puglia, infatti, ho una vecchia casa di famiglia vicino al mare, priva di ogni comfort moderno, che per anni è rimasta quasi abbandonata.

    Vi ho trascorso buona parte dell’autunno e anche qualche settimana in pieno inverno, scaldandomi solo con la legna nel caminetto e una piccola stufa. Ho riscoperto il piacere della solitudine, anche se soffrivo contemporaneamente i miei stati d’animo contrastanti e la lontananza dai miei affetti, ma questa vena malinconica e la precarietà della mia condizione hanno fatto leva sulla creatività ed è venuta fuori una storia molto particolare di cui però cerco di mantenere l’assoluta segretezza.

    Ho acquistato un grosso quaderno e ho scritto tutto a mano, non voglio far leggere niente a nessuno e l’ho nascosto in un luogo sicuro. Quando arriverà il momento di girare, darò agli attori solo i fogli con le battute stampate e loro dovranno fidarsi di me. Tutto quello che ho già raccontato, tutto quello che ho pubblicato e che continuerò a pubblicare sulla pagina social del film, sono solo suggestioni che hanno comunque una sorta di legame con la storia vera e propria.

    SN: Deliriumpsike sembra parlare di follia. Ci sono ispirazioni di cronaca o riferimenti alla nostra confusa situazione sociale di questi giorni?

    LP: No, non ci sono riferimenti alla cronaca ed è ben lontano dalla nostra realtà quotidiana. IlDeliriumpsikeè solo una definizione, una parola inventata per descrivere uno stato mentale che è il preludio della follia. È un titolo che mi porto dentro da molti anni ma che avevo quasi dimenticato ed è ritornato quando ho riaperto una vecchia scatola, dove conservavo alcune musicassette su cui da ragazzo ho inciso dei brani da me composti al pianoforte.

    Uno di questi si intitolava proprio così e mi ha fatto ricordare quella forte passione originaria che mi ha spinto poi ad intraprendere questa strada. Non sono un musicista professionista, anche se da bambino ho studiato pianoforte per cinque anni, ma riascoltando quelle registrazioni mi sono convinto di comporre anche la colonna sonora del film con l’aiuto di mio fratello Simone, lui sì musicista e arrangiatore professionista, con cui ho già avuto modo di collaborare per completare la colonna sonora diCome una Crisalide.

    SN: Cosa si può aspettare il pubblico che ha apprezzato il tuo precedente “Come una crisalide”? C’è un fil rouge che lega questi film?

    LP:Deliriumpsikesarà molto diverso daCome una crisalide, proprio perché avverto questa esigenza di non riproporre cose già viste ma di osare con qualcosa di nuovo. Forse il fil rouge sarà lo stesso spirito con cui intendo girarlo, con assoluta libertà, cercando quella sperimentazione anche in termini visivi e con una certa anarchia espressiva.

    SN: La produzione coinvolgerà il pubblico con iniziative di crowdfunding o simili? Sappiamo che accadrà qualcosa il 13 ottobre in merito al film: ci puoi anticipare qualcosa?

    L.P.: Cerco sempre di ottimizzare i costi di un film, grazie anche all’esperienza maturata negli anni. Tuttavia una produzione ha bisogno comunque di un budget, anche se piccolo, perché chi lavora deve essere gratificato per il tempo che sta dedicando al tuo progetto. Così ho pensato di proporre un crowdfunding alternativo, in cui metterò all’asta degli oggetti di scena utilizzati nei miei film precedenti.

    Ma offrirò anche dei pacchetti turistici per trascorrere dei “weekend del terrore” proprio nella mia vecchia casa sul mare, che nel frattempo ho iniziato a ristrutturare e che utilizzerò anche come location del film. Accoglierò i miei ospiti organizzando per loro tour misteriosi, sedute spiritiche, proiezioni di film (anche miei si intende), ma soprattutto deliziandoli con la cucina pugliese.

    Buon cinema e buon appetito, dunque. Il progetto può essere seguito sulla paginaFacebookdedicata.

  • «Non c’è buon risultato senza sofferenza»: INTERVISTA a Lorenzo Lepori per Notte Nuda

    Lorenzo Leporiè un inarrestabile torrente di parole e il suo entusiasmo è decisamente contagioso. Sono appena terminate le riprese del suo nuovo filmNotte Nuda. È rilassato ed eccitato nello stesso tempo, soddisfatto di quanto fatto fino ad ora e ha voglia di parlarne. Lo chiamo mentre è al lavoro sul montaggio del film.

    Come nel mio immaginario del toscanaccio irriverente e senza peli sulla lingua, allaAmici Miei, usa un linguaggio colorito e non si prende mai troppo sul serio, consapevole che i suoi lavori appartengono alla nicchia della nicchia del genere horror. Termine, horror, che a lui non piace molto se si deve parlare dei suoi lavori, come ci spiegherà nell’intervista.

    Con Lepori abbiamo parlato della lavorazione diNotte Nuda, dove sono stati utilizzati dei sadici ma efficaci metodi allaAlfred HitchcockoLars von Trier, ma anche del suo modo di intendere il cinema fantastico: un genere che ha il potenziale enorme di permettere all’autore di poter parlare di sé e del mondo ma che invece viene intrapreso spesso più per moda o per disperazione che non per un vero amore nei suoi confronti.

    NOTA: tutte le foto presenti nell’intervista sono prese dallapagina FB di Notte Nuda.

    Un momento della lavorazione diNotte Nudanel bosco di Ponte Buggianese in provincia di Pistoia.
    A sinistra il fonico Marco Nincheri, L’operatore Lorenzo Cingna, dietro di lui Lorenzo Leopori.

    Lorenzo, che cosa dobbiamo aspettarci da Notte Nuda?

    Si tratta di un horror piuttosto classico, molto italiano come atmosfere e come modi. Siamo sul mio solito tono un po’ grottesco però ho cercato di metterci un’ironia un po’ più sottile. Non siamo sul demenziale. Ho cercato di allontanarmi da questo modo di affrontare l’orrore. Parlare di horror poi mi sta un pochino sul cazzo. Cinema fantastico è meglio. Horror mi vengono sempre in mente le motoseghe. ConNotte Nudasiamo nel cinema fantastico. Ho rifrullato delle cose classiche alla Vampira con un uomo lupo anche se è più esatto dire uomo cinghiale o uomo-bestia. Ci sono delle cose molto italiane come stile, come approccio.

    Io poi sono ossessionato da certi modi diLucio Fulci. Per quanto se ne parli in Italia non c’è qualcuno che persegue il suo cinema, che è anche un modo di approcciare la vita. Quello che manca oggi nel cinema fantastico italiano probabilmente è questo: il confronto tra il privato dell’autore e quello che c’è fuori.

    Come la vedi la situazione in Italia?

    Oggi in Italia non c’è un scena horror, non c’è un gruppo per quanto qualcuno faccia finta che esista. Siamo tante teste singole. La maggioranza arriva al cinema fantastico o alla narrazione fantastica per disperazione o per moda. Chi lo fa perché lo ama e persegue una propria poetica sono pochi. Uno di questi èIvan Zuccon, che è un campione di coerenza: tutta la vita ha sempre fatto questo perché è quello che gli piace.

    Ci sono punti in comune con Catacomba?

    Catacomba è stata una sperimentazione. Mi piacerebbe proseguire un discorso che è stato abbandonato dal cinema fantastico italiano. C’è uno stile prettamente italiano che penso sia unico, soprattutto all’interno dell’editoria del fumetto erotico o porno/horror degli anni ’70 – ’80. Con quella matrice lì sto cercando di confrontarmici. Ho iniziato con Catacomba e adesso conNotte Nudala continuo. Quindi è una prosecuzione. Ho abbandonato, spero di averlo fatto, le varie citazioni e autocitazioni che sono una specie di peste che imperversa in chiunque faccia questo tipo di cosa, di film o di attività più o meno underground o di genere: sembra sempre che si debba citare qualcosa o qualcun’altro, invece io ci terrei a proseguire un qualcosa che viene dal passato ma che ci sta benissimo anche ora.

    Come sono andate le riprese? Pascal Persiano (nella foto qui sopra) dopo Catacomba ritorna in Notte Nuda…

    Devo dire che si è veramente impegnato tanto. È stato sottoposto a delle torture veramente indicibili, come tutti quelli del film. È stata una lavorazione mostruosa, non sto neanche a dire: ore e ore al giorno di riprese anche nella settimana più calda da sedici anni a questa parte, erano 43 gradi tutti i giorni. È stato un incubo ma un’esperienza. A me piace che il film sia un’esperienza per tutti. A me piace che sia come un happening la ripresa. La sceneggiatura c’era (scritta con Antonio Tentori n.d.r.) ma erano trenta pagine, era un canovaccio. Usando la sceneggiatura in maniera libera abbiamo sperimentato, ognuno ha messo del suo ed è venuta una cosa molto interessante. Sono contento perché è stata una bella esperienza: scioccante, terribile, stancante, però non è morto nessuno e già questo è tanto. Il mio corpo è tutt’ora cosparso di segni, lividi, cose terribili che chissà quando se ne andranno. È successo di tutto, gente che ha perso i ponti, di tutto. Però tutti erano esaltati da questo. È bello quando vedi la prova di forza, quando vedi le persone che di fronte al dolore, al tentativo disperato di creare qualcosa, riesce a raggiungere qualcosa. È stato molto bello vedere questo. Che poi è tutto lì: se vuoi qualcosa di più è la volta che soffri, loro hanno voluto fare qualcosa di più e secondo me verranno premiati perchéNotte Nudaè un film che ha una sua personalità e forse è anche più corretto di altre volte nella sua grammatica.

    Sto sempre parlando di una cosa mia, quindi vanno usate le giuste proporzioni, però è stato interessante, molto intenso, e per una volta ci sono stati dei più che buoni effetti speciali.

    L’effettista Stefano Pizzolitto al lavoro su una protesi dentaria per il filmNotte NudadiLorenzo Lepori

    Per una volta, per la prima volta nella mia carriera, ho visto tutta la troupe che si è veramente applicata. Tutti avevano la sensazione di lavorare a qualcosa di interessante e di bello, hanno lavorato bene e si sono impegnati. Di solito io faccio per 20 invece a questo giro ho avuto una troupe di altre quattro persone, i due fonici e i due operatori che mi hanno assistito, che sono stati fantastici ed è la prima volta che trovo delle persone che veramente si lasciano prendere la mano da un sogno, dall’idea di fare qualcosa di più della loro vita.

    I disagi legati alla lavorazione hanno aiutato la recitazione?

    La sofferenza è sempre una cosa buona non c’è niente da fare, non c’è arte senza sofferenza, un film fatto in allegria e tra amici col volemose bene viene sicuramente una merda.

    Qui invece ho visto la sofferenza di tutti, sofferenza intesa anche a livello fisico perché se la sceneggiatura prevede prove fisiche non è che c’abbiamo le controfigure che si rotolano giù per la scarpata al posto tuo. Devi essere tu a buttarti giù sperando che non ti rompi nulla, e per fortuna nessuno si è rotto niente. Poi io sono anche un pochino sadico forse, mi piace vedere quando dallo sforzo esce qualcosa di vero. Allora soprattutto lo spettatore gode di più. Con gli attori se tiri un po’ la sopportazione qualcosa di vero viene fuori. Quindi sono piuttosto contento anche della recitazione.

    Sono molto soddisfatto, siamo tutti molto soddisfatti. Sono contento: sta venendo un bel prodotto. In questi mesi finisco il montaggio.

    La colonna sonora chi la farà?

    Io e i due fonici del film abbiamo una band che si chiamaTerapia dell’imbarazzo. Non so neanche definire che musica facciamo: un po’ noise, un po’ hardcore, un po’ stoner, un gran casino. Sarà probabilmente molto low-fi, un po’ anni ’80 con i sintetizzatori. Sarà qualcosa un po’ krautrock un po’ carpenteriana, qualcosa su questo stile qui.

    https://www.facebook.com/terapiadellimbarazzo/videos/153862401757217

    Dove vedremo Notte Nuda una volta completato?

    Ho trovato un piccolo spiraglio distributivo, è stato un colpo di fortuna e posso ringraziarePascal Persianoper questo.
    Ho già degli accordi qui per l’Italia, bisognerà vedere come fare per rifilare anche all’estero uno dei miei film ma ce la dovrei fare a questo giro perché il prodotto è più quadrato. Credo che riusciremo a piazzarlo commercialmente parlando anche all’estero e nei festival.

  • [ESCLUSIVA] Intervista a George Nevada su Jack The St. Ripper + foto inedite

    Ho avuto modo di scambiare due chiacchiere “virtuali” conGeorge Nevadail regista italo/americano che ha diretto quel gioiellino che èScarecrowd/The Musk: un film d’esordio che mescola lo slasher anni ’70 alla fantascienza anni ’50 con risultati irresistibili. Il film è stato da poco distribuito in Blu-Ray e VHS da collezione dalla SRS CINEMA, mentre il film in DVD è pre-ordinabile su amazonqui.

    A muovere interesse attorno alla figura di Nevada, non è solo la qualità del suo film, ma anche il suo particolare background che ha commosso i fan dell’horror: suo padre infatti (Tonino Di Mitri) aveva tentato fortuna nel cinema facendo anche comparsate nei film di Bava, finendo però col trasferirsi a Boston dove mise su famiglia ed una fortunata attività di ristoratore. Alla sua morte, il figlio George ha ereditato una piccola somma che ha deciso di investire nella produzione di un omaggio al padre, un film che rievocasse le atmosfere ed i racconti di un certo immaginario con cui era cresciuto.

    Questa seconda opera si chiamaJack the St. Ripper(titolo che gioca di rimando con Jack lo Squartatore, che qui diviene sia Jack lo spogliarellista che Jack il Santo Squartatore) ed è prodotta dal prolificoDomiziano Cristopharoche su questo set torna a curare nuovamente la fotografia.

    AM – Cosa ci dici riguardo questo titolo?

    GN – Mi divertiva, quando mi è venuto in mente ho pensato che un film con un titolo così nasceva già vincente. L’ho proposto a Domiziano che ne è stato subito entusiasta. Dopo le atmosfere slasher e sci-fi del primo, stavolta puntiamo sulla parodia del giallo all’italiana, Bava… ma anche Argento, passando però per De Palma.

    AM – Ci dobbiamo aspettare una commedia?

    GN – No no, il film ha dei momenti ironici, ma la dose di cattiveria e sadismo in questo secondo film è… “invadente”.

    AM -Qualche anticipazione sulla trama?

    GN – Io amo definirlo un film che è un mix fra Neon Demon,Magic MikeeProfondo Rosso… Il tema del bullismo, come inScarecrowdtornerà ad essere presente, centrale.. è un tema che mi tocca molto. Io non sono giovane, ho origini pugliesi e vivo praticamente da sempre negli States. Ho un figlio transgender e sappiamo solo noi quanta pazienza e amore ci vuole per affrontare un quotidiano così (sia da genitori, che da “protagonisti”) fatto di cattiveria gratuita… poi per cosa? Perché ci sono tanti frustrati che non sanno accettare che altri vivano la propria vita come vogliono, invece di seguire la massa.

    AM – Questo ti fa onore e ci riempie ancor più di curiosità… qualche informazione in più?

    GN – Siamo attualmente in piene riprese, ma ci fermeremo per l’estate (in Italia l’estate non si lavora a quanto pare!) e riprenderemo da settembre… ti regalo qualche foto in anteprima, per rendere l’attesa meno “pesante”!

    AM – Allora un caro saluto da parte di tutto il klub99.it

    GN – Grazie a voi per l’interesse!

    Clicca sulle foto esclusive ed inedite per ingrandirle.

    Nel cast troviamo Antony Ferry, Chiara Pavoni, Cleverson Rodrigues, Gabrielle Bergere, Alexio Cohen e Frances Williams, le musiche saranno di Antony Coia, mentre la produzione e la fotografia è a cura di Domiziano Cristopharo.

    Jack The St. Ripperpotete seguirlo su FBa questo linkma noi di klub99.it saremo sempre pronti a darvi qualche anteprima!

  • «Credo nella simbiosi fra l’artista e il “materiale” che usa». Intervista a Martin Trafford

    Dopo l’articolo sugli illustratori italiani, ci spostiamo all’estero intervistando un artista molto prolifico nel campo dell’illustrazione a tema “horror”:Martin Trafford.
    Ha studiato in Inghilterra, sotto l’egida dell’artistaDudley Edwards(noto per essere stato uno degli esponenti della corrente “psichedelica” degli anni ’60, colui che assieme adEdwards Binderdecorò la Rolls Royce di John Lennon’!). Ha lavorato come Freelance restando relegato in un angolo per molti anni e la cosa lo ha portato a “spegnersi” un po’… Di recente si è trasferito in Australia dove è tornato ad essere prolifico! Ha iniziato a curare le cover per molti DVD indie e non, specialmente Horror (genere che AMA), ma anche libri e fumetti.

    AM – Quanti poster hai realizzato fino ad ora, e quali ti han dato maggiori soddisfazioni?

    MT – Ho perso il conto onestamente… spesso il poster è usato anche per le cover… o per edizioni alternative: BLACKLAVA usa i miei lavori per i poster ma ne fa anche T-shirt. Ho recentemente curato le illustrazioni di NEKROMANTIK 2 per la ARROW e per il nuovo BOXSET di HOUSE ad esempio… son film con cui son cresciuto e lavorarci è stato appagante!

    Con Buttgeriet abbiamo creato un fumetto ufficiale che è il “sequel” del suo NEKROMANTIK, e la cosa mi rende fiero. Recentemente ho anche curato le cover per le produzioni GRINDHOUSE diTony Newton, più il documentario VHS LIVE in cui ci sono anche io.

    Un altro lavoro che amo è FACES OF SNUFF realizzato perShane Ryane quello per CARNAGE COLLECTION che sono di base disegni a 2 colori. Ho sempre lavorato in maniera semplice, “artigianale” evitando il digitale a cui mi son approcciato ultimamente solo per colorare. Mi piace disegnare a mano e credo fermamente nella simbiosi fra l’artista e il “materiale” che usa. Spesso uso le dita per colorare!

    Ho collaborato spesso anche conPhil StevenseScott Schirmer(Plank Face, FOUND n.d.r.) e mi son trovato sempre bene… ma una enorme soddisfazione è arrivata quando il soggetto “cannibalesco” che ho creato è finito in casa diMarian Dora, ed il successivo disegno è divenuto cover art e t-shirt per il documentario “Revisiting melancholie der engel”.

    AM – Progetti in corso e progetti futuri?
    MT – Ho appena terminato la mia prima animazione: un segmento per un progetto diScott SchirmereBrian K Williamschiamato “Space Babes from Outer space” e la cosa mi elettrizza! Sto collaborando anche conPhil Stevenssu un suo nuovo lavoro e forse si mormora di un nuovo capitolo del fumetto di NEKROMANTIK!

    Potete seguire tutto il suo incredibile lavoro qui:
    https://www.facebook.com/Traffart/

  • INTERVISTE a Fontanari-Serrentino-Fontanili: il futuro italiano del manifesto cinematografico di genere

    Nell’epoca in cui gli studi di grafica hanno sostituito l’intuizione degli artisti visivi, ed in cui a essere protagonisti dei poster vi sono molto spesso solo le foto dei volti degli attori… a dispetto del facile richiamo per l’industria cinematografica, c’è ancora chi pensa le locandine come opere d’arte (che in alcuni casi rimangono più impresse dei film che promuovono, vedi Paganini Horror o Assassinio al cimitero etrusco).

    Tutto questo non poteva che accadere in quel settore che è l’indie (internazionale o meno), dove la sregolatezza ed il genio la fan ancora da padrone. In Italia questa arte era talmente diffusa che spesso, almeno fino agli anni ‘70, le locandine straniere venivano rifatte da zero solo per il nostro mercato (e alcuni generi in particolare, come l’horror e la fantascienza, ne esaltano la pratica); l’unico altro paese che faceva così era il Giappone.

    Uno dei nomi più rappresentativi di questa arte è Enzo Sciottiche all’età di 16 anni, con i suoi migliori disegni si recò a Roma per proporsi ad uno studio di grafica per poster cinematografici. Negli anni ottanta è sicuramente tra i più prestigiosi autori in Italia ed Europa del settore. Nella sua carriera ha realizzato circa tremila manifesti per altrettanti film di grande successo, nazionali ed internazionali (fra cui quelli dei film di Fulci, ma anche i poster di Velluto blu, Fandango, La casa).

    Fa piacere vedere che ancora oggi la favola non è cambiata e giovanissimi artisti visivi (ma non solo) contribuiscono a rendere alcuni prodotti “unici” grazie alla loro “mano”… augurando a loro la stessa fortuna del maestro Sciotti, son andata a fare qualche domanda (in realtà sempre le stesse) per conoscerli meglio e confrontare i loro punti di vista!

    Cominciamo dal più giovane che è Andrea Fontanari, di soli 20 anni!

    AM – Andrea, come e quando hai iniziato a disegnare?

    AF – Credo di non aver memoria della prima volta che mi sono trovato con una matita in mano, mi piacerebbe avere una storia romantica da film in cui metabolizzo e digerisco il mio passato disagiato attraverso l’espressione artistica. Purtroppo ho avuto un’infanzia tremendamente felice, o almeno mi piace ricordarla così. Da sempre ho avuto modo di lavorare e credere profondamente in quello che faccio. Ora tutte le mie energie sono proiettate nella pittura. Lavoro quotidianamente all’interno dell’Ateleir F con il professoreCarlo Di Raco, dove attraverso lo scambio con altri pittori ho modo di crescere e rendere utile in modo pratico e diretto la mia pittura. So solo che non ho mai avuto alternativa, da sempre sapevo che avrei potuto fare questo… risolvere problematiche cromatiche e formali è l’unica cosa che mi viene meglio delle altre, e diciamo che la mediocrità non mi è mai piaciuta; sarei stato un mediocre elettricista, spero di diventare un decente pittore.

    AM – Quali sono le tue esperienze in questo ambito?

    AF – Ho collaborato gratuitamente da ragazzino, scambiando il mio lavoro per bottiglie di vino e fama da quattro soldi, perBra Editorcome illustratore e consulente artistico per diverse attività nel territorio Trentino. Ho avuto la fortuna di confrontarmi con l’illustrazione cinematografica grazie aDomiziano Cristopharocon il quale ho collaborato alla realizzazione di diverse locandine. Quella su cui mi sono divertito di più è stataP.O.E.sulla quale ho raffigurato anche una mosca. Ho iniziato ad amare le mosche.

    AM – Cosa c’è nel tuo futuro?

    AF – Ora sto lavorando in maniera ossessiva alla mia ricerca pittorica che in questo caso coincide con la preparazione di una Performance/installazione di commistione tra musica e pittura. Poi mille altre cose, di cui non parlo perché so che cambieranno.

    Proseguo con Lorenzo Serrentino che è nato a Milano 22 anni fa, ma ha sempre vissuto in un piccolo paese della provincia (con soli 5000 abitanti) chiamato Rodano.

    LS – La mia passione per il disegno esiste sin da quando ho memoria, ricordo ancora quando all’asilo venivo “sgridato” perché disegnavo solo mostri o strane creature. Ho sempre visto i miei lavori come un mezzo per esprimere me stesso, un modo per far diventare “realtà” tutte le strane idee che mi passano per la testa. Mi sono iscritto al liceo artistico di Brera, dove sinceramente mi aspettavo più aiuto e più insegnamenti per migliorare le mie tecniche… posso dire che è al liceo che ho formato il mio stile illustrativo. Le più grandi ispirazioni per i miei lavori sono sicuramente da ricollegare ai film, in particolar modo al genere horror. In più ho sempre amato le locandine anni 70/80 come quelle dei film di Fulci e i vecchi comics.

    AM – Cosa hai realizzato fino a oggi?

    LS – A livello lavorativo non ho ancora realizzato molto, se non qualche disegno su commissione, da poco ho avuto la fortuna di conoscereDomiziano Cristopharo, regista e produttore, che mi ha commissionato al momento due pellicole. La primaJack the st. ripperper l’omonimo film diGeorge Nevadae la seconda per il film collettivoPhobia; sono soddisfatto di entrambi e ambedue rispecchiano quello che è il mio stile.

    AM – Progetti per il futuro?

    LS – L’anno prossimo vorrei frequentare una scuola di illustrazione, soprattutto per imparare bene a realizzare lavori in digitale su cui ormai si punta molto.

    Concludiamo con Marco “Sbrillo” Fontanili, il più vecchio dei 3 con i sui 24 anni (classe 1993), nato a Reggio Emilia.

    MSF – Ho frequentato per un paio d’anni l’istituto d’arte della mia città ma, scontento del programma, mi sono ritirato al secondo anno e dopo una serie di colloqui mi sono iscritto al corso di “Fumetto” presso la Scuola Internazionale di Comics (sempre a Reggio Emilia). La mia formazione è quella del fumettista, ma sono entrato nel campo dell’illustrazione grazie alla mia passione per il cinema, soprattutto per quello Horror. Mi divertivo a reinventare i poster dei film, finché non sono stato notato da vari registi e case cinematografiche con cui ho iniziato a collaborare.

    AM – Cosa hai fatto recentemente?

    MSF – A livello di illustrazioni, ultimamente ho realizzato diverse immagini perThe Reaping(la Web Serie di D’Antona), gli artworks perSacrifice(diPoison Rouge),My Little Sister(diRoberto & Maurizio Del Piccolo) e varie altre cose, ma il mio vero amore sono i fumetti. Un paio di anni fa ho realizzato, insieme a uno scrittore inglese, un fumetto Horror/Splatter chiamatoBastard Son: Murderborn. Successivamente però ho iniziato a realizzare storie mie. Di recente è uscito, tramite autoproduzione, il mio primo fumetto da autore completoNell’Infinito Silenzio. Tutti i lavori che faccio mi danno soddisfazione, ma sicuramente la cosa che preferisco è lavorare su progetti miei. Le mie storie, nonostante siano “fantastiche”, sono una sorta di diario. Racconto di me e di ciò che mi accade.

    AM – Invece i progetti futuri?

    MSF – Al momento sto realizzando il mio secondo fumetto e un romanzo illustrato. In più porto avanti vari lavori su commissione (sia fumetti che illustrazioni).